Ametista, la pietra dell’Equilibrio

L’Ametista è la pietra spirituale per eccellenza, che apre il contatto con la sfera delle energie, in analogia con il settimo chakra, col pianeta Urano,

con il segno zodiacale dell’Acquario e con la nota musicale SI.

L’Ametista coniuga le proprietà degli elementi Acqua e Fuoco equilibrandole e armonizzandole, rendendo la pietra affine all’elemento Aria.

 

FORMULA CHIMICA SiO2 + (Al, Fe, Ca, Mg, Li, Na)

CLASSE MINERALOGICA silicato (può essere anche classificato come ossido)

GRUPPO dimetrico

SISTEMA trigonale (gruppo spaziale: P3121, P3221)

ABITO prismatico esagonale terminato con una piramide a sei facce romboedriche, ma l’Ametista si trova spesso in druse, geodi e come incrostazione

DUREZZA 7

PESO SPECIFICO 2,60 – 2,65

INDICE DI RIFRAZIONE 1.543-1.545, nw=1.552-1.554 (birifrangenza 0.0090)

COLORE viola (in varie tonalità) attribuito alla presenza di ferro

LUCENTEZZA vitrea

TRASPARENZA da trasparente a traslucida

SFALDATURA assente

STRISCIO polvere bianca

FRATTURA concoide

PLEOCROISMO generalmente assente (si può avere debole dicroismo in campioni di colorazione più intensa)

FLUORESCENZA nulla

GENESI Si forma in ambiente igneo, all’interno di fratture di rocce metamorfiche; cristallizza direttamente dal magma e si trova nelle pegmatiti e nellegeodi di rocce vulcaniche, su matrici di croste di agata.

GIACIMENTI L’Ametista viene ritrovata in quantità variabili in ogni continente. 

Un tempo in Russia (in particolare nel distretto di Ekaterinburg sui monti Urali in Siberia) si trovavano meravigliose ametiste limpide dal colore scuro. Queste si formavano in enormi cavità nelle rocce granitiche ed erano ritenute la varietà più pregiata di Ametista. Purtroppo però, tali giacimenti sono ora estinti.

Questo sorprendente cristallo purpureo era ritenuto molto raro e di notevole valore, finché nel secolo IX furono scoperti i vasti giacimenti del Brasile che ne diminuirono il pregio.  Le Minas Gerais del Brasile producono infatti ingenti quantità di enormi geodi sviluppatisi nelle rocce vulcaniche e rivestiti da cristalli di Ametista. Inoltre, anche gli stati brasiliani di Rio Grande do Sul, Mato Grosso, Espirito Santo, Bahia e Ceará sono produttori di Ametista di forte rilevanza a livello globale. Altri paesi del Sud America con notevoli giacimenti di Ametista sono l’Uruguay, il quale produce geodi rivestiti da cristalli dai colori intensi, e la Bolivia nota invece per le miniere di Anahi e la loro produzione di Ametrina.

Produttori asiatici di notevole importanza sono la Corea del Sud e l’India (particolarmente nelle regioni meridionali).

Con una produzione annua di oltre 1000 tonnellate di Ametista, lo Zambia è un produttore di grande rilevanza a livello mondiale. Altri stati africani di nota sono la Namibia, con i suoi cristalli dai forti contrasti (ritrovati in particolare sul massiccio del Brandberg) ed il Sud Africa dove si trovano magnifici esemplari di quarzo cactus (in particolare in Boekenhoutshoek, Mkobola).

Negli Stati Uniti vi sono numerosi siti di estrazione, le più note sono i Monti Mazatzal in Arizona, i Red Feather Lakes nel Colorado, le Amethyst Mountains nel Texas, il Parco Nazionale di Yellowstone nel Wyoming e Diamond Hill in Rhode Island (nota per la sua produzioni di cristalli dalla morfologia a scettro). In Messico invece, nei giacimenti di Las Vigas de Ramires e Piedras Parado (in Vera Cruz) e Amatitlan (in Guerro) si producono lunghi cristalli prismatici, mentre nello stato di Guanajuato si ritrovano lastre ricoperte di vere e proprie colonie di minuti cristalli. Anche in Canada vi sono ricchi giacimenti, più precisamente in Ontario e Nuova Scozia. La più grande miniera nord americana è quella di Thunder Bay nell’Ontario, dove si ritrovano spettacolari esemplari color ocra (dovuti a contaminazioni di ematite). Adagiati sulla sabbia, lungo le spiagge nella zona di Digby, Nuova Scozia, si trovano invece piccoli ciottoli di Ametista levigati dal mare.

Infine in Europa, in Austria, si trova la più grande miniera a cielo aperto del mondo e nell’Ungheria nord-orientale è stata recentemente scoperta una nuova varietà di Ametista druse dal colore lilla.

 

VARIETA’

L’Ametista più pregiata è nota come Deep Russian o Deep Siberian, eccezionalmente rara e molto ricercata. Questa varietà di Ametista è traslucida e di colore viola intenso (cioè il viola costituisce circa il 75% – 80% del colore) con una sfumatura di blu. Purtroppo però i giacimenti dai quali veniva rinvenuta tale varietà si sono ormai estinti, rendendo la gemma ancor più rara. E’ da precisare che il nome “Siberian” è talvolta incorrettamente utilizzato per indicare una qualsiasi Ametista dal colore intenso, indipendentemente dal luogo d’origine.

L’ametrina (anche detta tristina) è una varietà particolarmente incantevole. La presenza di Ametista e di citrina in un unico cristallo produce una gemma bicolore (viola e giallo, o viola ed arancio) con una zonazione molto marcata. L’inusuale pigmentazione è il prodotto di una combinazione di impurità di ferro in distinti stadi di ossidazione. La principale località d’estrazione è la Bolivia e, sebbene l’ametrina sia conosciuta sin dal XVII° secolo, è stata commercializzata solo nel 1980. La tradizione lapidaria vuole che le gemme di ametrina vengano tagliate in modo da esibire i due colori in porzioni perfettamente identiche, ma stanno diventando sempre più richiesti anche tagli free-form, quelli cioè che non cercano un contrasto equilibrato tra colori, e tagli concavi, che invece creano una fusione dei due colori (quest’ultima nota come ametrina sunburst).

Ulteriori varietà di notevole bellezza sono:

  • Ametista con quarzo latteo (o talvolta trasparente) – tale unione crea dei meravigliosi cristalli con un’estremità viola e l’altra bianca (o trasparente), oppure, sebbene più raramente, un cristallo a bande bianche e viola.
  • Quarzo cactus – anche noto come quarzo porcospino, caratterizzato da una spettacolare formazione che presenta una o più punte ben formate tempestate da minuti prismi che crescono in ogni direzione. Questa vera e propria ‘composizione’ di cristalli è costituita da una combinazione di Ametista e citrina ed è unicamente ritrovata nell’area Boekenhoutshoek (sulla catena montuosa Magaliesberg) in Sud Africa.
  • Ametista canadese – ritrovata soprattutto nei pressi della città di Thunder Bay (Ontario), in Canada. Queste ametiste presentano un sottile strato di ematite che conferisce al cristallo un colorito rosso-ocra.
  • Ametista lavanda – una varietà dal delicato color viola chiaro.
  • Ametista di Vera Cruz – si distingue per i suoi lunghi cristalli prismatici e proviene dalla regione di Vera Cruz in Messico.

 

RICONOSCERLA

Il colore dell’Ametista dovuto alla sostituzione di atomi di silicio con quelli di ferro, è senz’altro la sua più notevole caratteristica, ed è infatti la colorazione che determina il valore di una gemma. Cristalli di Ametista di dimensioni notevoli vengono ritrovati abbastanza comunemente, per questo motivo il valore dell’Ametista non è definito principalmente dai carati (a differenza di molte altre gemme il cui valore aumenta esponenzialmente in base ai carati), bensì è il colore di questo minerale purpureo a definirne il valore. Le tonalità più intense di violetto puro tendono ad essere le più pregiate, sebbene le gemme che tendono al rosso o al blu sono anch’esse molto ricercate.

I cristalli di Ametista raramente presentano inclusioni e sono tipicamente eye-clean, cioè non presentano inclusioni se osservata ad occhio nudo ad una distanza di 15 cm. Le gemme di Ametista solitamente presentano zonazioni, ossia sezioni angolari di diverse tonalità ed intensità di viola che sfumano l’una nell’altra. L’Ametista naturale è diacronica, sfoggia cioè pigmentazioni sia azzurro-violetti che rosso-violetti. Se però la gemma viene riscaldata a temperature elevate rischia di perdere il suo diacronismo e di cambiare addirittura colore diventando giallo-arancio, giallo-bruno o persino marrone scuro e assomigliare così alla citrina. Inoltre, è possibile alterare artificialmente l’intensità del colore di una pietra di Ametista: la si può scurire con un trattamento termico o la si può schiarire con una sovraesposizione a raggi di luce.

E’ molto apprezzata sia da gioiellieri che da tagliatori e per questo motivo è possibile trovare una gamma di tagli e di forme di Ametista molto più ampia che di altre gemme. La presenza di zonazioni e di sottili strati di diverse tonalità mettono alla prova anche i tagliatori più esperti, in quanto uno degli elementi più importanti dell’arte del taglio è proprio quello del riuscire a tagliare il cristallo in modo da farlo apparire omogeneo.

 


Storia

Fin dal 3000 a.C, in Egitto e in Mesopotamia, l’Ametista è stata una delle gemme più utilizzate per la creazione di gioielli e sigilli.

Nella Bibbia, l’Ametista viene citata come una delle dodici pietre, divise in quattro file d tre, incastonate nel pettorale di Aronne, corrispondenti  ai nomi delle dodici tribù di Israele (Esodo 28.19).

Nelle epoche successive, fu particolarmente valorizzata dai Greci e dai Romani.

Il suo il nome deriva dal greco amethystos che significa “colui che non si ubriaca”. I Greci infatti attribuivano all’Ametista la facoltà di rendere le persone immuni dagli effetti dell’alcool.

Tale credenza trova origine nel mito che narra della bellissima ninfa Ametista.

Un giorno Dioniso, irato per gli insulti ricevuti da un comune mortale che non volle riconoscere il suo potere, giurò, in preda all’ebbrezza del vino, che si sarebbe vendicato contro il primo mortale che avesse incrociato il suo cammino e, a tale scopo, creò delle feroci tigri (la tigre è simbolo della sessualità sfrenata) che avrebbero sbranato selvaggiamente il povero malcapitato.

Il fato volle che ad incrociare la strada di Dioniso fu la giovane ninfa dei boschi Ametista, devota alla dea Artemide, dunque vergine e pura, che si stava recando al tempio della dea per recarle i dovuti onori.

Ametista corse a perdifiato inseguita dalle tigri di Dioniso, e pregò la dea Artemide che le venisse in aiuto, più per preservare la sua castità che che per salvarle la vita. Artemide esaudì le suppliche di Ametista, e la trasformò in un cristallo di quarzo bianco (pietra lunare simbolo di purezza), così che le tigri non poterono sbranarla.

Dioniso, rinsavito dall’ira, realizzò la crudeltà di ciò che aveva fatto e pianse copiosamente, mentre le sue lacrime scivolarono nella coppa di vino rosso che aveva in mano. Infine, provando pietà per la bellissima e innocente ninfa, il dio cadde in ginocchio lasciando cadere la coppa. Il vino, intriso delle sue lacrime, bagnò il cristallo bianco in cui era stata trasformata Ametista, donandole un colore purpureo. Dioniso le conferì allora il dono di preservare gli uomini dall’ubriachezza.

Il mito di Ametista venne adottato anche dai romani, i quali esclusero le tigri e narrarono del dio Bacco (Dioniso) che, ubriaco e in preda ad un forte desiderio sessuale, rincorse la ninfa Ametista devota alla dea Diana (Artemide) alla quale chiese aiuto. La dea, più per conservare la castità della ninfa che la sua vita, la trasformò in quarzo. Smaltita la sbronza, Bacco pianse pentito per ciò che aveva fatto da ubriaco, e donò alla pietra il colore del vino e la proprietà di proteggere dei e uomini dagli effetti dell’alcool.

Presso i romani vi era una particolare etichetta comportamentale, che imponeva ai commensali di bere vino versato nelle loro coppe ogni volta che l’ospite accostava la propria alle labbra. L’opsite però si limitava a bere acqua pura in un calice d’Ametista, i cui riflessi viola conferivano all’acqua l’apparenza del vino. Così egli poteva rimanere signorilmente sobrio, mentre i suoi commensali cedevano all’ebbrezza.

Forse a seguito del mito, alcuni autori romani sostengo che l’Ametista incoraggi il celibato, ma nel Medioevo si riteneva invece che portasse felicità coniugale: per questo nelle nozze dei ricchi, gli sposi baciavano l’anello di Ametista del vescovo che officiava la cerimonia.

Occorre considerare che durante il Medioevo l’Ametista era una pietra molto rara e perciò più cara del diamante, per cui possedere un’Ametista era un privilegio dell’alto clero e dalla nobiltà, utilizzata nell’anello dei cardinali e  dai re come simbolo di potere assoluto, poiché chi conosceva lo spirito poteva dominare la materia.

Quando nasceva un bambino gli si donava un’Ametista per dare forza al suo Angelo Custode e proteggerlo dalle malattie e dal malocchio.

Inoltre, le madri davano ai figli  che partivano per la guerra un cristallo di Ametista affinché li proteggesse.

Sui bicchieri dei ricchi era incastonata un’Ametista, perché si pensava che si sarebbe rotta se vi fosse messo del veleno.

Sempre durante il Medioevo, l’Ametista venne utilizzata per curare l’alcolismo, le malattie nervose, gli impulsi violenti, i dolori alla testa, ed era considerata un potente disintossicante.

Il celebre Leonardo Da Vinci scrisse dell’Ametista che aveva il potere di dissipare i cattivi pensieri e che poteva accelerare l’intelligenza.

Considerando la pregiatezza di questa gemma, non si può non menzionare nella sua storia la realizzazione di gioielli a tutt’oggi considerati dei capolavori di inestimabile valore:

Tiffany Amethyst – un’Ametista di 56 carati tagliata a cuscino e montata su di una collana d’oro 18 carati. Progettata ed eseguita da Tiffany e Co. , intorno al 1915, questo splendido gioiello Art Nouveau è ora allo Smithsonian Institution.

Spilla Morris –  una splendida Ametista di 96 carati tagliata a cuore circondata da diamanti su una montatura di platino e oro giallo. E’ probabilmente di età eduardiana (1901-1915) e fu donata allo Smithsonian Institution nel 1973 dalla Signora G.M. Morris.

Collana della Duchessa di Windsor – commissionata da Wallis Simpson, Duchessa di Windsor, fu disegnata ed eseguita da Cartier nel 1947. E’ un collana bavaglino che presenta un’Ametista a forma di cuore al centro, 29 ametiste tagliate a gradini, turchesi a cabochon e diamanti, su una montatura di oro e platino.

Tiara della Regina Silvia di Svezia –  è stata realizzata utilizzando ametiste in origine appartenute all’ Imperatrice Joséphine di Francia, moglie di Napoleone I. La tiara presenta ametiste ovali circondate da diamanti disposti in tipico stile imperiale francese.

Zaffiro di Delfi  – un’Ametista di forma ovale di cui si dice che sia maledetta. Fu rubato dal tempio dedicato al dio Indra in India nel 1856 nel corso di un sanguinario ammutinamento, e portata in Inghilterra da un ufficiale della Cavalleria del Bengala. Tornato, tutta la sua famiglia sembrò afflitta da vari problemi di salute e finanziari. Davano la colpa ai loro problemi su una serie di investimenti falliti fatti dall’ufficiale stesso e suo figlio. Le cose presero una brutta piega quando un loro amico di famiglia si suicidò mentre era in possesso dell’Ametista. Lo scienziato Edward Heron-Allen, scienziato al Museo di Storia Naturale di Londra, ricevette la pietra dal figlio dell’ufficiale nel 1890 e da qui anche lui cominciò ad avere una serie di disgrazie e sfortune, portandolo così a credere che la pietra fosse maledetta. Cercò di disfarsene, cedendola a degli amici interessati ma questi dopo poco la restituirono. Heron-Allen decise allora di gettarla in un canale, ma tre mesi dopo un commerciante di Wardour Street, che l’aveva acquistata da un dragatore, gliela restituì. Alla fine Heron-Allen decidese d’incastonarla su una montatura d’argento decorata da incisioni alquanto misteriose raffiguranti elementi di astrologia ed alchimia per neutralizzare i suoi effetti e la chiuse in sette piccole scatole, dandola alla sua banca e specificando che il pacchetto non doveva essere aperto fino a 33 anni dopo la sua morte che avvenne nel 1943. Il pacchetto venne poi donato dalla figlia al Museo di Storia Naturale di Londra insieme a una lettera con su scritto testuali parole del padre: “Questa pietra è maledetta, macchiata con il sangue e il disonore di chiunque la possieda…è stata imballata in sette scatole e depositata presso i miei banchieri con le indicazioni di non aprirla dopo la mia morte per trentatré anni. Chiunque apra il pacchetto dovrà leggere prima questo avvertimento, poi farà quello che vuole con il gioiello. Il mio consiglio a lui o a lei, e quello di gettarlo in mare.” Tutt’oggi, l’Ametista maledetta è esposta nella sezione di Mineralogia del Museo di Storia Naturale di Londra.

 

 

Effetti sul corpo

Cura le affezioni del cuoio capelluto e della pelle. Le capacità curative delle creme antiacne saranno potenziate se si porrà nel vasetto un sasso di Ametista burattata.

La presenza di ferro stimola la produzione di globuli rossi, pertanto è utile in caso di anemia, con conseguente effetto energizzante, di conseguenza rigenera i tessuti che ricevono un maggior apporto di ossigeno.

Stimola il sistema endocrino, in particolare l’attività del pancreas, pertanto è un ottimo disintossicante; apporta benefici alla ghiandola pituitaria, al timo, e alla tiroide, di conseguenza riequilibra il sistema ormonale e rinforza il sistema immunitario.

Attenua le tensioni e i dolori nevralgici, cura e dissolve le emicranie di origine nervosa, ed utile in caso di epilessia, alle persone diabetiche in quanto bilancia l’equilibrio degli zuccheri nel sangue, per chi soffre di ipotensione (pressione arteriosa bassa), e per gli occhi, è utile nel disturbo del daltonismo.

 

 

Effetti sulla psiche

Pone in equilibrio le attività dei due emisferi cerebrali.

Invita alla sobrietà aiutandoci a non eccedere nell’assunzione di alcol, cibi ed altro.

Concilia il sonno e scaccia gli incubi ricorrenti; a tale scopo sarà utile porre un cristallo sulla fronte prima di addormentarsi, programmandolo per un sonno sereno, dopo di che andrà posto sotto il guanciale; anche una bella drusa di Ametista o una grossa punta singola, poste sul comodino, emaneranno i loro effetti benefici conciliando un sonno sereno e ristoratore.

L’Ametista insegna l’umiltà e ci suggerisce di rinunciare al nostro orgoglio in cambio di una saggezza e di una serenità più elevate;  consola nelle sofferenze, aiutandoci superare le difficoltà che ci affliggono. E’ utilissima in caso di insicurezza, complessi di inferiorità, paura, irrequietezza dovuta a stati di ansia ed isteria. 

Elimina le inquietudini, stimola la fiducia nelle nostre capacità e nella nostra autostima. Disperde lo scetticismo, la freddezza e l’indifferenza risvegliando la capacità di amare e ridimensionando l’egoismo. Dona pazienza, riduce la rabbia, crea una fede profonda e ci fa acquisire un carattere molto più sereno e fiducioso.

E’ utile negli stress da eccesso di lavoro, negli stati di tensione e prostrazione. Può essere portata da chi possiede un carattere tendente alle facili arrabbiature in quanto aiuta a ristabilire un equilibrio dopo uno stato di collera.

L’Ametista è una pietra che possiede energie ricettive, legate all’idea di pace e di spiritualità. Si dice che abbia capacità di infondere coraggio e speranza e, portata alla mano sinistra, avrebbe un benefico effetto tranquillizzante.

 

 

Effetti Sottili

Secondo tradizione, l’Ametista è la pietra associata al mese di febbraio, al segno zodiacale dell’acquario, e al pianeta Urano, alla nota musicale SI. 

L’Ametista coniuga le proprietà degli elementi Acqua e Fuoco equilibrandole, e rendendo la pietra affine all’elemento Aria.

L’Ametista emana un’ energia ad alta frequenza, capace di purificare l’aura, ed è inoltre capace di innalzare attorno alla persona una barriera protettiva composta da un’energia luminosa che aiuta a restare concentrati e ad avere  comportamenti moderati, trasformando energia negative in positive ed armoniose. 

Accresce la percezione cognitiva stimolando lo sviluppo di abilità psichiche ed intuitive che portano a maggiore consapevolezza.

L’energia dell’Ametista è particolarmente affine al settimo chakra, detto chakra della Corona. Questo chakra è il nostro portale verso l’universo che si espande al di là della nostra fisicità. E’ fonte della nostra spiritualità e ci connette con le energie cosmiche e, di conseguenza, influisce su come ci rapportiamo alla realtà intorno a noi. Quando questo chakra è equilibrato, siamo più consapevoli del nostro posto nell’universo e ciò ci aiuta, per esempio, a comprendere che  ostacoli ed impedimenti sono semplicemente parte integrale della nostra vita. Squilibri relativi a questo chakra possono essere trattati con l’energia vitale emanata da cristalli di Ametista dai toni più chiari. Aprendo il settimo chakra, anche tutti gli altri tenderanno ad equilibrarsi.

L’Ametista è un potente stimolante anche del sesto chakra o Terzo Occhio: influenza la nostra comprensione del mondo in quanto è al centro della nostra percezione e della nostra consapevolezza. I cristalli di Ametista più scuri e dalle sfumature blu possono essere utilizzati per aprire questo chakra, rendendoci così più recettivi a nuove idee, visioni e sogni. 

L’Ametista è la porta per la nostra suprema realizzazione interiore, è la pietra per ritrovare il nostro vero Sé. Ci offre pace interiore, allontana l’egocentrismo, facilitando la nostra crescita spirituale e ci insegna che tutto è sacro nell’Universo. 

Di tutte le pietre sacre l’Ametista è quella che possiede una auto-coscienza più accentuata e una maggiore personalità. Emette vibrazioni positive, messaggi, insegnamenti, avvisi di prudenza, con grande chiarezza. Chi la porta con sé udirà con nitidezza la sua voce interiore, scoprirà un’amica sincera, una saggia consigliera. Normalmente chi la porta suole sviluppare un grande amore verso di essa. Può accadere spesso che il suo possessore stia per dimenticarsela uscendo di casa e si senta chiamare attraverso l’intuizione, ricordandosi di prenderla con sé. Essa sente la necessità di accompagnare, proteggere, confortare, avvisare, insegnare.

Quando l’Ametista si rompe è perché ha attratto su di sé qualcosa di terribile che sarebbe accaduto al suo possessore. Ogni Ametista è una madre protettrice per chi la indossa. Con amore e affetto lo protegge dalle malattie, dagli incidenti, lo avvisa sulle persone che possono fargli del male e gli ricorda gli insegnamenti spirituali, perciò è la pietra dei buoni consigli.

I raggruppamenti di Ametista con tante punte sono il prototipo di una famiglia felice e armoniosa così come dei gruppi che si riuniscono insieme. Dobbiamo sempre tenerne uno nelle nostre case o nel nostro luogo di lavoro. Simbolizzano anche le anime luminose e angeliche che risiedono in essa.

Le comunità esoteriche e le società segrete utilizzano da secoli il raggruppamento di Ametista come simbolo di alleanza, cooperazione, e fratellanza nella Sala del Tempio del loro ordine per garantire l’armonia tra i loro componenti e la presenza di spiriti elevati.

L’Ametista è la pietra spirituale per eccellenza, è l’ideale per meditazioni e channeling,  spezza le illusioni e migliora lo stato di consapevolezza, ed è in grado di trasformare una bassa natura in uno dei più alti e raffinati aspetti del proprio potenziale divino.

Il suo raggio violetto emette una vibrazione speciale capace di potenziare la nostra coscienza superiore, producendo la spiritualizzazione della mente e stati alterati di coscienza. L’Ametista apre le porte verso la comprensione magica dell’Universo.

Nella terapia con i cristalli l’Ametista posta sul settimo chakra è associata al quarzo rosa posto sul quarto chakra, in quanto, mentre quest’ultimo calmerà il cuore, l’Ametista calmerà la mente. 

L’Ametista è soprannominata “la Grande Madre”, la manifestazione divina femminile dell’Universo, che si riscontra in tutte le culture. Secondo la Tradizione la Madre divina è “l’occhio aperto sull’abisso”, osserva tutto ciò che accade nel mondo della manifestazione e agisce per trasformare l’ignoranza in coscienza. Questa coscienza materna dell’Universo ci accompagna lungo il cammino del risveglio del Terzo Occhio. Nell’Induismo, l’Ametista è un simbolo della Shakti.

 

 

Modalità di utilizzo

L’Ametista non necessita di purificazioni, anzi è lei stessa a purificare ed equilibrare l’ambiente in cui è posta, l’aura della persona che la indossa, o ancora altri cristalli posti su una drusa di Ametista.

Benché l’Ametista sia affine sia all’elemento Acqua che all’elemento Fuoco, non bisogna sottoporla ad eccessive esposizioni di nessuno dei due.

Un prolungato ammollo in acqua rende l’Ametista soggetta a sfaldamenti, dunque lede la forza e la resistenza della pietra. 

La prolungata esposizione al sole ed alla luce intensa ne provoca l’impallidimento; se poi la temperatura viene portata tra i 400 e i 500 °C, i cristalli cambiano la loro colorazione in modo così radicale (in giallo-bruno-arancio) da trasformarla  in quarzo citrino. 

Si consiglia di tenere l’Ametista a stretto contatto con la pelle, e di tenerla tra le mani quando cammini, leggi, studi.

Poni un cristallo piramidale di Ametista sopra il tuo altare per facilitare il collegamento con le energie sottili.

Colloca un raggruppamento di Ametista al centro di casa tua, sopra una foto della tua famiglia. 

Un bel geode o una drusa, o una grande e singola punta di Ametista, poste in bella mostra nell’ambiente in cui viviamo, lo purificheranno e lo difenderanno da eventuali energie negative, favorendo la serenità familiare.

Utilizzala per favorire i sogni: seduto comodo e rilassato metti un’Ametista sul Terzo Occhio e medita per qualche minuto. Lascia la pietra sotto il cuscino o sul comodino (lasciala lì anche durante il giorno). Quando ti svegli, in un quaderno dedicato, annota i tuoi sogni. Dopo studiali tenendo l’Ametista nella mano sinistra.

 

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