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Saturno, il Vecchio Saggio

Saturno è il sesto pianeta del Sistema solare in ordine di distanza dal Sole e il secondo pianeta più grande dopo Giove. Saturno, con Giove, Urano e Nettuno, è classificato come gigante gassoso. La distanza media di Saturno dal Sole è di 1,4×109 km e impiega circa 29,5 anni a compiere un’orbita attorno alla nostra stella. L’ultima stima del periodo di rotazione di Saturno, basato su una media di varie misure effettuate dalle sonde Cassini, Voyager e Pioneer è stata segnalata nel settembre 2007, ed equivale a 10 ore, 32 minuti e 35 ± 13 secondi.

La sua caratteristica principale è il sistema di anelli dei quali si circonda, la cui bellezza non è data soltanto dai loro colori, che variano da tonalità del grigio, bianco e giallo, ma anche dalla luminosità che li rende visibili con telescopi di normale potenza. Gli anelli sono costituiti da particelle di roccia, polvere e ghiaccio, sono estremamente sottili e tutti insieme formano una fascia non più larga di 1,5 km.

Saturno è il pianeta che possiede un numero di satelliti più elevato. Quelli più importanti sono 18, ma si ritiene che in totale siano circa 90. Grazie alla sonda Cassini se ne scoprono sempre altri, alcuni di questi nascosti tra gli anelli.

 

Il segno di Saturno

Il simbolo di Saturno è una croce unita a una falce. Con la croce fissa e stabilizza, con la falce taglia e separa. Questi aspetti paradossali, fissare e stabilizzare, separare e tagliare, sono i punti chiave di Saturno. 

La Falce, come la Clessidra e la Croce, è un simbolo di Morte.

Il simbolo di Saturno sembra lo stesso simbolo di Giove ma rovesciato. Il motivo è da ricercare nella mitologia, in quanto Giove ha spodestato il padre Saturno.

 

Saturno nell’Anno

Il giorno dedicato a Saturno è il Sabato, giorno del riposo di Dio dopo la creazione. E’ dunque un giorno di distacco, freddezza, ritiro, introspezione. Tratti tipici dell’inverno, periodo in cui La Natura si ritira dentro se stessa, dentro la Terra. 

Saturno è connesso alla stagione invernale di Capricorno e Acquario. Il Capricorno chiude l’anno, eppure dal giorno del Solstizio d’Inverno, che cade il 21 dicembre, proprio il giorno in cui, indicativamente, il Sole entra nel Segno del Capricorno, le giornate iniziano ad allungarsi, come un capro che si arrampica sulla cima di un monte. Acquario apre l’anno nuovo e inizia il periodo di semina, quando i semi vengono gettati a fecondare la terra.

Il paradosso simbolico di questo pianeta sono Morte e Nascita, Salute e Malattia.

 

Saturno e l’Albero della Vita

Saturno è fortemente collegato all’Elemento Terra: le cose pesanti scendono fino in fondo. Così il simbolismo della croce, correlato alla lettera ebraica Tau e al XXI Arcano Maggiore dei Tarocchi, il Mondo), esprime l’atto di fecondazione che ha dato inizio alla creazione: la discesa dello Spirito che anima la Materia. La Terra intesa come ultima Sefirah, Malkuth, è il punto più basso, il punto finale, ma è anche il punto di inizio della risalita, verso Binah, Saturno, la Madre Universale, la Comprensione. Tuttavia, abbiamo visto che, tra le Dieci Sefiroth, Saturno può essere correlato anche a Netzach, la Vittoria. 

 

Il Mito

Per gli antichi greci, Saturno è Crono, il più giovane dei Titani, figlio di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra).

Per lunghi eoni Cielo e Terra giacquero ogni notte in uno stretto amplesso sessuale, così stretto che i loro figli erano intrappolati nelle viscere della loro Madre.

In tale malvagia azione, Urano provava grande piacere, ma Gea soffriva la pena dei propri figli che, tra l’altro, stavano diventando parecchio numerosi. Ella infatti aveva concepito Ciclopi, Ecatonchiri, Titani e Tinasse.

Spinta dalla disperazione, Gea decise di liberarli: trasse dell’acciaio dalle proprie viscere e forgiò un falcetto che diede al suo figlio più giovane, il Titano Crono, che evirò il padre mettendo così fine all’amplesso della Terra e del Cielo permettendone la separazione, ovvero l’inizio del mondo e del tempo. L’era di Crono fu l’Età dell’Oro.

Alcune gocce di sangue caddero dal fallo mutilato di Urano sulla Terra prostrata, e da queste gocce nacquero le Erinni (dette anche Furie), i Giganti, le Ninfe del Frassino e le Ninfe Meliadi, dalle quali ebbe origine una dura stirpe umana.

Crono scagliò lontano la virilità del padre, facendola cadere nel mare, ma l’organo immortale fu trasportato dalle onde finché divenne spuma e da essa nacque Afrodite.

Ma la storia di Crono non era ancora finita.

Le Titanesse presero come mariti i loro fratelli, e Rea prese Crono come sposo. All’epoca erano le donne a scegliere i loro mariti: essendo le donne a dare alla luce i figli, a loro spettava il compito di scegliere con chi generarli, assicurando una prole forte.

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Rea consegna a Crono una pietra avvolta in fasce al posto del figlio Zeus.

Crono però non si comportò meglio del padre: essendo venuto a conoscenza di una profezia che annunciava la fine del suo Tempo ad opera di uno dei suoi figli, egli decise di uccidere la propria prole divorandola. Saturno è il Tempo che divora i suoi figli.

Neppure Rea tollerò questo sopruso, e quando fu in procinto di partorire Zeus si recò a Creta nascondesi in una grotta del monte Ida. Qui attese l’ora del suo parto e, quando iniziarono le doglie, presa nella sofferenza, si puntellò con le mani al suolo. Immediatamente dal monte sorsero tanti spiriti quante erano le dita delle sue mani, e  questi esseri l’assistettero nel parto e in seguito crebbero il piccolo Zeus nella grotta.

Quando Crono reclamò il figlio, Rea gli diede una pietra avvolta in fasce, che egli inghiottì senza accorgersi dell’inganno. Quando Zeus crebbe spodestò il padre, proprio come era stato predetto, evirandolo con lo stesso falcetto con cui Crono aveva evirato Urano.

Fu l’inizio di una grande guerra, la Titanomachia, al termine della quale i Titani,  vennero relegati nel Tartaro, ed iniziò l’era degli déi, l’Età dell’Argento.

Secondo una leggenda orfica, Zeus imprigionò Crono, mentre egli era ebbro del miele che, nell’Età dell’Oro, gocciolava dalle querce. In seguito, riappacificatosi con il padre, lo avrebbe condotto ai confini del mondo e gli avrebbe affidato il regno dell’Isola dei Beati, l’unico luogo in cui ancora regna l’Età dell’Oro.

Analisi del mito. Per un eccesso di fertilità Urano non permetteva ai figli di venire alla luce, sigillandoli nelle viscere della Terra, come un impulso creativo trattenuto dentro la coscienza. La soppressione delle proprie creazioni è dovuta alla frenesia iniziale che porta all’oscuramento del proprio potenziale. Lo sviluppo della vita ha bisogno di Ordine, solo in questo modo può strutturarsi in forme complesse. 

Nel mito, Urano rappresenta colui che mantiene la vita in una caotica condizione originaria, di impulsiva immediatezza. Le forme emergono e subito vengono sommerse dal magma o dall’acqua, elementi di distruzione in forma liquida, cancellazione di ogni struttura. Saturno, che evira il padre per mezzo di un falcetto per venire alla luce, rappresenta l’Ordine strutturale di cui la vita ha bisogno: il Tempo, Cronos.

Saturno-Crono, è a sua volta l’ultimo dei Titani, mastodontiche e immutabili forze cieche della Natura, che muovono processi immensi e lentissimi, quali ad esempio la nascita delle montagne e dei vulcani. 

Il termine Titano è connesso a un senso di “tensione” in un epoca in cui gli elementi imperversavano brutalmente nel seno di Madre Natura.

Il termine Saturno è connesso a “saturare”, nel senso di pienezza, indigestione, blocco. Il termine Crono è connesso a “riempire, completare, legare”, mentre la radice KRN è la stessa di “corno, corona”. Saturno-Crono è il Tempo che sfugge al passare del tempo, è il Tempo infinito, l’Eternità.

Similmente ad Urano, Saturno divora i suoi figli inghiottendoli, ovvero riassorbe e reintegra in sé ogni sua creazione.

Al posto di Zeus, però, ingoiò una pietra, simbolo della pesantezza tipica di Saturno. Quindi Zeus-Giove evira il padre Saturno-Crono, con lo stesso falcetto con cui era stato evirato Urano. Ecco perchè anche Giove ha un falcetto nel suo segno. 

La Morte, simboleggiata dalla falce, collabora col Tempo per la mietitura dei viventi, e permette una nuova nascita, o Rinascita.

Con Giove, il concetto di Tempo si unisce al concetto di spazio. 

Tutte queste caratteristiche sono anche attributi di Binah, la Terza Sefirah detta Comprensione, la Grande Madre, a sua volta associata a Saturno: Fertilità, Morte, Tempo.

 

Saturno: il Vecchio Zoppo

Il vecchio zoppo è assimilato al Diavolo in tutta la tradizione europea. In quella Norrena è perfettamente rappresentato da Odino. In quella celtica, i Fomori, che precedono il Thuatha de Danan, hanno una gamba sola. Nella mitologia greca, è Efesto, sposo di Afrodite e fabbro degli déi, detentore del Fuoco, ad essere zoppo.

Il piede caprino, simbolo del Diavolo, è il Capricorno che esprime la natura di Saturno. L’essere zoppo indica un rallentamento, un peso da trascinare, mancanza di agilità, fatica nel movimento. Tutti attributi di Saturno. Questo equilibrio precario provoca un irrigidimento, un cronicizzarsi. Il pensiero dominato da Saturno limita la capacità di adattamento al cambiamento, e porta ad avere stati d’animo che pesano come un macigno, schiacciando ogni moto passionale.

Il paradosso è che compensare la mancanza di equilibrio con l’assenza di movimento, diventa una trappola senza scampo, il ripetersi ridondante delle situazioni, il 666 ripetuto all’infinito senza via d’uscita.

 

 

Saturno e il Karma

Nell’induismo Saturno è definito il Signore del Karma. Kharman è un termine sanscrito che deriva dalla radice KR, che indica il verbo “fare, agire”. Il karma ha quindi a che fare con l’azione e la re-azione.

Questo concetto può essere compreso nel momento in cui lo si colloca in un contesto di circolarità e ciclicità, in cui si trovano sia lo scorrere del tempo che lo zodiaco. In occidente purtroppo lo troviamo sostituito da una rappresentazione mentale del tempo lineare e consequenziale.

Nell’induismo il termine Karma si lega all’idea del Samsara, l’infinita sequenza nascita-morte-rinascita che l’anima deve affrontare prima di conseguire la liberazione (mukti) da questo circolo vizioso, che a sua volta è inglobato in un contesto di elevazione e perfezionamento spirituale.

Il Karma non è dunque una sorta di punizione divina, ma piuttosto un’ineluttabile legge di rapporto causa-effetto, quale ad esempio alla semina segue il raccolto.

Si tratta quindi di un’opportunità, che si ripresenterà più volte, fin quando l’individuo non avrà modificato le motivazioni delle proprie azioni, le e-mozioni (ciò che muove l’individuo), che lo inducono ad agire e reagire in un determinato modo.

Saturno, strettamente correlato alla ciclicità del tempo, è dunque l’astro che distribuisce la giustizia, nel senso di equilibrio causa-effetto, con rigore imparziale ed impersonale.

 

Saturno nel Tema Natale: la Saggezza Individuale

Nel tema natale, il Segno e la Casa in cui si trova Saturno rivelano le strutture psichiche in cui l’individuo si ritroverà impelagato e che dovrà modificare o addirittura distruggere, al fine di intraprendere uno sviluppo personale.

Saturno indica le mancanze, le difficoltà, gli irrigidimenti e malattie. Per questo motivo ha fama di essere un pianeta negativo, ma in realtà è neutro, come gli altri, se le sue qualità sono in equilibrio.

Ad esempio, la lentezza è un ostacolo al raggiungimento dei propri obiettivi, ma come cautela è un vantaggio, ed anche se può essere esasperante, conferisce pazienza. Tuttavia la lentezza estremizzata diventa fissazione e paranoia. Così l‘azione di Saturno indica il prezzo dei desideri e degli attaccamenti dell’animo umano, mette a nudo i limiti del proprio Io.

Un punto di forza di Saturno, spesso sottovalutata, è la capacità di distacco. Il distacco è utile in quei casi in cui è meglio evitare un coinvolgimento emotivo, oppure si ha bisogno di porre fine a una situazione scomoda. Occorre però tenere presente che il distacco emotivo può generare cinismo e crudeltà. Saturno non è emotivo, né passionale, né compassionevole.

Il distacco è necessario anche per compiere una vera analisi introspettiva e diventare l’osservatore di se stessi. Il ritrarsi verso il proprio centro, lo spogliarsi fino alla propria essenza, è un processo simile alla morte, e può condurre ad una solitudine simile a quella di un capro sulla vetta del monte, che osserva il Mondo senza farne parte, uno spettatore passivo dell’Universo a cui l’Eremita ha rinunciato. Questa condizione, sebbene socialmente arida e sterile, favorisce la ricchezza interiore, e il fiorire di nuove idee creative, ed è il preludio al cambiamento e alla trasformazione.

Il silenzio è un’altra virtù di Saturno: con il silenzio si coltiva l’intima ispirazione, sorta nel cuore, in profondità. Accompagna la spiritualità, l’introspezione. Non è il rifiuto del Mondo, al contrario, è la sua parsimoniosa fruizione. L’ascetismo solitario è un taglio delle passioni, degli istinti, che può portare ad una stitichezza emotiva, all’incapacità di lasciarsi andare al godimento aperto.

L’anello di Saturno è un’autolimitazione che fa soccombere la libertà, incentivando il senso del dovere, della responsabilità e della necessità, che però può di nuovo portare negativamente ad un insano vittimismo, altro aspetto tipico di Saturno.

La perversione di Saturno è l’avidità, il tenere per sé, non condividere. Questa è la degradazione del silenzio. La mancanza di condivisione, di confronto, di generosità, che conduco all’ossessione della perdita, alla mania del controllo, al terrore di lasciar andare e di abbandonarsi a se stessi.

Psicologicamente, chi ha paura dell’abbandono teme il futuro figurandosi scenari di distruzione, poiché l’abbandono distrugge la situazione attuale. Paradossalmente, tale paura causa necessariamente l’avverarsi dell’abbandono stesso, in quanto l’individuo, per evolversi, ha necessariamente bisogno di conoscere se stesso attraverso la solitudine, ritrovando le potenzialità sopite che favoriscono una sana indipendenza.

Saturno richiama la figura del Senex, il Vecchio saggio ma burbero e per nulla empatico. E’ l’aspetto spietato della Natura. Il Senex è rigido come i vecchi, ha perso elasticità (capacità di adattamento) e la sua pelle è rugosa (sintomo di secchezza, aridità), ma egli ha esperienza, saggezza, distacco, riflessione, intelligenza e pazienza.

I tratti psicologici saturnini sono la malinconia, il pessimismo, l’intransigenza; gli atteggiamenti dominanti sono il consolidare e conservare. 

Fisicamente Saturno rappresenta lo scheletro, la struttura ossea che ci permette di stare in piedi. La carne che si stacca dalle ossa è un simbolo massonico di spoliazione, di giungere al proprio centro, alla propria essenza, dopo aver abbandonato i condizionamenti e i legami vincolanti.

In sintesi, possiamo affermare che Saturno indica, nel tema natale, la maturazione che conferisce saggezza. L’individuo prende coscienza dei propri limiti, li riunisce, li sintetizza, li interiorizza. In una parola, acquisisce coscienza di sé e padronanza degli elementi che costituisco la sua personale individualità. In ultimo, l’individuo impara ad esprimersi in assoluta libertà, consapevole delle conseguenze delle sue azioni (Marte) e delle sue vere motivazioni (Venere). 

 

 

Saturno Insegna

Saturno è il tempo che non vuole diventare storia, poiché percepisce se stesso come eternità. Questo aspetto si riflette in noi nella qualità dell’attaccamento, che si rivela essere piuttosto nefasta, ma superabile mediante la rinuncia (il passato), il sacrificio (il presente) e l’abbandono (il futuro).

Con la Rinuncia, tutto viene ridotto all’osso; è uno spogliarsi dagli schemi in cui ci siamo auto intrappolati, identificandoci. Con il Sacrificio, motore del cambiamento, avviene la distruzione delle strutture, la dissoluzione dei  condizionamenti. Nel Sacrificio vi è Amore. L’Abbandono è la meta, l’obbiettivo è il naufragio nel Mare Primordiale (Binah), la Conoscenza Universale che sovrasta quella individuale. Nell’Abbandonarsi vi è Gioia. E’ nell’abbandono che si trova la Fede nella vita, nelle opportunità che essa ci offre, senza più temere il futuro.

L’equazione Tempo = Morte è da sempre particolarmente inquietante per ogni essere umano, e ciò ha portato a sviluppare diversi stratagemmi per eludere questa paura.

Il primo fra tutti è la Meditazione. La meditazione è uno stato di abbandono, in cui si sviluppa un’intimità con le tenebre interiori. Entrare in uno stato meditativo significa rilassarsi fino ad abbandonarsi, perdere il controllo su se stessi. Ogni forma di meditazione rievoca l’esperienza della morte, la anticipa rispetto al suo tempo effettivo. Entrare nello stato meditativo permette di eludere sia il Tempo che la Morte.

Un altro espediente è la concentrazione sul Qui ed Ora. Mantenere l’attenzione vigile nell’istante presente, fa svanire l’illusione su cui si reggono sia il Tempo che la Morte. L’istante si rivela un momento eterno. L’attenzione annienta l’illusione del tempo e rivela l’illusione creata dall’occhio attento: la fissazione del volatile, la stabilità nel cambiamento. Illudo l’illusione di poter resistere ad ogni istante, per sempre.

Normalmente, nel quotidiano, gli eventi non ci segnano, le azioni non ci esprimono, tutto si dissolve in uno stato di coscienza evanescente e superficiale. Ma se l’attenzione vigile si focalizza accidentalmente su un particolare istante della vita, non in stato di meditazione, quell’istante che si rifletterà all’infinito negli specchi della memoria storica inconscia o conscia dell’individuo, continuerà a condizionarlo. Questo evento è il Trauma.

Un altro sistema per ingannare l’equazione Tempo = Morte è il fenomeno del Vampirismo : colui che è morto non può morire. In tale fenomeno non si possiedono energie proprie, ma si vive di quelle altrui. E’ la dipendenza portata all’estremo, l’ossessione del controllo sugli altri e sugli eventi. Di solito ciò avviene a seguito di situazioni interiori intensamente dolorose e protratte, che neppure il distacco emotivo è sufficiente a lenire. Allora si annichilisce la coscienza di sé, il mondo interiore si disgrega, non resta che cenere. Per compensazione la mente crea un focus esclusivamente esteriore, in cui l’individuo si identifica completamente, poiché di sé non è rimasto nulla. 

 

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