2. Beth. La Vergine Madre

Beth (bet o vet) è la seconda lettera dell’alfabeto fenicio e di quello ebraico.

È inoltre la lettera di molti alfabeti semitici, tra cui l’aramaico, l’arabo e il siriaco.

La lettera fenicia ha originato la Beta greca, la B latina e il cirillico Б.

In ebraico, nella forma base ha pronuncia V come in vento; se mostra un punto all’interno, ha pronuncia B, come in buono.

Lettera Beth E’ la prima lettera che si fissa sulle labbra

E’ la prima delle lettere doppie

V se è normale; B se ha un punto all’interno (daghesh)

Forma Archetipo di tutti i recipienti, l’origine della capacità ricettiva

Resh su una base

Nome Beth-Yod-Tau = Casa = 412

Dimora; contenitore e contenuto; uovo; donna e feto;

Il lato femminile dell’anima

Tempio = casa di dio, presenza divina;

Vergine di Israele

Valore numerico 2
Valore di posizione 2
Mese
Festività
Zodiaco Luria: Luna   –   Donnolo: Saturno
Tribù
Organo Luria: Occhio dx   –   Donnolo: Bocca
Senso Luria: Saggezza   –   Vita e Morte
Sentiero Il Dodicesimo Sentiero è chiamato La Coscienza Chiara (o Trasparente), poiché è la Sostanza di quella fase della Maestà (Gedulah) che viene chiamata Rivelazione (Khazakhazit). E’ la fonte delle profezie che i veggenti contemplano nelle visioni.
Tarocchi Inglesi: Il Mago   –   Francesi: La Papessa

 

Forma

 

Origini

bethNella lingua fenicia, il suo significato era “casa” e sembra esser derivato da un pittogramma di una casa  dell’Età del bronzo per acrofonia.

Il geroglifico egiziano disegna un rettangolo con un’apertura in basso, centrale. Rappresenta il piano di una casa con la porta sul davanti.

L’ebraico del Sinai mantiene lo stesso ideogramma, ma con l’apertura spostata a sinistra.

Nell’ebraico moderno, all’interno della Beth viene posto un punto, detto daghesh, dalla radice “dag” che significa pesce, e si usa per differenziare la fonetica da V (senza punto) a B (col punto). Nella Torah questo punto non è mai presente, in quanto i caratteri sono solo nella loro forma base.

Questo punto, daghesh, simbolizza il principio vitale che è in ogni cosa. 

Nella forma latina, la V si usa per simboleggiare i genitali femminili, mentre la B indica la donna fecondata, rappresentando le due mammelle oppure le mammelle e il pancione.

La forma più primitiva, archetipale, fisiologicamente adatta ad indicare questo contenitore che è la Beth, è l’uovo.

L’uovo, a parte il fatto di suggerire una certa perfezione e pienezza, è la rappresentazione vivente, e non simbolica, di una verità universale: qualsiasi germe di vita possiede il proprio involucro, e non può svilupparsi sulla Terra senza di esso, poiché ha bisogno di essere isolato dal mondo esterno, immerso in una clausura provvisoria.

Dunque, Beth, come l’uovo, è allo stesso tempo il contenente e il contenuto, non potendo esistere l’uno senza l’altro; senza la Beth, l’Alef non può rivelarsi, non può sussistere.

Oltre a ricordare l’idea della gestazione, la Beth intesa come casa ricorda il corpo come casa dell’anima, dove l’anima, il soffio vitale, è Alef.

Rispetto ad Alef, Beth si fissa: ciò che è contenuto, racchiuso in qualcosa, dura nel tempo, dimora: resta a lungo. Ma non per sempre: Beth, fissandosi, divide il principio vitale in due, vita-morte, causando, appunto, una dualità.

 

Archetipo dei Recipienti

Beth è l’archetipo di tutti i recipienti, di tutte le dimore, cioè tutto ciò che contiene qualcosa, dunque è l’origine di ogni capacità ricettiva, che si rifà al binomio donna-casa.

La Beth è un recipiente chiuso da tre lati (Alto, Basso, Destro) e aperto da un lato (Sinistro).

Vi sono varie speculazioni a riguardo:

  • Un recipiente chiuso da tre lati (Est, Sud, Ovest) e aperto da un lato (Nord). Da questo lato, provengono le forze negative. (Questa credenza che dal Nord provengano forze negative si ritrova anche nelle culture orientali, ad esempio in quella giapponese, che a sua volta lo ha ereditato da quella cinese). Si dice che la Beth sia aperta a sinistra per dare la possibilità al male di esistere, onde vi sia libera scelta.  In questo caso, Beth è “La casa dalla scelta”.
  • Beth indica anche i due possibili modi di conoscere Dio: quello rivelato (aperto) e quello esoterico (chiuso). 
  • Beth insegna che la nostra bayit (casa) deve essere aperta agli ospiti.

Beth indica la dimora anche intesa come interiorità, il luogo in cui ci si ritira dal caos del mondo esteriore per centrarsi per ritrovare il proprio equilibrio. Rientrare in sé stessi prevede soprattutto il ritiro dei sensi, è l’introversione vera e propria.

Eppure un lato della Beth è aperto per comunicare con il mondo esterno, non siamo isolati. E’ aperto a sinistra perché la colonna di sinistra è quella di Binah, la matrice della materia. Si può uscire dalla propria casa Bayit per essere in contatto con mondo fisico. Abbiamo quindi un dualismo: dentro e fuori, Io e l’altro.

Beth sta per bên ûbên (tra… e tra), ovvero per la capacità di differenziazione e deduzione. Questi sono i tratti intellettuali che generano la Binah (comprensione, intendimento). La radice di ’ādām (uomo) viene da dāmah (confronto). L’uomo è caratterizzato dalla sua capacità di confrontare distinguere e differenziare, di analizzare e comprendere.

Ora, se pensiamo che Dio è unione, quindi il bene, allora discriminare, differenziare, dividere è il male. Quindi, solo in questo senso, si può parlare di “energie negative”, ovvero discriminatorie, e di scelta nel libero arbitrio, e in effetti Bînah è anche la base dell’etica.

La Beth è il dualismo necessario per far scorrere l’energia (Alef) nella materia vitalizzandola. La materia deve necessariamente essere polarizzata, affinché l’energia possa scorrere in essa e vitalizzarla. La polarizzazione è proprio ciò che fa la Beth: divide il principio vita-morte in due, opponendogli una resistenza e causando quindi una dualità.

 Da qui l’origine del grave errore: il dualismo della materia, che è scissione, divisione, fa sì che la materia sia stata assimilata al “male”, mentre l’energia che la vitalizza è univoca, dunque lo spirito è il bene.

 

           
Nome

Bayit = Casa

Beth è la prima lettera della Torah, che inizia con la parola “bereshit”, che significa “in principio”, o “per prima cosa”.

Permutando questa parola si ottiene “beth osher” che significa “casa della beatitudine”. La Torah inizia dunque con la promessa che questa dimora, rappresentata dalla Beth, verrà riempita della gioia più assoluta. 

La casa dell’uomo (bayit) può diventare Beth Ha-Mikdash, cioè il Tempio di Gerusalemme. La differenza tra il valore numerico di mikdash (tempio, 444) e bayit (casa, 412) è 32, ovvero il valore numerico di lev (cuore). Questo insegna che soltanto mettendo il proprio cuore in una casa si può trasformarla in un tempio. Ognuno deve rendere la propria casa un tempio e trasformare la propria tavola in un altare.

La casa non è solo il luogo abitato dall’individuo, ma anche il convivere, che implica l’armonia tra varie parte la cui somma non è soltanto l’insieme delle stesse, ma qualcosa di più.

Beth è anche l’iniziale della parola berechà, che significa benedizione. 

Il gesto della benedizione disegna una croce, ma benedire è ben altro che tirare croci per aria. Infatti, la croce simboleggia il maschile (linea verticale) che penetra nel femminile (linea orizzontale). La benedizione è dunque l’unione di due parti che, insieme, generano la vita.

Con la Beth inizia anche la parola bereiac, che significa Creazione, ed è un termine usato esclusivamente nella Genesi, in seguito non compare più in tutta la Scrittura. Dunque la parola bereiac è usata esclusivamente per indicare il gesto creativo di Dio, è il verbo che riguarda il “far esistere”.

Alef (il soffio vitale) da vita all’Adam, che è la comunione di Alef con Dam, il Sangue.

Tuttavia, poiché non vi è un rapporto, non è ancora Beth, ma solo Dio che guarda se stesso.

A questo punto, narra la Genesi, avviene una crisi: Dio fa cadere Adam in un sonno profondo, come la morte, solo che ancora la morte ancora non esiste… Dunque è un sonno profondo, quindi Dio prende una costola di Adam e crea… la coppia. Non crea la donna, ma la coppia. Non nasce la donna dall’uomo. Ma la materia inerte (Adamo immerso nel sonno profondo), prende vita polarizzandosi, ed ecco che il Sangue (energia vitale) può scorrere.

La coppia è ad immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina, il padre e la madre, Hochmah e Binah (72 sapienza + 63 intelligenza = 130 che è il valore di klal ha kol, che significa l’insieme del tutto.

 

Numero Due

Beth è la lettera della dualità, l’origine della pluralità. Essa rappresenta ogni coppia di opposti presenti nella Creazione.

L’esaltazione dell’aspetto positivo è la pretesa egoica di una sola metà di possedere tutta la verità.

L’aspetto negativo, separatore e isolante, viene superato solo quando si riconosce in esso il recipiente destinato a contenere l’unità.

Così il numero 2 sfida ogni definizione e dogma, poiché è un invito a sviluppare la facoltà della sapienza, l’unica in grado di apprezzare il paradosso insito nell’Esistenza divina, come nella Beth, le 2 linee superiore ed inferiore sono congiunte, in simbolo di alleanza.

 

Giorno Due della Genesi

Dio separa le acque in alto dalle acque in basso, il mondo del “Ma” diviso da quello del “Mi” di cui è l’immagine, e nello stesso giorno vengono riuniti dai cieli “samayim”.

Il mondo “sottile” e il mondo “materiale” sono inscindibili anche se distinti l’uno dall’altro.

Lo stesso vale, nell’individuo, per i due domini della coscienza, quello superiore e quello inferiore, che ritroviamo rappresentati nelle due città mitologiche Agartha e Shambala, nell’induismo.

L’Uno si fa conoscere nella dualità secondo i due poli antinomici, e ogni dualità ha la vocazione di diventare Uno, sentendosi chiamato a sposare l’Unità increata.

Il 2 è numero pari, femminile, simbolo della ricettività: Alef è il trasmittente, Beth è il ricevente. Beth è separato dall’Alef, ma non diviso: è il mistero del 2 che contiene l’1. Alef è il padre, Beth la figlia.

 

 

Utilizzi della Beth

 

Ab = Alef Beth = padre; indica la relazione padre e figlia, Creatore e Creazione. Il Padre-dio pone in essere la Creazione-figlia per abitarla

Em = Alef Mem = madre

Ben = Beth Nun = figlio

Bat = Beth Tau = figlia; la Creazione

E’ simbolicamente significativo che ’āv (padre) ed ’ēm (madre) inizino entrambi con la lettera Alef, mentre ben (figlio) e bat (figlia) iniziano con la lettera Beth.

 

Ba = Beth Alef = futuro = in futuro la Creazione raggiungerà il Padre, ovvero riceverà la corona simbolo del matrimonio mistico. La figlia dovrà quindi essere sposata dal padre.

 

La relazione tra Alef e Beth, e viceversa, è l’archetipo della relazione padre figlia, che ritroviamo in tutte le mitologie, in cui occhi profani possono vedere soltanto la narrazione di rapporti depravati e incestuosi.

Da qui il mito della Vergine incinta, che poi è diventata icona delle ragazze vittime di stupro da parte di invasori e soldati nemici, nonché dell’incesto Padre-Figlia presente in tutte le mitologie.

Nella tradizione ebraica, la Creazione è detta la Vergine di Israele, e deve generare il figlio divino per ricevere la Corona. Dato che la maternità precede lo sposalizio, si tratta di una madre vergine (come nella tradizione cristiana), che è chiamata Miryam, colei che riunirà le Acque Superiori del mondo divino “mi”, con le Acque Inferiori del mondo materiale “ma”, ripristinando le Acque primordiali mayim, che Dio separò nel secondo giorno della Creazione e tenne unite per mezzo dei cieli samayim.

La creazione (Beth ב) detta Vergine d’Israele, deve generare il Figlio (Yod י) ed essere sposata dal padre (Alef א) per ricevere la corona (Kether).

La Vergine è materia “grezza”. Fecondata dall’energia vitale, genera il figlio. Ecco perché la Figlia, la Creazione (materia), sposa il Padre, Dio (l’energia vitale). Come si evince, una lettura simbolica e profonda non lascia spazio all’indignazione.

La Vergine d’Israele è l’umanità, e il bambino in gestazione è in ognuno di noi, in una dimensione del nostro Io che è il nostro vero nome: יהוה Yod He Vau He.

Nel Tetragramma Divino Yod He Vau He:

Yod = seme; il figlio divino di cui è incinta la figlia fecondata dal padre.

He Vau He = Eva; la donna, il recipiente, il contenitore, la casa.

 

Bo = Beth Yod Alef = entrare, penetrare.

La relazione dinamica tra Alef e Beth che passa attraverso Yod, consente di affrontare le nostre strutture psico-somatiche derivate da quelle ontologiche fondamentali, ritrovando le norme che intessono la nostra struttura profonda.

Penetrare nella Terra Promessa di Israele = prendere coscienza degli archetipi presenti nel proprio sé interiore.

Ciò che la Vergine realizza sul piano esteriore, noi lo realizziamo su quello interiore, essendo questi i due poli della stessa realtà.

La nostra individualità è grezza, vergine. Fecondata, ovvero penetrata dalla coscienza, (prendendo coscienza di sé, conosci te stesso) genera il figlio divino.

La nostra vocazione ultima è quindi il matrimonio col Padre: ciò si palesa nell’inconscio collettivo mediante un comportamento esterno obbediente ad un istinto di compensazione della vocazione interiore non integrata. Si attua così il matrimonio tra individui.

Il divieto di incesto prende origine dalla coscienza profonda che riconosce il solo vero matrimonio tra Padre e Figlia a livello divino, mentre gli incesti psichici o fisici compensatori sono di ostacolo alla realizzazione ontologica. Ciò vale anche per l’incesto con la Madre, espresso con lettere differenti.

 

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.