daleth

4. Daleth. Nullificazione di Sé

Daleth ( Dalet o Daled) è la quarta lettera di molti alfabeti semitici come il fenicio, l’aramaico, l’ebraico, il siriaco Dālaṯ (ܕ) e l’arabo Ḏāl ()

Nell’arabo è diventata l’ottava lettera secondo l’ordine moderno.

Dal punto di vista fonetico è un’occlusiva alveolare sonora ([d]).

Da questa lettera hanno avuto origine il Δ greco, la latina D e l’equivalente dell’alfabeto cirillico Д.

 

Lettere corrispondenti E’ la prima lettera che si forma sulla lingua

E’ la terza delle lettere doppie

Forma Una persona umilmente inchinata, la potenza di annullare se stessi e il proprio ego.
Nome Daleth Lamed Tau = 434

Delet = porta. Passaggio da una condizione ad un’altra.

Dalut = povertà. Nel passare le porte ci si spoglia dalle proprie strutture per poter ricevere

Dalit = liberare, innalzare.

Valore numerico 4 Numero ella Materia

Numero femminile

Quattro lettere del Nome di Dio: Yud – Hey – Vav – Hey.

Quattro è il numero minimo di fasi di discesa della creazione.

Valore di posizione 4
Mese
Festività
Zodiaco Luria: Sole  –   Donnolo: Marte
Tribù
Organo Luria: Narice dx   –   Donnolo: Occhio sx
Senso Luria: Fertilità   –   Donnolo: Saggezza e Follia
Sentiero Il Quattordicesimo Sentiero è chiamato la Coscienza Luminosa, poiché è l’essenza di quella fiamma brillante (Khashmal) che istruisce nei Segreti Fondamentali (Razi Yesodoth) della Santità e dei loro (stadi di) preparazione.
Tarocchi Inglesi: Imperatrice   –   Francesi: Imperatore

 

 

Forma

 

 

Origine

Graficamente la lettera è basata su un glifo degli alfabeti della media Età del Bronzo, probabilmente chiamato dalt, cioè porta (delet nell’ebraico moderno), alla fine basato su un geroglifico a forma di triangolo che rappresenta appunto una porta.

 

Umiltà per raggiungere l’Unione

La forma della Daleth rappresenta una persona inchinata umilmente, nell’atto di ricevere ciò che la Gimel, la lettera precedente, le dà.

Daleth rappresenta l’umiltà, la capacità di piegarsi al momento giusto, riconoscendo i propri veri bisogni e la propria povertà, ma anche il saper chiedere aiuto e riceverlo.

L’atto del chiedere non è una cosa facile, presuppone una grande umiltà, l’abbassamento del sé, la rinuncia alla pretesa di auto-sufficienza. Per fa ciò, occorre ridimensionare il proprio ego e fa spazio ad un Sé Superiore. Dunque anche saper accettare non è cosa facile.

La forma della Daleth contiene tre elementi essenziali: una linea verticale, una linea orizzontale, il punto che spunta in alto a destra, nell’intersezione tra le due linee.

Tali elementi costituiscono i riferimenti visivi ai tre gradini fondamentali del Bitul, o “annullamento dell’egocentrismo”.

Il punto in alto a destra descrive il primo livello, che consiste nel ridurre il più possibile l’estensione delle proprie preoccupazioni egocentriche, rendendole simili ad un piccolo punto nero. Si tratta di un lavoro da fare sul proprio ego in modo quasi privato.

La linea verticale è il bitul bi-metziut” (“annullamento in esistenza”), e viene realizzato nel contesto sociale, a contatto degli altri. Occorre rinunciare al senso del sé separato per diventare parte integrante del gruppo.

Infine, il terzo livello, rappresentato dalla linea orizzontale, è il bitul bi-metziut mamash cioè “annullamento assoluto”, che consiste nel prostrarsi davanti a Dio, rinunciando ad ogni sensazione di separazione, realizzando così l’unione assoluta.

 

 

Nome

 

Daleth = דלת = Daleth+Lamed+ Tau 

L’Alef, contenuto nel Beth, si evolve attraverso il Ghimel finché esce dalla sua dimora divenuta troppo stretta: questo è il Daleth, l’archetipo dell’esistenza fisica manifesta, di tutto il mondo terrestre che noi conosciamo come materia.

La prigione si rivela essere una matrice poiché, nel profondo, ciò che apparentemente è senza uscita è una porta per chi sa vedere.  Queste porte dell’evoluzione le passano solo coloro che acquisiscono le forze necessarie per affrontare i guardiani della soglia.

 

Porta

Si tratta della porta attraverso cui si entra nella creazione, nel mondo materiale, nelle quattro direzioni dello spazio. Ma è anche la porta di uscita, che riconduce verso il trascendente.

Daleth è la porta che guida verso la conoscenza mistica. La sorvegliano delle entità particolari, che tengono lontano l’orgoglioso o colui che ci arriva spinto da motivazioni ambigue.

Di questa porta dice lo Zohar: “Colui che non sa come uscire è bene che non entri neppure”.

Vi è qui un riferimento ai pericoli degli studi esoterici, che portano la consapevolezza all’interno di realtà dove le normali leggi della natura e della logica sono sospese. Si corre quindi il rischio di ricevere stimoli troppo intensi, tali da alterare l’equilibrio mentale della persona entrata incautamente.

La Dalet è un insegnamento di umiltà e di semplicità, e se si posseggono queste qualità anche le più intense tra le esperienze mistiche e cabalistiche cessano di essere pericolose, in quanto l’ego non può appropriarsene. Inoltre, la Daleth ci insegna che il farsi piccoli e il piegarsi di fronte alla volontà di Dio sono la “porta” verso il vero sviluppo umano.          

La legge del Daleth è liberante: schiaccia la vita quando è troppo pregnante disperdendo le energie che non possono essere fecondate a causa del lassismo, e la esalta quando è giusta indicando anche il giusto rapporto tra l’asciutto e l’umido.

Nel Ghimel l’Uomo polarizza i suoi desideri sugli oggetti del mondo del Ma, deificandoli e rendendosene schiavo, così essi diventano fonte di delusioni e sofferenze. In ebraico desiderio si dice Ad אד  Alef Daleth, che significa anche vapore, e che designa il desiderio del divino, del Mi e della sua umidità fecondante.

L’eros, il desiderio umano per definizione, non è che un’icona del desiderio di assoluto, di fusione con il Tutto.

Daleth è la Porta che indica un passaggio da uno stato all’altro: ogni porta è un matrimonio con l’altra parte di se stesso. Così l’Uomo conosce, si ricorda di ciò che è, passando di porta in porta. Le porte si fanno via via sempre più strette, comportando la spoliazione da tutti i sistemi nei quali ci si identifica e dei quali ci rendiamo schiavi tanto più sono soddisfacenti.

Il processo di spoliazione non è certo privo di sofferenza, anzi si produce con le lacrime che sono il sangue dell’Occhio. Ogni trasmutazione di energie avviene a livello del sangue. In ebraico la parola sangue è usata al plurale, come se vi fossero diverse specie di “sangui”, e le lacrime sono appunto uno di questi tipi di sangue, quello dell’occhio.

 

Daluth, povertà

La dimensione fisica, rappresentata dalla Daleth, è la più povera, in quanto dipende per il suo sostentamento dal flusso continuo di energia vitale in grado di animarla.

Tuttavia, essa è enormemente preziosa, poiché solo suo tramite la rivelazione di tutta la potenza creativa divina si fa completa.

 

Daleth, elevazione

“Ti esalterò Dio poiché mi hai innalzato”.

Il frutto supremo del bitul è la liberazione dai vincoli delle leggi fisiche, la liberazione e il conseguente innalzamento negli stati superiori della coscienza.

 

 

Numero 4

 

Il 3 rappresenta il movimento, il 4 rappresenta le strutture, come ad esempio la struttura spazio-tempo in cui noi viviamo.

Il 4 è un simbolo di blocco, il raggiungimento di un limite che per essere superato impone di affrontare una prova. Superando la prova, la porta è raggiunta e superata, quindi sparisce, o meglio la vita entra in una nuova struttura.

Quattro è il numero della materia, con le sue 4 direzioni cardinali, i suoi quattro stati (solido, liquido, gassoso, igneo). In fisica, quattro è il numero delle forze basilari responsabili di ogni fenomeno fisico: gravità, elettromagnetismo, interazione atomica forte e interazione debole.

In Cabala si descrive l’esistenza di 4 universi: Emanazione, Creazione, Formazione e Azione.

In filosofia ci sono quattro elementi (terra, acqua, aria, fuoco), mentre in psicologia ci sono quattro tipi fondamentali: sensibile, emotivo, razionale e intuitivo.

Nelle Scritture, 4 è un numero femminile, come dimostrato dalle quattro Madri d’Israele: Sara, Rebecca, Lea, Rachele.

E di certo non possiamo dimenticare il Sacro Tetragramma, Nome di Dio, detto anche “Ben Dalet” che significa “Figlio del Quattro”.

Il ritrovare il numero delle lettere del Nome di Dio unito al concetto di materia e di mondo fisico non ci deve sorprendere. Nel pensiero biblico, si evitano quei dualismi manichei tipici di altre dottrine religiose. Il Dio della Torà vuole che il mondo fisico diventi la Sua dimora, capace di contenere la Sua Infinità senza spezzarsi o senza venirne distrutto. A tale scopo Egli ha posto nel mondo fisico e nella materia, rappresentata dal numero 4, i segreti sublimi e la santità presenti nel Suo Nome.

 

Quarto Giorno della Genesi

Il Sole e la Luna sono posti in cielo. Essi sono gli stipiti della porta, i due 4, i due Daleth.

Fra loro le stelle sono il Lamed. Le stelle vengono assimilate ai mondi angelici: gli angeli scendono e salgono la scala che va dalla terra al cielo; essi sono energie in movimento.

Anche le nostre strutture obbediscono a questa legge e ritrovarla adeguandosi ad essa, significa ritrovare la propria libertà. La legge obbliga l’uomo a salire verso la luce e a scendere nelle tenebre. Daleth è l’entrata e l’uscita che permette di modificare l’ordine e la struttura sul quale possiamo costruire una nuova vita. Medita su come i tuoi cambiamenti interiori cambiano la tua realtà.

 

 

 

Utilizzi della Daleth

 

Ed = Alef Daleth = vapore; desiderio del divino, dell’assoluto, del Mi. Iniziale di Adam.

Dal = Daleth Lamed = povertà, spoliazione

Dam = Daleth Mem = sangue

Demut = Daleth Mem Vau Chet = somiglianza; vocazione finale dell’Uomo mediante il mistero del suo sangue

Damì = Dalet Mem Yod = silenzio, riposo. Porta del Mi, luogo dello Yod, è il “mezzo”.

Dumah = Daleth Mem He = quiete; tomba. Pronunciato damah è il verbo radunare.

Demah = Daleth Mem Ayin = lacrima. Letteralmente significa sangue dell’occhio, sangue (Daleth Mem) alla sua fonte (Ayin); Le lacrime sono matrice (Mem) di conoscenza (Daleth Ayin)

Amad = Ayin Mem Daleth = stare in piedi, verticalizzarsi.

La verticalizzazione dell’Uomo è frutto dei matrimoni con se stesso (Ayin Mem) che gli consentono di varcare le porte (Daleth). La trasmutazione delle energie avviene a livello del sangue. In ebraico la parola “sangue” è usata al plurale, come se vi fossero vari tipi di sangue, e il sangue dell’occhio è uno di essi.

La verticalizzazione non si produce senza lacrime: essa è conoscenza.

 

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