3. Gimel. La Forza di Procedere

Gīmel (Ghimel o Gimmel) è la terza lettera dell’alfabeto fenicio e di quello ebraico.

È inoltre la lettera di molti alfabeti semitici, tra cui l’aramaico, l’arabo e il siriaco.

Il suo valore fonetico, escluso l’arabo, è una occlusiva velare sonora.

La lettera Gimel è una delle sei lettere che possono assumere il punto, dagesh.

Gimel con il daghesh è una G morbida, senza daghesh è una G dura.

In ebraico moderno la combinazione ג׳‎ (gimel seguita da un apostrofo geresh) viene usata in prestiti linguistici e nomi stranieri per denotare la G morbida.

 

 

Lettera E’ la prima lettera incisa nel palato

E’ la seconda delle lettere doppie

Con il daghesh è una G morbida, senza daghesh è una G dura.

Forma Persona che corre
Nome Gimel Mem Lamed = 73

Donare

Cammello

Ponte

Valore numerico 3
Valore di posizione 3
Mese
Festività
Zodiaco Luria: Marte   –   Donnolo: Giove
Tribù
Organo Luria: Orecchio dx   –   Donnolo: Occhio dx
Senso Luria: Ricchezza   –   Donnolo: Pace e Guerra
Sentiero Il Tredicesimo Sentiero è chiamato la Coscienza Unificante (Coscienza che conduce all’unità), poiché è l’essenza della Gloria. E’ la consumazione dell’essenziale Verità dell’essere spirituale unificato.
Tarocchi Inglesi: La Papessa   –   Francesi: L’Imperatrice

 

 

Forma

 

Origine

Nella sua forma protocananea non attestata, la lettera potrebbe essere stata chiamata in base alla raffigurazione di un’arma come la frombola o la lancia, con derivazione dal glifo protosinaitico.

L’ideogramma del Sinai rappresenta il collo del cammello. Il fenicio verticalizza la grafia, che si erge totalmente nel greco arcaico.

Nel greco moderno si ribalta verso sinistra dando origine alla lettera Gamma, che corrisponde alla nostra G latina.

 

Vau + Yod

La Gimel nella sua fora, sembra essere composta da una Vau con una Yod in basso a sinistra, come fosse il piede. Somiglia ad una persona che corre. Simbolicamente, rappresenta un uomo ricco che corre dietro ad uno povero per fargli della carità, poiché nell’alfabeto ebraico Gimel precede Daleth, che significa “uomo povero o disagiato”, dalla parola ebraica dal.

 

Correre e ritornare

L’atto del correre può rappresentare un andare, un allontanarsi; è la spinta ad uscire da se stessi, dai propri schemi, dalle proprie convinzioni, abbandonando le limitazioni della dualità (Io e il Mondo) per immergersi nell’oceano della coscienza. Gimel è la volontà di evolversi, crescere, espandere la propria coscienza.

La terza sezione della Torà (Gimel è la terza lettera) è Lekh Lekhà, la sezione nella quale Dio chiede ad Abramo di lasciare la sua famiglia, la sua terra, il suo popolo, e di mettersi in viaggio alla ricerca della Terra Promessa. Si noti che allora Abramo non sapeva ancora di quale terra si sarebbe trattato, ma accettò con prontezza il comando. Lekh Lekha significa letteralmente: “Vai Vai!”, ma è possibile tradurre questa espressione anche come: “Vai a te stesso”. Dunque si tratta del moto verso la parte più profonda, la più vera ed eterna, di se stessi.

Anche la storia di Giona dovrebbe essere letta come un’analisi profonda del narcisismo, un narcisismo che impedisce di essere liberi.

Nel cristianesimo, la libertà assoluta è quella del Cristo risorto, che è libero anche da se stesso, il punto massimo a cui la libertà può arrivare. Il narcisismo è la negazione di questa libertà.

Gimel rappresenta anche la velocità, origine e sede della potenza del movimento, la cui massima potenza è la velocità della luce. La Luce è metafora di energia vitale, l’energia creatrice, che vitalizza la materia, dando vita a tutto il Creato.

Un versetto di Ezechiele recita: le Creature viventi correvano e ritornavano (ratzo va-shov = correvano e ritornavano; Ezechiele 1,14), detto a proposito dell’essenza della vitalità cosmica, che permea anche l’anima umana, percepita dal profeta durante una visione celeste. In questo caso, nell’andare e ritornare, Gimel è il simbolo di un’onda, che rappresenta l’espandersi e il contrarsi della Luce Infinita durante il processo della Creazione dei Mondi.

 

 

Nome

 

Gimel, donare

Ghemilut Chasadim significa “elargire carità e beneficenza”. Il dinamismo di cui abbiamo parlato prima non è un vano rincorrere se stessi o i piaceri del mondo, ma consiste nel ricercare le opportunità per aiutare gli altri.

Gimel è la capacità di condividere con gli altri sia la propria ricchezza materiale che la propria conoscenza. Tale ricchezza deriva dall’interazione tra il principio creativo (Alef) e il recipiente ad esso destinato (Beth). Dall’incontro tra seme e terreno fertile nasce l’abbondanza che nutre il corpo e allieta l’anima.

 

Gimel, svezzare

Gimel significa anche svezzare. Qui la Gimel diventa la spinta verso l’indipendenza, e la capacità di aiutare gli altri a raggiungerla. È molto più meritevole aiutare una persona a diventare autosufficiente che non darle in continuazione un aiuto economico che l’aiuta a sopravvivere ma non a diventare indipendente.

 

Gamla, ponte

In aramaico Gamla significa ponte; infatti la Gimel possiede una forza connettiva senza eguali. Come vedremo a proposito del suo valore numerico 3, essa rappresenta la capacità di sintesi tra tesi e antitesi. 

 

Gamal, Cammello

Gli animali sono archetipi, principi vitali differenziati ma puri. Il loro principio vitale, plasma le loro caratteristiche fisiche e comportamentali, e osservandole, per analogia, si traggono profondi insegnamenti.

E’ utile ricordare come nelle culture sciamaniche, ogni individuo ha un animale totem, un animale guida, e come le figure di molti animali siano usati come emblemi per rappresentare particolari caratteristiche dell’atteggiamento umano. Del resto, la scimmia impara per emulazione, e così ha fatto anche l’essere umano.

L’evoluzione della coscienza passa anche dall’acquisizione dello Spirito dell’animale cosmico.

Anche l’ebraismo condivide ed implica tale conoscenza sciamanica: in tutta la Torah sono menzionati animali e Dio stesso appare in forma animale; nel Talmud è scritto addirittura che se non avessimo ricevuto la Torà, sarebbero stati gli animali a insegnarcela; in Pirké Avòt (una raccolta dei detti dei padri) cap. 5,20 si dice:

 

Devi essere duro come la tigre, leggero come l’aquila, veloce come la gazzella e forte come il leone

per eseguire la volontà di tuo Padre che è nei cieli.

 

Il Cammello è il mezzo di trasporto, il vettore, che conduce da una parte all’altra del deserto. Questo animale insegna ad attraversare quel deserto che è la creazione (Beth) separata dall’Alef e incosciente dello Yod, il mondo del Ma privato del mondo del Mi. Tale situazione è detta anche esilio, conseguenza della caduta.

L’esperienza del deserto è l’esperienza del silenzio e della solitudine, in cui la vita sembra arida e sterile, e si trova l’illusione della fertilità umida solo stabilendo relazioni con altri. Attraverso il deserto, con il desiderio, proviamo anche la mancanza. Il desiderio e la mancanza sono il motore di questa vita, e spesso vengono confusi con l’amore, fino a divenire possessione e controllo.

La terra è il principio dell’energia compiuta, l’umido è il principio della stessa energia incompiuta. La vita esteriore non è che l’immagine di quella interiore, questa determina quella.

Il Cammello è l’animale dei lunghi viaggi nel deserto, a Sud, e in Cabala il sud è la direzione della sapienza. Il cammello attraversa il deserto portando con sé una riserva d’acqua che gli permette di affrontare un lungo viaggio senza aver sete, dunque insegna a portare con noi l’essenziale: l’acqua, la vita.

Spesso l’uomo dimentica che l’acqua è in lui, mentre il cammello riesce ad attraversare il deserto perché è colui che è cosciente di portare dentro di sé la propria fonte di energie.

L’esperienza del deserto esige una più alta dimensione del Sé, e ad ogni tappa del cammino l’uomo si genera ad una nuova dimensione, passa attraverso una porta (Daleth).

 

 

Numero 3

Il 3 rappresenta il movimento, il cambiamento:

La creazione divina è opera di separazione quindi anche il percorso creativo dell’uomo implica l’esperienza di separazione: allontanarsi, andare via, partire, è lo stato nel quale si sperimenta la spoliazione (4 Daleth).

Tre è il simbolo della sintesi degli opposti. L’1 emana il 2 (che quindi contiene l’1) attraverso la separazione, con il 3 si riunificano (1+2) creando però qualcosa di diverso.

 

Giorno 3 della Genesi (1, 9-13)

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.
E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Le acque sono icone della Tri-unità divina: Elohim separa l’asciutto (eris = la terra) dall’umido (yammim = i mari), il Ma dal Mi che però non sono mai separabili in quanto si compenetrano.  Il terzo giorno queste acque sono riunite in un luogo UNO = el maqom ehad.

El = nome divino (plurale Elohim) = la direzione, il verso, lo scopo da raggiungere

Maqom = luogo, posto = il luogo è l’espressione dello stato interiore.

Ehad = il numero Uno.

 

Nei primi capitoli della Genesi si parla di due Alberi: quello della Vita e quello della Conoscenza. Il primo garantisce l’eternità ed è la sorgente di ogni gioia e piacere; il secondo produce la morte, la sofferenza e la divisione. Secondo lo Zohar entrambi posseggono le stesse dieci entità, chiamate Sefiroth. La differenza è che nell’Albero della Conoscenza le dieci Sefiroth sono disposte su due colonne, mentre nell’Albero della Vita le colonne diventano tre. Il pilastro destro e quello sinistro interagiscono e si riequilibrano grazie al Pilastro centrale. La via centrale dell’Albero della Vita è chiamata la “Via Regale”, la via che conduce più in basso e più in alto delle altre due.

 

Grandi polemiche, sospetto e antipatia, sono nati tra i popoli gentili di fronte all’espressione sovente usata per Israele, “popolo eletto”, ma una lettura cabalistica di questa espressione può chiarire gli equivoci. La parola scelto (eletto) in ebraico si dice segulà, termine che contiene la stessa radice di segol, il nome di una vocale della lingua ebraica che si scrive con tre puntini, due sopra e uno sotto, immagine schematica dell’Albero della Vita.

L’essere prescelto o eletto, significa dunque l’essere capaci di seguire una via triplice, come quella indicata dall’Albero della Vita, e non va inteso in senso unicamente filosofico, come potrebbe essere quello della Tesi, Antitesi e Sintesi, ma in un senso pienamente esistenziale, vero dunque a tutti i livelli: materiale, emotivo, intellettuale e spirituale.

Al suo livello più alto, il numero tre contiene il segreto della triplice natura di Keter (La Corona, la Sefirah più alta): la Corona della Torah, la Corona del Sacerdozio (Kehunà) e la Corona del Regno (Malkhut). In Cabala esse si chiamano anche: l’Estremità Inconoscibile, il Cranio e il Cervello segreto (Da’at). Tale triplicità è presente anche nella Luce Infinita, coi nomi di Unico (Yachid), Uno (Echad) e Primordiale (Qadmon).

 

Anche la Torah è composta da tre parti: il Pentateuco, i libri dei Profeti e gli Agiografi.

Il Tre è u numero maschile, e nella Torah vi sono 3 patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe, che corrispondono alla seconda triade dell’Albero della Vita:

  • Abramo, personifica il Chesed, la Grazia, e significa: fiducia, speranza, bontà divina. Egli appare nella luce del sole che sorge: visse amato e rispettato da tutti.
  • Isacco, personifica Gevurah, la severità, la giustizia senza compromessi; Egli non incontrò che difficoltà che lo costrinsero a chiudersi in se stesso e nelle sua famiglia.
  • Giacobbe personifica Thifereth, la bellezza, ed è la via mediana tra i due precedenti, ottenuta dopo una conversione. La Conversione implica un cambiamento di direzione che, sull’Albero della Vita, significa salire verso Kether dopo la discesa in Malkuth.

 

Ya’akòv, Giacobbe, in ebraico significa bugiardo. In effetti, nella Scrittura, Giacobbe è un mascalzone. Ad un certo punto però va in crisi e lotta con un angelo. Questa lotta tra Giacobbe e l’angelo ha dato origine ad un sacco di speculazioni di rabbini, psicologi, psicanalisti, e quanti altri, che han tirato fuori di tutto e di più, ma che in sintesi indica il conflitto interiore mediante il quale può avvenire la chiarificazione del Sé.

La lotta con l’angelo è dunque una lotta con se stesso.

Giacobbe, infatti, dopo la lotta con l’angelo, diventa la personificazione del concetto di emet, Verità. Quindi la nostra Tifereth, Bellezza, è Verità.

I concetti di buono e bello, che normalmente sono concetti morali ed estetici, nella Cabala corrispondono alla Verità.

All’inizio della Genesi, quando Dio creò, “vide che era cosa buona e giusta”. Questa traduzione è sbagliata. La traduzione letterale, è “Elohim gridò: che bellezza!” (Tov). La Creazione stessa è dunque Bellezza e Verità.

Nella Torah è scritto che Giacobbe, nel suo sogno a Betel, vide gli angeli salire e scendere su di lui, e non sulla scala, come viene tradotto. Questo è un altro degli errori di traduzione delle Sacre Scritture.

Giacobbe aveva raggiunto una tale possibilità di dialogo con il divino (verità), che era diventato il mezzo attraverso cui gli angeli, messaggeri divini, comunicavano.

La stessa parola Anghelos, in greco, testo dal quale viene tradotta la Bibbia cristiana, significa messaggero. In Cabala ci sono 72 Angeli, che corrispondono ad altrettanti demoni, conosciuti anche come i 72 Nomi o, meglio ancora, il Nome di 72.

Giacobbe, dopo essere diventato il più grande dei patriarchi stabilendo l’equilibrio tra gli atteggiamenti e gli insegnamenti apparentemente opposti dei suoi predecessori Abramo e Isacco, diviene il padre dei dodici da cui verranno le 12 tribù di Israele.

 

 

Utilizzi della Gimel

Ga’al גאל riscattare, liberare

Go’el גאל  liberatore

Galgal גלגל ruota

Galgalim גלגלים le ruote (dei cherubini)

Golgotha גלגלת luogo del cranio

Gulgolet גולגולת cranio, testa; indica anche la persona

Geber גבר Guerriero, eroe

Gibbor גבור Forte (pl. Gibborim = i forti)

Geburah גבורח La forza

Gabriel גבריאל forza divina, uomo di Dio

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