mem

13. Mem. Madre Morte Immortale

Mem è la tredicesima lettera di molti abjad semitici, come il fenicio, l’aramaico, l’alfabeto ebraico e l’arabo.

La lettera fenicia ha dato origine alla μ greca, alla M dell’estrusco, alla M latina e alla M cirillica.

 

 

Lettera M E’ la terza lettera fissata nelle labbra

E’ la seconda delle lettere Madri

E’ la seconda lettera ad avere una forma finale diversa

 

Mem davanti ad una parola esprime la provenienza, la causa.

Forma Onda

Sorgente

Ventre materno

Nome Mem – Mem

Difetto

Acqua; simbolo di amore

Valore ghematrico nome MM = 80

Numero di Yesod, il fondamento, Sefirah che raduna tutte le energie delle Sefiroth superiori.

Ghematria di “klal”: totalità, insieme.

Ghematria del 12 della lista dei 72 Nomi (He-He Ayin)

Simbolo Matrice-Madre-Morte
Valore numerico 40
Valore di posizione 13
Mese
Festività
Zodiaco Saturno
Tribù
Organo
Senso Indulgenza; Comprensione
Sentiero Tra Gevurah e Hod
Tarocchi Inglesi: L’appeso  –  Francesi: La Morte

 

 

Forma

Origini.mem

Il geroglifico egiziano trasmette l’idea di matrice, espressa come un’onda. A tal proposito occorre ricordare il movimento delle onde che si innalzano dal mare per poi infrangersi a riva ripiegando su se stesse.

Nell’ideogramma fenicio viene introdotta una gamba finale.

L’Ebraico quadrato disegna l’onda del corpo quando si mette la testa contro le ginocchia, in una postura di ripiegamento su se stessi per rendersi matrice del proprio seme.

 

La sorgente.

La Mem può essere aperta, quand’è all’inizio o nel mezzo di una parola, oppure chiusa, quand’è alla fine. Ciò rappresenta i due stati dell’acqua: quella proveniente da una sorgente aperta, ovvero posta in superficie, e da una sorgente chiusa, in cui le acque sono nascoste nel profondo della terra.

Le due Mem simboleggiano le due parti dell’anima: quella che si incarna, scorrendo dall’alto, e quella che rimane sempre legata ai mondi divini, memore della sua origine segreta. Non bisogna mai perdere questa memoria.

 

Il ventre materno.

Il Sefer Ha-Bahir informa che la Mem ha la forma del ventre femminile: aperto e chiuso. È la capacità di ricevere il seme, di custodirlo e farlo crescere, per aprirsi nuovamente e lasciare uscire la creatura neonata. Per il feto, l’utero è pieno di “acque di vita”, nelle quali esso nuota e cresce. La parola em (madre) possiede la Mem come suono fondamentale. Quindi la Mem rappresenta la capacità materna dell’essere umano e della natura.

Se consideriamo l’Alfabeto ebraico nella sua sequenza di lettere, avremo la Alef all’inizio, la Mem a metà e la Tau finale. Queste tre lettere formano la parola “emet” che significa verità. Se consideriamo le prime due lettere, Alef e Mem, abbiamo la parola “em” madre, mentre se consideriamo la Mem e la Tau abbiamo la parola “met”, che significa morte.

Abbiamo quindi il paradosso dell’essenza femminile: il grembo che dona la vita è lo stesso che accoglie dopo la morte, il grembo della Madre Terra. Per questo Mem rappresenta l’essenza femminile materna nel mondo divino, ma anche la morte, la necromanzia, il simbolismo di Saturno. In sé rappresenta il principio rinnovatore, di trasformazione.

 

Mem Sofit. La Mem quadrata (finale) indica la capacità di crescita esponenziale (al quadrato) insita nella consapevolezza realizzata. Se l’unione tra le opposte polarità ha funzionato, come desiderato dalla Lamed, allora “il due diventa quattro”, cioè avviene la piena e rapida moltiplicazione degli effetti positivi.

Questa frase sibillina (il due che diventa quattro) si riferisce al segreto ultimo dell’unificazione tra maschile e femminile. Il quattro qui ha a che fare con la forma quadrata della Mem finale. Ciò costituisce un paradosso, dato che secondo la logica l’unione tra due opposti dovrebbe piuttosto chiamarsi: “dal due all’uno”. Cos’è il quattro? È la rivelazione della parte nascosta, superiore, trascendente, dell’uomo e della donna coinvolti nella relazione. Il calore del legame produce una reazione alchemica, grazie alla quale emergono due nuove entità, che prima erano potenziali e non vissute: la parte superiore dell’uomo e quella della donna. Ciò è accompagnato da un senso di realizzazione e di completezza che inonda le coscienze e le illumina.

Al livello più alto la Mem finale quadrata rappresenta l’enorme potenzialità di bene presente nell’anima del Messia, nome che anch’esso incomincia con la Mem. Al Messia allude il versetto: “ha-marbè le misrà”, “all’aumento del suo regno”, l’unica volta in tutta la Bibbia in cui compare una Mem nella forma finale a metà di una parola (ha-marbè). Ciò simboleggia la rivelazione delle Acque superiori, cioè della Sapienza divina, che avrà luogo durante il suo regno.

 

 

Nome

Mem Mem.

La lettera Mem è soprannominata la lettera della semplicità, poiché nel suo riempimento contiene solo se stessa (Mem- Mem). Occorre imparare ad essere se stessi sino in fondo, superando le false identificazioni egoiche.

 

Difetto.

Al gradino più basso, Mem significa difetto (mum). Ci si riferisce alla consapevolezza quando rimane intrappolata nel ventre, schiava delle sue passioni e istinti. Infatti, secondo il Libro della Formazione, la Mem ha sede nel ventre umano.

 

Acqua.

La Mem è acqua (mayim), cioè pura e semplice emotività, simbolo dell’amore, poiché l’acqua e l’umido hanno la proprietà di far aderire due cose separate. Occorre che l’attrazione tra uomo e donna non sia solo l’espressione di una serie di istinti (sessuale, potere, sopravvivenza), e diventi invece la via prediletta del rivelarsi della coscienza superiore.

Una delle proprietà dell’Acqua è di tendere sempre verso il basso.

Al positivo, ciò rende la Mem la lettera dell’umiltà, ma al negativo richiama le proprietà della Acque amare, imbevibili, incontrate dal popolo di Israele durante il suo viaggio nel deserto. Grazie a Mosè esse vennero rese potabili.

 

Mosè fece levare l’accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. Allora il popolo mormorò contro Mosè: “Che berremo?”. Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova. Disse: “Se tu ascolterai la voce del Signore tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t’infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!”. Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l’acqua.

 

Ciò rappresenta l’opera risanatrice che la Torà effettua negli stati inferiori della creazione. Infatti al suo più alto livello l’acqua diventa il simbolo stesso della Torah, l’unico insegnamento capace di soddisfare completamente i bisogni dell’anima umana. Da qui derivano anche i due stati della Mem, aperta e chiusa, che rappresentano i due livelli della Torah: rivelata ed esoterica.

Come l’acqua scende dall’alto al basso, così fa anche la Torah (Talmud Ta’anìt 7a).

Quindi la Torah è il dono di Dio che come la pioggia scende. Non dimentichiamo l’antica immagine del cosmo, in cui la terra era piatta e sopra c’era la calotta del cielo con Dio seduto sul seggiolone che teneva d’occhio tutto quanto.

Da questo antico retaggio deriva l’immagine di Dio sopra le nuvole, e la Torah che scende come pioggia dal cielo. Questo scendere d’alto in basso, paragonato alla pioggia, quindi all’acqua, mayim, che diventa segno e simbolo della Torah con cui Dio bagna il mondo rendendolo fertile.

Un altro motivo per cui l’acqua è associata alla Torah è il suo stato mutevole, fluido, immagine di trasformazione: lo studio della Torah pone in relazione con il potere divino di crescita e di libertà che permette il cambiamento e la trasformazione della personalità. A tal proposito, possiamo osservare che in ebraico il termine chérut (chet-resh-vau-tau) che significa libertà è charùt, che significa scolpito (le tavole della Torah sono scolpite).

 

Mikvè.

Per comprendere meglio il significato dell’Acqua, occorre considerare il Mikvé, la vasca per il bagno rituale purificatore, che implica una conversione della vita, un rinnovamento, che è anche la radice del battesimo cristiano.

I più antichi riferimenti al Mikvé presenti nella Torah riguardano un cambiamento di stato, il passaggio da una condizione ad un’altra, una sorta di morte e rinascita.

Nell’Esodo, quando fu costruito il tabernacolo nel deserto, Mosè prese Aronne e i suoi figli e li immerse nell’acqua per renderli dei sacerdoti. Questo fu il primo atto rituale che li differenziò dal resto del popolo: nacque la classe sacerdotale, i Leviti, la dinastia di Aronne.

L’immersione nel Mikvé che precede il rito di conversione del non ebreo che abbraccia la fede di Israele, simboleggia una nuova nascita, la trasformazione che la vita dell’individuo subisce. A questo proposito è scritto che dopo l’immersione il convertito è come un bambino appena nato. Da qui i moltissimi riferimenti al Mikvé come grembo materno, come luogo in cui sperimentare una vera e propria rinascita.

Le nostre traduzioni scrivono che Mosè lavò Aronne e i suoi figli con l’acqua, ma questa traduzione non è corretta. Battezzare è un termine che deriva dal greco, che significa immergere, affogare, e infatti nella cultura ebraica ci sono regole precise secondo le quali neppure un capello deve resta fuori dall’acqua.

Il battesimo di Cristo non è un’immersione nell’acqua: la sua morte e resurrezione (Pasqua) avvengono nel sepolcro, nella Madre terra, di cui la grotta simboleggia l’utero.

Il primo ad essere sepolto nell’utero della Madre Terra è Adam, che torna nell’utero di sua madre Adamà, per rinascere.

Mem contiene le acque originali come la madre nel seno della terra nutrice, della terra-madre che dona la vita, ma che anche la riprende.

Il Talmud afferma che la Mem allude alla redenzione e la sua duplice forma rappresenta i due redentori dell’umanità i cui nomi iniziano, appunto, con la Mem: il primo è Mosè, legato al primo esodo del popolo ebraico verso la Terra Promessa e quindi alla Mem aperta (mem patuàch); l’ultimo redentore è il Messia, legato alla Mem celata (mem satùm) perché è colui che realizzerà la definitiva redenzione dell’umanità, la guarigione ultima e non ancora manifesta, è colui che deve completare la storia ancora celata, sigillata, nell’Apocalisse. Solo Lui, il Messia, può aprire il Libro Sigillato, e quando potrà manifestarsi trasformerà “l’oscurità in luce e l’amaro in dolce” come dice lo Zohar.

In modo più pratico e quotidiano, il cambiamento di stato simboleggiato dalla Mem può essere ad esempio il matrimonio, oppure la gravidanza.

Nell’ebraismo, prima delle nozze, la futura sposa deve essere immersa nell’acqua per 12 volte, quante sono le tribù d’Israele, per essere purificata.

Allo stesso modo, una sposa sterile doveva fare un lungo periodo di digiuno per poi purificarsi nel Mikvè, sperando di diventare feconda. Poi magari era il marito ad essere sterile, ma nella cultura ebraica arcaica sono sempre le donne ad essere responsabili delle nascite e dunque della fertilità.

 

 

Numero 40

Nella tradizione ebraica, 40 è il numero minino di sea (unità di volume) di acqua che un Mikvè deve contenere. 40 è dunque il numero della purificazione e a tal proposito ricordiamo che anche il Diluvio Universale durò 40 giorni. Al di là del suo significato di punizione e disastro, il Diluvio può essere interpretato come un colossale Mikvè (bagno purificatorio) nel quale l’umanità venne immersa per essere purificata.

Allo stesso modo, 40 è anche il numero tipico dei periodi di attesa e di preparazione, come i 40 giorni che Mosè passò sul Sinai per ricevere la Torah, o i 40 giorni di pentimento che precedono la Festa dell’Espiazione, o ancora i quarant’anni che Israele dovette trascorrere nel deserto.

40 indica dunque un periodo necessario per soggiogare le forze selvagge dell’immaginazione negativa e degli istinti animali, e per purificarle, immergendole e facendole riemergere nelle “acqua di vita”. Tali forze istintuali provengono dal ventre (Mem) dove si trovano, appunto, le acque.

Quando gli Israeliti si trovavano nel deserto, tali energie erano rappresentate da serpenti e scorpioni che minacciavano chi si allontanava dall’accampamento: ciò rappresenta la perdita di contatto con l’anima collettiva e con le sue radici vitali.

40 è il numero del periodo dedicato alla Teshuvà, al ritornare a Dio, e questo è il significato più importante della Mem. Del numero 40 dice il Pirkey Avot: “A Quarant’anni la Binah (Conoscenza). È l’età nella quale lo studio delle parti più difficili della Cabala inizia a dare i suoi frutti più ricchi, e si apre la fontana della sapienza nascosta.

 

4-40-400. 

Mem ci rimanda subito a Daleth (in corrispondenza con Marte) che rappresenta l’archetipo dell’esistenza fisica. Per esistere fisicamente Daleth attinge alle risorse infinite delle acque matriarcali dove ogni organismo trova la sua forma e origine.

Queste acque sono contenute in Mem. Si assisterà in seguito ad una esaltazione di questa esistenza fisica, che poi diventa cosmica con Tau.

E’ evidente il legame di queste tre lettere i cui numeri sono 4, 40 e 400, e le cui iniziali formano, riunite a due a due (d-m m-t) le radici delle parole che in ebraico significa sangue (dam) e morte (moth).

Quindi queste tre lettere indicano il ciclo completo della vita che scorre nel nostro sangue fino a portarci alla morte.

Da notare che dam e moth hanno in comune la lettera m di mem, e se mem rappresenta le acque matriarcali se ne può dedurre che essa rappresenti anche la madre terra.

Seguendo questo ragionamento e ricordando che Adamo era in origine Adamah, secondo la Cabala si può tradurre con a-damah = aleph nel sangue in ebraico quindi semplicemente “l’uomo rosso” o “l’uomo generato dalla terra rossa” che potrebbe essere l’argilla.

Nascita e morte, formazione e deformazione, strutturazione e destrutturazione…

Sono i cicli naturali che ognuno di noi deve compiere.

Tutto comincia con una concezione. Quando questa concezione finisce si verifica la nascita che implica una successione di piccole morti necessarie al progresso e all’evoluzione dell’essere. All’ultimo stadio, quello spirituale, l’Essere deve morire a se stesso per rinascere e divenire uno nuovo Adamo.

 

Mem Finale – 600. 

La Mem finale si chiude su se stessa ed ha valore 600; è dunque in relazione con 6 (Vau) e 60 (Sameck).

Nello Zohar, Nun e Sameck ricevono l’ordine di non lasciarsi mai, poiché “il debole (nun) ha sempre bisogno di un sostegno (sameck)” come il mondo del “ma” è il sostegno del mondo del “mi” che vi si appoggia. Mem è il perno su cui appoggia il mondo del mi = mem yod = 50 = tutto = nun= seme.

La parola ebraica mi (Mem Yod) si traduce con “chi”, mentre la parola ebraica ma (Mem He) si traduce con “cosa”; le acque in alto del mi contengono gli archetipi, mentre le acque in basso del ma sono il compimento degli archetipi nei mondi creati.

Mem (pronunciata Mayem) = Mem+Yod+Mem = acque

Simbolo matriciale che contiene lo Yod nel cuore, cioè le acque primordiali sono inseparabili dalla potenza di germinazione

Samayim = Shin+Mem+Yod+Mem = cieli in cui vengono riunite le acque

 

 

Utilizzi della Mem

 

Em = Aleph Mem = madre

Maqom = Mem+Qoph+Vau+Mem = luogo, terra. Il Mem comporta una morte in seno alla matrice per costituire il germe che si prepara a una nascita verso una terra nuova, nuovo complesso energetico.

Mabbul = Mem+Beth+Vau+Lamed = diluvio. Il diluvio è anche matrice del frutto (bul).

Migdal = Mem+Ghimel+Daleth+Lamed = torre. Al centro vi è la felicità (gad) ma la costruzione esige la circoncisione.

Mul = Mem+Vau+Lamed = circoncidere; di fronte, davanti a. L’Uomo preso fra la sua provenienza e il suo destino si trova entro la rigorosa legge della circoncisione. Solo allora si trova di fronte a se stesso. Con la circoncisione l’uomo esce dallo condizione di separazione dal Sé.

Meged = Mem+Ghimel+Daleth = il migliore. Ha origine in gad (felicità) che all’inizio è il dag (seme).

Melekh = Mem+Lamed+Kaph = re. Colui che ha affrontato tutte le circoncisioni per raggiungere la corona

Mala = Mem+Lamed+Aleph = riempire. Vi è pienezza quando ci si trova dinanzi a se stessi, totalmente.

Me’od = Mem+Aleph+Daleth = molto. E’ anche l’anagramma di adam: l’abbondanza viene tratta dallo zampillare del desiderio (ed = vapore)

Minhah = Mem+Nun+Cheth+He = offerta. Ciò che viene portato; la riconduzione del mondo del Ma o di un elemento di esso verso l’archetipo di cui è l’immagine.

Elohim = Aleph Lamed He Yod Mem = Mem si fa sostegno di Colui/Coloro (elleh = aleph Lamed He) che si rendono deboli (Yod)

Miryam = Mem Resh Yod Mem = Mem si fa principio (Resh) delle Mayem.

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