nun

14. Nun. La Caduta e la Risalita

Nun è la quattordicesima lettera di molti abjad semitici, inclusi il fenicio, l’aramaico, l’arabo e, naturalmente, l’alfabeto ebraico.

La lettera fenicia ha dato origine alla lettera greca N (ni), all’etrusca N, alla latina N ed alla cirillica H.

 

Lettera Nun  

E’ l’ottava delle lettere semplici

E’ la quarta lettera fissata sulla lingua

Forma Serpente marino

Nun Sofit: Asse del Mondo

Valore Ghematrico forma
Nome Nun-Vau-Nun: decadenza, declino
Valore ghematrico nome 756
Simbolo Pesce, Seme
Valore numerico 50 – 700
Valore di posizione 14
Mese Cheshavan
Festività Yom Kippur
Zodiaco Scorpione
Tribù Menashè
Organo Intestino Tenue
Senso Luria: Olfatto  –   Donnolo: Andatura e Claudicanza
Tarocchi Inglesi: la Morte  –  Francesi: la Temperanza

 

 

Forma

 

nunOrigini. Si ritiene che il grafema ebraico Nun abbia la sua origine in un pittogramma proto-cananeo rappresentante un serpente, nash, che derviverebbe dall’etiope Niahas.

La parola ebraica moderna per indicare un serpente è nachash e inizia con la lettera Nun. In aramaico la stessa parola Nun significa serpente. Nell’arabo moderno, invece, la parola naḥš significa sfortuna, mentre la parola nun significa grande pesce o balena.

Altri scuole di pensiero vedono la Nun derivare da un geroglifico che rappresenta un pesce nell’acqua. 

 

Caduta – Ripiegamento. La Nun ha un aspetto piegato, raccolto su se stesso, che ricorda l’atto di inchinarsi o di ripiegarsi su se stessi, ma anche del cadere sotto un carico pesante.

Ricorda il “povero”, inteso come una persona piegata dalle difficoltà della vita, che si trova così in difficoltà che rischia di cadere.

La Nun rappresenta quindi un momento di crisi e, allo stesso tempo, la capacità dell’individuo di trovare senso e significato anche nei momenti più gravi della vita, durante crisi e depressioni.

L’insegnamento principale della Nun è quello dell’umiltà. La sua piegatura è doppia, in alto e in basso: occorre dunque essere doppiamente umili, sia nei confronti di ciò che ci sovrasta sia di ciò che sta sotto di noi.

 

Serpente marino. La lettera Nun in aramaico indica il serpente marino. Dobbiamo ricordare che Israele è una nazione che non si è mai sviluppata sul mare e che, anzi, ha sempre guardato il mare in modo piuttosto sospettoso, come un luogo di insidie, il luogo del serpente marino.

Da queste associazioni di idee, deriva il rapporto della Nun con l’acqua che purifica attraverso la sofferenza. Infatti, Nun è simbolo di sofferenza vista come “prova”, come una tentazione, per dirla in termini cristiani.

La sofferenza è quindi sentita come un rifiuto, un castigo, come una sorta di maledizione, mentre la prova consiste proprio nel restare fedeli a Dio nonostante la sofferenza che Egli Stesso infligge. In questo modo la punizione divina diventa purificazione, come il Diluvio narrato nella Genesi: “a causa della vostra violenza la terra sarà distrutta”.

Dio, all’atto della Creazione, aveva fatto ordine nel caos, e tra le prime azioni che portavano questo ordine aveva diviso le acque superiori dalle acque inferiori, in un certo senso dividendo la pioggia e l’acqua dolce e benefica dal mare, ovvero dall’acqua salata che non fa crescere alcunché. Così Dio aveva ordinato il Caos. Durante il Diluvio Universale, invece, “si aprirono le cateratte del cielo e gli abissi della terra e le acque si confusero”.

La violenza dell’uomo non si manifesta solo nei confronti di altri esseri umani, ma bensì nei confronti di ogni realtà creata. L’essere umano infatti si preoccupa solo di se stesso, senza rendersi conto di nulla. Il seme di ogni violenza è dunque non prendere coscienza dei propri rapporti con l’esterno.

La Nun rappresenta le dolorose crisi esistenziali che si susseguono l’una all’altra, come è scritto nel Salmo 42,8: “tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me, non per distruggere la persona, ma al fine di condurre la persona a una trasformazione radicale”.

Il segreto della rinascita dalla morte, così come è attribuito al simbolo della Nun, consiste, per il mondo ebraico, nella capacità di capire che la caduta può elevarci notevolmente, che anche dall’abisso si può risalire poiché Dio è vicino anche in maniera più intensa che nelle condizioni positive, secondo quanto è scritto salmo 18: “Egli fa delle tenebre il suo nascondiglio” (Sal. 18,12).

Dunque, prendere coscienza di Dio quando si è dentro le tenebre significa prendere coscienza di sé e valutare il proprio rapporto con l’esterno quando ci si trova in un periodo di grave crisi. Tale consapevolezza rende più facile rialzarsi e rinascere.

Questo processo equivale, sempre nel mondo ebraico, al liberare le scintille di divinità prigioniere del mondo delle tenebre. Vi è dunque una liberazione intesa come processo psicologico a cui segue l’incontro con la persona del Risorto, che implica un modo nuovo di approcciarsi con l’esterno, l’avere dei sensi nuovi e nuove risposte agli stimoli esterni.

Questo è anche il tema delle “prove iniziatiche” intese come il superamento delle difficoltà e delle situazioni negative, superamento che permette di avvicinarsi alla presenza divina.

Il superamento delle prove iniziatiche può portare alla profezia, che in ebraico si dice nevuà. Questa parola può essere scomposta in nun-ba che significa che la Nun viene portando con sé i doni delle Cinquanta Porte della Conoscenza.

E’ un luogo comune, nella cultura occidentale, che la grandezza dell’uomo deriva dalla sua capacità di opporsi al male. Questa lotta interminabile contro il male può essere interpretata come una prova, nella quale da un lato si trova l’uomo, mentre dall’altro c’è Dio stesso che “opera contro di lui”. Nel mondo ebraico è molto forte questo discorso della lotta tra l’Uomo e Dio, è il discorso della lotta di Giacobbe con l’angelo.

Dunque la prova, nell’ebraismo, è vista come Dio che lotta con l’Uomo, mentre nel cristianesimo è Satana che tenta Gesù.

Ad ogni modo, non appena l’Uomo dimostra la sua Volontà (di resistere alla prova), Dio rimuove la difficoltà, Satana svanisce: cambia il nostro modo di percepire. Tuttavia, dopo non molto, continua il rabbino, un nuovo ostacolo verrà a tentare l’uomo e la lotta ricomincerà daccapo, ma a un livello di coscienza superiore. In questo modo si attraversano le Cinquanta Porte.

 

Nun finale.

nun finaleQuando si trova alla fine di una parola, la Nun si scrive con una forma diritta e allungata. Ciò simboleggia chiaramente che chi sopporta le prove si rialzerà più forte, dunque essere umili non vuol dire solo piegare il capo, ma anche elevarsi a difesa dei propri ideali, di ciò in cui si crede, che è proprio ciò che permette di superare le Prove.

Secondo il Talmud le due forme della Nun rappresentano le due condizioni del fedele: il fedele piegato e il fedele eretto. La prima condizione è tipica di colui il quale, pur se piegato sotto il peso delle contrarietà della vita, non perde la fede ma al contrario rafforza il suo senso di desiderio di Dio. La seconda rappresenta il fedele esaltato da Dio, ricevendo la ricompensa per la sua umiltà e per la continuità dei suoi sforzi.

In tale forma la Nun costituisce la più lunga e diritta di tutte le lettere, indicando quel flusso di energia rettilinea che attraversa l’intera creazione e ne costituisce l’asse principale, intorno al quale ruota tutto il resto. È il bariach ha-tikhon, il palo che teneva insieme tutte le pareti del Tabernacolo, il simbolo della Linea originaria che Dio estese all’interno dello spazio vuoto formatosi dopo lo Tzimtzum, la Restrizione che ha preceduto la creazione.

Il Tabernacolo è l’Arca dell’Alleanza, ai lati della quale sono posto due cherubini con le ali ripiegate in modo tale da formare un Trono, il trono sul quale siede Dio in mezzo al suo popolo.

 

 

 

Nome

Caduta. Nun è l’iniziale della parola nefilà che significa caduta. È la lettera delle crisi più dure della vita, che se affrontate portano alla rinascita e alla rigenerazione totale della consapevolezza. Non a caso è seguita dalla Samek, che significa “appoggio”, riferendosi all’onnipresenza di Dio, alla Sua immediata capacità di offrire appoggio e sostegno in ogni circostanza.

 

Pesce. In aramaico la parola “nun” significa pesce. Nell’Alfabeto Ebraico la Nun segue la Mem, la lettera dell’acqua. Il pesce è un simbolo di fertilità, e costituisce l’estendersi della potenza creativa della Mem all’interno dell’inconscio.

Il pesce è un segno di buona fortuna e di felicità, in quanto non risente delle tempeste del mare, metafora delle bufere dell’emotività umana: il pesce fu l’unico animale a non essere ucciso dal Diluvio Universale. Inoltre, vivendo nell’acqua, che è amore e unione, diventa esso stesso il simbolo dell’amore. Per tale motivo la Torah non richiede che per essere consumato come alimento esso debba prima venir ucciso ritualmente, come nel caso dei quadrupedi e dei volatili.

Dal punto di vista esoterico il pesce possiede un senso di identificazione egoica molto inferiore rispetto a quello di qualsiasi altro animale.

Come ultimo riferimento, la Nun allude alla storia del profeta Giona ingoiato dalla balena per non aver voluto profetare. La discesa nell’acqua e la prigionia nel pesce hanno a che fare con il viaggio nei segreti dell’inconscio, alla scoperta delle parti più oscure e cadute della propria personalità. Chi riesce a riemergere si trova arricchito, in possesso delle chiavi dell’auto-realizzazione. Anche il più grande tra i profeti, Mosè, venne “tratto dalle acque”.

 

Germoglio. Il nome della Nun si riferisce ad uno dei nomi segreti del Messia contenuto nel Salmo  72,17

Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli (Yinnon ) il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato.

Il nome Yinnon contiene sia la Nun piegata che la Nun diritta (finale), indicando la complementarietà dei due stati descritti prima, cioè il fedele sofferente e il fedele trionfante.

Yinnon è un nome difficilmente traducibile, che descrive le qualità della docilità e della mitezza, di una passività non oziosa ma creativa. Ciò viene spesso interpretato nel senso che il Messia si imporrà in virtù di queste qualità, e non tramite la forza o il potere.

La parola Yinnon è radicale del verbo “propagare”, “germogliare”, da cui deriva la traduzione del verso biblico. L’idea del propagare invece ricorda un’onda che si propaga nel tempo e nello spazio, mentre da questa radice deriva il termine “niyn”, che significa discendente, prole, figlio.

 

 

Numero 50

 

Le Porte della Conoscenza. 50 è il numero delle Porte della Conoscenza, corrispondenti alle 50 domande poste da Dio a Giobbe, che voleva comprendere il problema del rapporto tra bene e male. Se si vuole trovare risposta all’eterno problema dell’esistenza del male occorre fare della propria vita una riflessione continua su tutte quelle 50 domande.

Ogni Porta è un livello di comprensione che l’anima acquisisce riguardo il Mistero divino. Tutte insieme rappresentano lo scibile del sapere umano, dal regno fisico e sensibile a quello esoterico, passando attraverso quello morale e spirituale.

 

Purificazione. 50 sono i giorni che separano l’uscita di Israele dall’Egitto dalla festa della ricezione della Torah sul Monte di Sinai. Si tratta di un periodo di purificazione ottenuta attraverso prove e difficoltà (tale periodo, chiamato omer, ha delle caratteristiche di contrizione e di lutto), che dura in tutto 49 giorni e che ci conduce, al cinquantesimo, alla cinquantesima Porta, alla vetta della Rivelazione divina, quella del sapere illuminato e completo.

 

Il Giusto Consiglio. Secondo il Talmud, 50 anni è l’età in cui si raggiunge il dono del consiglio, la potenza di entrare nei segreti dell’anima di un altro, per scorgere l’ampiezza del suo problema nascosto e riuscire a guidarlo per farlo tornare alla luce. In qualità di 50, la Nun è la lettera della sapienza esoterica, l’unica in grado di farci da guida anche nelle oscure profondità dell’abisso nel quale a volte cadiamo.

 

Giubileo. 50 è il numero degli anni del Giubileo (Yovel), il più ampio dei cicli festivi ebraici. Durante il Giubileo si proclamava la libertà assoluta di tutti i servi. Qui la Nun rivela il suo aspetto finale, in qualità di asse che attraversa l’intera creazione, indicandoci quale sia la direzione della vera origine e appartenenza di ogni cosa.

 

5 – 50. Il numero 50 si inscrive nella continuità del 5, c’è quindi una relazione che lega le lettere He (5) e Nun (50). He è il fattore di vita universale, Nun è un principio di vita individuale, che rappresenta l’esistenza che nasce da un processo di scelte, di sacrificio e di rigenerazione (individuale, appunto).

La scelta o sacrificio consiste nel rinunciare a quanto c’è di buono affinché rinasca un frutto migliore di quello che è stato sacrificato. Possiamo quindi fare questa semplice equazione

Nun: Mem = He : Daleth

il Seme (pesce) sta all’interno della Matrice come la Vita sta all’interno delle Strutture.

 

 

 

Utilizzi della Nun

 

Nachash = serpente.

Nahah = Nun+Chet+He = condurre. Il seme che supera lo steccato.

Kenegdo = Kaph+Nun+Ghimel+Daleth+Vau = dire, raccontare, far conoscere, comunicare.

 

Neged = Nun+Ghimel+Daleth = faccia a faccia; con amore. E’ formata da due pesci che si guardano: Nun simbolo del seme dell’Uomo e Dag (Daleth Ghimel), il pesce.

Il seme cade e prende coscienza di ciò che diventerà sposando il proprio femminile, il dag, che nell’incompiuto è il principio stesso del livello energetico che deve diventare. L’incontro del Nun “diventato ma debole” col Dag che sta per divenire la nuova energia, simboleggia l’Uomo che compie il faccia a faccia di se stesso con se stesso, cioè comunica. Non possiamo conoscere se non comunicando con noi stessi; non possiamo comunicare con noi stessi se non prendendo coscienza del nostro femminile e sposandolo. Sposando le proprie energie andiamo verso il vero Io confronto al quale l’Io pensante e agente ad un livello ordinario appartiene all’uomo-animale.

 

Nafal = Nun+Peh+Lamed = cadere

Noflim = Nun+Peh+Lamed+Yod+Mem = quelli che vacillano, i deboli. Chiunque si crede forte non è che debolezza sterile, perché incosciente. Il Nun esprime questa debolezza poiché spesso sparisce o viene sostituita da un’altra lettera.

 

Nabi = Nun+Beth+Yod+Aleph = profeta. Colui che entra nella partecipazione all’Io Universale della Creazione.

 

Nora = Nun+Vau+Resh+Aleph = timore. E’ il timore del nun davani ad or, la luce.

 

Neveh = Nun+Vau+He = bellezza. Ha la fragilità del pesce che non è ancora divenuto figlio ben = Beth+Nun = totalmente bello.

Nessun tentativo di risveglio può avvenire senza l’educazione del controllo dei pensieri. Chi si lascia andare tutto il giorno ad un vagabondaggio cerebrale mantiene un discorso mentale che rende salda la sua prigione: i pensieri non controllati appartengono alle categorie mentali schiave delle energie che non sposate svolgono un ruolo negativo generando emozioni, angosce, paure e conseguentemente malattie, sofferenze e morte.

L’uomo, la cui intelligenza non sia illuminata dalla Sapienza, costruisce opere esteriori a sé nelle quali investe ed esaurisce tutte le sue energie. Non si costruisce.

Le opere esteriori sono giuste solamente quando sono frutto della Grande Opera interiore, altrimenti rischiano di schiacciare l’uomo anziché costruirlo.  Per questi uomini il solo ascolto è della loro paura di non corrispondere alle norme sociali che danno sicurezza.

Le energie investite in opere giuste non si esauriscono, ma sono costantemente rinnovate da una specie di cordone ombelicale che parte dal nucleo divino, anch’esso reso forte dalla grande opera interiore. Il problema tocca quello del “posto giusto” necessario per la costruzione dell’uomo, il luogo dell’inserimento del feto nel grembo della madre per portare a termine il figlio. Qui si tratta di portare a termine lo Yod.

 

 

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