shin

21. Shin. Distruzione e Cambiamento

E’ la ventunesima lettera dell’alfabeto ebraico e dell’alfabeto fenicio. 

E’ all’origine del sigma greco (Σ), della S latino e delle lettere cirilliche Es (С) e Ša (Ш), e potrebbe aver ispirato la forma della lettera Ša dell’alfabeto glagolitico.

 

Lettera corrispondente Con un puntino in alto a destra si pronuncia Sh, con un puntino in alto a sinistra si pronuncia S.

È la terza lettera incisa sulle labbra.

È la terza delle lettere madri.

 

Forma L’unità dei Tre nell’Uno. È la lettera più armoniosa e simmetrica, simbolo di equilibrio e di grazia.

I tre Patriarchi, i tre cammini dell’Albero della Vita.
L’unione di Chokhmà, Binà e Da’at.
Nel futuro alla Shin verrà aggiunta una quarta testa, il segreto della femminilità redenta che sale al di sopra della mascolinità.

Valore Ghematrico forma Vau-Vau-Vau= 666 = 18 = 9
Nome Dente, anno, cambiamento.
Il cambiamento è l’essenza della realtà.
Valore ghematrico nome
Simbolo Dente. Ciò con cui incido e trasformo il cibo avviando la trasformazione della materia in energia.
Valore numerico: 300 Ruach Elohim = Spirito o Soffio di Dio
Valore di posizione: 21
Mese
Festività
Zodiaco Elemento fuoco = Fuoco come Spirito = sublimazione della fiamma di vita. Il Fuoco è lo Spirito resosi materia; esso cala al centro del Tetragramma formando il nome di Gesù YHSVH. La forza ignea dello Spirito cala sulla terra per distruggere, sublimare, trasformare, rinnovare.
Tribù
Organo Testa
Senso Intransigenza
Sentiero Esoterismo: Malkuth-Hod; Ebraismo: Chochmah-Binah
Tarocchi Inglesi: Il Giudizio ; Francesi: Il Matto

 

 

Forma

 

Ideogramma
Il geroglifico egiziano disegna un arco con la corda tesa rivolto verso l’alto. L’ebraico del Sinai traccia solo l’arco, e sulla stele di Mesha si trova lo stesso disegno più acutizzato. L’ebraico quadrato adotta il segno del tridente, che si è poi evoluto nel Sigma greco e nella S latina.

L’arco teso simboleggia la potenza del movimento contenuto e concentrato prima dello scatto, e nello scoccare stesso. La lettera rappresenta sia un’immensa riserva di energia pronta a esplodere, che l’esplosione stessa (unità e molteplicità). L’esplosione non è intesa solo in senso distruttivo, ma anche costruttivo, come il sorgere, il fiorire, l’ordinarsi secondo un ritmo e un’armonia inscritti nell’origine. 

La forma della lettera ricorda fenomeni naturali che sembrano sollevarsi verso il cielo, come a cercare Dio. Ad esempio i rami di un albero, le fiamme del falò, o un campo di fiori. Questo simbolismo si trova anche quando Mosè prega mentre Israele combatte Amalek. La Torà ci dice che Israele prevaleva quando Mosè teneva alzate le sue mani (Esodo 17:11). La Shin è una silouhette di Mosè, con le due braccia alzate e la testa in mezzo. Quindi, non erano i supposti poteri magici di Mosè a dare la vittoria, ma la Emunà (fede) con la quale egli ispirava il popolo di Israele a rivolgere i propri occhi verso Hashem (il Nome). (Mishnah; Rosh Hashanà 3:8)

 

La Triplicità

Shin è la lettera dalla forma più armoniosa e simmetrica, simbolo di equilibrio e di grazia. Essa convoglia la grazia e la bellezza che rendono attraente l’anima, tramite il suo farsi equilibrata. In ebraico “grazia” (chen) significa “la bellezza che deriva dalla simmetria”. Simmetria significa che la parte destra dev’essere sviluppata come la sinistra, la parte alta come quella bassa. Ciò equivale ad una crescita organica e ben diretta in tutti i settori della vita: il sentimento dell’amore deve venir equilibrato da quello della forza, le esigenze materiali da quelle spirituali, e viceversa.

Secondo il Sefer Yetzirah, Shin governa la testa umana, continuando e approfondendo la tematica della Resh. Shin è, infatti, la lettera incisa sui Filatteri che l’ebreo religioso si mette sul capo durante la preghiera mattutina.

Il pensiero rettificato è quello capace di percepire e rivelare simmetria e armonia, bellezza e grazia, unificando in un unico atto cognitivo le diverse facoltà presenti nelle varie parti dell’intelletto. 

La Cabala contiene insegnamenti rivolti ad unificare le varie componenti dell’intelletto, in quanto essa è la sapienza delle corrispondenze, del parallelismo, delle simmetrie. La Cabala educa la mente a riconoscere la rete di connessioni che si trova sotto l’apparente confusione ed estraneità delle varie parti della Creazione.

Le tre punte della Shin rappresentano le tre parti del cervello, ottenute tramite una sezione trasversale: a destra la parte intuitiva, a sinistra quella logica, e nel mezzo la sede dei sentimenti; il punto in basso rappresenta la Conoscenza unificatrice di Da’at, che ha sede nel cervelletto.

La forma della Shin allude anche alla triplice struttura del cervello se analizzato longitudinalmente: rettiliano, mammaliano ed umano (posteriore, centrale e frontale).

Le tre linee della Shin rappresentano anche tre lingue di fuoco, alimentate dallo stesso ceppo, insegnando che ogni triade si appoggia su di una fondamentale esperienza d’unità. L’unità della triade simbolizzata nella forma della Shin contiene insegnamenti molto importanti.

Tre sono i Patriarchi di Israele che con le 4 madri danno origine alle 12 tribù di Israele, che esplodono poi in 144.000 santi (12 volte 12.000) segnati col sigillo, che formano la Gerusalemme Celeste.

Tre sono i pilastri dell’Albero della Vita. Tre sono le parti di Israele (Cohanim, Levim, Israelim).

La lettera Shin simboleggia anche la triade che, nell’induismo, è costituita da Brahma, Visnu e Shiva. Inoltre ricorda anche il tridente di Shiva.

Nel suo livello più elevato la Shin allude alle tre Estremità di Keter, uno dei segreti più importanti della Cabala: la prima in alto è l’Estremità Inconoscibile, il luogo ove giacciono le risposte ai più drammatici interrogativi umani, compreso quello della dualità tra bene e male; poi viene l’Estremità del Nulla, sede del piacere beatifico, contemplando il quale Dio ha concepito il desiderio di creare il mondo; infine troviamo l’Estremità Infinitamente Lunga, l’irradiarsi del Volere divino che si estende attraverso l’intera estensione dei mondi creati, spirituali e materiali.

La forma della Shin ricorda le fiamme del fuoco, e il suono è riconducibile al sibilo prodotto dalla combustione e dal fuoco stesso. Ciò ha a che fare con la triplice natura del fuoco: AUB, AUD, AUR.

La radice AU in ebraico significa desiderio. 

Le lettere BDR corrispondono rispettivamente a Mercurio, Venere e Sole, i Sephiroth Hod, Netzah e Tifereth, formanti il triangolo mediano dell’Albero della Vita, i cui lati, nell’esoterismo, sono le Vie Ayin e Nun, un antico modo egizio di chiamare il Sole, e la cui base è Peh, la Torre dell’Io che crolla sotto i lampi dell’Illuminazione.

AUB è una radice fonetica che ha a che fare con il termine serpente ed indica il Fuoco che consuma eccitando; è il fuoco dell’eccitazione, dell’accensione degli stimoli sessuali.

AUD è il Fuoco Astrale, l’ elettromagnetismo responsabile della trasformazione e del passaggio dell’energia da una condizione all’altra (polarizzazione); è il Fuoco dell’Amore che accende il sistema nervoso.

AUR significa Luce ed è il Fuoco trascendente, il Fuoco creatore.

Come azione esterna, Shin rappresenta il fuoco che si espande e irradia luce e sapere dalla Fonte. Il suo significato tradizionale è quello del Fuoco Cosmico.

Come azione interiore, Shin è l’energia in movimento che vivifica ogni forma di esistenza.

Dalla parola Saraf che significa ardere, deriva la parola Serafino, colui che arde (Shin-Resh-Peh). Le lettere Resh e Peh insieme significano “guarire”, dunque Shin è il fuoco, o calore, che guarisce. Il Serafino riceve il fuoco divino e lo trasmette all’uomo (mito di Prometeo nella mitologia ellenica,  o Loki nella mitologia norrena).

La parola Suf significa avvolgere ricoprire, e ciò ricorda il il serpente Kundalini addormentato che avvolge le sue spire alla base della colonna vertebrale.

Il serpente della Genesi, Shaitan (Shin-Teth-Nun = Avversario), cioè Satana = è l’energia avvolta sul seme dell’abisso. La stessa parola serpente (Nehas = Nun-He-Shin) indica l’energia che pervade il seme che giace nell’abisso.

Nehas nehoset (Nun-He-Shin  Nun-He-Shin-Tau) significa Serpente di bronzo, ed è il serpente che crea Mosè dalla sua verga di legno. Un gioco di parole intraducibile lega il serpente al bronzo, facendo del bronzo un serpente compiuto. Chiunque fosse morso da un serpente (avvelenato, contagiato), guardava il serpente di bronzo e guariva, dunque viveva. In Isaia, il bronzo è una trasmutazione del legno.

Cristo si identifica con la croce in legno, al nehas neoseth, affinché chiunque creda in lui abbia vita eterna.

Satana, il serpente della Genesi, porta dunque in sé un fuoco che consuma, divora, distrugge, uccide: è il fuoco della passione. Ma dalle ceneri di questo fuoco rinascerà un campo (di coscienza) più fertile.

Sadeh = Shin Daleth He = Campo = 309; Sad = Shin Daleth = seno = 304. Entrambi rappresentano concretamente ciò che da nutrimento. Un campo di coscienza è dato dalla quantità di alimento a cui Shin ha lasciato il passaggio Daleth.

Shin rappresenta l’onnipotenza contenuta in ciascuno di noi, nello Yod, nel seme, nel nome, che viene svelata a poco a poco, per quel tanto che l’Uomo può sopportare. Shin libera l’energia contenuta nello Yod. Il suono-vibrazione (nome) libera l’energia contenuta in potenza (yod).

In ragione di quanto l’Uomo abbia elevato la propria coscienza, potrà scendere nel profondo per attingere informazioni ed energia dalla Shin, nascosta nel profondo. 

Inoltre, Shin è anche l’niziale delle parole shedai, che significa illimitato, e shalom che significa pace, ed anche di shirà, che significa canto, e della parola shimchà, che significa gioia. 

 

Vau-Vau-Vau: 666

La lettera Shin è composta da tre lettere Vau, poste l’una accanto all’altra, che danno il numero 666. Questo è il numero del Sole, non del male, come spesso si crede. Il numero 666 è il numero del mistero. Il valore di posizione di Shin è 21, e corrisponda all’Arcano Maggiore numero XX dei Tarocchi (con Alef=0 nel sistema inglese), cioè il Sole. Il numero 20 rimanda alla Kaf, oppure alla Yod che indica la mano con cui si impugna un’arma o un attrezzo.

 

Dente

La lettera Shin rappresenta un dente. La forma della lettera si riferisce alle tre radici dei denti molari, indicando al consumo del cibo e al mangiare metaforico, al comprendere e all’apprendere.

Un’altra immagine potrebbe essere anche quella di un largo sorriso, che mostra tanti denti splendenti.

Shin ha dunque la forma di una dentatura. La dentatura sigilla la porta del Verbo. Il Verbo è il Nome, la vita. 

I denti simboleggiano le pietre di fondazione di un edificio la cui lingua (logos) è la pietra angolare. Dunque Shin è la pietra angolare con cui le altre devono confrontarsi.

Tu sei degno, dice Dio alla Shin nello Zohar; ye’ot (aleph vau tau) = degno, nonostante sia l’iniziale della parola Shin Qof Resh = Seqer = menzogna. Queste tre lettere sono nello stesso ordine in cui si trovano nell’Alfabeto Ebraico. Ciò indica che anche la più nefanda menzogna cerca sempre di travestirsi da verità, (Rashì, Numeri 13:27).

Il nome della vocale Shuruq (U) è formato dalle stesse consonanti di Seqer (falso). Quindi questa vocale non appare in nessuno dei Nomi Divini che non può essere cancellato, non appare nemmeno nella prima frase della Genesi, che è stata completamente basata sulla verità, nè nei Dieci Comandamenti, che sono chiamati Torat Emet (l’insegnamento della verità), e neppure nei nomi dei padri e delle madri di Israele, che sono chiamati Zera Emet (il seme della verità) (Geremia 2:21, Rav Bachià).

“Tu sei vera” dice Dio alla lettera Shin. Shin è un principio cosmico in costante espansione, come l’individuo in formazione. Non bara e non finge mai, poiché non saprebbe essere diverso da ciò che è.

 

 

Nome

 

Nome

Sem = Shin Mem = Nome. Il Nome è nascosto nel profondo delle acque del non-compiuto.

Sam = Shin+Mem = laggiù. La parola contiene il Nome (shem). La tradizione da seguire è la via del Nome, ultimo fine del nostro viaggio. Questa via passa e prende radice in ogni istante dal qui=poh. Il qui è lo spazio-tempo del divino.
L’Uomo che ha pienamente vissuto l’Ayin, che è morto nel profondo delle sue sorgenti, risorge nel Verbo, diventa la tradizione vivente, la Parola viva. 

Il suo potere creativo è riconquistato: non è più procreatore con il sesso ma creatore con la Parola (feh = Peh-He); inoltre la sua strada non è ancora finita: ora è chiamato alla perfetta somiglianza, alle nozze divine.

 

Anno

Shin significa “anno”, da una radice indicante “ripetizione”.

Al livello più basso è il simbolo dell’entropia presente nella creazione, intesa come un ciclo chiuso che riporta inesorabilmente al punto di partenza. Qui la Shin viene vissuta anche come “sonno” (sheinà), lo stato di passività della consapevolezza che causa i processi di invecchiamento. Yashan, un altro significato della Shin, vuol dire “vecchio”.

Al positivo, il senso di “ripetizione” presente nella Shin si rivela nella Mishnà, la parte principale della Torah orale, il cui testo va studiato e memorizzato tramite una paziente e continua ripetizione.

 

Dente

Shin significa “dente” (Shen). Il dente è ciò che uso per mangiare, per distruggere la materia a trasformarla in energia. È l’origine dell’abilità di masticare le informazioni che ci giungono dall’esterno per integrarle nella consapevolezza. I denti sono il simbolo della sapienza, poiché sono 32, come i Sentieri della Sapienza.

 

Cambiamento

Shin significa “cambiamento” (Shinui). La sapienza consiste nell’improvvisa rivelazione di un qualcosa la cui natura era precedentemente nascosta. Si tratta della capacità di rinnovare vecchie abitudini, superando vecchi schemi mentali, e di rinfrescare la propria comprensione della verità.

Tuttavia Shin come “ripetizione” (Mishnà) ci avverte che non è possibile vivere di soli cambiamenti. Occorre che vi sia una base di identità stabile e costante, una fedeltà di fondo ad una serie di principi immutabili, altrimenti i cambiamenti porteranno alla disgregazione.

Per quel che riguarda il processo di apprendimento sapienziale, dopo una nuova rivelazione occorre che la mente ripeta diligentemente quanto appreso, se vuole assimilarlo in profondità.

 

 

 

Numero 300

 

Omologo del Ghimel (3) e del Lamed (30), Shin (300) riporta l’idea di movimento.

300 è il valore numerico di Ruach Elohim (Spirito di Dio). I maestri di Cabala dicono che Ruach Elohim è il primo Nome segreto del Messia a cui la Torà fa riferimento. Infatti, all’inizio della Genesi, è scritto che la terra era “informe e vuota e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. Si tratta del potere divino di porre ordine nel caos, grazie alla rivelazione delle proprietà matematiche e fisiche del cosmo, che sono estremamente simmetriche.

Occorre che la comprensione delle regole della Creazione si estenda anche alle radici esoteriche, o altrimenti tale conoscenza non potrà mai superare la legge dell’entropia, che tende inesorabilmente a riportare il mondo al caos.

La Shin è simbolo dello spirito del fuoco che opera dentro l’uomo, infatti questa lettera è al centro della parola di maschio e femmina, (ish e ishà) . Per la sua forma e per il suo suono è collegata con l’elemento fuoco, in quanto ne ricorda il movimento ascensionale e rappresenta perciò lo sforzo di chi tende al divino. Come la fiamma brucia e trasforma un elemento materiale, il legno si consuma e muta in fumo che si eleva verso l’alto, così la Shin è la lettera dell’elevazione spirituale, della fiamma interiore che brucia i contenuti materiali della mente e li trasforma.

Lungo la ruota zodiacale, 300 è il numero del grado ove incomincia il segno dell’Acquario. 

Nella tradizione cristiana “ascesi” significa salire verso la luce. Spesso, nelle chiese e nelle cripte, le finestre sono precedute da scalini: non sono un elemento decorativo, ma è un simbolo per ricordare ai monaci che la loro vita è un’ascesi, cioè un salire verso la luce. Tutte le regole monastiche ricordano la scala di Giacobbe, la visione della sala di Romualdo, la scala delle perfezioni di Benedetto, la scala di san Giovanni Climaco,… Ovvero comportano la visione della scala, che implica il salire dell’Uomo verso Dio e il discendere di Dio verso l’Uomo.

La prima fase di tale processo di risalita dell’Uomo (e della donna), è lo sheket cioè il silenzio, la tranquillità, la quiete interiore, lo stato di rilassamento e di distensione, presupposti indispensabili per ogni pratica di meditazione.

Entrare in questo stato di silenzio è una lunga disciplina che conduce alla pace (shalom) e alla serenità (shalvà) che derivano dal senso di completezza, di coerenza con la propria storia, di conoscenza e accettazione di sé, che porta a smettere di illudersi e ad essere se stessi nella propria autenticità, riconoscendo i propri limiti e le proprie deficienze.

Solo conoscendo il nostro limite potremo superarlo ed andare oltre. Occorre sapere ciò che possiamo fare (altrimenti non sappiamo che fare), e quindi compierlo senza fare né un passo in più né uno di meno.

Questo conoscersi è trovare finalmente la pace e la serenità che permette realmente di costruire se stessi, di andare avanti nel proprio cammino in armonia con gli altri.

Se non sai amare, conoscere e accettare te stesso, non potrai mai conoscere e accettare gli altri.

Normalmente siamo tentati di giudicare gli altri in base alle nostre frustrazioni, perciò siamo incapaci di ascoltarli ma li giudichiamo e li interpretiamo con i nostri occhi, spesso appannati dalle nostre frustrazioni.

“Voi non sapete stare in pace perché non sapete ascoltare e non sapete chiedere, perciò diventate violenti”.

La capacità di ascolto rende capaci anche di chiedere, poiché si è certi di essere ascoltati e accolti. La condivisione della vita è in grado di far superare i conflitti e la violenza.

Shin è la prima lettera dello Shemah: Ascolta Israele Hashem, il nome è l’Unico, il nome è il tuo Dio, Hashem è il nostro Dio. Lo Schemah è l’invito ad ascoltare la voce interiore che è la voce di Dio in noi.

Le 613 osservanze dell’ebraismo sono tali per cui ogni gesto dell’ebreo è presieduto da un precetto.  Il punto però non è compiere quel precetto, ma il fatto che, per mezzo del precetto, l’ebreo giunge a comprendere il senso di quello di ciò che fa, il senso delle proprie azioni.

Vivere le Mitzvot significa comprendere veramente tutto il senso delle interazioni di tutti i gesti che compiamo nella nostra esistenza. Ecco perché sono così tanti, 613, e praticamente abbracciano il grande orizzonte delle azioni umane affinché se ne comprenda il senso.

 

 

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