Cabala

Cos’è la Cabala

 

La parola ebraica QBLH (Qabalah) deriva dalla radice QBL “Quibel”, che significa ricevere. Il termine Qabalah si traduce esattamente con “ricevuta” e, in effetti, se andassimo in Israele e chiedessimo una qabalah in un negozio, ci farebbero proprio una ricevuta. 

L’atto del ricevere implica necessariamente tre componenti: una fonte che trasmette, qualcosa da trasmettere e qualcuno o qualcosa che riceve quanto trasmesso. Questo passaggio si riferisce all’uso di tramandare la conoscenza acquisita, ed è quindi strettamente collegato al termine “tradizione”, che riassume perfettamente il concetto.

La tradizione non è qualcosa di arcaico e ormai superato che si porta avanti per mero sentimentalismo malinconico, ma nasce e cresce attraverso momenti di gloria e di decadenza, accettazione e rifiuti, sbagli e vittorie. Essa muta col mutare delle culture degli esseri umani, fin quando è stato emesso il primo vagito, dunque si adatta, indossa maschere, usi e costumi che noi stessi le attribuiamo. La tradizione è viva e pulsante, come noi stessi, come ogni essere vivente poiché essa stessa è viva.

Il modello che permette la Tradizione, è composto da tre elementi: emittente – messaggio – ricevente. Questo è anche lo schema della comunicazione. Ed è facile notare che esso è uno e trino. Questa semplice osservazione può, da sola, fa nascere molteplici spunti riflessivi, sui quali però non è ancora il momento di addentrarsi. Per ora, limitiamoci ad osservare: la tradizione implica la comunicazione.

Che cosa è, quindi, la Cabala? La Cabala è La Tradizione, e dal momento che essa implica la comunicazione, la Cabala rappresenta il metodo, il sistema, il percorso, per comunicare con il divino. E il fine è proprio quello di “ricevere” Dio. 

La Cabala è un concetto mistico nato in seno all’ebraismo e rappresenta la parte esoterica del Vecchio Testamento. Sebbene gli Ebrei sostengano che la Cabala sia stata tramandata dai Patriarchi citati nella Bibbia, gli storici affermano che prese forma compiuta intorno al XIII secolo. Tuttavia la prima apparizione di idee cabaliste si può far risalire intorno al VI secolo a.C. Si trovano tracce di concetti cabalistici nella letteratura magica, apocalittica e angeologica, come ad esempio nel Libro di Enoch Durante il Medioevo, la Cabala si diffuse in Europa e, pur mantenendo a pieno diritto la sua origine ebraica, entrò a far parte della cultura europea.

Il primo testo pienamente cabalista è il Sefer ha-Yezirah o Libro della Formazione, composto tra il III e il V secolo, probabilmente non da un solo autore. L’opera è caratterizzata da uno stile ermetico ed enigmatico, e tratta la Creazione mediante i 32 sentieri, cioè le 10 Sefiroth e le 22 lettere dell’Alefbeit, che insieme compongono l’Albero della Vita.

La tradizione vuole che accanto al Sefer ha-Yezirah vi fosse un altro libro di tipo decisamente più pratico, inerente all’uso delle 22 lettere. Ma, ammesso che tale opera sia esistita, sembra proprio che sia andata perduta.

Tra il VI e l’XI secolo, il centro dell’Ebraismo fu la città di Babilonia: qui si ebbe un notevole sviluppo dell’angelologia e della demonologia. Il testo più rappresentativo che è emerso da tale contesto è il Raza Rabba o Grande Mistero, comparso appunto a Babilonia nel X secolo. Le pratiche teurgiche, demonologiche e angelologiche trovarono particolare aderenza in Italia.

In Provenza comparve, tra il 1150 e il 1200, il Sefer ha-Bahir o Libro del Fulgore, probabilmente frutto dell’elaborazione di testi anteriori da parte dei gruppi di cabalisti provenzali.

Tra questi gruppi, la figura di maggior rilievo fu quella di Isacco il Cieco (1160-1235), che sviluppò una teoria sistematica delle Sefiroth partendo dal principio da cui vengono emanate (il Dio Nascosto, cioè che non si è ancora rivelato, Dio nello stato che precede la Creazione), e una pratica mistica contemplativa che, attraverso la meditazione delle Sefiroth, porta alla comunione con Dio. Inoltre si occupò del tema dei cicli cosmici, della trasmigrazione delle anime, dei segreti della Torah, e del problema del male.

Sotto la spinta di Isacco il Cieco, nacque il centro di Girona, la Chaburah Qedoshah o Associazione Sacra, vero e proprio punto di riferimento per la diffusione dell’ebraismo e della Cabala in tutto il Mediterraneo, da cui venne redatto in forma anonima il Sefer ha-Temunah o Libro della Presenza, datato intorno al 1250. Si tratta di un’opera oscura che contiene una spiegazione dettagliata sui cicli cosmici.

Nel frattempo, nella regione Castigliana prese piede una Cabala di essenza gnostica.

Dalla fusione di Girona e del Castigliano nacque, intorno al 1280, la più importante opera della Cabala: il Sefer ha-Zohar o Libro dello Splendore.

Sempre in Spagna, nello stesso periodo, si svilupparono altre due correnti cabaliste ispirate al pensiero di Maimonide (1138 – 1204), un rabbino spagnolo, filosofo e medico, che scrisse diversi libri sul giudaismo e sui precetti della fede ebraica. In queste due correnti i personaggi di rilievo frono Isaac Ibn Latif, che sviluppò una cabala di tipo mistico-esoterico e filosofico, e Abram Abulafia (1240 – ? dopo il 1291 di lui si perse ogni traccia) che si dedicò all’aspetto estatico-profetico della Cabala.

Abulafia ritiene che la perfezione individuale, intellettuale e spirituale sia più importante di tutto il resto, soprattutto della vita scandita da riti ordinari, spesso eseguiti in modo meccanico, quindi privi di vero significato.

Uno dei concetti fondamentali della Cabala abulafiana sono i tre Messia (che non hanno nulla a che vedere con la Trinità cristiana come alcuni sostengono). I tre messia si riferiscono all’Intelletto Materiale, L’intelletto Agente e la Persona Messianica.

L’Intelletto Materiale (Mashiach) è il redentore che influenza l’anima e la può salvare dal dominio della materialità e dal loro potere.

L’Intelletto Agente è una potenza cosmica ed è spesso considerato come ultimo di dieci intelletti o emanazioni divine. Esso è responsabile di tutti i cambiamenti nella natura e di tutti i processi associati all’intelletto umano.

La Persona Messianica non è altro che l’espressione esterna dei processi tra le due entità spirituali. Per Abulafia, la persona del Messia è molto meno importante della sua funzione, poiché il suo accesso a forme superiori di intellezione porta ad una perdita di importanza di ogni carattere individuale.

Abulafia tratta poi dei “sigilli”, ovvero di barriere che separano l’anima dalla dimensione divina e la trattengono nel suo naturale dominio della vita (racchiusa nella percezione sensoriale e materiale). Le tecniche di meditazione di Abulafia (in particolare quelle con le lettere dell’Alefbeit, le visualizzazioni e le tecniche respiratorie) servono proprio a superare queste barriera.

Durante il XIV e il XV secolo fiorirono gli studi che trasformarono la Cabala in un insieme ordinato, ma senza aggiungere nulla.

Dopo l’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492, si formarono dei piccoli circoli sparsi per tutta l’Europa, che favorirono la diffusione della Cabala, in particolare delle correnti messianiche e apocalittiche.

Nel XVI si forma un nuovo grande centro a Safed, in Palestina, in cui emerge Giacobbe Cordovero (1522-1570) che interpreta la dottrina delle Sefirot come una dialettica immanente che opera all’interno del processo dell’emanazione, visto come un processo casuale e formativo.

Tuttavia il massimo esponente della scuola di Safed fu Isaac Luria Askenazi (1534 – 1572) che creò un sistema decisamente più comprensibile e ordinato utilizzando un linguaggio ricco di simbolismi. Inoltre sviluppò la teoria dei Nomi Sacri e creò un nuovo approccio meditativo e nuovi metodi di preghiera.

La configurazione della Cabala sviluppata nel centro di Safed è quella ancora attuale e maggiormente diffusa.

 

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