Temurah e Notariqon: i Codici della Bibbia

Una meditazione cabalistica, condotta con uno scopo spirituale profondo e consapevole, può avvicinare alla dimensione esperienziale completa, fino a giungere ad essere “profetica”. Si parla, allora, di Cabala Profetica. Nella Cabala la profezia rappresenta l’espressione spirituale più elevata della vita di un essere umano.

La tradizione cabalistica tramanda tecniche che ci consentono di giungere a stati di coscienza – ed esperienza – capaci di cambiare il nostro modo di vivere e sentire la vita.

Alcune di queste tecniche si basano su approcci meditativi tradizionali  fondati, per esempio, sulla visualizzazione dei Salmi di David Ha Melekh (Tikkun Tehllim); altre appaiono in alcuni scritti medievali, come quelli di Abraham Abulafia. Si tratta, tuttavia, di approcci meditativi parziali, dove prevalgono le istruzioni di carattere ontologico, ma i lavori che si celano dietro le pratiche recitative vanno ben oltre il significato ontologico o linguistico di un testo.

Raramente si trovano indicazioni che consentono di addentrarci nella pratica delle tecniche più affascinanti e misteriose, che implicano la sinestesia , votate allo sviluppo di fenomeni neurologici capaci di integrare i sensi con i processi cognitivi. L’esperienza sensoriale-cognitiva riesce ad andare oltre i linguaggi comunicativi, fino a donare un’esperienza  aperta alla sinestesi, capace di condurre fino all’inspiegabile dimensione profetica, in cui il significato della parola non è più definibile.

La profezia è, infatti,  un’esperienza animica, che la tradizione indica come uno stato dell’anima in cui il Ruach haQodesh (רוח הקודש), lo “Spirito di Santità” rende possibile il “ricevere“ (la parola cabala significa proprio ricevere). La Profezia potrebbe essere definita come la “pratica suprema del ricevere”, che si esprime in un piano esperienziale a-dimensionale, fuori da qualsiasi dimensione o scala ontologica, attraverso la quale siamo abituati a catalogare cose e concetti.

L’esperienza cabalistica costituisce sempre una forma di passaggio da uno stato psichico ad un’altro  e, nel caso della Cabala Profetica, il passaggio conduce ad un nuovo modello comunicativo, dove tecniche, simboli, formule, linguaggi, forme, ritmi vocali e sequenze ben strutturate, concetti e pensieri, abbandonano il controllo del nostro essere.

La Cabala Profetica permette di attingere una risposta inequivocabile sulla vita da una dimensione meditativa, esperienziale, visionaria, bellissima e tremenda.

Per giungere a questa dimensione, il cabalista può avvalersi di alcune tecniche, quali ad esempio la Ghematria (גימטריא) che si avvale di codici numerici, di cui si è già trattato nell’articolo precedente.

Chi invece preferisce i codice cifrati ai calcoli numerici, può avvalersi della tecnica detta Temurah, (צופן אתב”ש‎), in cui le parole e le frasi della Bibbia (Tanakh) rivelano,  attraverso più tipi di trasmutazione delle lettere, significati profondi, nascosti dalle parole stesse.

Oppure, che ama gli acronimi, può avvalersi della tecnica detta Notariqon (נוטריקון).

In tutti e tre i casi, il paradosso sarà al centro della pratica stessa, ed emergeranno significati esoterici capaci di aprire una dimensione di conoscenza inaspettata.

 

Temurah

La tecnica detta Temurah‎ è uno dei tre antichi metodi utilizzati dai cabalisti per riordinare le parole e le frasi della Bibbia ebraica (Tanakh), modificando le lettere di certe parole per creare un nuovo significato per un passo biblico.

Questa tecnica è applicabile esclusivamente alla Bibbia Ebraica in quanto, se fosse applicata all’italiano, le parole si trasformerebbero in una serie di lettere senza senso. In ebraico, invece, danno quasi sempre un senso compiuto.

Esistono diversi cifrari di Temurah, ognuno dei quali conduce a risultati diversi.

Il sistema più semplice è detto Atbash: la prima lettera dell’alfabeto ebraico è sostituita con l’ultima, la seconda con la penultima, e così via. Da queste quattro lettere è derivato il nome di Atbash (A con T, B con Sh). Crittando due (o un numero pari di) volte di seguito un testo, si ottiene il testo originale.

Questo sistema non tiene conto delle lettere finali, per cui esiste anche in una versione un po’ più complessa:

Un utilizzo esemplare di questo codice riguarda il libro di Geremia nella Bibbia, dove la parola Sheshach viene ripetuta varie volte in frasi quali: Il re di Sheshach, il popolo di Sheshach, la città di Sheshach. Dopo varie ricerche non si è mai riusciti a identificare tale città, finché uno studioso applicò il codice Atbash: in ebraico Sheshach si scrive Shin-Shin-Kaph, che applicando l’Atbash corrisponde a Beth-Beth-Lamed, la cui pronuncia è Babel, cioè Babele.

Sempre nel libro di Geremia, il codice Atbash è applicato anche alle parole Leb Kamai, da cui si ricava il termine Kasdim, cioè i Caldei.

Un altro utilizzo molto interessante del codice Atbash è stato applicato da Hugh Joseph Schonfield ( Londra , 17 maggio 1901 – 24 gennaio 1988, Londra): uno studioso britannico della Bibbia specializzato nel Nuovo Testamento e nel primo sviluppo della religione e della chiesa cristiana, che si interessò molto anche alle accuse di eresia lanciate contro i Cavalieri Templari.

Hugh Schonfield tradusse la parola Baphomet, composta dalle lettere ebraiche Beth-Peh-Vau-Mem-Tau, applicando il codice ATBASH e ottenendo come risultato le lettere Shin-Vau-Peh-Yod-Alef, che formano la parola Sophia, che in greco si traduce con Sapienza. Dunque nel contesto dei Templari,  secondo Schonfield, la dea greca Sophia era posta in primo piano. 

 

Un altro sistema molto semplice è detto Avgad, che sostituisce ogni lettera con la lettera precedente. Utilizzando l’alefbeth circolare scritto da destra verso sinistra, si procede in senso orario.

 

Il terzo sistema più conosciuto è detto Albam: Sostituisce la prima lettera dell’alfabeto con la dodicesima, la seconda con la tredicesima, e così via. Anche questo sistema, come l’Albath, è reversibile: applicandolo due (o un numero pari di) volte sullo stesso testo, si ottiene il testo originale. Sempre come l’Albath, prende il nome dalle prime due lettere cifrate: Alef-Lamed Beth-Mem.

 

Una delle forme più utilizzate è detta Aik Bekar, che si avvale di uno schema identico a quello utilizzato in Ghematria, detto Cabala delle 9 Porte. In ognuno dei nove quadrati, tre lettere ebraiche sono posizionate secondo il sistema predeterminato del loro valore numerico. Una lettera in una delle caselle o “camere” può essere sostituita da una delle altre lettere nella stessa casella.

temurah

 

Un sistema piuttosto complesso è quello del cifrario Atbah, che applica i valori ghematrici delle lettere ebraiche al codice di sostituzione. La sostituzione, infatti, deve soddisfare una relazione di tipo numerico. Le prime nove lettere dell’alfabeto sono sostituite in modo tale che la somma della lettera da sostituire e della lettera sostituente risulti uguale a 10. Per le seguenti 9 lettere dell’alfabeto la somma della lettera sostuita e di quella sostituente deve essere pari a 28. Per ultime 8 lettere dell’alfabeto la regola è la stessa, con somma pari a 45. Anche questo cifrario, come l’Atbash e l’Albam, è reversibile.

 

 

Notariqon

La parola “notarikon” è mutuata dalla lingua greca (νοταρικόν), e deriva dalla parola latina “notarius” che significa “stenografo”. Secondo questa tecnica, da una parola, usando ciascuna delle sue lettere come fosse un acronimo, si ricavano altre parole. Una variante consiste nell’utilizzare solo la prima e l’ultima lettera di una parola, oppure le due lettere centrali, per formarne un’altra.

Un esempio molto semplice è la parola “amen”, che è il Notariqon di “Al Melech Neh-eh-mahn”, che tradotto significa “Dio è il nostro fedele re”. 

Un altro esempio molto famoso di Notariqon è tratto dal Nuovo Testamento, in particolare dalla crocifissione di Yeshua, quando Ponzio Pilato compose un epitaffio da appendere sulla croce sopra la testa di Gesù, I.N.R.I.  “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum” cioè Gesù di Nazaret Re dei Giudei. 

La ragione per cui questo titolo turbò particolarmente gli ebrei è che l’originale ebraico per questa frase recita “Ha Yehudim v’Melech Ha Nazarei Yeshua”, che leggendola da destra a sinistra rivela l’acronimo di YHVH, il Tetragrammaton, o santo nome di Dio, usando la tecnica Notariqon. 

Questo segno identificava Yeshua non meno del Dio degli ebrei. Ciò spiega perché volevano che fosse cambiato. Che Ponzio Pilato abbia rifiutato di cambiare il segno probabilmente suggerisce che intendeva o incitare la rabbia degli ebrei “bestemmiando” il loro Dio, o che intendeva proclamare la divinità di Yeshua anche se era costretto a crocifiggerlo. Probabilmente non sapremo mai quale fosse realmente.

«Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: «Non lasciare scritto: “Il re dei Giudei”; ma che egli ha detto: “Io sono il re dei Giudei”». Pilato rispose: «Quello che ho scritto, ho scritto».». Giovanni 19: 21-22. 

Gli acronimi sono stati ampiamente usati in ebraico almeno dal medioevo . Diversi rabbini importanti sono indicati con gli acronimi dei loro nomi. Ad esempio, R abbi S hlomo ben Y itzchak è noto come Rashi , Ra v M oshe b en M aimon ( Maimonide ) è comunemente noto come Rambam (ebraico: רמב”ם ), Ra bbi M oshe b en N ahman ( Nahmanides è anche conosciuto come Ramban (in ebraico: רמב”ן ), e B aal Sh em T ov si chiama Besht (in ebraico: בעש”ט ).

Sempre durante il Medioevo, il Notariqon fu particolarmente usato nell’alchimia, mentre in magia cerimoniale vi era l’uso di formare nomi segreti di Dio derivati ​​da versetti religiosi o biblici. 

Dozzine di esempi si trovano nel Menufha Berit , come viene fatto riferimento nel seguente passaggio:

E fu scoperto che i Malachim furono creati dal vento e dall’aria sottile e illuminante, e che il nome della loro origine עַמַרֻמְאֵליוְהָ derivava dal versetto (Salmi 104: 4): “Chi rende i venti i tuoi messaggeri, fuoco e fiamme i tuoi ministri ‘(…..) E quando le luci raggiungono questa Sefira, si uniscono e ricevono un nome che deriva dalle lettere centrali del versetto seguente (Genesi 6: 2): “I figli di Dio videro che il le figlie degli uomini erano giuste; e hanno preso a moglie quelli che preferivano. “ E questo nome valoroso, che è disegnato nella Gevura, è רְנֵלבֺנקְהֵכשְיִהְ . 

Il Sefer ha-Gematriot, è un altro esempio in cui molti Notariqon tratti da versi biblici sono utilizzati su talismani.

Il più celebre è l’acronimo AGLA, Atah Gibor Le-olam Adonai, che tradotto significa “Tu, o Signore, sei potente per sempre”. Questo versetto si recita, nell’ebraismo, ogni giorno nella seconda benedizione dell’Amida , la preghiera ebraica centrale.

Samuel Liddell MacGregor Mathers, occultista britannico nonché membro fondatore della Golden Down, ha suggerito un’interpretazione arbitraria di AGLA ( אגלא ) come “A prima il primo, A l’ultimo, G, la trinità in unità, L, il completamento della Grande Opera “.

Secondo il Libro triangolare del conte di St Germain, il nome di AGLA era responsabile della conservazione di Lot e della sua famiglia dal fuoco di Sodoma e Gomorra .

Una monografia per AGLA è apparsa nel libro di Stephan Michelspacher, Spiegel der Kunst und Natur (Lo specchio dell’arte e della natura), pubblicato ad Augusta nel 1615. Si trattava di un’opera alchemica fortemente influenzata dalla visione della Cabalae della magia di Heinrich Cornelius Agrippa . Adam McLean descrive il pannello centrale come “due diagrammi circolari con il GOTT tedesco (il nome di Dio) attorno all’esterno, e anche l’ Alfa e l’ Omega e la monografia che potrebbe essere il nome di Dio, Agla: inizio – alfa – entro la fine – omega , la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco.Questo si riferisce alla rivendicazione relativa nel Libro dell’Apocalisse che Gesù era “l'” Alfa e Omega, l’inizio e la fine, il primo e il ultimo “(22,13).

Rispetto alla formulazione dei Nomi Divini mediante la tecnica del Notariqon, non bisogna dimenticare che i 72 Nomi di Dio, che formano il Nome di 216 lettere (3×72=216 oppure 216:3=72), sono stati tratti dai 3 versetti di Esodo 14:19-21:

«19. Allora l’angelo di Dio, che precedeva il campo d’Israele, si mosse e andò a porsi alle loro spalle; parimente la colonna di nuvola si mosse dal loro fronte e si fermò alle loro spalle; 20. e venne a mettersi fra il campo dell’Egitto e il campo d’Israele; e la nube era tenebrosa per gli uni, mentre rischiarava gli altri nella notte. E l’un campo non si accostò all’altro per tutta la notte. 21. Or Mosè stese la sua mano sul mare; e l’Eterno fece ritirare il mare mediante un gagliardo vento orientale durato tutta la notte, e ridusse il mare in terra asciutta; e le acque si divisero».

Seguendo le istruzioni date nei versetti stessi,  cioè si capovolge l’ordine delle lettere del versetto 20, essendosi l’angelo qui venuto a trovarsi dalla parte opposta del versetto 19, mentre il versetto 21 deve essere lasciato com’è, perché riparte dalla posizione di Mosè, che è in testa al popolo d’Israele, si ottengono in ebraico antico, leggendo dall’alto verso il basso, 72 terne, che sono esattamente i 72 Nomi che sono stati “criptati” in questo brano dell’Esodo.

Questo tipo di scrittura è detta boustropedica, cioè che non ha una direzione fissa ma procede in un senso fino al margine scrittorio e prosegue a ritroso nel senso opposto, secondo un procedimento “a nastro”, senza “andare a capo” ma con un andamento che ricorda quello dei solchi tracciati dall’aratro in un campo.

 

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