yod

10. Yod. Il Punto di Inizio

Yod (traslitterato anche yodh,  yud, jodh, jod, jud o iod) è la decima lettera di molti alfabeti semitici,

tra cui il fenicio, l’aramaico, l’ebraico, il siriaco e l’arabo. 

Il suo fonema è [ j ], approssimante palatale, in tutte le lingue nelle quali la lettera viene usata.

In molte lingue serve anche da vocale lunga, a rappresentare una vocale anteriore chiusa, non arrotondata.

Da questo ideogramma hanno avuto origine la Iota greca e la I latina, la Ы cirillica  e la Iauda copta. 

 

Lettera I Y E’ la seconda lettera fissata nel palato

E’ la sesta delle lettere semplici

Forma Punto

Segreto della Restrizione (Tzimtzum)

Tre Parti

Nome Yod Vau Daleth = 20;  Yod Daleth = mano = 14
Valore ghematrico nome 20

14

Valore numerico 10
Valore di posizione 10
Mese Ellul: dalla Luna Nuova di settembre a quella di ottobre
Festività Yom Kippur
Zodiaco Luria: Vergine  –  Donnolo: Vergine
Tribù Gad
Organo Luria: Mano dx  –  Donnolo: Rene sx
Senso Luria: Fare  –  Donnolo: Attività e Mutilazione
Tarocchi Inglesi: Eremita  –  Francesi: Ruota della Fortuna

 

 

Forma

yod

 

Origini. L’ideogramma fenicio rappresenta un braccio prolungato da una mano,  in seguito stilizzato fino a diventare una mano aperta in cima ad un braccio alzato.

 

Il Punto. La Yod è un semplice punto, e come tale rappresenta semplicità ed umiltà. Pur essendo la più piccola e la più nera delle lettere, è stata prescelta per occupare il primo posto nel Nome Ineffabile di Dio, Y-H-V-H.

Yod rappresenta il segreto dello Tzimtzum, la Restrizione originaria compiuta all’interno della Luce Infinita, tramite la quale Dio preparò il posto per la Creazione del finito, l’atto di suprema umiltà col quale Egli diede all’imperfetto la possibilità di esistere. La Yod è il punto iniziale, che rimane dopo lo Tzimtzum, e dal quale hanno origine lo spazio e il tempo.

Nell’Anima è la capacità di ridimensionare l’ego sino a non occupare nessuna dimensione.

La Yod rappresenta tutto ciò: la prima realtà che venne rivelata tramite lo Tzimtzum non era altro che una lettera Yod, un punto nero. La Yod è dunque l’archetipo di ogni lettera scritta. Infatti, non appena si pone il pennino sulla carta si forma un punto nero, una Yod.

Anche se la prima lettera dell’alfabeto ebraico è Alef, a rigor di termini la Yod precede la stessa Alef, ed è la radice di tutte le lettere, così come il punto senza dimensioni è l’archetipo della linea.

Yod rappresenta l’arte dello scrivere, che è un’occupazione sacra in tutte le culture.

Un foglio bianco è simile alla Luce che precedeva la creazione: contiene tutte le potenzialità ma nessuna attualità. Dal momento in cui si incomincia ascrivere, la sequela delle lettere evidenzia un significato particolare, e lo estrae dal serbatoio dell’indifferenziato, dandogli realtà e forma.

Secondo una similitudine molto efficace, la figura geometrica del punto rappresenta i concetti del pensiero, entità ancora non rivelate ma già pregne di tutte le manifestazioni che in seguito le seguiranno. La linea invece rappresenta l’emozione, la messa in moto di un determinato processo il cui risultato finale sarà la rivelazione del concetto pensato. La linea è come un vettore e l’emozione (mozione = movimento) è la direzione prescelta verso un preciso traguardo. Infine, l’area di una figura data dalle linee rappresenta l’esperienza, il culmine del processo iniziato col concetto. I solidi, invece, sono combinazioni di aree, e come tali rappresentano forme di esperienze via via più complesse e dunque profonde.

La persona amplia la ricettività della mano (Yod) dell’intelligenza in grado di afferrare (Tzimtzum) le idee, e così facendo amplia lo spazio disponibile all’interno della consapevolezza, ed anche la verità più elusiva si affaccia sull’area della coscienza.

Punto = Idea

Linea = Emozione

Punto + Linea = direzione, scopo

Area = Esperienza. Le figure geometriche intese come simboli (triangolo, quadrato, pentacolo, stella a sei punte, eccetera) rappresentano l’esperienza dello spirito nella materia.   

Solido = profondità, esperienza su più livelli.

 

 

Le Tre Parti. Osservandola più da vicino, si vedrà che la Yod è composta da tre parti: un trattino superiore, un corpo centrale e un trattino inferiore, chiamato “sentiero”.

Il sentiero rappresenta le forze della natura fisica, la cui comprensione richiede un elevato grado di sapienza. Si tratta della “Sapienza di Salomone”, basata sulla consapevolezza continua di come il mondo venga ricreato istante dopo istante, ed è in relazione con Da’at.

Il corpo della Yod rappresenta la “Sapienza delle cose divine”, anch’essa posseduta da Salomone, specie quando si sedeva a giudizio. Si tratta della profonda comprensione dei misteri superiori dell’anima e delle dinamiche psichiche che vi hanno luogo, ed è in relazione con Chokmah.

Infine, il trattino superiore della Yod si riferisce alla Luce Trascendente, l’ispirazione che guida i due tipi di sapienza descritti prima, ed è in relazione con Keter.

La Yod è l’unica delle dodici lettere semplici ad avere, con il suo puntino superiore, un riferimento diretto a Keter, la cui natura trascendente sfugge ad ogni descrizione. La parte inferiore invece rappresenta la discesa verso la concretezza del mondo materiale, mentre quella centrale è la consapevolezza sviluppata, capace di unificare cielo e terra, un concetto molto caro alla dottrina ebraica.

Yod rappresenta anche la relazione delle tre realtà inseparabili nella dottrina ebraica, relazione che l’anima stessa dell’ebraismo, che lega il Santo, il popolo e la terra di Israele. Per gli ebrei queste 3 cose sono inscindibili.

 

Nell’Albero della Vita, Yod è associata alla Sefirah Chokmah, che ha a che fare con il paradosso. Così la Yod che rappresenta in punto di inizio è associabile al principio maschile, allo spermatozoo, ma allo stesso tempo la si associa anche all’atto di contrazione dello Tzimtzum, che invece è associato al principio femminile.

 

La Yod è la prima lettera del Nome di Dio, la potenza del Divino pensiero, il seme che contiene il piano dell’intera Creazione. Nel Tetragramma Yod He Vau He, le lettere sono associate rispettivamente:

Yod – Chokmah

He – Binah

Vau – le sei Sefiroth da Chesed a Yesod

He – Malkuth

 

 

Nome

 

Yod Vau Daleth.  Questa parola ha valore ghematrico 20; le due lettere nascoste Vau e Daleth, hanno insieme lo stesso valore numerico della Yod. E’ il seme che attraversa la porta e rimane identico a se stesso.

Yod viene considerato il grande principio maschile, positivo, creatore e nasconde una profonda ambiguità, genera la propria contraddizione, ed è proprio questa contraddizione, ovvero il paradosso, che genera l’intelligenza.

Noi crediamo in ciò che vediamo, in ciò che è concreto e tangibile, eppure siamo noi che creiamo la nostra realtà, selezionando inconsciamente talune dettagli percepiti dai nostri sensi e scartandone altri, elaborando informazioni frammentarie, interpretiamo con la nostra mente plasmata dalle nostre personali esperienze e immaginando che le cose siano come crediamo.

Solo prendendo coscienza di sé, come individuo unico e distinto, si può trovare la propria visione interiore originale e compiere la propria opera.

L’opera ha la sua forza creativa interna e spesso conduce il suo autore dove non credeva di dover andare, come se avesse una coscienza e una conoscenza propria del frutto che porta in grembo. Così il Seme contiene il Frutto dell’Albero (della Conoscenza); Yod è la conoscenza del seme da cui crescerà l’albero che darà il suo frutto.

Yod è legato al Nome e presiede alla sua energia; se il Nome è la Spada (il rigore del Verbo che modula le strutture della creazione), Yod è l’avvio della Volontà, la testa dell’opera creata, il seme nascosto alla sorgente nel nome della donna, simbolo del femminile interiore, nella tenebra che cela la Luce, origine e fine di ogni essere umano.

L’Io ha radice nello Yod che plasma ognuno di noi.

Lo Yod apre una strada nelle strutture del mondo affinché la luce, Zerah, sia, e lo “scarlatto” incendi il mondo.

Creare significa porre la base dell’opera nello Yod. Ma lo Yod, spada a due lame (Zayin), può anche rivoltarsi all’interno di un essere.

 

Yod Daleth. Mano. La parola formata dalle lettere Yod Daleth, può essere letta Yad, che significa mano.

 Yod è la mano con cui l’uomo prende e si appropria di ciò che lo circonda, e in questo gesto si trova l’origine comune di tutti i verbi che sono in relazione con l’intelligenza (prendere, apprendere, imparare, …).

Questa intelligenza equivale a conoscere elementi esterni appropriandosi di essi per (illudersi di) poterli controllare, al fine di esorcizzare la paura della morte, di appagare il bisogno di sicurezza, eccetera eccetera.

Ma appropriandosi di elementi esterni e identificandosi con essi, l’uomo finisce per identificarsi col mondo esteriore, per diventare un tutt’uno con esso, provocando così la sua totale dipendenza, dimenticando e perdendo la sua visione interiore. 

Il punto iniziale è la mano a pugno, il potere di Dio, la forza essenziale: una mano chiusa a pugno denota potere e possesso. Il neonato ha le mani chiuse alla nascita, come se proteggesse se stesso e allo stesso tempo il mondo intero fosse suo; invece, quando l’uomo muore, le mani sono aperte, come se indicassero che non ci si porta dietro niente da questo mondo.

La mano è considerata la sede di energia vitale che non solo può essere ricevuta ma anche donata. La Cabala interpreta “la Tua mano”, yadekha, come “il potere della tua Yod” (Yudekha).

 

Dice il Salmo 145 in cui si loda il Signore:

Tu apri la Tua mano e soddisfi con favore ogni essere vivente a volontà.

Parimenti, sussiste il comando dato da Dio all’uomo nel Deuteronomio 15,11

Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese.

Un altro significato di Yod é “Amico” (Yedid), cioè Yad Yad = mano-mano, un ideogramma che simboleggia una delle più pacifiche forme d’intimità: il tenersi reciprocamente la mano.

 

 

Numero 10

 

Numero importantissimo, base di tutto il sistema numerico più utilizzato nel mondo, detto appunto “decimale”. Infatti il dieci esprime la sapienza più elevata e sofisticata. Nella tradizione biblica il numero 10 esprime l’idea di completezza, rappresentata dalle 10 Sefiroth indicanti la totalità dei mondi creati.

10 è anche il numero della collettività, regolata per gli esseri umani dai 10 Comandamenti.

Secondo l’ebraismo vi sono dieci diversi gruppi di anime: i capi, i sapienti, i saggi, coloro pieni di grazia, i forti, coloro che mostrano come vivere secondo la Torah, i profeti, coloro che hanno visioni, i giusti, i re.

Da qui deriva il principio della decima, il prelievo della decima parte dei propri guadagni per donarla ai poveri o devolverla in opere di carità. Quando il Tempio era in funzione la decima veniva data ai Sacerdoti.

Con la lettera Yod inizia e finisce la parola yofi (yod peh yod), cioè bellezza, la cui ghematria è 10+80+10= 100.

100 è il quadrato di 10, mentre la parola bellezza esprime un concetto di armonia dell’insieme degli elementi, una collettività perfezionata.

Se alla ghematria della Bellezza-yofi (Yod Peh Yod) aggiungiamo quella della Verità-emet (Alef Mem Tau) abbiamo 100+441=541 che è il valore ghematrico della parola Israel (Yod=10 + Shin=300 + Resh=200 + Yod=10 + Alef=1 + Lamed=30).

Israele sarebbe dunque Bellezza e Verità.

A questo punto viene in mente la descrizione della Gerusalemme Celeste, le cui misure sono 144 x 144 x 144, un cubo perfetto dove 144 è il quadrato di 12, e 12 è la parte di un intero ciclo (cerchio).

 

16 E la città era quadrangolare, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la sua lunghezza, la sua larghezza e la sua altezza erano uguali. 17 Ne misurò anche il muro, ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, cioè d’angelo. 18 Il muro era costruito di diaspro e la città era d’oro puro, simile a vetro puro. 19 I fondamenti del muro della città erano adorni d’ogni maniera di pietre preziose. Il primo fondamento era di diaspro; il secondo di zaffiro; il terzo di calcedonio; il quarto di smeraldo; 20 il quinto di sardonico; il sesto di sardio; il settimo di crisolito; l’ottavo di berillo; il nono di topazio; il decimo di crisopazio; l’undecimo di giacinto; il dodicesimo di ametista. 21 E le dodici porte eran dodici perle, e ognuna delle porte era fatta d’una perla; e la piazza della città era d’oro puro, simile a vetro trasparente. 22 E non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Iddio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 23 E la città non ha bisogno di sole, né di luna che risplendano in lei perché la illumina la gloria di Dio, e l’Agnello è il suo luminare. 24 E le nazioni cammineranno alla sua luce; e i re della terra vi porteranno la loro gloria. 25 E le sue porte non saranno mai chiuse di giorno (la notte quivi non sarà più); 26 e in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni.

(Apocalisse 21: 16-26)

 

 

 

Utilizzi della Yod

 

Quando Yod è collocato alla fine di una parola indica l’aggettivo possessivo “mio, mia”. Il possesso da parte della persona, dell’Io, indica il suo essere divino che lo informa su ciò che gli appartiene affinché diventi il suo Nome.

Yod = Yod+Daleth = mano; contenitore.

Day = Daleth+Yod = abbastanza, sufficiente = la mano divina ci plasma finché possiamo sopportarne la forza. La mano contiene solo ciò che è necessario, quanto basta.

Yalad = Yod+Lamed+Daleth = partorire, generare. Lo Yod discende fino ad oltrepassare la porta della materia.

Yarad = Yod+Resh+Daleth = discendere

 

Yesod = Yod+Samekh+Vau+Daleth = fondamento = Nona Sefirah

Sod = Samekh+Vau+Daleth = segreto

Yesod è dunque il segreto dello Yod. L’Uomo appoggiandosi alla tradizione (Samekh) e varcando la porta (Daleth) penetra nel segreto. La tradizione poggia con il suo fondamento su Yod+Daleth

Yonah = Yod+Nun+Ghimel+He = colomba. Simbolizza l’Opera in bianco, inseparabile dalla fase dell’Opera in nero, come la colomba è inseparabile dal corvo, principio di luce e principio di tenebra.

 

Il potere della Yod fu data alla coppia dei patriarchi Abramo e Sara:

Per preparare il ruolo, così importante nella storia dell’uomo, di Abramo, al suo nome originario Abram, fu aggiunta una He, formando così una parola che significa “padre delle nazioni”, e a sua moglie Sarai, fu sostituita la Yod con una He, per diventare Sarah, così la Yod, di valore dieci, fu divisa in due He, ognuna delle quali vale cinque, una fu data ad Abramo, e l’altra restituita a Sarah, madre dell’umanità.

(Berachot 13a)

 

 

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