zayin

7. Zayin. La Spada dell’Intelletto

 Zayin o Zajin (scritto anche Zain o Zayn or semplicemente Zay) è la settima lettera dell’alfabeto fenicio e di quello ebraico

Corrisponde alla lettera greca Zeta (Ζ, ζ) e alla Zeta del nostro alfabeto latino, ed è equivalente alla lettera cirillica Ze (З).

 

Lettere E’ la prima lettera fissata nei denti

E’ la terza delle lettere semplici

Forma Arma

Pugnale, Spada

Scettro

Vau e Zayin = 13

Nome Zayin Ayin Nun = 777

Cibo

Valore ghematrico nome 777
Valore numerico 7
Valore di posizione 7
Mese Sivan
Festività Shavuot – Festa delle settimane
Zodiaco Luria: Gemelli  –   Donnolo: Gemelli
Tribù Zevulum
Organo Luria: Gamba sx   – Donnolo: Milza
Senso Luria: Andare   –  Donnolo: Olfatto-Anosmia
Tarocchi Inglesi: L’Innamorato   –   Francesi: Il Carro

 

 

Forma

 

Origini

zayinL’ideogramma del Sinai rappresenta una freccia; il geroglifico egiziano rappresenta la freccia che attraversa una pelle d’animale. Nel tempo, la freccia si stilizza gradualmente diventando la Z greca e la nostra Z.

Nella consapevolezza umana la Zayin rappresenta un’azione, un possente movimento dato da una energia così potente che nessuno può fermare. Si tratta dell’energia del desiderio che spinge ad agire, progredire, evolvere.

Per capire il senso e la natura di questa energia per mezzo della quale tutto è possibile, tutto può avvenire in ogni istante e può assumere una qualsiasi forma o aspetto per esistere, possono essere utilizzate tre immagini:

  1. La freccia scagliata con forza, che fatalmente raggiungerà il suo obiettivo.
  2. Il serpente che striscia per terra, o la sua corrispondenza simbolica rivelata dalla Kundalini. Lo Zayin è il bastone del sacerdote mago d’ Egitto, ma anche quello di Aronne o di Mosè, che si trasforma secondo il loro volere in serpente, simboleggiando l’energia primordiale domata, e il potere energetico che rende possibile ogni vita, rappresentando esso stesso tutte le possibili forme di vita.
  3. Il lampo che solca il cielo come una freccia la cui punta, cioè il fulmine, centra il suo bersaglio facendo tremare la terra.

 

Pugnale, Spada

La Zayin è simile ad un pugnale o ad un’arma da taglio.

È la lettera che genera la capacità discriminante dell’intelletto che permette di analizzare i concetti separando il bene dal male, il vero dal falso, il principale dal secondario.

 

Vau e Zayin

La forma della Zayin è simile a quella della Vav, eccetto che la sua parte superiore si estende simmetricamente in due direzioni. La Vav rappresenta la Luce Diretta (Maschile), quella che scende a nutrire e sostenere la creazione. La Zayin rappresenta invece la Luce Ritornante (Femminile), la “corona” con la quale siamo tenuti ad incoronare lo Sposo, ovvero Dio. La parte superiore della Zayin è come una corona, e il versetto dice: Una donna di valore è la corona del marito.

Zayin è il desiderio delle relazioni, in particolare, il sentire che esiste nel mondo un’anima gemella per ciascuno di noi. La Zayin è dunque connessa anche con la ricerca di tale persona, che la Cabala chiama “una donna di valore”. Come scritto nei Proverbi (12,4): una moglie di valore è la corona del marito.

Se non c’è abbastanza complementarietà, il legame di coppia da “duetto” diventa “duello” e si trasforma in una battaglia continua.

Qui Zayin è l’arma simbolica con cui combattere la lotta per la propria sopravvivenza, che nella coppia si esprime come una supremazia sull’altro per evitare l’annullamento e che, psichicamente, deriva dal dover guadagnare il necessario al proprio sostentamento.

Sempre da questo medesimo istinto di sopravvivenza derivano anche l’inventiva, il senso del commercio e degli affari, che sostituiscono sempre un metodo per procacciarsi il sostegno economico col minimo sforzo e con la massima soddisfazione.

E’ qui che Zayin da arma diventa intelletto, senza tuttavia perdere nulla dell’istinto primordiale di aggressione, da cui derivano inevitabili conflitti e scontri per la conquista della supremazia.

Infine, la forma della lettera Zayin può essere comparata a quella di uno scettro.

Nell’antico Oriente c’era un’usanza per cui se qualcuno entrava dal re senza essere stato convocato rischiava la vita, a meno che il re non stendesse lo scettro verso di lui.

Lo scettro è quindi il simbolo dell’accettazione dell’altro, superando insicurezze e inimicizie, l’istrionismo e l’aggressività, vincendo gli istinti animali della territorialità.

La parte superiore della lettera Zayin si estende in due direzioni: corrisponde all’accettazione sia di se stessi che degli altri, nonché alla reciproca accettazione nei rapporti interpersonali.

La simmetria tra destra e sinistra viene pienamente raggiunta solo al livello di Keter (Corona), ed è una simmetria data da Conoscenza e Comprensione, da Amore e Timore.

 

 

Nome

 

Zayin = זען =Zayin Ayin Nun = 777

 

Cibo 

La parola “zon” significa cibo, nutrimento. La Zayin corrisponde dunque ad una fase nella vita umana nella quale la ricerca dei mezzi di sostentamento diventa essenziale, e le battaglie che dobbiamo affrontare in essa diventano esperienze di insostituibile ricchezza. Rabbi Hirsh nota che anche la parola “lechem” che significa pane, è parente di “milchamà”, che significa guerra.

Il nome della Zayin può anche venire letto come: ZO’N, che contiene le iniziali delle parole Zaqar, che significa Uomo, e Neqevà che significa Donna, dunque ribadendo come questa sia la lettera che corrisponde al massimo dell’aspirazione all’unione tra maschile e femminile, il cui compimento si realizza quando “la sposa diventa la corona del marito”.

 

Arma

La Zayin è uno “strumento da guerra”, e ciò simboleggia la conflittualità implicita nella natura, che si manifesta come istinto di sopravvivenza.

La necessità di affrontare il proprio nemico può far emergere i lati peggiori della personalità, ma una volta integrati e gestiti, l’individuo si può elevare ad uno stato di coscienza superiore.

Ritroviamo quindi la Zayin nel suo ruolo di strumento discriminante, tramite il quale è possibile arrivare ad una chiara ed evidente separazione tra bene e male.

Questo strumento psichico non è solo utile ma assolutamente necessario all’individuo per la propria sopravvivenza, e diventerà la sua capacità di accettazione.

Zayin rappresenta dunque una straordinaria energia, impregnata di una certa violenza, che consente di aprirsi la strada e di superare un limite importante, di passare da uno stato all’altro. Il passaggio è difficile e doloroso, ma una volta che si è lanciati non si può più tornare indietro.

Grazie a questa azione violenta, l’occhio può vedere il pesce (il seme) nascosto nelle tenebre dell’abisso profondo.  Calandosi nelle tenebre del proprio campo di coscienza ci si ricorda di sé ed è possibile integrare ciò che è nascosto nell’oscurità.

 

 

Numero 7

 

Tutta la storia dovrebbe essere quella del ricordo, che obbedisce alla legge archetipica del 7.

 

Per ricordarsi dello Yod l’uomo deve attraversare delle Porte: il compimento di una tappa costringe a ritirarsi su tale piano per entrare nel piano successivo e svolgere una nuova tappa.

Ogni ritiro da un campo completato si opera attraverso il distacco di forze che consentono all’uomo di progredire in un campo superiore.

Dunque, la perfezione di un livello è il germe del livello successivo (il seme muore per rinascere a nuova luce).

Parimenti, l’uomo deve ridiventare seme per integrare un nuovo piano di coscienza. Così, essendo il 7 un ritiro, una morte, l’8 è il simbolo dell’infinito.

 

Il Settimo giorno della Genesi è lo Shabat della Creazione, l’arresto dopo che la perfezione è stata raggiunta, così Dio si ritira dalla Creazione stessa (anche per Dio la perfezione raggiunta è inseparabile dal cambiamento di piano).

Al ritiro di Dio segue il dramma della Caduta di Adamo. Ciò avviene quando Adamo, giunto ad un nuovo livello di coscienza, dopo essersi cibato del frutto dell’Albero della Conoscenza del bene e del male, dunque quando Adamo raggiunge la capacità discriminatoria, quando sviluppa la razionalità psichica.

Giunto a questo punto però Adamo indietreggia, identificandosi nuovamente col mondo animale, il numero 6, la lettera Vau, il maschile, mancando di integrare la parte femminile, la Zayn.

Se Adamo avesse integrato la parte discriminante femminile, grazie a essa, avrebbe superato il limite (lettera Ceth, numero 8) e si sarebbe ritrovato nell’Infinito il cui simbolo è un 8 rovesciato).

L’Infinito, per definizione, deve contenere tutto, dunque ha in sé anche il limite.

Tale limite che viene inflitto ad Adamo per essersi identificato con l’istinto animale di sopravvivenza, è la morte.

 

Il 6 è il numero del Cubo che rappresenta la Creazione, mentre il 7 è il centro del Cubo.

Il Cubo rappresenta la materia, mentre il suo centro è la coscienza, la consapevolezza di ogni gesto, la capacità di dare un senso, è il centro interiore e profondo di ognuno di noi.

Il numero 1 e il numero 7 hanno in comune due cose: sono numeri primi e, contemporaneamente, non sono un fattore primo per nessun altro numero tra uno e dieci.

Come il settimo giorno Dio si è ritratto dalla Creazione, così l’uomo deve ritirare i suoi sensi dall’esterno e voltarsi verso l’interno, conquistare questo nuovo campo di coscienza, le tenebre in se stesso, attraverso l’introspezione, data dal riposo e dal rilassamento.  

Qui, nel suo centro, l’uomo conquista la Zayin, la sua parte femminile, il numero 7, e ottiene lo scettro dorato. Zayin è, infatti, la lettera dell’amore perfetto, così come il 7 è il numero del matrimonio (la prima e la settima casa in astrologia rappresentano esattamente l’Io e il rapporto con l’altro) .

7 è il punto d’equilibrio di tre entità poste alla destra (i tre livelli dell’anima maschile) e di tre entità poste a sinistra (i tre livelli dell’anima femminile), come simboleggiato dalle braccia della Menorah, il candelabro del Tempio di Gerusalemme.

Per i popoli gentili sette è il numero dei Precetti fondamentali dati dal patto noachita, che Dio fece con l’umanità dopo il Diluvio, così la Zayin è la Spada del Giudizio che discrimina il bene dal male, il permissibile dal proibito.

Per Israele, 7 è anche il numero dei suoi Pastori: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giuseppe, Davide.

 

 

Utilizzi della Zayin

 

Ezer = Ayin Zayin Resh = aiuto = Zayin nel mezzo che opera dalla tenebra per mezzo del ricordo

Zera = Zayin Resh Ayin = semente

Zahab = Zayin He Beth = quando la spada agisce sul respiro della creatura, appare l’oro.

Zman = tempo

Zècher = memoria

 

II concetto biblico di tempo è non è il “cronos” che distrugge l’uomo ma è il “cairos” cioè l’opportunità di salvezza che Dio offre all’uomo, per cui il passato si attualizza nell’oggi.

Nella filosofia greca, anche cristiana platonica, soprattutto in Agostino, il presente non esiste, esso è solo una convenzione dove si incontrano il passato e il futuro. In effetti, nel tempo in cui io dico presente, dalla p- alla -e sono già nel futuro, mentre la p iniziale è già nel passato.

Nella Bibbia però, il presente non è inteso in questo modo, ma è un eterno presente, un’opportunità costante di sperimentare l’adesso, il qui e ora. Così è la coscienza divina: Io sono colui che era, che è, che sarà.

Riallacciandosi all’evento passato, con la preghiera e il rito (celebrazione della memoria), si rivivono gli eventi vissuti dai padri riattivando la medesima energia e gli stati di coscienza ad essa collegati, proiettandoli nel futuro.

Le formule e le preghiere possono servire (di fatto, servono a mandare in blackout la mente pensante) ma ciò che conta è la consapevolezza: la formula non serve a niente se pensi a tutt’altro mentre la dici. Il punto è di essere presenti a se stessi, questo è fondamentale. Se non prendo coscienza di quello che faccio oggi, vanifico anche il futuro.

Attraverso questa presa di coscienza nel presente si ottiene la libertà.

La libertà è il dono più grande che possiamo avere, ma anche il più bistrattato e frainteso, poiché diventa liberismo: il farsi i cavoli propri mentre gli altri si arrangiano.

Libertà non è fare quello che ci pare, ma scegliere cosa fare dopo aver preso coscienza degli effetti sull’esterno, sull’altro; essa consiste dunque nel ricordare il passato e inventare un nuovo modo futuro di rapportarsi con l’altro.

Qui sorgono due grandi problemi: il problema del controllo, di dover e voler gestire, e il problema dell’accettazione.

C’è sempre bisogno di spiegazioni, definizioni, mentre la cosa più importante è accettare. La razionalità che analizza continuamente, che vuole spiegare tutto, causa un chiacchiericcio mentale estenuante, debilitante. La capacità di accettare è avere fede, e la fede è una certezza, non una speranza. Ecco, questo risolve molte cose. E’ liberatorio. Questa è liberazione. Liberazione soprattutto dal dover controllare gli altri, di dover controllare l’esterno.  Accettare e avere fede, riduce le proprie preoccupazioni al minimo, ad un piccolo punto nero.

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