kaf

11. Kaf. Il Coronamento

Kaf o Kaph è l’undicesima lettera di molti abjad semitici, tra cui il fenicio, l’aramaico, l’alfabeto ebraico e l’arabo.

La lettera fenicia ha dato origine alla K greca, alla K latina e alla K cirillica. 

 

Nell’alfabeto ebraico, la Kaf ha due forme, una normale ed una finale, quando la lettera è scritta al termine di una parola.

Inoltre, Kaf ha due varianti fonetiche: semplice, si pronuncia come la K, con il punto nel centro (dagesh) si pronuncia come una C aspirata. 

 

 

Lettera K E’ la terza lettera fissata nel palato

E’ la quarta delle lettere doppie

E’ una delle sei lettere che può ricevere la dagesh

Forma Palmo della Mano

Semicerchio: cupola, corona o copricapo

Tre Linee

Nome Kaf+Peh
Valore ghematrico nome 820
Simbolo
Valore numerico 20/500
Valore di posizione 11
Mese
Festività
Zodiaco Luria: Venere   –   Donnolo: Sole
Tribù
Organo Luria: Occhio sx  –  Donnolo: Narice dx
Senso Luria: Vita  –  Donnolo: Ricchezza e Povertà
Tarocchi Inglesi: Ruota della Fortuna  – Francesi: La Forza

 

 

Forma

kaf

 

Origini. Il geroglifico egiziano rappresenta una mano aperta mentre l’ebraico del Sinai una mano a coppa. Nel protocaneno la mano viene stilizzata e la si ritrova ulteriormente stilizzata sulla Stele di Mesha.

 

Cupola, corona, copricapoLa forma della lettera Kaf ricorda quella di una Corona (Keter), così la Kaf rappresenta la Corona della Realizzazione. Il valore numerico di Keter è 620, e rappresenta la totalità delle mitzvot – 613 ordinate dalla Torah e 7 mitzvot rabbiniche.

La sequenza talmudica dell’alfabeto insegna: se fai ciò che Alef Beth Ghimel Daleth dice, cioè se studi la Torah ed agisci a fin di bene, allora He Vau, Dio, ti darà Zayin Chet Teth Yod, sostentamento, accettazione, bontà e successione. Infine, Egli ti metterà una corona (Kether). (Shabbat 104a)

Ci sono tre corone: Keter Torah (Corona della Torah), Keter Kehunah (Corona del Sacerdozio), Keter Malkhut (Corona Reale). Vi è infine una quarta corona, Keter Shem Tov (Corona del Nome Buono) che è superiore alle altre tre. (Avot 4:17)

 

Per comprendere questo simbolismo possiamo immaginare di guardare lo Spazio dalla Terra sospesa nell’Universo: Kaf è il semicerchio definito dallo spazio visibile intorno alla Terra. Al di là del visibile, tale semicerchio allude ad un anello di forza posto oltre le orbite dei corpi celesti, ove risiede l’origine del moto e della rivoluzione di tutto il Cosmo. Così Kaf rappresenta la totalità dell’esistenza trascendente che circonda l’universo fisico; è il campo di forza al di là di stelle, galassie e di ogni altro corpo celeste.

In Cabala è la Luce Avvolgente “Or Makif” (Luce che circonda), cioè quella parte della Luce perfetta che esisteva agli albori della Creazione ma che non ha trovato posto entro i confini del Cosmo ed è rimasta a distanza, ad avvolgerci e proteggerci.

È anche la rotondità della parte superiore del cranio, sulla quale si appoggia la corona. La Kaf quindi è connessa con gli stati più elevati della coscienza, i più vicini alle dimensioni trascendenti e rappresenta il Super-Conscio. In Questo caso, Kaf rappresenta il datore di luce, il Sole nella creazione.

Indossare un copricapo è all’origine della capacità di essere sempre consapevoli della presenza di un qualcosa che ci sovrasta. Da ciò si spiega il fatto che gli ebrei religiosi indossino una Kipà (dal nome della Kaf) sulla testa.

La sommità del capo è il luogo ove si trova il più elevato tra i sette centri di coscienza, ciò che ci rende dei “capi” (parola italiana che deriva da Kaf), cioè dei maestri e delle guide. Kaf inoltre ha il senso di “influenzare”, “forzare”, “costringere”, come se fossimo guidati da una mano invisibile.

Così il copricapo o corona, è il palmo della mano del Creatore.

Non sapremo mai fino a che punto abbiamo in mano il nostro destino, e infatti la Kaf come semicerchio ci induce all’idea che ciascuno di noi è una semplice metà di una realtà molto più complessa, alla ricerca dell’altra metà.

 

Tre linee. Un altro modo di interpretare la forma della Kaf è vederla composta da tre linee, quasi come la Beth ma con i due vertici di incontro delle linee molto arrotondati.

Le tre linee della Kaf sono un’allusione ai tre stati dell’esperienza di Keter, la Corona:

  1. la Fede Semplice;
  2. il Piacere beatifico Infinito;
  3. il Volere assoluto.

Tali esperienze corrispondono ai tre significati della parola Keter:

  1. aspettare: la fiduciosa attesa del momento in cui si rivelerà la perfezione dell’intenzione divina per ciascuno di noi.
  2. corona: riferentesi alla parte più sensibile del membro sessuale, il perimetro esterno del glande, che la circoncisione libera completamente dalla pelle che lo avvolge e lo isola. Tale parte è la sede del piacere più intenso, e dell’unione più intima con la controparte femminile.
  3. circondare: è la sensazione del come la Volontà di Dio sia all’opera in ogni dettaglio della Creazione e di come ne siamo immersi completamente, ricevendo da essa guida e protezione.

Al livello più alto le tre linee della Kaf simboleggiano i tre stati della Luce Infinita prima della Restrizione.

 

Kaf finale. La Kaf è la prima delle cinque lettere che possiedono una forma diversa quando si trovano alla fine di una parola. Nella sua forma finale, per via del tratto che discende in basso a sinistra, essa indica l’estendersi della Luce Infinita all’interno dei Mondi.

 

 

 

 

Nome

 

Il palmo della mano. La mano aperta che riceve, prende, accoglie e si appropria. E’ la capacità di ricevere piacere e gioia dall’alto della Creazione, e indica anche l’avere, il possedere. Si tratta dunque della forza psico-fisica che esercita un potere, una presa di possesso sulla vita materiale.  Il Palmo della Mano serve dunque da contenitore ma, allo stesso tempo, identifica la misura di quanto esso può contenere. 

Kaf, la mano aperta, è pronta a ricevere tutto, ma è anche animata dalla volontà di prendere, afferrare ogni cosa, di capire tutto. Questa forza si personifica nella volontà istintiva che incarna la potenza dell’individuo.

Secondo antiche tradizioni, nel cavo della mano si trova un punto di apertura e ricettività attraverso cui possono circolare liberamente le energie terrestri e celesti. Così l’Uomo, pur essendo prodotto dall’argilla (dalla terra), contiene in sé il fuoco divino del cielo, un fuoco rigeneratore, capace di risvegliarsi e di bruciare nel palmo delle sue mani.

Questa energia è detta Kì, nome formato dalle lettere Kaf+Yod. Ciò significa che il Kaf, il palmo della mano, prende in mano lo Yod, la mano divina; sono due mani che si stringono. Questo è il motivo di tutta la Creazione.

Il Kaf sta allo Yod come Beth sta all’Aleph.

Lo scopo della nostra Creazione è prendere in mano il proprio Yod e diventare il dio di se stessi. La causa di tutto ciò che accade nel nostro mondo avviene nel modo in cui prendiamo in mano il nostro Yod. Nel profondo ogni causa sta nel divenire.

 

 

Il Cucchiaio. In Cabala il cucchiaio è soprattutto lo strumento che serve per raccogliere l’incenso e per offrirlo sull’altare; naturalmente è uno strumento semicircolare.

L’offerta dell’incenso era al centro del servizio del Tempio di Gerusalemme, simbolo del sacrificio più gradito, della preghiera più accettata, dell’ascesa delle proprie passioni e della loro trasformazione in un qualcosa di nobile e profumato.

L’incenso contiene il segreto della vita eterna, infatti l’angelo della morte non si ferma di fronte a nulla se non all’incenso del Tempio di Gerusalemme.

 

 

Numero 20 e 500

 

Giuseppe venne venduto dai suoi fratelli per 20 pezzi d’argento, coi quali essi comprarono delle scarpe (la scarpa corrisponde alla Sefirah Malkhut, il Regno). Ciò rappresenta il tradire l’aspirazione al Divino in cambio della luce contenuta all’interno della Creazione, dell’immanente, o peggio, di quella contenuta nei livelli dei desideri e delle passioni fisiche. È abbandonare la Corona della Saggezza per la Corona Reale, politica e mondana.

20 è anche il valore del mezzo sheqel d’argento che ogni ebreo doveva portare al Tempio una volta all’anno. Questo gli ricordava che egli era soltanto una metà di una realtà, e che aveva bisogno d’incontrarsi con l’altra metà per sentirsi completo (la Kaf è un semicerchio).

In sintesi, si può affermare che 20 sia il numero del desidero di qualcosa di più: ci si sente come una sola metà.

Nell’Albero della Vita il numero 20 rappresenta l’unione delle dieci Sefiroth della Luce diretta (dall’alto al basso) con le dieci Sefiroth della Luce Ritornante (dal basso all’alto). È quindi il segreto dell’unità perfetta dei mondi superiori con quelli inferiori.

Nel suo livello più elevato, 20 si riferisce ai due Partzufim o Espressioni presenti in Kether: il Santo Primordiale e il Volto Infinito, ognuno dei quali possiede dieci Sefiroth complete. È il segreto del Mondo della Rettificazione, dato che ciò è vero soltanto per questo secondo livello di realtà. Il primo mondo invece, quello del caos, al livello di Kether possiede solo il “Volto Infinito”.

Nella forma finale Kaf ha valore 500, ma viene usata raramente, con le lettere Tau e Qof (400+100) usate in sua vece.

 

 

Utilizzi della Kaf

 

In ebraico moderno il valore fonetico di Chaph è lo stesso di Heth, ma molte comunità spesso le differenziano tra loro.

Come prefisso, Kaf è una preposizione:

  • Può significare “come” o “tanto/quanto”, in abbreviazione di כמו‎,kmo;
  • Nell’ebraico colloquiale, Kafe Shin insieme hanno il significato di “quando”, che è una contrazione di כאשר‎, ka’asher (quando).

 

Yakhin = Yod+Kaf+Yod+Nun = la colonna di destra del tempio di Salomone

Kun = Kaf+Vau+Nun = fondare, stabilire, consolidare = prendere in mano il Nun

Ken = Kaf+Nun = si = compimento dello Yod

 

Melekh = Mem+Lamed+Kaf = Re. Lamed è la lettera più alta dell’alfabeto ebraico, e si trova tra la Kaf e la Mem. Questa parola si trova leggendo queste tre lettere in ordine inverso nell’alfabeto ebraico. La Lamed allude al Re, che siede sopra al trono, la Mem allude a Malkuth, il Regno di Dio, mentre la Kaf allude al Kissè Hakavod, il Trono Glorioso di Dio.

Kissè hakavod = Kaf+Samekh+Aleph He+Kaf+Beth+Vau+Daleth = Trono della Gloria Divina.

Kissè = Kes = Kaf+Samekh+Alef = Trono = contenitore della tradizione. 

Il Kaf si appella a questa gloria e non può separarla dal trono su cui siede.

Chi prende in mano la tradizione e la fa propria ha accesso al Trono e diventa Re. Il disegno del trono è: il palmo di una mano (Kaf) nel quale si eleva un albero (Samekh) coronato di gloria sulla cima (Alef). Samekh poggia sul Kaf e serve da sostegno all’Alef, la corona, la gloria.

Il palmo della nostra mano, come quella del piede sulla quale si erge l’uomo, è sede di energia insospettata.

Kavod = He+Kaf+Beth+Vau+Daleth = gloria. Il Kaf prende in mano (rende suo) un luogo collocato a parte (Daleth), cioè un luogo sacro.

La gloria divina è la totalità delle energie incerate che passano la porta (Daleth) della creazione.

 

Kaved = Kaf+Beth+Dalet = pesante; fegato = ponderosità della gloria; ricettacolo della gloria divina.

La lettera Kaf è l’iniziale della parola Kaved, che significa sia pesante che fegato.

Il fegato è un organo è particolarmente importante in tutte le religioni: ad esempio, nel mondo etrusco, era addirittura il simbolo del Cosmo. Nell’ebraismo si afferma che il fegato è simbolo della capacità potenziale di operare con determinazione in quanto è l’organo che contiene più sangue e il sangue è la vita.

 

Tuttavia astieniti dal mangiare il sangue, perché il sangue è la vita; tu non devi mangiare la vita insieme con la carne.

(Deuteronomio 12,23)

L’importanza del fegato ­­­­­è espressa anche dal fatto che il suo valore numerico è 26 (ghematria di kaved), lo stesso del Tetragramma del nome di Dio (Yod He Vau He).

Però, la parola Kaved significa anche pesante, inteso anche nel senso di duro, impenetrabile, durezza di cuore. E’ proprio in questo senso che, nell’Esodo, è scritto che il Santo rese il cuore del faraone kavèd (fegato-pesante). Una traduzione accurata direbbe che il faraone aveva il cuore indurito. Tuttavia, alcuni rabbini hanno commentato il verso come il cuore che diventa fegato, un cuore che anziché essere la sede della saggezza è divenuto insipiente, o ancora come il fegato che prende il sopravvento sul cuore.

Un fegato ingorgato da alimenti fisici o psichici è appesantito; liberato da essi (digiuno) riacquista il suo vero peso. Il digiuno che non persegue la ricerca della purezza crea un vuoto che i demoni riempiono e che poi possono essere scacciati solo con digiuno e preghiera.

 

Koha = Kaf+He = prendere in mano lo steccato = forza, potenza, vigore, virtù, facoltà, ricchezza, frutto della terra. (Le parole ebraiche possono avere molti significati). = 10 = solo quando le due mani sono congiunte (5+5) mettono insieme la forza

Nelle Scritture la forza/potenza è uno degli attributi divini maggiormente citati. Si tratta dell’energia che Dio effonde nel mondo, trasmettendola in parte agli umani perché possano affrontare il loro compito di preservazione e coltivazione del Giardino del Piacere, ovvero la capacità di gestire la Creazione (nel microcosmo, il corpo umano).

Il profeta Zaccaria (9,9) afferma che il Messia cavalcherà un asino. Secondo la tradizione chassidica questo versetto va letto in modo simbolico: la parola asino, chamòr, ha le stesse lettere della parola chomèr, che significa materia. Il Messia è dunque colui che cavalca la materia.

Bisogna cavalcare la realtà e non esserne cavalcati.

Nei Vangeli cristiani, Gesù parla de «il primato del Regno su tutta la realtà creata», e Matteo ci spiega: Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù (Mt 6,33).

Il racconto della vita di Sansone è particolarmente esemplare: Sansone aveva la sua forza nei capelli. Il capelli corrispondono dunque alla Corona, a quel copricapo che è la mano di Dio. La forza fisica di Sansone è espressione dell’unione con la forza divina. Sansone è forte quando è in comunione con Dio; nel momento in cui dimentica l’Alleanza con Dio perde la sua forza e la ritrova solo quando ritrova se stesso, riconoscendo la propria infedeltà, e ritorna in alleanza con Dio.

 

Kokhab = Kaf+Vau+Kaf+Beth = palmi delle mani = il pianeta Mercurio

Kokahbim = plurale di Kokhab = stelle, fortuna, destino = il destino di ogni essere umano è riunire in sé i poli delle sue contraddizioni, le cui nozze fanno sgorgare la forza.

Ka’ab = Ka’eb = Kaf+Alef+Beth = soffrire, guastare, rovinare, perdere = è la crocifissione dell’Alef

Ke’eb = sofferenza = ogni sofferenza fisica o psichica è una conseguenza della riduzione drammatica e inconscia della forza dell’Alef sul piano fisico.

Il Kaf all’inizio di una parola significa “come”

Ke’lohim = come Dio

Ke’hahad = come uno

 



Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.