Il Calendario di Coligny

La Struttura del Calendario

La Lunghezza della Lunazione

Mesi Intercalari

La Lunghezza dell’Anno

La Gestione Dinamica

La predizione delle Eclissi

A Coligny, nella regione dell’Ain (sud della Francia), antica terra dei Galli Ambarri, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897, i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la sequenza dei giorni di un calendario, denominato quindi Calendario di Coligny.

Il calendario di Coligny viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo-romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima.

I Druidi non utilizzavano la scrittura, per cui il fatto di aver ritrovato un calendario scritto non può essere spiegato che con la conseguenza dell’occupazione romana su un insegnamento che era sempre stato trasmesso oralmente.

 

La Struttura del Calendario

Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, più 2 mesi supplementari, ritenuti mesi intercalari, introdotti per rendere lunisolare il calendario.

Ciascun giorno, corrispondente a una riga, è preceduto da un foro in cui inserire il segnacolo e seguito da annotazioni concernenti il giorno stesso: possono distinguersi alcune più frequenti come D MB e D AMB. In un solo caso l’annotazione è esplicita: Atenoux. Le annotazioni si fanno più fitte nei due mesi intercalari, andando a occupare più righe.

La sequenza dei mesi rappresentati è la seguente, e li numero tra parentesi si riferisce al numero di giorni che compongono il mese:

Samonios (30), Dumannios (29), Rivros (30), Anagantios (29), Ogronios (30), Cutios (30), Giamonios (29), Simivisonios (30), Equos (30), Elenbiuos (29), Edrinios (30), Cantlos (29).

Ciascuno dei 12 mesi elencati iniziava la notte in corrispondenza della quale la Luna assumeva la fase di primo quarto.

I mesi erano divisi in due parti, di 15 più 15 giorni, oppure 15 più 14 giorni, in modo che la prima quindicina fosse vincolata dalla fase di primo quarto di luna, e l’inizio della seconda quindicina coincidesse con l’ultimo quarto di Luna calante.

I mesi le cui quindicine erano complete, cioè di 30 giorni, sono classificati come MAT(U) che in lingua gallica significava “buono o fortunato”, mentre quelli con 29 giorni sono classificati con il termine gallico ANMAT(U) che significa cattivo o infausto.

Fa eccezione il mese di Equos, che è un mese “Anmatv” ma dura 30 giorni. La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio, era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul novilunio era ritenuta un periodo di oscurità. Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX, che significa ritorno al buio, rinnovamento.

Il calendario di Coligny è suddiviso in cinque anni lunari composti da 5 sequenze di 12 mesi sinodici più due mesi supplementari di 30 giorni ciascuno, per un totale di 62 mesi in 5 anni.

Si presume che i due mesi addizionali servissero per conciliare il tempo misurato basandosi esclusivamente sulla successione delle fasi della Luna con quello misurato tenendo conto del moto apparente del Sole sulla sfera celeste durante l’anno.

 

 

La Lunghezza della Lunazione

Perché i Celti divisero l’anno lunare in 7 mesi da 30 giorni più 5 da 29, ottenendo così 355 giorni, e non adottarono la soluzione bilanciata di 6 mesi da 29 e 6 da 30 giorni, che avrebbe permesso loro di ottenere una valutazione migliore della lunghezza media del mese sinodico lunare e la corretta lunghezza dell’anno lunare, cioè 354 giorni?

La decisione di utilizzare una sequenza di 7 mesi da 30 giorni e 5 da 29 giorni per ogni anno, fu una naturale conseguenza delle osservazioni astronomiche. La lunghezza media del mese sinodico risultante da questa combinazione è 29.58 giorni.

Dalle loro misurazioni, i Druidi si accorsero che la lunghezza del mese sinodico lunare sembrava fluttuare nel tempo intorno ad un valore medio, questo fatto lo rileviamo sperimentalmente dal calendario di Coligny nel quale venne codificato il valore sperimentalmente osservato e non il valore medio.

Infatti la lunghezza effettiva della lunazione variava durante l’età del Ferro tra 29.27 e 29.84 giorni solari con due periodi sovrapposti, uno di 3307 giorni (circa 9 anni tropici) ed uno di 413 giorni (1.13 anni) che è esattamente 1/8 del periodo lungo.

L’osservazione delle fasi lunari portata avanti per lunghi periodi di tempo tendeva a determinare un valore di 29.60 giorni, che è un po’ più elevato della lunghezza media della lunazione (29.53 giorni), ma che risulta in perfetto accordo con quanto codificato nel calendario.

Quest’ultimo valore conduce in capo a 12 lunazioni ad assegnare 355 giorni alla lunghezza dell’anno lunare invece che 354. Il valore 355 è proprio la durata dei tre anni ordinari indicati nel calendario di Coligny, e anche dei due rimanenti avendo l’accortezza di trascurare il mese intercalare che li porta a 385 giorni ciascuno.

 

Mesi Intercalari

Perché la tavola di Coligny riporta due mesi addizionali di 30 giorni ciascuno, che vari studiosi hanno interpretato come intercalari, elencati ogni 2 anni lunari e mezzo, portando a 385 giorni la lunghezza complessiva del primo e del terzo anno, rappresentati sulla tavola di bronzo? E per quale motivo i Druidi decisero di codificare un ciclo lungo 5 anni, ed un super ciclo di 30 anni?

I Druidi introdussero due mesi addizionali nel corso dei 5 anni lunari, con lo scopo di intercalarli per raggiungere un accordo ragionevole dal punto di vista pratico tra il computo basato sul Sole e quello basato sulla Luna.

Infatti, ogni 2 anni lunari e mezzo si perdeva un mese aggiuntivo, e solo dopo 30 anni si ritornava alle condizioni iniziali, cioè all’accordo tra il calendario e la stagione climatica.

Durante questo periodo il calendario era retrogradato di un numero di giorni pari ad un anno lunare.

Ecco quindi spiegata l’origine del ciclo trentennale (Saeculum) citato da Plinio il Vecchio.

In questo modo l’accordo tra il computo solare e quello lunare poteva essere mantenuto annualmente entro un errore massimo di 30 giorni, a meno delle derive a lungo termine.

Il calendario celtico rappresentava non solo uno strumento liturgico, ma anche un dispositivo utile in alla pianificazione agricola che va soggetta ai cicli stagionali in accordo con il Sole, mentre le levate eliache (il sorgere di un astro quasi contemporaneamente al Sole) delle stelle definivano la cadenza delle feste.

In corrispondenza della festa di Samhain era in levata eliaca Antares, una stella rossa di prima magnitudine, la più luminosa della costellazione dello Scorpione. A Imbolc era in levata eliaca Capella, stella gialla della costellazione dell’Auriga, anch’essa di prima magnitudine. A Beltaine sorgeva poco prima del Sole la stella rossa Aldebaran, la più luminosa della costellazione del Toro. Il colore della stella sembrava intonarsi perfettamente col colore del fuoco, associato al dio Belenus. Infine Sirio, la stella più luminosa di tutto l’emisfero boreale, nella costellazione del Cane maggiore, sorgeva eliacamente in corrispondenza della festa di Lughnasad.

Il vincolo lunare era obbligatorio solamente nel caso della festa più importante, quella di Trinux(tion) Samoni o Samhain, che è l’unica espressamente indicata sul calendario di Coligny in tutti i cinque anni rappresentati, ed è considerata il capodanno celtico.

L’annotazione di questa festività compare in corrispondenza del secondo giorno della seconda quindicina del mese di Samonios di ciascun anno, quindi due giorni dopo l’ultimo quarto della Luna.

 

La Lunghezza dell’Anno

Il valore della lunghezza dell’anno solare tropico codificato nel calendario di Coligny è, sorprendentemente, di 367 giorni.

L’anno di 367 giorni mostra un errore troppo elevato rispetto al valore vero della lunghezza dell’anno tropico, pari a 365.2422 giorni, soprattutto considerando che un valore prossimo di 365.25 giorni era già noto da tempo presso quasi tutte le culture del Mediterraneo con cui i Celti ebbero contatti fin dall’antichità.

La spiegazione di questo valore anomalo è da ricercarsi nel tentativo di ottenere un accordo globalmente soddisfacente tra il Sole e la Luna come conseguenza dell’uso di anni lunari più lunghi di circa un giorno rispetto al valore corretto, e nella necessità di intercalare due lunazioni complete durante i cinque anni per mantenere l’accordo stagionale.

Sarebbe stato più accurato intercalare due mesi da 29 giorni ciascuno, oppure uno da 29 e uno da 30 giorni, i quali avrebbero raggiunto globalmente un’approssimazione migliore rispetto all’inserzione di due mesi di 30 giorni.

Invece, a causa del fatto che i due mesi intercalari fossero lunghi 30 giorni, in capo ad un Saeculum di 30 anni (6 cicli quinquennali) si ottiene un disaccordo tra il tempo misurato dal calendario e il tempo realmente trascorso equivalente a circa due mesi, richiedendo la rimozione di una o due intercalazioni per raggiungere nuovamente la fasatura stagionale.

L’ipotesi che la progettazione del calendario di Coligny sia stata eseguita su una così scorretta valutazione della lunghezza dell’anno tropico da parte dei Druidi, noti per la loro notevole conoscenza della natura e dei suoi fenomeni, è difficile da accettare. 

Prende valore l’ipotesi di una qualche ragione particolare, che rendeva il calendario celtico un efficace strumento di calcolo astronomico.

 

La Gestione Dinamica

Il calendario celtico codificato sulla tavola di bronzo trovata a Coligny, pare essere stato messo a punto secondo una logica molto più complessa di quella che usualmente rileviamo nella semplice struttura lunisolare con intercalazione rigida.

La struttura dei due mesi intercalari sulla tavola è molto più complessa e ricca di annotazioni rispetto a quella di ciascuno degli altri 60 mesi che fanno parte del ciclo quinquennale. Infatti, i nomi dei 12 mesi dell’anno celtico sono annotati in successione cronologica esatta accanto ai giorni compresi in questi mesi. Sorge il sospetto che i due mesi di 30 giorni non siano solamente addizionali, da intercalare periodicamente.

Il calendario celtico non tenta solo di realizzare un accordo ragionevole tra due periodicità fondamentali incommensurabili tra loro, ma è in grado, mediante un determinato algoritmo, di generare il computo solare partendo dal ciclo lunare. In questo, si differenzia da tutti gli altri calendari antichi oggi noti.

Se da un lato la struttura lunisolare rigida garantiva che i mesi rimanessero grosso modo coerenti con le stagioni, dall’altro lato era possibile usare la stessa struttura in maniera più sofisticata per calcolare esattamente la posizione del Sole e della Luna nel cielo durante qualsiasi giorno dell’anno e dei “saecula”.

L’evoluzione del ciclo della Luna permetteva di fare previsioni relativamente ai cicli del Sole. Il computo lunare è esemplificato dalla pura e semplice successione dei mesi del calendario, mentre per il computo solare si deve tenere conto anche della sequenza dei giorni elencati nei mesi intercalari e delle annotazioni che li accompagnano.

Si nota allora che i due mesi intercalari rappresentano due tabelle di calcolo, che possono essere considerate come una sorta di memoria analoga a quelle dei moderni computer, in cui è immagazzinata la differenza progressiva tra il computo solare e quello lunare.

Tali tabelle potevano dunque essere lette ogni qual volta fosse necessario eseguire i calcoli astronomici relativi alla posizione dei due astri nel cielo.

Il calendario di Coligny è da intendersi non solo come almanacco, ma anche come un calcolatore analogico atto a calcolare il computo solare partendo da quello lunare. Esso aveva quindi una triplice funzione: rituale, agricola e astronomica.

I druidi potevano prevedere le fasi lunari utilizzando la base del calendario senza intercalari (uso rituale), ma nello stesso tempo avevano realizzato uno strumento lunisolare ordinario destinato alle attività quotidiane (uso agricolo) e usandolo come calcolatore potevano anche rendere conto in maniera accurata dei cicli stagionali in accordo con il Sole e provvedere esattamente alla predizione delle levate eliache e al calcolo delle date delle feste (uso astronomico).

 

La predizione delle Eclissi

colignyIl calendario di Coligny è assimilabile ad un almanacco poiché in esso sono codificate talune efficaci regole di predizione delle eclissi, soprattutto quelle lunari.

Osservando attentamente le annotazioni in lingua gallica e i caratteri latini incise sui frammenti di bronzo, si rileva che talune di esse si ripetono con precisa regolarità in corrispondenza di determinate terne e quaterne di giorni consecutivi. Inoltre la distribuzione di tali annotazioni è intervallata attraverso i mesi e gli anni con notevole regolarità.

Ogni singola annotazione si riferisce generalmente al nome di un mese dell’anno ripetuto più volte, una volta per ogni giorno appartenente a ciascuna terna o quaterna.

Molto spesso lo stesso mese viene usato in due terne successive declinato, in lingua gallica, in casi diversi. Usualmente, i giorni interessati dalle terne sono il settimo, l’ottavo e il nono di ciascuna quindicina di ogni mese, più qualche mese in cui si osservano le terne nei giorni I, II e III della seconda quindicina, subito dopo ATENOVX, quindi sostanzialmente le terne identificano le fasi lunari sigiziali, cioè il plenilunio e il novilunio, ma talvolta è marcato anche l’ultimo quarto.

Ricordiamo che quando la Luna si trova alle sigizie, se anche il Sole è sufficientemente prossimo ad uno dei nodi dell’orbita lunare, si possono verificare le eclissi. I giorni possibili per il verificarsi delle eclissi sono proprio quelli marcati sul calendario di Coligny con le terne.

I Druidi sapevano certamente che quando la Luna raggiungeva la sua estrema latitudine eclittica (positiva o negativa) durante il suo ciclo mensile e la sua fase era contemporaneamente il primo oppure l’utimo quarto, allora sette giorni dopo era possibile il verificarsi di un’eclisse.

Se il giorno in cui la Luna viniva osservata alla sua massima distanza dall’eclittica cadeva il primo o il quindicesimo giorno di un mese dell’anno celtico, allora sette giorni dopo i Druidi erano in grado di prevedere con un buon margine di sicurezza un’eclisse di Luna o di Sole.

L’eclisse di Luna era pressoché certa, mentre quella solare poteva avvenire, ma non essere visibile nella località in cui il Druido si trovava.

Il metodo basato sull’osservazione della posizione della Luna rispetto all’eclittica funziona, ma è caratterizzato da un alto tasso di errore e dal fatto che esso permette solamente di eseguire previsioni a scadenza breve, solamente con sette giorni di anticipo. Tuttavia, i Druidi avevano certamente osservato che le eclissi di Luna si ripetevano mediamente ogni 6 lunazioni circa (13 semiperiodi latitudinali), quindi bastava semplicemente attendere che durante i giorni VII, VIII o VIIII della prima quindicina di un mese qualsiasi del calendario avvenisse un’eclisse di Luna. Successivamente l’applicazione della regola di aggiungere 6 lunazioni si concretizzava nella previsione dell’eclisse di Luna per gli stessi giorni VII, VIII o VIIII del sesto mese successivo, e così di seguito.

Il calendario di Coligny indica quindi che le eclissi di Luna cadevano alternativamente sempre alle stesse date di calendario lunare, mediamente il giorno VIII della prima quindicina di due mesi separati da mezzo anno sinodico lunare. Occasionalmente, ogni 30 mesi, l’introduzione del mese intercalare faceva retrogradare di un mese la data prevista.

Esistendo una differenza di 0.3 giorni tra 6 lunazioni medie esatte e 13 semiperiodi latitudinali, ogni tanto l’eclisse prevista sarebbe mancata all’appuntamento, ma si sarebbe verificata nei giorni VII, VIII o VIIII della prima quindicina del mese precedente. Questo fenomeno si verificava con periodicità pari a 41, 47 e 53 mesi del calendario celtico, periodicità che di certo era nota ai Druidi senza eccessiva difficoltà.

Un altro fenomeno è quello della ripetizione di due eclissi di Luna in due lunazioni successive. Questo fatto implica che in due mesi consecutivi del calendario celtico avvenissero due eclissi di Luna distanti una lunazione, ma sempre nei giorni VII, VIII oppure VIIII del mese. Questo fenomeno avviene con una periodicità pari a 53, 82 e 135 mesi del calendario celtico.

I Druidi potevano quindi prevedere agevolmente, e con un errore relativamente ridotto, le eclissi di Luna che si verificavano in un dato luogo utilizzando solamente il calendario e una semplice regola di calcolo mnemonico e di facile applicazione pratica.

La previsione delle eclissi poteva essere eseguita con successo mediante la ricorsività di 6 mesi del calendario da loro ideato.

Anche altre ricorsività potevano risultare utili: 6, 35, 41, 47, 53, 82, 88, 94, 129, 135, 223,358 mesi del calendario erano tutte utili previsori compresi in un “Saeculum” note ai Druidi.

Ad esempio, osservando la struttura del calendario di Coligny ci accorgiamo che il “Saeculum” di Plinio vale praticamente quanto un ciclo di 358 lunazioni, quindi il periodo trentennale del calendario celtico sembrerebbe calibrato su uno dei cicli fondamentali delle eclissi.

Il calendario così strutturato doveva essere gestito, forse esclusivamente, dalla classe druidica, che ne fecero anche uno strumento di potere. L’algoritmo base per usarlo è mnemonico quindi non esisteva la necessità di scriverlo, in accordo con le usanze dei Druidi che ritenevano fondamentale tramandare le conoscenze solo oralmente.

Il fatto che nel secondo secolo dopo Cristo il calendario fu redatto in forma scritta potrebbe essere il segno che dopo l’invasione romana la classe druidica si dovette accontentare di pochi allievi, in quanto la maggioranza della gioventù appartenente all’aristocrazia Gallica preferiva studiare il Latino e il Greco presso i Romani e non più la scienza dei padri presso i druidi. Essi furono quindi costretti a scrivere ciò che aveva sempre tramandato oralmente in quanto la complessità del meccanismo di gestione calendariale era ormai tale da essere oltre le usuali abilita’ del clero rurale del tempo.

L’importanza di una rilettura della tavola di bronzo di Coligny risiede nel fatto che alla luce di questi fatti è richiesta una differente valutazione delle conoscenze astronomiche e matematiche dei Celti, che risultano decisamente ricche e accurate.

Da queste e da altri studi tutt’ora in corso incomincia ad emergere un’altra immagine del popolo dei Celti. L’immagine dei barbari viene via via smantellata è sostituita con quella di un popolo dedito allo studio, all’osservazione e all’interpretazione della natura. Quindi gli studi e le nuove scoperte che verranno fatte riguardo ai Celti dovranno essere interpretate con questa nuova chiave di lettura.

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