Shitennō

Shitenno. I Signori delle Quattro Direzioni

Gli Shitennō sono i protettori buddisti delle quattro direzioni: proteggono la nazione e il mondo dal male e dagli spiriti maligni, per questo sono detti Gose Shitennō 護 世 四 天王, che letteralmente significa “i Quattro Re dei Deva che proteggono il mondo”.

Queste divinità hanno origine in India come deva che proteggono il dio Indra, ma sono stati adottati nel pantheon buddista in Cina e Giappone a partire dal VI secolo d.C.

Gli  Shitennō compaiono in numerose scritture, tra cui il Sutra della Luce Dorata (noto come Konkōmyō saishō ō kyō 金光明 最 勝 王 経 oppure Konkōmyō kyō金光明 經). Questo Sutra, tradotto da Dharmakṣema 曇 無 讖 all’inizio del V secolo, da Baogui 寶貴 alla fine del VI secolo e dal monaco cinese Yijing 義 淨 (635-713), insegna che i sovrani che lo adorano (che adorano il sutra stesso) otterranno la protezione dei Quattro Re Guardiani 護 四 王 nella salvaguardia della nazione e nel beneficio della sua gente.

Il Sutra della Luce Dorata fu uno dei tre testi di grande influenza nel Giappone antico, noti per proteggere la nazione.

Le cosiddette “tre scritture per proteggere lo Stato” sono, appunto, il Sutra della Luce Dorata, il Sutra del Loto 法華經 (Hokke kyō) e il Sutra dei Re Benevoli 仁王 經 (Nin ō gyō).

Nel Sutra del Loto, tradotto in cinese da Kumārajīva 鳩摩羅什 (350 – 410), detto Kumarajū in Giapponese), i Quattro appaiono nel Dharani (26° capitolo), con Jikokuten e Tamonten che si impegnano a nome di tutti e quattro per proteggere quelli che abbracciano gli insegnamenti del sutra.

I Quattro furono introdotti in Giappone dalla fine del VI secolo, quando Shōtoku Taishi commissionò la costruzione del tempio Shitennōji 天王寺 ad Osaka nel 593 d.C. per venerare i Quattro.

Secondo il Nihongi 日本 紀 (Cronache del Giappone, compilato intorno al 720), Shōtoku aveva pregato i Quattro per aiutarlo a sconfiggere Mononobe no Moriya 部 守 屋, morto nel 587, e altre forze contrarie all’introduzione del buddismo in Giappone. Shōtoku ottenne la vittoria, dunque costruì il Tempio Shitennōji.

Da allora, i Quattro si sono ampiamente diffusi in tutte le isole giapponesi e quasi tutti i principali templi hanno il proprio set di statue dei Quattro Protettori, che compaiono spesso anche nei dipinti mandala delle sette buddiste esoteriche giapponesi, tra cui il Mandala dei Dieci Regni, il Mandala Hōrōkaku e il Mandala Taizōkai.

Dal IX secolo, però, le loro funzioni e il loro simbolismo sono stati in gran parte soppiantati da gruppi di divinità esoteriche, come i Cinque Tathagata (con Dainichi Nyorai al centro), i Cinque Grandi Re Mantra (con Fudō Myō-ō al centro) e i 12 Deva guardiani delle 12 direzioni.

 

Ognuno dei Quattro Shitennō dimora e protegge uno dei quattro continenti che circondano il Monte Shumisen 須弥 山 (in sanscrito è il  Monte Sumeru o Monte Meru), la mitica dimora del Buddha storico Shaka Nyorai e di altre divinità buddiste.

In Cina, le statue dei Quattro sono spesso collocate vicino agli ingressi dei templi, ma in Giappone le loro effigi sono più comunemente posizionate intorno alla divinità centrale che si trova sull’altare principale (la pedana principale è chiamata Shumidan 須弥 壇). Questa divinità centrale è Taishakuten (Indra in sanscrito), detto il Signore del Centro.

Ognuno degli Shitennō è associato ad una direzione, ad una stagione, ad un elemento, ad un colore e ad una virtù. Tuttavia, i loro attributi non sono rigidamente prescritti, quindi differiscono tra le varie nazioni buddiste.

L’iconografia degli Shitennō è legata ai quattro emblemi celesti cinesi (drago, uccello rosso, tigre, tartaruga), anch’essi custodi delle quattro direzioni cardinali.

Nella statuaria giapponese, gli Shitennō sono quasi sempre rappresentati in pose animate di guerrieri piuttosto che in posture statiche di meditazione. Spesso sono anche rappresentati in piedi mentre calpestano dei demoni noti come Jaki 邪鬼(anche Jyaki o Tentōki), per simboleggiare il loro potere di respingere e sconfiggere il male.

Sono quasi sempre vestiti con un’armatura (yoroi 鎧), hanno un aspetto feroce (funnusō 忿怒 相) e sono dotati di armi o oggetti (jimotsu 持 物) che si dice eliminino le influenze malvagie e sopprimano i nemici del buddismo.

Talvolta sono raffigurati con un alone di fuoco dietro di loro.

Il più antico gruppo dei Quattro Shitennō esistente in Giappone si trova nel Tempio di Taimadera 当 麻 寺 a Nara. Questo set risale al Periodo Hakuhō 白鳳 時代 (645-710); la statua di Tamonten, tuttavia, è del periodo Kamakura. I pezzi dell’era Hakuhō sono realizzati con la tecnica della lacca secca vuota (dakkatsu kanshitsu 脱 活 乾 漆).

Sempre a Nara, ma nel Tempio Hōryūji 法 隆 寺, si trova un set eccezionale dei Quattro Shitennō, risalenti alla metà del VII secolo e scolpiti interamente in legno, mentre nel Tempio Kōfukuji 興福寺 si trovano delle Statue risalenti all’Era Heian (794-1185) forgiate con un’anima in legno e verniciate a secco (Mokushin Kanshitsu 木 心 乾 漆).

Nel Tempio Tōji 東 寺 a Kyoto si trovano delle Statue a grandezza naturale fatte di argilla dipinta, risalenti alla metà dell’VIII secolo.

 

 

 持 國 天  JIKOKUTEN  –  Signore dell’Est

ShitennōJikokuten abita e protegge il continente orientale Tō Shōshin Shū 東勝 身 洲 (Pūrva-videhaḥ in sanscrito) che circonda il Monte Shumisen.

Il suo nome significa letteralmente “Guardiano della Nazione”, infatti Jikokuten è Custode del Regno, Sostenitore del Paese, Protettore del Mondo.

Jikokuten di solito porta una spada nella mano destra, mentre la mano sinistra è appoggiata sull’anca; oppure ha la spada nella mano destra e una lancia a tre punte nella man sinistra.

A volte viene mostrato con in mano uno strumento a corda o intento a suonare un liuto. Tale strumento musicale simboleggia la Via di Mezzo: le corde si rompono se sono troppo strette, ma se sono troppo lente non viene prodotto alcun suono).

Jikokuten comanda un esercito di Kendatsuba (Gandharva in sanscrito; sono musicisti celesti e mangiatori di profumo) e Bishasha 毘舍 遮 (Piśācī o Pisaca in sanscrito; sono demoni vampiri femminili). 

Come protettore buddista del quartiere orientale, Jikokuten è simile al drago della mitologia cinese, per questo il suo colore in India e in Cina è il bianco, ma in Giappone è il verde oppure il blu, in quanto il drago è associato all’elemento Acqua.

Nelle sette Nichiren, Zōchōten è il 13° nel diagramma di Gohonzon 御 本尊. 

Jikokuten è associato all’Est, alla Primavera, all’Acqua, alla Forza, al verde o al blu.

Mantra giapponese:

おん ぢりたらしゅたら
らら はらまだな そわか

Om Chiritara Shutara
Rara Haramadana Sowaka

 

Shitennō

La Sillaba sanscrita per Jikokuten si pronuncia CHIRI in Giappone

 

Corrispondenze

Giapponese = Jikokuten 持 國 天.

Sanscrito = Dhṛtarāṣṭra, Dhrtarasta, Dhrtarastra, Dhritarashtra.

Cinese = Chíguó Tiān, Ch’ih-kuo T’ien.

Coreano = 지국 천, Jiguk cheon, Chiguk ch’ŏn.

Vietnam = Trì quốc thiên.Tibet = Yul Khorsung

 

 

 増 長 天 ZŌCHŌTEN  –  Signore del Sud

ShitennōZōchōten dimora e protegge il quartiere meridionale Nansenbushū 南 贍 部 洲 (Jambudvīpa in sanscrito) che circonda il Monte Shumisen.

Il suo nome significa letteralmente “signore che si espande, “signore che si allarga”. Questo a volte viene tradotto come crescita germinale, per indicare il ruolo di Zōchōten come catalizzatore della crescita spirituale.

Nell’iconografia Zōchōten è spesso raffigurato con una alabarda nella mano destra, mentre la mano sinistra è serrata sull’anca; altre volte ha un’alabarda nella mano destra e una spada nella sinistra. 

Governa sui Gaki 餓鬼 (Preta in sanscrito; sono fantasmi affamati – vedi articolo sugli Yurei, Fantasmi Giapponesi).

Inoltre comanda i Kuhanda 鳩 槃 荼 (Kumbhanda in sanscrito; sono un tipo di Yasha 夜叉  che succhia la vitalità delle persone).

Zōchōten è l’equivalente buddista dell’uccello rosso della mitologia cinese, così il colore associato a Zōchōten in Giappone è comunemente il rosso, mentre nell’Asia continentale è il blu (questi colori non sono rigidamente prescritti). 

Nelle sette Nichiren, Zōchōten è il numero 27 nel diagramma di Gohonzon 御 本尊.

Zōchōten è associato al Sud, all’Estate, al Fuoco, alla Prosperità e al Rosso (Blu in India, Tibet, Cina).

Mantra giapponese:

おん びろだきゃ やきしゃ
ぢはたえい そわか

Om Birodakya Yakisha Jihataei Sowaka

 

Sillaba sanscrita per Zōchōten si pronuncia BI oppure Vi in giapponese

 

Corrispondenze

Giapponese = Zōchōten, Zochoten, Zouchoten 增長 天

Sanscrito = Virūḍhaka, Virudhaka

Cinese = Zēngcháng Tiān, Tseng-ch’ang T’ien

Coreano = 증장 천, Jeungjang Cheon, Chŭngjang Ch’ŏn

Tibetano = Phag pa’i kye po

 

 

広 目 天 Kōmokuten – Signore dell’Ovest

ShitennōKōmokuten abita e protegge il continente occidentale Saigokashū 西 牛 貨 洲 (Aparagodāna in sanscrito) che circonda il Monte Shumisen.

Il suo nome significa letteralmente “visione espansa”, “visione senza limiti”; Kōmokuten vede attraverso il male, punisce il male e incoraggia le aspirazioni all’illuminazione.

Spesso è raffigurato con un pennello da scrittura nella mano destra e un sutra nella sinistra, a simboleggiare il potere degli insegnamenti del Buddha per superare l’ignoranza, il male e tutti gli ostacoli; oppure stringe il pugno destro mentre nella mano sinistra regge una lancia a tre punte (sansageki 三叉戟).

Kōmokuten comanda sui Nāga 龍, semidei simili a serpenti, inclusi i draghi) e sui Pūtana 富 單 那, un tipo di fantasma affamato associato alla febbre e alla malattia nei bambini. Nelle tradizioni vediche, Pūtana è una strega demoniaca che uccide i bambini.

Kōmokuten è l’equivalente buddista della tigre bianca della mitologia cinese, per questo in Giappone il suo colore è il bianco. Tuttavia nell’Asia continentale viene spesso mostrato con la pelle rossa che tiene un gioiello in una mano e un serpente nell’altra o arrotolato attorno alla divinità, dunque il suo colore è il rosso.

Nelle sette Nichiren, Kōmōkuten è il numero 33 nel diagramma di Gohonzon 御 本尊.

Kōmōkuten è associato all’Ovest, all’Autunno, al Metallo, alla Consapevolezza, al colore Bianco (Rosso in India e Cina).

Mantra giapponese
おん びろばくしゃ のうぎゃ
ぢはたえい そわか

Om Birobakusha Nōgya

Chihataei Sowaka

Sillaba sanscrita per Kōmokuten, pronunciata BI in giapponese

 

Corrispondenze

Giapponese = Kōmokuten 広 目 天

Sanscrito = Virūpākṣa, Virupaksa, Virupaksha

Cinese = Guǎngmùtiān, Kuang-mu-t’ien

Coreano = 광목천, Gwangmokcheon, Kwangmokch’ŏn

Vietnam = Quảng mục thiênTibet = Mig Midang

 

 

多 聞 天 TAMONTEN – Signore del Nord

ShitennōAbita e protegge il continente settentrionale Hokkurushū 北 倶 盧 洲 (Uttara-kuru in sanscrito) che circonda il Monte Shumisen.

Inoltre Tamonten protegge i luoghi sacri dove Buddha espone gli insegnamenti.

Il suo nome significa colui che sa tutto, che ascolta tutto ed è completamente versato negli insegnamenti del Buddha.  

Tra i quattro, Tamonten (alias Bishamonten) è considerato il più potente e, nel tempo, ha soppiantato gli altri tre per importanza. In effetti, Bishamonten è l’unico membro dei quattro adorato indipendentemente in Giappone, sia come protettore della fede buddista sia come uno dei Sette Dei della Fortuna, quello che dona ricchezza e prosperità.

Tamonten soppiantò anche Taishakuten (il Signore del Centro) come oggetto di culto, ma bisogna ammettere che Taishakuten non godette mai di un grande status in Giappone.

Tamonten è anche detto essere il più ricco degli Shitennō, perché Tamonten è stato premiato con una grande ricchezza dopo aver praticato l’austerità per 1.000 anni. A volte noto come Kubera o Kuvera, il “Dio della ricchezza e del tesoro sepolto”.

Nell’iconografia spesso è raffigurato mentre regge uno stupa o una pagoda nella mano destra, mentre nella mano sinistra può avere un’alabarda (hoko 戟 o hōbō 宝 棒), una lancia o un sutra; la piccola pagoda simboleggia la divina casa del tesoro e Tamonten condivide i vasti tesori della pagoda solo con “i degni”.

Altre volte regge con la mano destra un ombrello che gli serve per evitare distrazioni e contaminazioni, mentre nella mano sinistra tiene una mangusta che sputa gioielli, che può fornire ai senzienti una ricchezza inesauribile.

La mangusta rappresenta anche la vittoria sui Naga.

Comanda sugli Yakṣa 夜, feroci guerrieri nonché potenti divinità della terra che custodiscono la ricchezza del mondo; sono spiriti della natura che possono essere benigni ma anche demoniaci. Nella manifestazione di re degli Yaksa, Tamoten è completamente vestito d’oro.

Comanda sui Rākṣasa, creature che torturano e che si nutrono della carne dei morti (di coloro che in vita sono stati malvagi). In generale si tratta di divinità guardiane dall’aspetto mostruoso.

Comanda sui Kinnara, musicisti celesti con la testa di cavallo.

Tamoten è associato alla Tartaruga Genbu della mitologia cinese, e spesso è indicato come Guerriero Nero, protettore dei giusti e patrono buddista dei guerrieri. Dunque in Giappone il nero è considerato il suo colore. Tuttavia, Tamonten è spesso raffigurato come giallo, luminoso come 1.000 soli. Dunque in India e in Cina il suo colore è il giallo.

In manifestazione, il suo animale è l’ermellino, detto anche “donnola delle nevi”.

Nella setta di Nichiren, Tamonten è il numero 4 nel diagramma di Gohonzon 御 本尊.

Tamonten è associato al Nord, Inverno, Terra, Ricchezza, Nero (Giallo in India e Cina).

Mantra giapponese

か ん べ い し ら ま な や そ わ か

Su Beishiramanaya Sowaka (oppure)
Om Beishiramanaya Sowaka

Sillaba sanscrita per Tamonten pronunciata BEI in Giappone

Corrispondenze

Giapponese = Tamonten 多 聞 天

Sanscrito = Vaiśravaṇa, Vaisravana, Vaishravana, Dhanada

Cinese = Duōwén Tiān, Tuo-wen T’ien

Coreano = 다문천, Damun Cheon, Tamun Ch’ŏn

Vietnamita = Đa văn thiên

 

 

帝 釈 天 Taishakuten – Signore del Centro

ShitennōTaishakuten governa lo Shitennō, cioè tutti e quattro i Guardiani dell’Est, dell’Ovest, del Nord e del Sud), per questo è detto il Signore del Centro.

Presiede alle 33 divinità celesti (trayastriṃśat  in sanscrito significa 33 e il nome del Paradiso in cui risiedono è un aggettivo derivato da questo numero, Trāyastriṃśa)

In India è noto come Indra (detto anche Śakra), sovrano degli dei nei Veda. Nel Rig Veda si trovano più inni dedicati ad Indra che ad ogni altra divinità.

Indra, non solo è il più potente degli dei, ma è anche il dio delle tempeste, dei tuoni e della guerra.

Integrato nel buddismo, Taishakuten è diventato uno dei più grandi protettori di questa cultura, cosicché i buddisti in Tibet, Cina e Giappone lo hanno adottato come divinità custode.

Taishakuten difende sia le divinità che gli esseri umani contro tutto ciò che è malvagio. E’ in grado di far rivivere lle persone uccise in battaglia e ha attributi sia di un dio creatore che di un dio solare.

Vive nel palazzo Zenkenjō 善 見 城 (palazzo delle giuste vedute; in sanscrito Svarga, Luce del Cielo, situato nel Trayastrimasha, il paradiso situato sulla cima del Monte Shumisen 須弥 山 (in sanscrito Monte Sumero o Monte Meru), la mitica dimora del Buddha storico Shaka Nyorai, il centro dell’universo buddista. Lì governa gli altri 32 dei di quel paradiso, ed è servito in particolare dagli Shitennō, i Quattro Re Celesti.

In Giappone è conosciuto anche come un dio della ricchezza ed è spesso raffigurato mentre cavalca un elefante.

In India, Indra cavalca spesso un elefante bianco di nome Airavata, dotato di 33 teste e 33 zanne che, nelle tradizioni buddiste, simboleggiano i 33 dei del cielo di Trayastrimsha.  Tuttavia, Airavata è spesso raffigurato come un elefante a tre teste nelle opere d’arte.

Il simbolismo dell’elefante si trova anche nelle opere d’arte giapponesi raffigurante Fugen Bosatsu, mentre cavalca un elefante, come descritto nel Sutra del Loto, il che simboleggia il superamento degli ostacoli.

 

Mantra giapponese:

ん し ゃ き ら や そ わ か
Om Shakiraya Sowaka)

Traduzione: OM, HAIL ŚAKRA DEVA

Shakiraya è la traslitterazione giapponese del sanscrito Śakra (Sakra deva è Indra)

 

Sillaba sanscrita per Taishakuten pronunciata II in Giappone

 

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