veda

L’Hinduismo e i Veda

La civiltà della Valle dell’Indo che si sviluppò nel Neolitico, all’incirca dal 3000 al 1500 a.C., fu una civiltà agricola urbanizzata e organizzata, con legami commerciali con i popoli Mesopotamici,  tuttavia quale fu la loro cultura, la religione e soprattutto la loro lingua, è a tutt’oggi un argomento molto discusso tra gli studiosi. Alcuni sostengono che parlassero una lingua di ceppo dravidico, mentre altri ritengono che usassero una lingua di ceppo indoeuropeo. Tale questione “linguistica” trova grande rilievo in quanto l’ipotesi della lingua dravidica avvalora la tesi dell’invasione da parte degli Indoari, popoli nomadi allevatori e guerrieri di origini indoeuropee, detto anche popolo degli Arii, o Ariani, o Indoiranici. Proprio tale popolazione praticava quello che la maggior parte degli studiosi chiama “vedismo”, ossia un culto basato sui Veda, i testi sacri più antichi, risalenti al 2000 a.C., pervenuti a giorni nostri. Benché l’origine vedica non sia messa minimamente in discussione, non è comunque stabilito se vi sia o meno un’eredità religiosa dei culti propri della Civiltà della valle dell’Indo nell’Hinduismo. 

Oggi, l’India è un paese in cui coesistono notevoli differenze socio-culturali: vi sono elementi appartenenti a razze diverse, non ci sono legami governativi, e inoltre vi è la dominazione di elementi stranieri, quali ad esempio quelli ereditati dalla colonizzazione inglese.

Gli hindu sono coloro che aderiscono alla tradizione vedica, in modo reale ed effettivo, non solo in modo illusorio ed esteriore. Non sono hindu coloro che non partecipano a questa tradizione (buddisti indiani, musulmani indiani). La tradizione originale può essere chiamata hinduismo, qualunque sia la regione in cui si è conservata, mantenendo l’immutabilità essenziale della dottrina, pur seguendo uno sviluppo naturale e dando vita a correnti peculiari, quali Brahmanesimo, Vedaismo, Shvaismo, Vaishnava ed altre ancora, ma che comunque fanno riferimento ai Veda.

Il termine “Veda” significa conoscenza, saggezza, e indica una raccolta di testi scritti tra il 2000 e il 1100 a.C. e che quindi non possono essere attribuiti ad un unico autore.

I contenuti dell’opera sono ritenuti sovraindividuali, di carattere immutabile e atemporale, poiché l’ispirazione metafisica può prodursi in più individui e in qualunque epoca. Per questo l’origine dei Veda è detta apaurusheya, cioè non umana. 

Vyasa è un mitico saggio che rappresenta un’individualità collettiva, a cui viene attribuita l’organizzazione dei Veda, che sono suddivisi in 4 raccolte:

  1. Rig-veda: è il testo più importante perché contiene in forma poetica gli inni che celebrano le divinità indù o deva, fondamentali per il sacrificio vedico. Gli inni più numerosi sono dedicati al Dio Indra, ma ve ne sono anche per elementi divinizzati: Agni (fuoco), Dyau (cielo), Vayu (vento) e Surya (sole) . È suddiviso in dieci mandala, ovvero libri, e la redazione scritta è datata tra il XV e il XII secolo a.C..
  2. Yajur-Veda: Yajur significa “formula sacrificale”. È una raccolta di formule, talvolta scritte come litanie, che il sacerdote officiante (adhavaryu) recitava durante le varie fasi del sacrificio. È pervenuto ai giorni nostri in 2 versioni; Krisna Yajurveda (yajurveda nero) e Sukla Yajurveda (yajurveda bianco). Sono divisi in sezioni in base al tipo di sacrificio. Sono composti sia in versi che in prosa.

  3. Sama-Veda: trattato sulla musica e in particolare sulle melodie. Contiene i versi liturgici cantati durante le cerimonie e i sacrifici.

  4. Atharva-Veda: trattato di medicina e formule magiche. Raccolta di inni e di preghiere, con carattere popolare rispetto al Rig-Veda; fu adottato come manuale rituale dai brahamani.

Ogni Veda contiene a sua volta quattro parti, che si possono descrivere come un albero (i Samhita ),che ha le sue relative fioriture (i Brahmana), con dei frutti in maturazione (gli Aranyaka) e dei frutti ormai maturi (le Upanisad).

Upanisad: il significato letterale del termine è upa = vicino, ni = giù in basso, sad = sedere. Viene interpretato come “sedere vicino ai piedi del maestro (per ricevere insegnamenti confidenziali)”. In effetti le Upanisad venivano trasmesse verbalmente, e sono state messe per iscritto soltanto nel 1656. Le Upanisad più antiche sono state composte dal IX al VI sec. a.C., e ve ne sono 14. Successivamente, fino al XVI sec., sono stati aggiunti altri 108 testi considerati comunque originali, (10 per il Rigveda, 50 per il Yajurveda, 16 per il Sama-veda, e 32 per l’Atharva-veda). Tuttavia il numero e l’organizzazione delle Upanisad possono variare a seconda della scuola che si segue. Alcuni parlano di altre 300 Upanisad. Ogni Upanisad serve uno speciale obiettivo.

Upa-veda: sono testi connessi ai 4 Veda, ma che trattano di conoscenze di ordine pratico, e dunque sono ritenuti di ordine inferiore ai Veda.

  1. Ayur-Veda: è la medicina e si riferisce al Rig-Veda

  2. Dahnur-Veda: armi e arte della guerra, e si riferisce al Yajur-Veda

  3. Gandharva-Veda: musica, danza, teatro, pittura e scultura, e si riferisce al Sama-Veda

  4. Sthapatya-Veda: si tratta di meccanica e architettura e si riferisce all’Atharva-veda; poeticamente descritto come un prodotto del matrimonio tra Ayur Veda (medicina, salute) e Jyotisa Sastra (astronomia), poiché collega i bisogni di benessere e di armonia dell’essere umano con le influenze circostanti.

Smriti: è l’insieme dei testi sacri che comprende 6 vedanga,  4 upanga, e 2 poemi epici, quali il Mahabharata, che racchiude al suo interno l’importante Bhagavadgita, e il Ramayana. La Smriti, a differenza dei Veda e delle Upaninisad, è stata prodotta da esseri umani.

Vedanga: membro del Veda. Sono scienze ausiliarie del Veda, paragonate a membra corporee tramite cui un essere agisce all’esterno. I trattati fondamentali a cui si riferiscono queste scienze fanno parte della smriti.

I sei Vedanga sono:

  1. La shiksha: scienza dell’articolazione corretta e della pronuncia esatta, che comporta, insieme alle leggi dell’eufonia, la conoscenza del valore simbolico delle lettere del sanscrito.

  2. Il ciandaha: scienza della prosodia, che determina l’applicazione dei diversi metri in relazione alle modalità vibratorie cosmiche che devono esprimere. Non ha nulla a che fare con la metrica nella poesia. In pratica è la profonda conoscenza del ritmo.

  3. Il viakaranam: è la grammatica che, a differenza di quella occidentale fatta da regole arbitrarie, si fonda su classificazioni e concezioni che sono sempre in stretto rapporto col significato logico del linguaggio.

  4. Il nirukta: spiegazione dei termini importanti o difficili dei Veda. Tale spiegazione si basa, oltre che sull’etimologia, anche sul valore simbolico delle lettere e delle sillabe che compongono la parola.

  5. Lo jiotisha: comprende astronomia e astrologia, materie che in India non si sono mai separate, come del resto erano una cosa sola presso tutti i popoli antichi. Occorre però notare che l’astrologia tradizionale non ha nulla a che vedere con le attuali speculazioni divinatorie.

  6. Il kalpa: è l’insieme delle prescrizioni relative all’esecuzione dei riti, la cui conoscenza è indispensabile perché abbiano efficacia. Nei sutra che le contengono, tali prescrizioni sono condensate in formule (con una notazione simbolica) simili a formule algebriche.

Ganita: è la matematica; anche se non compresa tra i vedanga e gli upaveda, fu ugualmente coltivata in India fin dai tempi antichi. Essa si divide in 3 parti:

  1. pati-ganita o vyakta-ganita: è l’aritmetica

  2. bija-ganita: è l’algebra

  3. rekha-ganita: è la geometria

 

 

LETTURE CONSIGLIATE

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.