lilith

Lilith: la Prima Donna, la Prima Strega

 

 

La Tradizione della Prima Eva

Lilith nella Bibbia

Lilith nel Talmud e nello Zohar

Lilith nelle Tradizioni Magiche

Lilith nella Tradizione Giudaico-Cristiana

Lilith nell’Iconografia

 

 

 

«Io sono Lilith-Iside, l’anima nera del Mondo;
Trema! l’essere sconosciuto, funesto, illimitato
Che l’uomo fremendo chiama Fatalità,
Sono io. Anankè, sono io. Trema! Il velo,
Sono io. Io sono la nebbia e tu non sei che la stella;
Tu non sei che una delle possibili luci; io invece sono
l’oscurità eterna e sinistra delle notti;
Io sono la bocca scura che soffia sui fari;
Vattene! Sfortuna a te, lucciola che ti smarrisci!

(La fin de Satan, Victor Hugo)

 

 

La tradizione della prima Eva

Tutti noi conosciamo la nascita del primo uomo e della prima donna narrata nella Genesi delle Sacre Scritture, ma non tutti sanno che esiste anche una storia diversa. E non si tratta di un mito pagano: è proprio l’antica Tradizione Ebraica a narrarci questa storia.

La prima Eva è una figura fondamentale nella Cabala Ebraica, che ci narra come Lilith sarebbe stata la prima vera donna, creata, a differenza di Eva, dalla Terra e non da una costola di Adamo. Dunque, in questa antichissima tradizione, la donna è pari all’uomo.

Questa narrazione è riportata in un passaggio del libro cabalistico L’Alfabeto di ben Sirach. Si tratta di un’opera che risale probabilmente all’XI secolo e di cui si conoscono due versioni. Di fatto, è una raccolta di proverbi attribuiti all’autore di un celebre libro apocrifo, Ecclesiasticus, Saggezza di Gesù, figlio di Sirach. 

Una delle versioni conosciute contiene commenti alla dottrina sotto forma di parabole appropriate. L’autore vi è rappresentato come un bambino i cui fatti e le cui gesta meravigliose ne illustrano la saggezza, alla maniera in cui sono trattati fatti e gesta di Gesù nei Vangeli dell’Infanzia.

L’argomento trattato nell’Alfabeto di ben Sirach, per ciò che qui interessa, è destinato ad eliminare la difficoltà risultante dalla coesistenza dei due racconti della Creazione dell’uomo contenuta nella Genesi.

La prima versione, in Genesi 1.26-27 riferisce:

«Poi Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina».

Nel capitolo seguente della Genesi 2.15-24, vi è un secondo racconto della creazione, di tutt’altra ispirazione e forma letteraria, interamente costruito intorno al destino dell’uomo:

«Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti».
Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa.La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta”. Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne». 

Nella prima versione, il primo uomo e la prima don­na sembrerebbero essere stati creati simultaneamente; nella seconda, la creazione della donna è successiva e subordinata quella del­l’uomo. Numerose spiegazioni sono state avanzate dai rabbini per rendere conto di questa con­traddizione. 

Si dice che Adamo fosse stato creato inizial­mente androgino, e che questo essere bisessuato fosse stato suc­cessivamente separato in uomo e donna. Questo punto di vista è il medesimo che troviamo nella tradizione babilonese.

Si è anche pensato che il primo atto della creazione riguardasse il concetto dell’uomo incorporeo, privo delle connotazio­ni maschile e femminile, e che solo in un secondo atto il Creatore avesse dato all’essere umano una forma materiale sessuata.

La soluzione propo­sta nell’Alfabeto di ben Sirah si fonda sull’ipotesi di una doppia creazione, o piuttosto di due creazioni successive della don­na: la prima, più egualitaria, risolta con un insuc­cesso.

Non è eccezionale che i miti rin­viino a una creazione dell’essere umano in due o più atti. Il mito maya della creazione, ad esempio, tiene conto di ben tre tentativi anteriori all’ultimo e definitivo.

Secondo L’Alfabeto di ben Si­rach, la prima coppia di esseri umani furono Adamo e Lilith. La tradizione talmudica afferma che erano stati creati uniti per la schiena. 

La tradizione dell’androgino è molto diffusa. La troviamo, ad esempio, nel Simposio di Platone, mentre James Frazer ne riporta una simile, raccolta presso gli Indiani d’America, i Lengua del Paraguay.

Tra Adamo e Lilith nacque ben presto un con­flitto, il cui pretesto fu il modo di accoppiarsi – quali sarebbe­ro state le rispettive posizioni dell’uno e dell’altra? – dissimulando così in maniera simbolica il conflitto latente delle pretese di supremazia sociale.

Leggiamo nell’Alfabeto di Ben-Sirach:

«Ella disse: “Non starò sotto di te”. Ed egli disse: “Ed io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra”».

Dunque Lilith contestò al proprio sposo le rivendicazioni di supremazia, richiamandosi all’eguaglianza dei diritti nell’ambito della coppia, ma comprese ben presto che l’ostinazione di Adamo era senza speranza. Così Lilith si decise all’ultimo atto possibile: invocò il nome dell’Ineffabile. Allora ricevette miracolosamente un paio d’ali grazie alle quali volò via, fuggendo dal giardino dell’Eden.

Con il cuore spezzato, Adamo implorò l’Onnipotente: «Signore del mondo» disse «la donna che tu mi hai dato è volata via!» Il Creatore, commosso dallo sconforto di Adamo, inviò tre angeli alla ricerca di Lilith, Snwy, Snsnwy e Snglf (Senoy, Sansenoy e Semangelof detti anche Sanvi, Sansavi e Semangelaf), per persuaderla a ritornare dal suo sposo. Lilith non volle mutar d’avviso, neanche dopo che gli angeli le ebbero riferito la sentenza del Signore: avrebbe generato numerosi figli e cento di questi sarebbero morti ogni giorno.

Disperata per la spaventosa crudeltà della pena, Lilith decise di porre fine al­la propria infelicità gettandosi nel Mar Rosso. I tre angeli, mossi a pietà, cercarono di controbilanciare il rigore della pena ed accordarono a Lilith un certo potere sui figli di Eva: otto giorni successivi alla nascita per i maschi, venti giorni dopo la nascita per le femmine. Inoltre, Lilith avreb­be goduto di un potere illimitato sui nati fuori dai legami co­niugali.

Tuttavia, avrebbe dovuto impegnarsi a perdere questi poteri ogniqualvolta avesse visto l’effige di questi angeli impressa su un amuleto.  – Per questo motivo veniva posto attorno al collo dei neonati un amuleto con iscritti i nomi dei tre angeli, oppure,  secondo un’altra versione, si tracciava un cerchio magico attorno alla culla con i nomi degli angeli -.

Quindi la narrazione prosegue:

Questa scultura funeraria che rappresenta un angelo nell’atto di abbracciare un bambino, si trova nel Cimitero Waverley, a Sidney (Australia). Una rappresentazione davvero commovente e di forte impatto emotivo dell’Angelo della Morte.

«Lilith, la proscritta, niente aveva perduto della propria seduzione. Capitò che un giorno mentre si lamentava dei propri errori e della sua solitudine, incontrasse un certo Samael, signore degli angeli decaduti, il quale si innamorò di lei. D’accordo sulla questione dell’eguaglianza dei sessi, i due si stabilirono nella valle dei Jehannum, la Geenna».

Samael in ebraico (Sameck – Mem – Alef – Lamed) significa Castigo di Dio, e viene descritto come un arcangelo che ha il ruolo di accusatore, seduttore e distruttore, nonché come angelo della morte. 

Per meglio sottolineare il ruolo nefasto della coppia maledetta, il Talmud attribuisce a Samael il nome di Adam-Belial, in cui la radice bel è evocatrice di desolazione e di annullamento, in opposizione all’Adam-Kadmon, l’uomo primordiale.

Il nome Belial appartiene ad uno dei 72 demoni della cabala, tuttavia il termine stesso non è esattamente un nome proprio, bensì un attributo, ed indica “colui che è privo di valore”.

Per quanto riguarda Lilith, mai la ricchezza e gli onori che avrà dal suo secondo sposo arriveranno a compensare la perdita dei suoi figli. Sarà per sempre la Signora dei dolori. I desolati lamenti di Lilith si sentono la notte, a imitazione di quelli di Rachele che piange i suoi bambini morti.

Lilith nutrirà per sempre, nei confronti di Eva, che l’ha sostituita nell’affetto del suo primo sposo, una gelosia astiosa e tenace, e la sua rabbia diviene omicida nei confronti dei figli di Eva. Così il suo spirito di vendetta incombe come minaccia sulle gioie legitti­me.

La moltitudine demoniaca dei discendenti che ella gene­rò con Samael popolano la terra. La sua presenza e la sua potenza spaventano e seducono.

Un’altra tradizione ebraica narra che, nonostante le sue avventure, Lilith ebbe comunque una discendenza da Adamo. Dopo che Abele fu ucciso dal fratello Caino, Adamo disconobbe la moglie, lamentandosi così: «Perché generare figli per esporli alla morte?». Da quel momento Adamo rifiutò di congiungersi con Eva per ben 130 anni, durante i quali ricevette frequenti visite nel sonno da parte di spiriti femminili che, attraverso unioni furtive, generavano nugoli di spiriti e demoni dotati ognuno di poteri partico­lari.

Dopo ben 130 anni, Adamo si ricongiunse con Eva, generando un altro figlio, Seth, a sua immagine e somiglianza. E questo lascia intendere forse che nè Abele nè Caino lo fossero. Ad ogni modo Seth, progenitore di Noè, è dunque l’unico nostro biblico antenato, in quanto tutti gli altri discendenti di Caino perirono nel Diluvio Universale.

Nella tradizione gnostica Seth è visto come il sostituto che Dio diede per Abele, che era stato ucciso da Caino.

Si dice che verso la fine della sua vita Adamo abbia rivelato a Seth i saperi segreti che in seguito sarebbero diventati la Cabala. Lo Zohar parla di Seth come del “progenitore di tutte le generazioni di tzaddikim”, i Giusti. Secondo la Seder Olam Rabbah, basata sui calcoli ebraici, Seth nacque nell’Anno Mundi 130 e morì nel 1042. Dunque visse 912 anni. L’Haggadah riferisce che ebbe 33 figli e 23 figlie. Seth nacque già circonciso ed ereditò gli indumenti che Dio aveva predisposto per Adamo. Secondo la Genesi, Seth e suo figlio Enos furono gli ultimi esseri umani fatti a immagine di Dio.

Per la par condicio, bisogna ammettere che neanche i figli di Lilith sono tutti nefasti, visto che alcuni di essi incarnano anche i ca­ratteri positivi della madre.

E ciò è tanto più vero in quanto gli esseri soprannaturali prodotti dai fan­tasmi della mente umana, affondano le proprie radici nel fer­tile terreno della loro ambivalenza. Possiamo dunque affermare che Lilith, la maledetta, assolve nel mondo delle tenebre una funzione omologa, ma negativa, a quella che assolve la Shekhina, la Presenza Divina, esiliata nel mondo della materia.

 

Lilith nella Bibbia

Lilith non è menzionata che una sola volta nella Bibbia:  in Isaia 34,14. Si tratta di in un poema apocalittico che descrive la fine del regno di Edom e il ritorno della Terra al caos iniziale:

«I gatti selvatici si incontreranno con le iene, e i satiri si chiameranno l’un l’altro; vi faranno sosta anche le civette e vi troveranno tranquilla dimora».

Il termine tradotto come “civette” è Lilith. Nei dizionari di ebraico moderno, il termine Lilith è a tutt’oggi tradotto con gufo, civetta, ed anche sirena.

Dunque si accoglie l’idea che Lilith sia un demone notturno, spesso rappresentato dal gufo, di cui si temono le grida lamentose e lugubri emesse durante la notte, simbolo della desolazione delle contrade maledette.

ll personaggio di Lilith appare in molti testi che hanno in comune l’evocazione della trasgressione e della maledizione. I demoni, che nel pensiero ebraico restano gli inviati del Signore, agenti delle calamità e delle malattie, abitano le regioni desertiche e i dintorni delle tombe; là essi si incarnano nelle bestie selvagge e pericolose. È ciò che si ritrova in tutto il passo di Isaia teste citato.

Questa è l’unica menzione di Lilith nelle Sacre Scritture, tuttavia, essa è stata assimilata anche ad altri personaggi biblici.

Il primo tra questi è il serpente che tentò Eva: quel serpente sarebbe stata Lilith, invidiosa del fatto che Eva avesse preso il suo posto accanto ad Adamo.

Un altro personaggio biblico assimilato a Lilith, si trova nel primo Libro dei Re, che narra l’episodio in cui due prostitute si recarono dal Re Salomone affinché egli decidesse chi delle due fosse la vera madre del bambino che portavano con loro.

Una delle donne disse: “Dì grazia, signore; io e questa donna abi­tiamo la stessa casa e ho avuto un bambino mentre questa era nel­la nostra casa. È successo che il terzo giorno dopo il parto, questa donna ha anch’essa partorito; eravamo insieme e non c’erano estra­nei con noi, non altri che noi due nella casa. Ora, il figlio di questa donna è morto una notte perché ella era stesa sopra di lui. Ella si alzò durante la notte, prese mio figlio dal mio fianco e lo pose sul suo petto, pose poi il proprio figlio morto sul mio petto”.

La disputa delle due donne ri­guardo al bambino vivo, suggerì a Salomone di simulare una divisione del figlio, propriamente tagliandolo a metà. La madre del bimbo vivo si rivolse al re e disse: “Signore, date a lei il bambino vivo; non uccidetelo affatto!”. L’altra disse: “Non sia né mio né tuo; dividetelo in due!”. Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bambino vivo; non uccidetelo. Quella è sua madre”.

Per molti cabali­sti moderni, le due prostitute non sono altri che Lilith e Naamah o Lilith e Agrat, idea che si trova già suggerita nel­lo Zohar. È particolarmente interessante il fatto che Lilith, pur essendo un essere demoniaco che si accanisce contro la prole umana,  ceda proprio al sentimento mater­no, attestato dall’episodio in questione.

Lilith è regina e madre dei demoni, insieme con altre tre demoni: Agrat, Mahalath e Naamah. Uno dei suoi figli è Ormuzd o Hormiz; anche Asmodeo, Prin­cipe dei demoni, è un altro dei suoi figli.

In quanto regina di demoni, essa re­gna su Roma, le altre tre avendo ricevuto in eredità Salamanca, l’Egitto e Damasco. Le assimilazioni delle une alle altre delle quattro dignitarie demoniache non sono certo eccezionali e l’Alfabeto di ben Sirach fa menzione di una sede di Lilith situata in Egitto.

La cabala fa spesso di questo paese un rifugio di demoni e stregoni, la qual cosa si spiega con la pa­rentela del nome ebraico dell’Egitto con la parola “oppressore”: oppressori per eccellenza sono infatti i demoni. Forse pro­prio Lilith è evocata nel Libro di Tobia (8.3), dopo che questi dispose su braci d’incenso il cuore e il fegato del pesce: l’o­dore del pesce, dice l’autore, disturbò il demone che fuggì, volando, fino in Egitto.

La regina di Saba al fianco di Mosè sull’antico portale della cattedrale St. Bénigne di Dijon più tardi distrutto. La simbolica segreta della regina dal piede d’oca. Secondo un disegno antico di Dom Plancher.

Un altro personaggio biblico associato a Lilith è la regina di Saba, considerata una divoratrice di bambini e una strega demoniaca. In un libro del cabalista Joseph Angelino, il Livnat ha-Sappir o il Biancore dello Zaffiro, si suggerisce che essa non sia altri che Lilith.

Il re­gno di Saba si trovava a sud-ovest della penisola arabi­ca, e contava delle colonie nell’Arabia del Nord; tuttavia il nome Saba era divenuto il simbolo dell’Estremo Sud, dei paesi lon­tani, affascinanti e pericolosi. Sempre nel primo Libro dei Re, si legge:

«Essendo giunta fino a lei la fama di Salomone, la regina di Sa­ba volle metterlo alla prova con degli enigmi. Fece portare a Ge­rusalemme grandi ricchezze, cammelli carichi di spezie, oro in gran quantità e pietre preziose. Quando arrivò presso Salomone, gli propose tutto ciò che aveva meditato, ma questi la illuminò cir­ca ogni suo quesito e non ci fu segreto che non fosse in grado di chiarire».

I doni della regina a Salomone possono essere interpretati come mezzi per replicare un tentativo di seduzio­ne. D’altra parte, bisogna con­siderare che la regina di Saba è una Formulatrice di Enig­mi, come la Serpoinica serba o la Sfinge ellenica.

La risposta agli enigmi corrisponde all’assun­zione, da parte dell’iniziato, della parte temibile del loro con­tenuto simbolico; tale contenuto riporta ai misteri dell’istinto e alle angosce che esso suscita – la regina di Saba proviene da paesi esotici e pericolosi; in altre parole tale contenuto ri­porta al carattere diabolico del nostro inconscio.

La regina di Saba è, secondo altre tradizioni, un Jinn, un essere in parte umano e in parte demone, che regna su un reame divenuto simbolo di qualsiasi sorta di pericolo e tentazione. Ella appare all’improvviso nel bel mezzo dei racconti biblici, e se ne va. Del resto, dimora altrove… e questo ha fatto sì che qualcuno si chiedesse se ella non fosse anche la straniera di nome Sulamita, protagonista del Cantico dei Cantici, attribuito proprio a Re Salomone, vissuto nel X sec. a.C.

La simbolica segreta della regina nera. Dal manoscritto Bellifortis di Conrad Kyeser, 1405.

«Sono nera e tuttavia desiderabile, o figlie di Sion, come le capanne di Kedar, come i tappeti di Salomone. Guardate come sono nera; è stato il sole a bruciarmi così. I figli di mia madre si adirano contro di me. Essi mi hanno posta a custode delle vigne; ma la mia vigna non l’ho protetta. Dimmi tu che ami la mia anima, dove porti gli animali al pascolo, dove riposi il mezzogiorno, cosicché io non debba vagabondare nelle greggi dei tuoi compagni».   (Cantico dei cantici, I- 5,7)

Il paragone della vigna, l’immagine del re pastore, l’accento sulla pelle scura, il colore nero dell’amata, trascendono l’elemento erotico. Un nero profondo, come quello delle Madonne nere, richiamano il simbolismo alchemico. Nera come la terra d’Egitto, Kemet, da cui deriva la parola araba “al kemet”, alchimia. E antiche leggende islamiche narrano che la sovrana era bellissima ma nascondeva, sotto le lunghe gonne, un piede d’asino e delle gambe pelose. Nella Francia medievale, il piede d’asino della Regina di Saba divenne, tra gli alchimisti, una zampa d’oca.

E il Cantico ci informa:

«Io vi scongiuro, figlie di Sion, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amata, finché essa non lo voglia».  (Cantico dei cantici, II- 7)

Vi è un altro racconto biblico in cui fanno la loro comparsa gli abitanti di Saba ed è la prima prova di Giobbe:

«II giorno in cui i figli e le figlie di Giobbe stavano mangiando e bevendo nella casa del primogenito, un messaggero arrivò presso Giobbe dicendogli: “I tuoi buoi erano all’aratura e le asine pasco­lavano al loro fianco”. Improvvisamente i Sabei si abbatterono su di essi e li rapirono; quanto ai tuoi servitori, essi li hanno uccisi a fil di spada. Io solo sono sfuggito per annunciartelo».

In questo episodio, i buoi e le asine rubati a Giobbe, come i servitori massacrati, sono sostituti metaforici dei suoi figli. Come Lilith, la regina di Saba – rappresentata da un orda di predatori, suoi sudditi – è una ladra e assassina di bambini.

 

Lilith nel Talmud e nello Zohar

Lo Zohar spiega che il demone Lilith, figura impura in quanto i demoni sono creature metà divine e metà umane, coopera strettamente con l’angelo Shaitan.

I suoi tratti fisici primari, se così si può dire, sono il suo carattere di demone dal viso di donna, incorniciato da lunghi capelli folti e fluenti, e dotata di ali . Così è rappresentata in due diversi pa­ssaggi del Talmud, che parla di un “feto alato come Lilith”, o ancora racconta di una donna che “lascia cre­scere i capelli come Lilith”.

L’aspetto di Lilith che viene sottolineato in questi due testi è quello della seduttrice: si avvinghia agli uomini che essa istiga a rapporti malefici e scellerati. Lilith è per eccel­lenza la profanatrice del seme umano: quando lo sperma dell’uomo si disperde, esso forma spiriti malvagi con l’aiu­to di Machlath e di Lilith, ma “questi ultimi morranno quando sarà tempo”. In pratica, il seme che, in seguito alla masturbazione, si diffonde sul terreno, feconda Lilith e la fa generare, così che ella riempie il mondo della sua discendenza di demoni.

Quando calano le tenebre, guai a quell’uomo sul quale si imprime il desiderio di Lilith! Ella si impadronirà di lui, di­ce il Talmud, nel quale è rammentata anche la proi­bizione per l’uomo di dormire da solo in un’abitazione.

Ma non solo: non soddisfatta di spingere l’uomo verso pratiche sessuali illecite, Li­lith tenta di sostituirsi alla sposa legittima. Per questa ragione nello Zohar si raccomanda di utilizzare un rituale magico appropriato per allontanarne Lilith dal letto coniugale.

Nel momento in cui l’uomo si unisce alla moglie, egli deve rivolgere il suo pensiero alla santità del suo Signore e dire: “Nelle tue dolci vesti di velluto, sei tu qui? Fermati, fermati! Non entrare e non uscire! Niente di te e niente in te! Ritorna, ritorna! Il mare rumoreggia, le onde ti chiamano. Mi sono appropriato di ciò che è sacro, sono circondato dal­la Santità del re”. Poi egli deve per qualche tempo coprire il suo capo e quello della moglie di panni e, in un secondo tempo, aspergere il letto con acqua pura.

 

Lilith nelle Tradizioni Magiche

Babilonia, 1800 – 1750 a.C. Alcuni studiosi hanno identificato la figura femminile rappresentata nel basso rilievo con Lilith. Attualmente il reperto archeologico si trova al British Museum.

Lilith è una creatura essenzialmente notturna. Senza dubbio è lei che ri­troviamo nel Testamento di Salomone – opera greca del III seco­lo derivata probabilmente da un’opera eso­terica giudeo-ellenistica – che ce la presenta, con differenti appellativi, come una creatura errante nella notte, in visita alle partorienti allo scopo di strangolare i neonati. Il carattere di Lilith in qualità di “assassina di bambini” è chiaramente atte­stato in varie fonti; tra queste troviamo anche un midrash in cui si racconta che “quando Lilith non tro­va neonati da divorare, si rivolge contro i suoi propri”.

Questo ruolo di divoratrice di bambini, accomuna Lilith alla Lamashtu babilonese e ai demoni sumeri Lilu, Lilitu e Ardat Lili, i quali formano una triade di demoni (la mitologia mesopotamica è spesso formata da triadi divine), in cui Lilu è il demone maschile, Lilitu quello femminile e Ardat Lili la giovane figlia. Di Lilitu, si dice che è il demonio che l’uomo crea sul letto durante il sonno.

Nel XVI secolo, nel Thesaurus, Gesenio reputa Lilith una sorta di demone notturno fem­minile, omologo alla Ghula degli Arabi, che attacca i bambini e gli uomini per succhiarne il sangue. Altrettanto ritiene Rosenmuller, l’erudito commentatore, nei suoi Scholiajesaiae Vaticina, pubblicati a Lipsia nel 1793.

Robertson, nel Thesaurus Linguae Sanctae, pubblicato a Londra nel 1680, parla di Lilith come di una strige, termine di origine greca che significa gufo, in seguito latinizzato come “strix”, e indicante un uccello notturno di cattivo auspicio, dedito a nutrirsi di sangue umano, e dunque simile alla figura del vampiro.

Lilith viene associata anche all’onocentauro, una chi­mera analoga al centauro ma dal corpo d’asino, animale che simboleggia la sensualità perversa e la crudeltà.

Il carattere di divoratrice di infanti è probabilmente l’aspetto che meglio evidenzia la negatività di Lilith, del suo essere distruttiva e temibile.

A riguardo, si narra che, un giorno, il profeta Elijah incontrò Lilith sul suo cammino, mentre ella era diretta alla casa di una giovane partoriente “per regalarle il suo sonno di morte, impadronirsi del bambino e berne il sangue, aspirarne il midollo dalle ossa e pa­scersi della sua carne”.

Con un personaggio così funesto in circolazione, era buona norma prendere ogni sorta di precauzione possibile. Era pratica ricorrente proteggere donne partorienti e neonati con amuleti fissati alle quattro pareti della stanza o sopra il letto. Questi assumevano il loro potere apotropaico dall’iscrizione del nome temuto, o ancora dalla rappresentazione della stessa Li­lith, “della figura, delle ali, delle mani, delle gambe” precisa L’Alfabeto di ben Sirah. 

Un amuleto persiano del XVIII o XIX secolo, un ciondolo protettivo per un neonato, conservato nel museo di Israele, a Gerusalemme, raffigura Lilith in catene, con “Lilith cieca in catene” scritto sotto ogni arma.

Talvolta invece vengono raffigurati degli Angeli, com’è riferito nel Testamento di Salomone, in cui il demone femminile è chiamato Obizoth; da costei ci si protegge con l’inscri­zione, su di una delle facce dell’amuleto, del nome dell’an­gelo Raffaele o di qualcuna delle sue denominazioni misti­che.

Il “Lilith Prophylactic” di Arslan Tash (Museo Nazionale di Aleppo), un amuleto datato intorno al VII secolo a.C., mostra l’incisione di una creatura alata, simile ad una sfinge, ed un lupo che divora un bambino, con una inscrizione fonetica fenicio-cananea vicina alla sfinge che recita: “A colei che vola nell’oscurità delle case: passa veloce, o Lili”. Vicino al lupo invece è scritto: “O, Robbing-assassinio, Va via”. Sull’altro lato dell’amuleto, è raffigurato un dio che cammina tenendo in mano un’ascia e un’incisione che recita:

Incantesimo per demoni volanti .

Il legamento di Ssm , figlio di Pdrsh (?).

Prendi questi e di’ alla strangolatrice:
In qualsiasi casa in cui io entro,
tu non puoi entrare,
E in ogni luogo in cui io cammino
Tu non devi camminare.
Un legamento eterno è stato stabilito tra noi.
Ashshur lo ha stabilito per noi,
Insieme a tutti gli dei
E la consultazione di tutti i santi.
Attraverso il legamento del cielo e della terra,
Attraverso il legamento della moglie di Hawron,
Che dice sempre la verità ,
E le altre sette concubine
Le otto mogli di Baal.

Infine, intorno e sopra la divinità è scritto: “Sz zt, la sua [bocca] non è aperta. Il sole possa salire, eternamente, eternamente”.

Formule magiche erano recitate già all’indirizzo della Lamashtu babilonese e ci sono state trasmesse su oggetti provenienti da scavi assiri.

L’amuleto, l’e­quivalente fisico di un incantesimo di scongiuro, lo si ritrova spesso in forma di copia di un testo sacro, come ad esempio questo salmo:

Il soccorso mi viene da Yahvè

che ha fatto il Cielo e la Terra.

No, egli non dorme né sonnecchia,

il custode di Israele.

Yahvé, ti protegge da ogni male

Protegge la tua anima.

Ti protegge alla partenza, al ritorno,

dall’inizio e per sempre.

A questa pratica apotropaica si legava l’usanza di allontana­re Lilith con letture pie durante la veglia notturna che prece­deva la circoncisione dei bambini.

Lilith era temuta a tal punto che fino al sedicesimo secolo, nell’Europa centrale, venivano svegliati i bambini che nel sonno sorridevano: si temeva che “giocassero con Lilith” e che questa, avendoli così sedotti, se li portasse via.

 

 

Lilith nella Tradizione Giudaico-Cristiana

II Nuovo Testamento e la tradizione cristiana non parlano espressamente di Lilith, ma è probabile che si senta il fruscio delle sue ali nere durante la recitazione di certe preghiere o nell’evocazione di certi fatti. Senza dubbio è a questo demo­ne che fa allusione il Salmo 91:

«Non temerai i terrori della notte,

né il lampo che guizza di giorno;

né la Peste che si diffonde nell’oscurità,

né gli attacchi del demone del Meriggio».

A questo demone del meriggio si collega la leggenda di Gerbert d’Aurillac, futuro papa Silvestro II (999-1003). Da gio­vane, egli incontrò una fanciulla di meravigliosa bellezza, se­duta tra stoffe di seta e circondata da cumuli di monete d’o­ro. Meridiana – questo era il suo nome – gli promise le sue grazie, le sue conoscenze magiche e le sue ricchezze, in cam­bio di fiducia. Gerbert accettò e diventò in breve tem­po arcivescovo di Reims, poi di Ravenna e infine papa. All’approssimarsi della morte, egli confessò pubblicamente i propri peccati, morendo in odore di santità. La fanciulla del me­riggio era Lilith.

Ancora più precisamente, l’inno Te Lucis ante Terminimi detto di Sant’Ambrogio, che concludeva la preghiera della Compietà, rimanda a Lilith e alla sua turba di demoni: “Che i sogni e i fantasmi della notte fuggano lontano da noi; domina, Signore, i nostri spiriti affinché nulla macchi i nostri corpi”.

Allo stesso modo, la drammatizzazione cattolica della masturbazione maschile, che si fonda sul mito di Onan, da cui il termine onanismo, contiene certamente un implicito riferimento a Lilith, alle sue seduzioni notturne e al suo incontrollato procreare.

 

Lilith nell’Iconografia

Echidna, la madre che partorisce i mostri. Sacro Bosco, Bomarzo (VT). Il Parco di Bomarzo fu ideato da Pier Francesco Orsini, 1552.

Il nome Lilith in ebreico (Lamed – Yod – Lamed – Yod – Tau) significa letteralmente “della notte”. Lilith è dunque un essere che appartiene alla notte, che vive nella notte. Questo indica sia un essere notturno, che un essere che vive nelle tenebre del nostro inconscio più profondo. Non ci è dato vedere attraverso l’oscurità, dunque Lilith è per noi un essere temibile e sconosciuto, nononostante tutto ciò che di lei si possa dire.

E di lei è detto che sia una donna dalla bellezza sovrumana, con lunga capelli rossi e ricci. Talvolta è descritta con fulgidi occhi di fuoco e la pelle blu, caratteristiche che condivide con le divinità hindu, dove la pelle blu rappresenta la capacità di guarigione, trasformando la rabbia in saggezza. Anche gli occhi rossi, o infuocati, sono essenzialmente un simbolo di rabbia purificatrice.   A testimoniare il suo essere indomita, viene descritta coperta di peli, probabilmente perchè le donne del medio oriente usavano, già allora, depilarsi, o forse solo per la sua lunga chioma che l’avvolge. E’ stata raffigurata con artigli rapaci, come le erinni e le arpie greche, forse perchè come loro è un essere alato, avendo ottenuto le ali invocando il nome di dio, ma anche perchè condivide lo stesso  carattere vendicativo.

La Furia. Sacro Bosco, Bomarzo (VT). La Furia è qui rappresentata come un essere alato con la coda di serpente. Nel Parco Echidna e la Furia sono poste una di fronte all’altra.

Un altro modo in cui Lilith viene raffigurata è con la coda di sirena, ma questi esseri mitologici erano in origine simili agli uccelli, proprio come le arpie. La coda di pesce, si riferisce ad un pesce in paticolare, il delfino, il cui nome, etimologicamente, richiama l’utero femminile, in quanto la sillaba “delph” in greco significa appunto utero. I delfino è infatti un animale provvisto di utero, un mammifero.

Questa è una caratteristica che Lilith condivide con Echidna, una dea serpentiforme che nell’Asia Minore ed anche a Delphi, veniva chiamata “Delphine”.  Echidna ha molto in comune con Lilith: oltre alle sembianze di serpente o anche in giù: ella si nutre proprio come fanno i serpenti, ingoiando le vittime intere, e per certi versi è come se queste andassero direttamente nelle viscere della terra. echidna, come Lilth, rappresenta una fertilità e di conseguenza anche una sessualità cannibalica, proponendo il modello della prostituzione apocalittica e della corporeità.

 

 

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Un pensiero riguardo “Lilith: la Prima Donna, la Prima Strega

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