1 Agosto: Lughnasadh

Lughnasadh

Il Dio Lugh

La levata eliaca di Sirio

Sirio nell’Esoterismo

 

 

Lughnasadh

Lughnasadh è una festa gaelica che, insieme a Beltaine, Imbolc e Samhain, fa parte delle principali ricorrenze del mondo celtico, che cadono circa 40 giorni dopo Equinozi e Solstizi.

Le quattro festività corrispondenti ai Solstizi ed agli Equinozi erano considerate celebrazioni minori ed erano dette Albans.

Secondo il calendario di Coligny, Lughnasadh cadeva nel mese di Elembiu, che letteralmente significa “cervo” e celebrava il culmine dell’estate.

Il termine Lughnasadh significa “nozze di Lugh” oppure “riunione di Lugh”; si trattava, infatti, di una ricorrenza che celebrava il dio Lugh, chiamato anche Lugus, considerato una delle principali divinità del pantheon celtico, come testimoniano molti reperti archeologici e molti toponimi: sono state ritrovate quasi cinquecento iscrizioni votive ed oltre trecentocinquanta monumenti figurati, e il nome di alcune città europee deriva da questa divinità.

L’esempio più eclatante è la denominazione originaria Lugdunum, la “fortezza di Lug”, della città di Lione, che presso i Galli ricopriva la funzione di città sacra. Secondo una leggenda riferita dallo pseudo-Plutarco, la fondazione di Lione venne determinata da un presagio: il luogo venne designato da uno stormo di corvi, animali sacri al dio.

Oltre a Lione, il dio diede il nome anche ad altre importanti città, quali Laon, Leida e Carlisle (Caer Lugubalion).

Il termine gallico Lugh significa “luminoso”;  si può notare facilmente come il nome sia in rapporto ad una radice che significa “luce” o “illuminazione”, anche in senso intellettivo, (ciò collega Lugh al Mercurio romano, dio dell’intelligenza e dell’intuizione o all’Ermes greco) e “biancore” (in greco leukos, “bianco”; latino lux, “luce”). Secondo il parere di R. Graves, il nome del dio era in relazione anche con lucus, “bosco”, e potrebbe addirittura derivare dal sumerico lug, “figlio”. In effetti, Lugh era considerato “il figlio del Sole”.

Nella mitologia irlandese, fu proprio il Dio Lugh ad istituire la festa di Lughnasadh per commemorare la madre adottiva Tailtiu, il cui nome indica la terra in qualità di dea, che si immolò per assicurare nutrimento e prosperità al suo popolo, morendo di sfinimento dopo aver liberato le pianure irlandesi rendendole adatte all’agricoltura. Il nome Tailtiu era anche usato come uno dei nomi dell’Irlanda, terra dei gaeli. 

Come riconoscimento per il sacrificio della Madre Terra che offre il proprio corpo per nutrire i suoi figli, le popolazioni celtiche organizzavano, durante la festa di Lughnasadh, i cosiddetti “Giochi di Tailltinn”, caratterizzati da banchetti, mercati, corse con i cavalli e gare di poesie. 

Lughnasadh era anche l’occasione in cui si riunivano le grandi assemblee dei vari Tuath per prendere decisioni legali e giuridiche. 

lughnasadh

Lughnasadh era innanzitutto una festa regale: il re vi presiedeva e non avvenivano né combattimenti né sacrifici rituali. 

Durante Lughnasadh, come durante la Festa di Beltaine, venivano celebrati i matrimoni temporanei, destinati a durare un anno e un giorno, durante il quale i coniugi provavano a vivere insieme. Trascorso un anno, i coniugi potevano rinnovare la loro unione, oppure separarsi. La separazione poteva dunque avvenire solo dopo aver trascorso un anno insieme, nel luogo stesso in cui era stata celebrata l’unione. Per separarsi, i coniugi si ponevano schiena contro schiena, e da lì iniziavano a camminare in direzioni opposte, l’uno verso nord, l’altro verso sud.

E’ probabile che durante il periodo di Lughnasadh, essendo una festa dedicata alla Dea Terra protettrice dei matrimoni e delle nascite, ma anche patrona della magia, le donne e le druidesse si riunissero tra loro per celebrare il passaggio dalla fanciullezza alla femminilità adulta delle loro figlie.

E’ interessante notare che il 1° agosto dell’anno 12 d.C. venne istituito a Condate (significa confluenza, l’incontro tra due grandi fiumi, il Rodano e Saone), poco lontano da Lugdunum (letteralmente “fortezza di Lugh”, l’attuale Lione), il culto dell’imperatore romano Augusto, a cui venne dedicato il periodo delle Feriae Augustus, divenuto poi il nostro Ferragosto. La cerimonia prevedeva l’innalzamento di un altare su cui erano scritti i nomi di sei tribù celtiche. Tale momento veniva presieduto da un sacerdote della tribù degli Edui. Da quel momento Lione divenne il luogo di incontro per il Consiglio Provinciale Gallico.

Con l’avvento del Cristianesimo, la festa fu mantenuta, prendendo il nome anglosassone Lammas, da loaf-mass, “messa dei pani”, con allusione alla mietitura e “all’uccisione del dio del grano”, assumendo una caratteristica essenzialmente agraria in cui si celebrava il momento della mietitura. In tale occasione venivano portati in chiesa i primi pani, che venivano benedetti. 

La Festa di Lammas era anche il momento in cui si celebrava il Mistero di John Barleycorn, la cui ballata popolare racconta il ciclo annuale dell’orzo, fino al momento della sua trasformazione in farina e in seguito, tramite fermentazione, in birra e wisky.

Durante il medioevo, Lammas veniva celebrata con cerimonie simili a quelle del Venerdì santo: una sorta di giorno dei morti in cui si teneva un corteo funebre, guidato da un giovane che portava una corona di fiori.

Anche nell’Inghilterra medievale la festa aveva tali caratteri funebri: Graves ricorda a riguardo le celebrazioni per la morte di Guglielmo Rufo (un doppio di Lugh), il cacciatore dai capelli rossi ucciso durante una battuta di caccia nella New Forest, che fu adagiato su un carro da fieno e il cui cadavere fu visto dai contadini della regione proprio mentre erano intenti a piangere la morte del dio Lugh.

E’ bene sottolineare che sia durante la festività celtica pre-cristiana di Lughnasadh sia durante la festa medievale di Lammas, non sono mai stati effettuati sacrifici di alcun genere, né umani né animali, ma il popolo rurale si limitava a piangere la morte del “Dio del Grano”.

I sacrifici immolatori avvenivano, in tutte le culture indoeuropee, durante le festività invernali, quando il Sole giungeva al suo nadir, e quindi si riteneva necessario il sacrificio umano del suo rappresentante terreno (il re o un suo sostituto, come il “Re folle” o “Re per un giorno” dei Saturnali romani) per rinvigorirne la potenza.

Questi riti cruenti si fondavano sul concetto di “sovranità rituale”: il re sapeva di essere il compagno mortale della dea del territorio; da ciò, l’usanza di sacrificare il re qualora la sua “potenza” era destinata a diminuire con l’età. Mircea Eliade esprime questo concetto affermando che si poteva diventare re d’Irlanda (Eriu) soltanto se si sposava l’omonima dea tutelare; in altri termini, si accedeva alla sovranità mediante uno hieros gamos con la dea della Terra. Questo hieros gamos garantiva, per un certo periodo, la fertilità del paese e la fortuna del regno, aggiungendo che il re era il rappresentante dell’Antenato divino: «la potenza del sovrano dipende da una forza sacra ultraterrena, che sta al tempo stesso a fondamento e a garanzia dell’ordine universale». 

Per dirlo in modo più chiaro, i Celti comprendevano che la vita e la prosperità dell’umanità (il re) erano possibili solo a patto di riconoscere la divinità della terra intesa sia come suolo (patria) che come palcoscenico di forze in cui l’uomo può agire e raggiungere la via della spiritualità e della conoscenza. Per questa ragione, nella festa di Lughnasadh era la dea Taultiu a ricevere le offerte, mentre Lugh era considerato il fondatore di tale ricorrenza sacra.

A tutt’oggi, in Irlanda il primo lunedì di agosto è considerato festa nazionale, durante la quale si svolgono fiere, banchetti e corse di cavalli.

 

Il Dio Lugh

lughnasadh

La triplice funzione 

Lugh non era solo lo «Spirito del Grano», ma una divinità incredibilmente poliedrica. Nell’interpretazione di Giulio Cesare riguardante le divinità del pantheon celtico nel De Bello Gallico, Lugh (Lúg/Lugus) venne assimilato a Mercurio e indicato come il dio più venerato in assoluto. Uno dei più noti epiteti di Lugh è Samildánach, che significa “Signore di tutte le arti”, intese come la conoscenza in generale.

Tuttavia, l’equiparazione proposta da Cesare non è delle più precise: Lugh, infatti, a differenza del Mercurio romano, non è unicamente un dio dell’intelletto (né si fa menzione della sua protezione dei commercianti e dei ladri), ma ricopre tutte e tre le funzioni delle culture indoeuropee teorizzate da Dumézil

Lugh appartiene al tempo stesso alla classe sacerdotale in quanto suonatore di arpa, poeta e medico (come Apollo); alla classe guerriera in quanto combattente ed eroe (come Ercole); e, infine, alla classe produttiva in quanto carpentiere, fabbro ed artigiano (come Efesto nella mitologia ellenica e come Loki nella mitologia norrena). 

Per questa sua triplice funzione, Lugh venne spesso rappresentato nell’iconografia come un dio con tre facce, similmente alla trimurti hindu.

Lugh non è considerato dai Celti il dio primordiale o delle origini, né il re degli dèi, tuttavia è al di sopra delle altre dività e, come afferma J. Markele:

«…da solo incarna in sé l’insieme delle funzioni divine che, nell’ottica del druidismo, sono anche, fondamentalmente, le funzioni che l’umanità deve assolvere per realizzare l’unità del mondo in alto e del mondo in basso, unità senza la quale il Caos (ovvero, i Fomori della mitologia celtica) domina». 

La doppia natura 

Lugh è figlio di Dian Cian deella tribù divina dei Tuatha de Danann e di Ethniu, figlia di Balor, re dei Fomori, un’altro popolo di semidei descritti nei testi mitologici come una sorta di demoni.

Lugh partecipa, dunque, di una doppia natura, e ciò lo pone al di sopra di ogni classificazione dualistica. Lugh, in quanto appartenente alle due categorie divine del pantheon celtico, “consente al mondo di trovare il suo equilibrio, privilegiando le forze organizzate (i Tuatha) e governando le forze istintive (i giganti Fomori).

In altre parole, Lugh si presenta come una vera e propria sintesi di due forze contrapposte che si oppongono e si combattono: l’incarnazione stessa di un principio monistico, derivante dal rifiuto tipicamente celtico di interpretare la dualità come assoluta.

Nella stessa data in cui i Celti festeggiavano la festa di Lugh e di sua madre Taultiu, i Norreni celebravano il matrimonio sacro tra Odino e Frigg, ovvero tra le forze numinose del cielo e quelle della terra.

Le caratteristiche di Lugh ne permettono la comparazione anche con Odino/Wotan della tradizione germanico-norrena: come Odino, Lugh è a capo delle milizie divine nella lotta contro i giganti; affronta la guerra non con la sola forza, ma principalmente con la magia, similmente anche al Varuna indù; è possessore di una lancia meravigliosa e portentosa; in fine, sia Odino che Lugh sono poeti e musici; Odino è guercio, mentre Lugh è il nipote di Balor, gigante con un occhio solo; per operare la sua magia in battaglia, Lugh chiude un occhio, gesto di concentrazione. Infine, ad entrambi è sacro il corvo.

A tal riguardo, Miercea Eliade scrive:

«I testi irlandesi presentano Lugh come un capo militare, che si vale di poteri magici sul campo di battaglia, ma anche come sommo poeta e antenato mitico di un’importante tribù. Questi tratti lo ravvicinano a Wotan-Odino, che fu, anch’egli, assimilato a Mercurio da Tacito. Si può concludere che Lugh rappresenti la sovranità nel suo aspetto magico e militare: è violento e temibile, ma protegge i guerrieri come anche i bardi e gli stregoni. Proprio come Odino-Wotan, è contraddistinto dalle sue capacità magico-spirituali, e questo spiega perché sia stato omologato a Mercurio-Ermes».

Considerando le sue origini, si può dedurre che Lugh sia comparabile al trickster, l’iniziatore, il Portatore di Luce, Lucifero nella tradizione giudaico-cristiana, che venne fatto precipitare dal regno divino proprio il 1 agosto, giorno di Lughnasadh, e condannato a vivere occultato nelle profondità della terra (similmente anche al Saturno/Kronos mediterraneo, sovrano dell’Età dell’Oro).

Proprio nello stesso periodo in cui i Celti festeggiavano Lughnasadh, nell’antica Grecia avveniva la festa di Apollo, celebrata il 7º giorno del mese Hekatombaión (luglio-agosto), in cui veniva offerta un’ecatombe (ἑκατόμϐη) in onore del Dio. Il 12º giorno venivano festeggiate le “Kronia” (Κρόνια) quando gli schiavi e i loro padroni banchettavano insieme in ricordo del periodo aureo di Kronos, quando gli uomini non faticavano per ottenere il cibo e l’eguaglianza era diffusa sulla terra.

Sebbene il mito sia meno noto, si dice che anche Apollo venne precipitato sulla terra da Zeus in seguito alla sua rivolta contro i ciclopi, milizia del dio olimpico, rei di aver ucciso Asclepio, dio della medicina e figlio di Apollo. Per questo atto di hybris, Apollo venne condannato dal padre degli dèi a trascorrere un “grande anno” sulla Terra, a pascolare le greggi dell’umanità, vale a dire a prendersi cura dell’uomo e della sua evoluzione spirituale per la durata di un intero eone.

Il corvo è l’animale sacro a Lugh, così come ad Apollo per i Greci e ad Odino per i Norreni.

Apollo Lyceus era contemporaneamente connesso ad un’idea di luminosità e di purezza (Apollo iperboreo, dio solare e polare) e ad una più ambigua, dal momento che l’epiteto si faceva derivare, oltre che dal concetto di luminosità e splendore, anche dal lupo, animale che nella tradizione europea spesso è foriero di pericolosità o di avversità. 

Anche il titano Prometeo, sempre della tradizione ellenica, condivide con Lugh, Apollo e Lucifero il fatto di essere un portatore di luce in quanto portò il fuoco (ovvero la «luce della gnosi») all’umanità venne condannato ad un supplizio terribile dagli Dei dell’Olimpo.

Non vi sono dubbi che Lugh si sia sovrapposto, in epoca arcaica, al dio proto-celtico Beleno (o Belanu), divinità della luce (dal protoindoeuropeo *bʰel-, «luce»), uno dei maggiori e più influenti tra gli antichi dèi europei, per il quale si eseguivano sacrifici e riti collegati ai solstizi e perciò ai cicli solari dell’anno, la cui compagna era la dea del fuoco Belisama, alla quale era stato anticamente eretto l’altare sacro su cui venne in seguito edificato il Duomo di Milano. Questa coppia divina della luce e del fuoco veniva adorata principalmente dai Liguri e dagli Iberi, e in seguito dai Celti continentali (Italia, Francia) ed insulari (Gran Bretagna). L’antichissima radice bel, presente in molteplici protolinguaggi, secondo alcune fonti avrebbe il significato trascendentale di «apparire dall’altro mondo» e di «illuminazione dal mondo degli Dei», e sembra essere collegata anche al dio primordiale della luce Baal, venerato dai Sumeri nel VI millennio a.C.

Ritornando a Beleno, ritroviamo nell’ambito delle sue funzioni tutte quelle che, in seguito, vennero associate a Lugh: egli, infatti, era noto per la sua influenza sulla luce solare e di conseguenza sull’agricoltura, sulla temperatura e sulla guarigione; inoltre, come Lugh nel suo aspetto mercuriale, egli sovrintendeva sull’illuminazione della psiche nell’accezione spirituale e mentale come guida alle innovazioni e invenzioni. Beleno sembra anche connesso etimologicamente alla festa rituale di Beltane (la festività che anticipa Lammas nel quadro delle quattro celebrazioni principali del calendario celtico), celebrata a inizio maggio, per ricordare la rinascita del dio della luce, durante la quale i druidi compivano rituali apotropaici con falò e fuochi.

A tal riguardo, notiamo come Guido von List scrisse che, nella tradizione degli antichi Germani, nel mese di agosto (Aust) si venerava l’emanazione divina denominata Biflindi, traducibile come “colui che è in procinto di inabissarsi”, che va trasformandosi.

 

Lugh e l’Arcangelo Michele

lughnasadhÈ interessante notare come alcune caratteristiche di Lugh sfociarono, in epoca cristiana, nell’iconografia dell’Arcangelo Michele (in ebraico מִיכָאֵל‎), conduttore delle milizie celesti. 

Si noti, innanzitutto, come la spada (o in alternativa la lancia, tipica di Apollo) erano attribuiti di Lugh ben prima che di S. Michele. 

I giorni consacrati all’arcangelo erano l’8 maggio ed il 29 settembre, gli stessi della levata delle Pleiadi, sullo sfondo della Via Lattea, che nei Paesi celtici veniva chiamata il “castello di Lugh”.

Ancora: nella basilica di San Michele Maggiore a Pavia, l’arcangelo era venerato nella doppia funzione di accompagnatore dei defunti e di custode e datore della regalità, nella cui veste presiedeva all’incoronazione dei re longobardi, esattamente il duplice ambito funzionale di Lugh. Ciò non sorprende, considerando che le popolazioni germaniche, cui i Longobardi appartenevano, furono a lungo sotto l’influsso della cultura celtica e ne riportarono numerose contaminazioni.

Infine, tra gli epiteti ricorrenti di Lugh, ne troviamo alcuni che potrebbero riferirsi senza problemi anche all’Arcangelo: Lonnbeimenech (Colui che colpisce furiosamente), Lamfada (dalla lunga mano) e Grianainech, termine che in irlandese veicola un’idea di calore e luminosità e viene riferito anche all’astro eliaco Sirio, di cui l’Arcangelo Michele è la personificazione.

 

La Levata eliaca di Sirio

La festa di Lughnasadh coincideva con la levata eliaca di Sirio, celebrata da innumerevoli popolazioni fin dai tempi più remoti.

Sirio è una stella doppia, molto più grande e brillante del nostro Sole, e troneggia nel cielo estivo con la sua luce bianco-azzurra. Appartiene alla costellazione del Cane Maggiore, e per questo è soprannominata “Stella del Cane”, e si trova accanto alla costellazione di Orione, il Cacciatore.

La levata eliaca di Sirio annuncia da sempre l’arrivo delle giornate calde e secche di agosto, da cui il termine popolare “canicola estiva”.

Il calendario egizio si basava sulla levitazione eliaca di Sirio che puntualmente si verificava poco prima delle esondazioni annuali estive del Nilo.

Molti occultisti sostengono che la Grande Piramide di Giza sia stata costruita in perfetto allineamento con Sirio, e sembra che le cerimonie dei misteri egizi si compiessero sotto la luce di tale stella. Recenti scoperte archeologiche riguardanti la Grande Piramide ed i suoi misteriosi canali di ventilazione hanno ulteriormente confermato l’importanza di Sirio in relazione alla piramide.
«Tale antico popolo (gli egizi), era consapevole che una volta all’anno il Sole si allineasse con la Stella del Cane. Pertanto la Grande Piramide fu costruita in modo tale che durante la sacra congiunzione astrale la luce della Stella del Cane andasse a posarsi sull’altare della Pietra di Dio nel lembo superiore della Grande Galleria, illuminando il capo del sommo sacerdote, il quale ricevuta la Forza Solare Superiore, attratta dal suo perfetto Corpo Solare, poteva poi trasmetterla agli altri iniziati in funzione della evoluzione della loro divinità. Era questa la funzione della Pietra di Dio, su cui durante il Rituale sedeva Osiride per riversare sul sacerdote la luce celeste (illuminandolo). ‘Il Nord e il Sud di quella corona sono amore’, proclamava un inno egiziano. E così secondo l’insegnamento egizio la luce visibile non era che l’ombra della Luce invisibile; e nella saggezza di quell’antico paese le misure della Verità erano gli anni dell’Altissimo». (Marshall Adams, The Book of the Master)
«La Stella del Cane: la stella adorata in Egitto e riverita dagli occultisti; in primo luogo perché la sua levata eliaca con il Sole costituiva il segno profetico della inondazione benefica del Nilo, e in secondo luogo perché è misteriosamente collegata a Toth-Hermes, dio della saggezza, e in altra forma a Mercurio. Così Sothis-Sirius aveva, e tuttora ha, un’influenza mistica e diretta su tutto il paradiso vivente, ed è collegata con quasi ogni divinità. Era Iside nel cielo, chiamata Iside-Sothis della “costellazione del cane”, come si evince dai suoi monumenti. Era connessa alla Piramide. Sirio era perciò collegata con tutte le iniziazioni che avevano luogo in essa». (Helena Blavatsky, Theosophical Glossary) 
«Il trattato egiziano trismegistico: La Vergine del Mondo si riferisce al ‘rito nero’ collegato alla nera Osiride, il più alto grado di iniziazione segreta nella antica religione egizia ed il segreto ultimo dei misteri di Iside. Questo trattato insegna che Ermete giunse sulla Terra per insegnare la civiltà agli uomini e poi ritornò alle stelle, lasciandosi alle spalle la religione misterica d’Egitto con i suoi segreti che un giorno sarebbero stati decodificati». (Robert Temple, The Sirius Mystery)
sirio-tarocchi, le stelle
«Il diciassettesimo Arcano dei tarocchi è denominato Les Etoile, (La Stella, in francese), e ritrae una giovane donna inginocchiata con un piede in acqua e l’altro sulla riva. La forma espressa dal suo corpo ricorda vagamente una svastica. Regge in mano due urne, il cui contenuto si riversa sia sulla terra che nel mare. Sul suo capo vi sono otto stelle, una delle quali è particolarmente grande e luminosa. Il Conte de Gébelin identifica tale grande stella in Sothis o Sirio, mentre i restanti sette astri raffigurano i pianeti sacri degli antichi. De Gébelin ritiene che la figura femminile sia Iside nell’atto di causare l’esondazione del Nilo che accompagnava il sorgere della Stella del Cane. La nudità della figura potrebbe significare che la natura non riceve la sua nuova veste verdeggiante fino al momento in cui le acque esondate del Nilo non provochino la germinazione della vita di piante e fiori». (Manly P. Hall, The Secret Teachings of All Ages)

Il nome proprio più diffuso di questa stella è quello derivante dal latino, Sīrius, che a sua volta deriva dal greco antico Σείριος (Seirios, con significato di “ardente”). La prima testimonianza di questo nome è datata intorno al VII secolo a.C. nell’opera poetica Le opere e i giorni di Esiodo.

Gli antichi Greci credevano che le emanazioni di questa stella potessero avere degli effetti deleteri sui cani, rendendoli particolarmente irrequieti durante i caldi giorni dell’estate (i Giorni del Cane). L’eccessiva colorazione di questa stella spesso poteva essere messa in relazione con l’avvento di disastri naturali o di periodi particolarmente secchi e, in casi estremi, poteva infondere la rabbia nei cani, che poi veniva trasmessa agli uomini tramite i morsi, mietendo numerose vittime. I Romani chiamavano i giorni dell’inizio estate dies caniculares e la stella Canicula (“piccolo cane”).

Sirio è nota presso i popoli della Terra con oltre 50 nomi diversi, ma che tuttavia presentano delle somiglianze.

In arabo è nota come الشعرى (al-ši‘rā o al-shira, ossia “Il Capo”), da cui deriva il nome alternativo Aschere. Nel libro sacro dell’Islam, il Corano, Allah (Dio) viene definito il “Signore di Sirio”.

In sanscrito la stella era nota col nome di Mrgavyadha (Cacciatore di cervi, appellativo di Rudra, ovvero Shiva) o Lubdhaka (Cacciatore).

In Scandinavia era nota come Lokabrenna (La torcia di Loki).

Nell’astronomia cinese la stella è conosciuta come la “stella del cane celestiale”. Gli antichi cinesi immaginavano un ampio arco e una freccia lungo il cielo australe, formato dalle attuali costellazioni della Poppa e del Cane Maggiore; la freccia era puntata sul lupo rappresentato da Sirio. Una simile associazione è rappresentata nel tempio di Hathor di Dendera, in Egitto, dove la dea Satet ha disegnato la sua freccia su Hathor (Sirio). Nella tarda cultura persiana la stella era similmente rappresentata come una freccia, ed era nota come Tir.

Più lontano ancora, molte tribù di nativi americani associavano Sirio con un canide; alcune indigeni del sud-ovest del Nord America indicavano questa stella come un cane che seguiva delle pecore di montagna, mentre i Piedi Neri la chiamavano “faccia di cane”.

I Cherokee appaiavano Sirio ad Antares e le consideravano come due cani da guardia alle estremità di quello che chiamavano “percorso delle anime”. Le tribù del Nebraska facevano invece diverse associazioni, come la “stella-lupo” o la “stella-coyote”.

Più a nord, gli Inuit dell’Alaska la chiamavano “Cane della Luna”.

In astrologia medioevale, Sirio era considerata una delle stelle fisse magiche, associata con il berillio e con il ginepro. Il suo simbolo cabalistico è stato elencato da Agrippa di Nettesheim nella sua famosa opera De Occulta Philosophia.

Sirio nell’Esoterismo
Nelle logge massoniche Sirio è nota come la Stella Fiammeggiante. In Massoneria si insegna che la Stella Fiammeggiante è un simbolo di divinità, di onnipresenza ed onniscienza del Creatore. Il mondo ha una duplice natura (bene e male, maschio e femmina, …) e tale concetto è simbolicamente rappresentato dall’unione di Osiride e Iside (i principi maschile e femminile) che dona vita ad Horus, la Stella-Figlio, figura simile a Cristo, l’uomo perfetto della Massoneria, equiparato alla Stella Fiammeggiante.
L’autore massone William Hutchinson scrisse su Sirio: «E’ il primo ed il più rilevante oggetto che richiede la nostra attenzione nella Loggia».
Sirio è dunque il “luogo sacro”, la fonte del potere divino e la destinazione delle persone divine. Come scrisse Albert Pike nella sua opera Morals and Dogma:
«(La Stella Fiammeggiante) indicava in origine Sirio, o Stella del Cane, che precorreva le esondazioni del Nilo. Poi divenne l’immagine di Horus, figlio di Osiride, simboleggiato anche dal Sole, autore delle stagioni e Dio del Tempo; il figlio di Iside, che era la natura universale, la materia primordiale, fonte inesauribile di vita, scintilla di fuoco increato, seme universale di tutti gli esseri. Ed era Hermes, Maestro dell’apprendimento, il cui nome greco è quello del dio Mercurio».
«Sole e Luna rappresentano i due grandi principi: il maschio e la femmina che riversano la loro luce sul frutto della loro unione: la stella fiammeggiante, o Horus».
occhio-onniveggente-sirioCome affermato da Albert Pike, il dio egizio Horus e la stella Sirio sono spesso associati. Nel simbolismo massonico l’occhio di Horus o Occhio Onniveggente, raffigurato come un triangolo con dentro un occhio, è spesso circondato dai raggi della luce di Sirio, data la correlazione simbolica tra l’Occhio Onniveggente e Sirio.
Il geroglifico egizio raffigurante Sirio contiene tre elementi: un obelisco ‘fallico’ (che rappresenta Osiride), una cupola ‘ricevente’ (che rappresenta Iside) ed una stella (che rappresenta Horus). Questo concetto è trinità egizia, geroglificotalmente importante nel simbolismo massonico da essere stato incorporato in alcune delle strutture più importanti al mondo.

Il monumento presso la città di Washington, un obelisco egizio che rappresenta il principio maschile è direttamente collegato con la cupola del Campidoglio che rappresenta il principio femminile.  Insieme producono Horus, energia invisibile rappresentata da Sirio.  Lo stesso accade in piazza S.Pietro in Vaticano, dove la cupola è fronteggiata dall’obelisco.

 

Madame Blavatsky e Alice Bailey 
Helena Blavatsky e Alice Bailey, le due principali figure associate alla Teosofia, consideravano Sirio una potenza esoterica originaria.
La Blavatsky afferma che Sirio eserciti un’influenza mistica e diretta su tutto il creato e sia collegata ad ogni grande religione dell’antichità.
Alice Bailey vedeva la Stella del Cane come la vera “Grande Loggia Bianca” e riteneva che fosse la casa della “Gerarchia Spirituale.” Per questo motivo considerava Sirio come la Stella dell’Iniziazione.
«Questa è la grande stella dell’iniziazione perché la nostra Gerarchia (espressione del secondo aspetto della divinità) è sotto la supervisione o controllo magnetico spirituale della Gerarchia di Sirio. Queste sono le principali influenze di controllo in base a cui il Cristo cosmico funziona sul principio cristico nel sistema solare, nel pianeta, nell’uomo e nelle forme inferiori di espressione di vita. Esotericamente è detta ‘stella brillante di sensibilità». (Alice Bailey, Esoteric Astrology)
Non diversamente da numerosi altri scrittori esoterici, Bailey ritiene che Sirio abbia un grande impatto sulla vita umana.
«Ciò che può farsi in questa sede nella trattazione di un argomento di tale profondità è elencare brevemente alcune delle influenze cosmiche che sicuramente condizionano la nostra Terra, che ovunque producono risultati nella coscienza umana, e che durante il processo di iniziazione producono alcuni specifici fenomeni.
“Prima di tutto vi è l’energia o la forza emanata dal sole Sirio. Se così si può dire, l’energia del pensiero, o la forza la mente nella sua totalità, raggiunge il sistema solare da un lontano centro cosmico tramite Sirio. Sirio agisce come un trasmettitore o un catalizzatore dal quale emanano quelle influenze che producono auto-coscienza nell’uomo». (Alice Bailey, Initiation, Human and Solar)
Aleister Crowley e Kenneth Grant.
Nel 1907 Crowley fondò il suo proprio ordine occulto denominato AA – acronimo di Argentium Astrum, che può essere tradotto ne L’Ordine della Stella d’Argento. La Stella d’Argento era ovviamente un riferimento a Sirio. Sebbene Crowley facesse quasi sempre riferimento alla Stella del Cane in termini velati, tutta la sua filosofia magica, dal suo sviluppo come un giovane massone fino ai suoi ultimi anni come il capo dell’OTO, è del tutto in accordo con l’influenza di Sirio, identificato ed espresso da altri scrittori della stessa epoca. Si ritiene che il suo presunto contatto con il Santo Angelo Custode che in seguito avrebbe condotto alla canalizzazione del Liber AL: Il Libro della Legge abbia avuto origine da Sirio.
Se Crowley ricorreva ad espressioni in codice per descrivere Sirio, il suo protetto Kenneth Grant scrisse esplicitamente e ampiamente della Stella del Cane. Nei suoi molti libri descrisse spesso Sirio come un potente centro di potere magnetico magico. La sua convinzione che la stella fosse la chiave centrale per svelare i misteri delle tradizioni egiziane e Typhoniane nel tempo si consolidò per diventare un punto centrale della sua ricerca. Una delle più importanti e controverse tesi di Grant concerneva la connessione tra Sirio e Set.
«Set è l’iniziatore, colui che apre la coscienza degli uomini ai raggi del Dio Immortale caratterizzati da Sirio: il Sole al Sud.(…) Sirio, o Set, era l’originale “colui che non ha testa”; la luce della regione inferiore (sud) nota (in Egitto) come An (il cane). Da cui Set-An (Satana), signore delle lande infernali, luogo di calore successivamente codificato in senso morale come l’inferno». (Kenneth Grant, The Magical Revival)

Sebbene ogni filosofia occulta descriva Sirio in termini leggermente dissimili, ognuna di esse concorda nel considerarla come il “sole dietro il sole”, la vera fonte del potere occulto.

 

La Tribù dei Dogon e Atlantide
Nel 1971 lo scrittore americano Robert Temple pubblicò un controverso libro intitolato Il Mistero di Sirio, in cui affermò che i Dogon (antica tribù africana del Mali) conoscessero una lunga serie di dettagli concernenti Sirio impossibili da scoprire senza l’uso di telescopi. 
Secondo Temple, i Dogon erano a conoscenza della natura binaria di Sirio, la quale è effettivamente composta da due diverse stelle di nome Sirio A Sirio B. Tutto ciò indusse Temple a ipotizzare che i Dogon avessero avuto rapporti diretti con degli esseri provenienti da Sirio. Tutto ciò sembra essere confermato da molte società segrete (che storicamente annoverano tra le loro fila alcune delle personalità più influenti al mondo) in cui si tiene in gran considerazione una connessione mistica tra Sirio e l’umanità.
Secondo la mitologia dei Dogon, l’umanità si sarebbe evoluta grazie ai Nommo, una specie di esseri anfibi originari di un pianeta orbitante intorno a Sirio. Il mito narra che costoro “discesero dal cielo all’interno di un contenitore accompagnato dal fuoco e dal tuono”, ed impartirono agli esseri umani una conoscenza profonda.
Questa leggenda indusse Temple a teorizzare che i Nommo fossero gli abitanti di Sirio che, nel lontano passato, si recarono sulla Terra ed impartirono alle civiltà antiche (come egiziani e dogon) molti insegnamenti sul sistema di Sirio e sul nostro stesso sistema solare. Dopo tali eventi queste antiche civiltà fecero propri gli insegnamenti dei Nommo e li integrarono nei loro culti religiosi e dottrine misteriche.
Da questa congettura, ha avuto origine la teoria secondo la quale la razza umana è stata creata da esseri alieni, e ciò ha prodotto particolare entusiasmo tra i sostenitori dell’esistenza degli extraterrestri.
Il sistema mitologico della cultura Dogon è sorprendentemente simile a quello di molte altre civiltà come la sumera, egiziana, israelita e babilonese, in quanto include il mito archetipico di un “gran maestro giunto dall’alto.” 
A seconda della civiltà, tale gran maestro è noto come Enoch, Thoth o Hermes o Ermete Trismegisto. Si narra che costui abbia insegnato all’umanità le cosiddette scienze teurgiche.
Nelle tradizioni occulte si ritiene che Thoth-Hermes abbia tramandato i propri insegnamenti al popolo di Atlantide, che secondo la leggenda diventò la civiltà più avanzata del mondo prima che l’intero continente si inabissasse sotto il Grande Diluvio (resoconti di un diluvio si riscontrano nei miti di innumerevoli civiltà).
I sopravvissuti di Atlantide raggiunsero via mare diversi paesi tra cui l’Egitto, dove importarono le loro conoscenze avanzate. Numerosi occultisti ritengono che le inspiegabili attinenze tra civiltà lontane nello spazio e nel tempo (come i Maya e gli Egizi) possano essere spiegate dal loro comune contatto con i residui della civiltà di Atlantide.
«E’ possibile che le nozioni religiose, filosofiche e scientifiche possedute dalle caste sacerdotali dell’antichità fossero il retaggio di Atlantide, il cui inabissamento cancellò ogni traccia del suo ruolo nel dramma del progresso mondiale? Il Culto del sole di Atlantide è stato perpetuato nel ritualismo e cerimonialismo del cristianesimo e del paganesimo. Sia la croce che il serpente erano emblemi Atlantidei della divina saggezza. I divini progenitori (atlantidei) dei Maya e di altre popolazioni dell’America Centrale coesisterono nella radianza verde e azzurra del Gucumatz, il serpente “piumato”. I sei saggi nati dal cielo si manifestarono come centri di luce legati insieme o sintetizzati dal settimo – principale – elemento del loro ordine: il serpente “piumato”. Il titolo di serpente “alato” o “piumato” fu conferito a Quetzalcoatl o Kukulcan, iniziatore delle genti centro-americane. Il centro della religione e saggezza di Atlantide era presumibilmente un grande tempio piramidale posto sul ciglio di un altopiano ubicato nel bel mezzo della città dai Cancelli Aurei. Da qui i sacerdoti iniziati della Sacra Piuma portarono le chiavi della Saggezza Universale fino alle estremità della Terra.
(…)
Dagli Atlantidei il mondo ricevette non solo l’eredità delle arti e mestieri, delle filosofie e delle scienze, dell’etica e delle religioni, ma anche un’eredità di odio, conflitti e perversione. Gli Atlantidei istigarono la Prima Guerra; ed è stato detto che tutte le guerre successive furono combattute nello sforzo inutile di vendicare la Prima, ed il torto da essa provocato. Nell’imminenza dell’inabissamento di Atlantide, i suoi iniziati illuminati intuirono che la loro terra fosse ormai condannata in quanto si era allontanata dal sentiero della Luce, dunque lasciarono il continente sfortunato portando con se la dottrina sacra e segreta. Questi atlantidei si stabilirono in Egitto, dove divennero i primi governanti “divini”. Quasi tutti i grandi miti cosmologici che formano il fondamento dei testi sacri del mondo sono basati sui rituali del Mistero di Atlantide». (Manly P. Hall, The Secret Teachings of All Ages)

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