21 Settembre: Mabon, l’Equinozio d’Autunno

 

L’Equinozio d’Autunno è la festa di Mabon nella Routa dell’Anno, ed è una delle festività minori dette Albans, insieme a Eostre, Litha e Yule. 

Nella tradizione druidica viene chiamato Alban Elfed, o Elued, Luce dell’Acqua, mentre in Inghilterra è chiamato Harvest.

Mabon rappresenta la seconda festività del raccolto, segnando la fine della mietitura, così come Lughnasad ne segna l’inizio. Mabon è quindi l’ultima porta dell’anno agricolo, ed indica la chiusura della stagione dei frutti e l’imminente avvicinarsi dell’inverno, la stagione della morte. Questo è un momento decisivo, in cui si fanno i conti di ciò che si è seminato e di ciò che si è raccolto durante l’anno.

mabon

Uno dei simboli di Mabon è la Bambola del Grano, formata dalle ultime spighe raccolte legate con un filo rosso, che veniva sepolta nei campi a scopo propiziatorio. A volte questa bambola era chiamata “Ragazza dell’Edera”, perché l’edera è una pianta infestante, che resta verde tutto l’inverno, ed è un simbolo di forza vitale sia per la sua resistenza che per il fatto di essere una pianta rampicante, dal terreno in cui affonda le sue radici, dal fitto e scuro sottobosco, anela ad arrampicarsi fin sulle cime più alte.

Nella tradizione celtica Mabon significa “giovane uomo” o “figlio divino”, in onore del dio figlio della dea Modron, la Madre Terra,  e di Mellt l’Illuminante. 

Il mito narra che, tre notti dopo la sua nascita, Mabon venne rapito dalla sua stessa madre che lo relegò nell’Annwn, il Regno dei Morti, governato da Arawn, il dio celtico del regno dei morti, che presiede al ciclo delle stagioni. 

Nel folklore gallese, a partire dall’autunno fino all’inizio della primavera, dunque durante i sei mesi bui dell’anno, Arawn guida la Caccia Selvaggia (di cui abbiamo parlato in occasione del Solstizio d’Inverno) insieme alla moglie e ai suoi quattro segugi. I cani da caccia di Arawn sono spiriti dell’Annwn, i Cŵn Annwn, grossi cani dal pelo bianco e le orecchie fulve. 

L’Annwn, il regno dei morti dei Celti, non era affatto un luogo orribile, al contrario, è descritto come un luogo di delizie ed eterna giovinezza, dove non esistono malattie ed il cibo è sempre abbondante. Così Mabon, pur essendo prigioniero nell’Annwn, non se la passò poi così male, ed anzi acquisì l’eterna giovinezza. Non si può dire che acquisì l’immortalità intesa come vita eterna dal momento che, di fatto, era già morto, essendo nel regno dei morti, ma in pratica il paradosso è proprio questo: si muore per diventare immortali.

Pur essendo il Regno dei Morti, poteva accadere che anche i vivi riuscissero ad accedervi, qualora fossero riusciti a trovarne l’ingresso, nascosto nei pressi della sorgente del fiume Severn (in italiano: Sabrina), che si trova sul Plynlimon, un massiccio nei Monti Cambrici del Galles Centrale, che domina la contea di Ceredigion. 

Fu così che un giorno, molti anni dopo il suo rapimento, Mabon venne trovato da Culhwch, cugino di re Artù, che si trovava da quelle parti per compiere una delle sue numerose e ardite imprese, al fine poter sposare la bella Olwn, e neanche per sua volontà, ma perché la madre della ragazza lo aveva maledetto, dunque non avrebbe potuto sposare nessun’altra.

Mabon, dopo essere stato tratto in salvo e portato fuori dall’Annwn, si unì a Culhwch per aiutarlo nelle sue eroiche imprese. 

Alcuni studiosi, ritengono che Mabon sia accostabile a Persefone della mitologia ellenica, con la quale in effetti condivide il rapimento e la permanenza nell’oltretomba. Inoltre, proprio mentre nel nord Europa si celebrava la festa di Mabon, nell’antica Grecia si celebravano i Misteri Eleusini, proprio in onore di Persefone e sua madre Demetra.

Altri studiosi ritengono che Mabon corrisponda all’Apollo Maponus delle iscrizioni romano-britanniche, una sorta di “Apollo celtico”, il cui culto era praticato dai legionari romani di presidio al Vallo di Adriano. 

Durante l’Equinozio d’Autunno, dal punto di vista astronomico, il Sole raggiunge una delle due intersezioni tra l’eclittica e l’equatore celeste.

A causa della precessione degli equinozi, l’entrata del Sole in una determinata costellazione non corrisponde più all’antica mappatura celeste, vi è quindi uno slittamento tra movimento astrologico e movimento astronomico: di fatto il Sole entra nel Segno della Vergine dal punto di vista astronomico, ma astrologicamente entra nel segno della Bilancia. Ricordiamo comunque che i Segni del Cerchio Zodiacale non corrispondono alle costellazioni, né oggi né mai, dal momento che i Segni occupano sistematicamente un settore di 30° ciascuno, mentre le costellazioni hanno dimensioni decisamente diverse l’una  dall’altra. 

 

 

Altair, la Stella Regale dell’Ovest

Nella Ruota dei Segni Zodiacali l’Equinozio d’Autunnno segna il passaggio tra il secondo quadrante (sud), che termina nel Segno della Vergine, ed il terzo (ovest) che inizia con il Segno della Bilancia (segno cardinale), per passare poi allo Scorpione (segno fisso) e al Sagittario (segno mobile). 

Le costellazioni che rappresentano questi Segni Zodiacali segnano il termine del ciclo solare e quindi dell’anno agricolo, simboleggiando la morte, la sublimazione della materia, cui seguirà un nuovo ciclo di stagioni.

Come sentinella dell’Ovest viene quindi presa in considerazione la stella Antares, il cuore della costellazione dello Scorpione, ma alcuni autori, 

La contrapposizione astronomica delle 4 Stelle Reali come stelle dei Solstizi e degli Equinozi, è adottata come simbolo dei quattro Elementi e rappresentata dai quattro animali-cherubini, che sono i segni fissi dello Zodiaco: Toro, Leone, Scorpione, Acquario (a loro volta correlati ai quattro Evangelisti), ad eccezione dello Scorpione, che viene sostituito da un’altro animale: l’Aquila.

Anche alcuni autori, come ad esempio Eliphas Levi, menzionano nei loro scritti un’altra stella che svolge il ruolo di sentinella al posto di Antares dello Scorpione: Altair, della costellazione dell’Aquila, che sorge sempre assieme allo Scorpione, e che nel simbolismo gli è strettamente collegata. 

Lo Scorpione, in un certo senso, viene trasmutato nell’Aquila, che ne è la sublimazione: un dualismo, insomma, di cui lo Scorpione è la parte oscura e densa come la materia, mentre la parte luminosa è rappresentata dall’Aquila di Luce, che può involarsi nel Cielo, al di sopra della materia. 

Altair è una stella subgigante bianca, famosa in astronomia per la sua velocità di rotazione: compie una rotazione completa in appena 8 ore e mezza. Il Sole, ad esempio, ne impiega 25. Questa velocità è così elevata da schiacciare la stella ai poli, dandole una forma ovale. 

Altair è anche una stella ad elevato moto proprio: si muove sulla sfera celeste 655 mas ogni anno, il che significa che percorre quasi un grado d’arco sulla volta celeste ogni 5000 anni. Vega, ad esempio, ha un moto di 327 mas, e impiega 11.000 anni a percorrere un grado d’arco sulla volta celeste. 

Infine Altair cambia la propria luminosità a causa di pulsazioni della sua superficie, sia radiali che non radiali.

Dalle rilevazioni di alcuni parametri, pare che Altair stia terminando il suo ciclo vitale nella sequenza principale, avendo intrapreso il cammino che la porterà a diventare una gigante nel giro di qualche milione di anni.

Altair è abbastanza vicina all’equatore celeste da essere visibile da tutte le regioni popolate della Terra, e risulta invisibile solo nelle regioni più interne del continente Antartico, mentre risulta circumpolare solo nelle regioni prossime al polo nord. In pratica Altair è osservabile da entrambi gli emisferi, ed il periodo migliore è fra giugno e novembre, con un culmine il primo di settembre. 

La costellazione dell’Aquila è incastonata nella regione Orientale del Firmamento, in cui dimorano le creature dell’aria (eccetto il Corvo, appollaiato sulla lunga schiena dell’Idra e la Fenice, all’estremo del cielo australe); questi Esseri Alati volano attorno alla cupola del Tempio, rappresentata dalle due Orse e dal Dragone, nella zona celeste sopra il Polo Nord. In questa zona, oltre all’Aquila, dominano la bella geometria del Quadrato di Pegaso, la splendida croce del Cigno e la settemplice Lira, rappresentata da un rapace. 

Altair (Alfa Aquilae) troneggia sul capo dell’Aquila, in mezzo ad altre due stelle (Beta e Gamma Aquilae) che formano le ali spiegate dell’uccello, i cui nomi propri, Alshain e Tarazed, vengono da una traduzione persiana di un’antica parola araba che significa “equilibrio”.

L’ingresso nel Terzo quadrante dello Zodiaco (Ovest, Autunno, Morte) è dato dal Segno della Bilancia, che è riconducibile anche alla Giustizia e all’Equilibrio in tutti i gli aspetti che questo termine può evocare. 

Il nome Altair, risalente al Medioevo, è una abbreviazione del termine arabo  Al Nesr Al Tair, che significa “aquila volante” e che appare nel catalogo di Muḥammad al-Akhṣāṣī al-Muwaqqit, ma che in realtà denotava l’asterismo formato da Altair, Tarazed e Alshain. L’espressione araba derivava a sua volta da un nome babilonese o sumerico: i Sumeri, infatti, chiamavano Altair “la Stella dell’Aquila”.

In India l’asterismo formato da Altair, Tarazed e Alshain è associato alla 22° Nakshatra (settori in cui veniva divisa l’eclittica), chiamata Çravana (l’orecchio) o Çrona (lo zoppo) o Açvattha (il sacro albero del fico). Il reggente dell’asterismo è il dio Vishnu e le tre stelle rappresentano i tre passi compiuti dal dio nel cielo.

Il maestoso volo del Rapace del Cielo è immortalato in Vetta nell’atto di spiegare le ali verso la coppa dell’Acquario, a lui tesa dall’Uomo con la brocca. Tale immagine ha ispirato, fin dall’antichità, simboli di resurrezione e immortalità, velati da precisi riferimenti astronomici.

Il più antico è il simbolo egizio del Bennu, un uccello mitologico, consacrato al Dio Ra, che  aveva creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli. La leggenda narra che il Bennu viveva in prossimità di una sorgente d’acqua fresca all’interno di una piccola oasi nel deserto d’Arabia, un luogo appartato, nascosto e introvabile. Ogni mattina, all’alba, il Bennu faceva il bagno nell’acqua e cantava una canzone così meravigliosa che il dio del Sole arrestava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla. In seguito il Bennu divenne la Fenice dei greci, che gli assegnarono anche le fattezze di un’aquila.

Esotericamente, l’Aquila è considerata in stretto rapporto sia col Capricorno che col Sagittario: come il Capricorno, l’Aquila raggiunge le vette più elevate, inoltre è l’Uccello della Luce, simbolo dell’aspetto superiore dell’uomo che si manifesta come anima portata a compimento (Sagittario).

Altair rappresenta, in termini pratici, l’unione dell’autorità spirituale con il potere temporale, l’Aquila ad ali spiegate indica l’altissimo e potente volo nella Realtà, permesso dalla chiara visione spirituale e dalla conoscenza diretta, mentre la trasmutazione di Scorpione in Aquila indica la sublimazione della materia. 

L’Aquila bianca viene dall’Est: così Noi riveliamo una nuova coscienza. Tutta la storia umana fu creata o con l’Est o per l’Est. 

In vetta non c’è spazio per tutti, e chi vuol salirvi si accorge che è meglio non caricarsi troppo; del resto, lassù non c’è posto per cose superflue. Lo spirito in ascesa deve costantemente ricordare che è indispensabile staccarsi dalle cose della vita quotidiana. Il pendio è ripido: solo alla base la Montagna è ampia e offre spazio per le cose terrene; la Vetta è aguzza e troppo angusta per i possessi umani. Ma da quella cima si vedono bene gli eventi del mondo: pensate dunque alla Vetta, pur senza trascurare le pareti scoscese. Durante la salita, coraggiosi, saldi e positivi, tenete a mente che se la cima è stretta, l’orizzonte è vasto. Quanto più ci si eleva, tanto più potente è la visione, e quanto più questa si dilata tanto più intimamente ci si unisce al tutto. Ricordate dunque il saluto di commiato al momento di cominciare l’ascesa. (Mondo del Fuoco, Collana Agni Yoga).

 

Altair, oltre ad essere la stella più luminosa della costellazione dell’Aquila, è anche uno dei vertici dell’asterismo denominato Triangolo Estivo, insieme a Vega e Deneb, un triangolo quasi isoscele che ha come base la linea immaginaria che collega Deneb con Vega. Tra Altair e Vega passa il fiume argenteo della Via Lattea, come se le due stelle ne fossero i guardiani.

Questo particolare ha colpito l’immaginazione dei popoli orientali: il 7 luglio in Giappone si festeggia il Tanabata, ovvero l’incontro mitologico di Altair e Vega. Il mito narra di due amanti, il pastore Hikoboshi (Altair) e dea Orihime (Vega), che si sposarono in segreto ed ebbero due figli, un maschio e una femmina (Tarazed e Alshain). Quando il padre della Dea scoprì la relazione clandestina, separò i due sposi, collocandoli nel cielo nelle posizioni delle stelle Altair e Vega, ponendo la Via Lattea tra loro. I due amanti soffrirono così tanto che riuscirono a commuovere il padre della Dea, che alla fine concesse loro di incontrarsi una sola volta l’anno: il settimo giorno del settimo mese.

Ritroviamo lo stesso mito anche in Cina, dove l’asterismo formato da Altair, Tarazed e Alshain è conosciuto come Hé Gŭ, che significa il tamburo del fiume, e dove Altair rappresenta il pastore Niú Láng e Vega la tessitrice Zhī NU, e la loro unione annuale viene festeggiata con la festa di Qixi.

Questi miti sono chiaramente un’allegoria del vecchio che cede il passo, non senza opporre resistenza, al nuovo che avanza, il passato che, dolorosamente, si trasforma nel futuro. 

Nell’astronomia babilonese e in quella indiana l’Aquila era la rappresentazione simbolica dell’avvento del nuovo anno, contrapposta al Serpente, la costellazione dell’Idra, tra Cancro e Bilancia, simbolo dell’anno che muore.

Nei Veda,  durante il combattimento tra Indra (il Sole) ed il serpente Vrita (Idra), cioè tra le potenze della luce e quelle delle tenebre, Indra si avvicina col suo corso al solstizio estivo, che avveniva proprio sulle stelle del serpente Vrita, rendendolo invisibile con la sua luce (al contrario, Vrita era la costellazione dominante nella notte del Solstizio d’Inverno).

«…ridotta in fin di vita al Solstizio d’Inverno, l’Aquila ritrova magicamente vita e forza …queste stelle all’approssimarsi del solstizio invernale, sparivano sotto l’orizzonte per poi riapparire in primavera salendo sempre più alte nel cielo, significando l’immortalità attraverso l’eterna rinascita primaverile di gioventù e bellezza». (G. M. Sesti, Le Dimore del Cielo, Ed. Novecento)

Anche l’allegoria dell’Aquila che si nutre del fegato di Prometeo, il preveggente Titano (esperto in architettura, astronomia, matematica e medicina) che donò il fuoco agli uomini contro il volere degli dei, cela un preciso riferimento astronomico: l’aquila-sole divora l’epatos-epatta, i giorni della luna che ogni anno venivano aggiunti al calendario per pareggiare il ciclo della Luna con quello del Sole, e che magicamente ricrescevano l’anno successivo.

Ai tempi in cui i Rig Veda furono scritti, la notte prima del plenilunio del Solstizio d’Estate, cadeva sempre in Acquario, e questa luna, che rappresentava il Soma, la mitica bevanda degli dei, era portata dall’Aquila celeste, poiché la Luna era proprio sul meridiano dell’Aquila. 

In astrologia, Altair si trova nel secondo grado del segno del Acquario (1º 47′). Secondo Tolomeo questa stella ha una natura Marte/Giove. Conferisce una natura audace, fiduciosa, coraggiosa, inflessibile, ambiziosa e liberale. Procura grande e improvvisa ricchezza (ma non duratura), e una posizione di comando,  ma anche il rischio di provocare spargimenti di sangue. Inoltre si ritiene che i rettili siano pericolosi per coloro che sono influenzati da questa stella.

In generale, come scrisse H. P. Blavatsky:

«…l’Aquila è uno dei più antichi simboli. Secondo i Greci e i Persiani era consacrata al Sole; presso gli Egizi era consacrata a Oro/Horus con il nome di Ah, ed i Copti adoravano l’aquila con il nome di Ahom. Dai Greci era considerata l’emblema sacro di Zeus, ed era anche quello della più alta divinità dei Druidi. Il simbolo dell’Aquila è arrivato ai nostri giorni quando, seguendo l’esempio del romano Mario che nel II secolo a. C. usò l’aquila bicipite quale insegna di Roma, le “teste incoronate cristiane” d’Europa resero l’aquila bicipite sacra per sé e per i propri discendenti. Giove si accontentò di un’aquila con una sola testa e così pure il Sole. Ma le case regnanti di Russia, Polonia, Austria, Germania, nonché l’impero napoleonico, hanno adottato l’aquila a due teste come loro stemma».

 

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