netzach

La Settima Sefirah: Netzach, la Vittoria

 

 

 Nome Netzach Nun Tzade Chet
Appellativo Vittoria; Trionfo – Fermezza 
Valore Numerico  148; è lo stesso di Pessach, la pasqua ebraica. La parola pessach significa salto; è anche lo stesso valore di Moznaim, il segno zodiacale della Bilancia
Immagine Una bellissima donna nuda molto sensuale
Albero Alla base del pilastro della grazia , nel triangolo inferiore, di fronte a Hod   
Nome divino – Atziluth Yhvh Tzabaoth
Nome arcangelico – Briah Hanael
Nome angelico – Yetzirah Elohim – Principati
Astrologia
Nogah – Venere
Idea-intelligenza Afrodite; Dioniso; Ecate; Le Erinni
Qelipoth Gharab Tzedek – I Corvi della Morte
Demone Baal
Corpo Umano Bacino, lombi e finachi; Gamba destra
Esperienza Spirituale  Visione della bellezza trionfante
Virtù Altruismo       
Vizio              Impudicizia, lussuria 
Simboli La Lampada; La Rosa; La Cintura
Sette di Bastoni Valore: l’emotività ha un’influenza vitalizzante
Sette di Coppe Successo illusorio: le emozioni offuscano la visione
Sette di Spade Sforzo instabile: la forza emotiva è sempre intensa ma di breve durata
Sette di Denari Successo incompiuto: ansie turbano la vita quotidiana
Colore in Aziluth Ambra
Colore in Briah Smeraldo 
Colore in Yetzirah Verde giallastro vivo
Colore in Assiah Verde oliva maculato oro
VII Comandamento Non Rubare
III° Illuminazione Lotta e Potere

 

Appellativo. Netzach in ebraico significa eternità, che nel contesto della Cabala viene reso con il concetto di Vittoria, Perpetuità. resistenza. Il suo appellativo addizionale è Fermezza, che comporta la stessa idea di energia dominatrice e vittoriosa. Un altro appellativo è Tronfo.

Albero della Vita. Netzach si trova sotto Chesed (amorevole benignità), alla base del Pilastro della Misericordia o Grazia, che consiste ha la sua radice in Chochma (saggezza). Tutto ciò che viene percepito dagli “occhi dell’intelletto e dalle contemplazioni della fede”, come è detto nel Testo Yetziratico, ha la sua radice metafisica in Chokmah (Sapienza), la Sephirah Superna in cima al Pilastro della Grazia, di cui Netzach è la base.

Le prime sei Sefiroth sono rappresentate da simboli astratti, e la nostra comprensione è dunque informe, mentre da Netzach, la settima Sefirah fino a Malkuth, troviamo simboli concreti, come la rosa, assegnata a Venere-Netzach e il caduceo, assegnato a Mercurio-Hod.

Netzach è la prima Sefirah del triangolo inferiore dell’Albero della Vita, che a livello psichico rappresenta la personalità dell’individuo, mentre Tifereth è la Sefirah che rappresenta il punto di contatto con il Sé, talvolta chiamato anche Angelo Custode o Daimon.

Netzach è la sfera delle energie vitali, degli istinti, delle pulsioni e delle emozioni, ciascuno dei quali, nella sua essenza non intellettualizzata, origina i riflessi appropriati, come ad esempio le labbra di un infante succhieranno qualsiasi cosa venga inserito tra esse. 

Gli istinti, le pulsioni e le emozioni costituiscono la personalità e i suoi poteri, che non devono essere repressi, bensì sviluppati, e posti sotto l’influenza di Tifereth. 

La particolarità che si evince riguardo alla sfera di Netzach è che in essa ha origine la pluralità. L’Uno diventa Molti, al fine della manifestazione nella forma. Il raggio di luce bianca che ha origine in Kether che rappresenta l’energia discendente, si scinde in Netzach nei sette colori, ognuno dei quali rivela e intensifica un aspetto specializzato della manifestazione, proprio come un raggio di luce blu mostrerà soltanto i colori che gli sono congeniali e farà apparire neri i colori complementari.

Nella sfera di Netzach non si può parlare di energia, ma di energie, non si tratta di istinto, ma di istinti, di pulsioni, di emozioni, che possono essere considerati singolarmente ma che, presi nel loro insieme, costituiscono un tutt’uno.

Ogni energia che si manifesta in Netzach è una manifestazione parziale ma specializzata; di conseguenza le creature che hanno per propria sfera di evoluzione Netzach, non hanno uno sviluppo completo ed indipendente, ma avranno una funzione singola, semplice, stereotipata, facente parte di un complesso. 

Facendo una breve sintesi, dal punto di vista della psiche, Tifereth rappresenta il Sé, Netzach gli istinti e le emozioni, Hod l’intelletto, Yesod il subconscio, e Malkuth l’energia sottile che anima la materia.

Solitamente, la comprensione di un individuo può rendersi conto dell’intelletto di Hod, ma non ha apprezzamento per le energie di Netzach, che costituiscono ed animano le forme definite nella sfera di Hod. Di conseguenza qui abbiamo la prima prima forma di iniziazione o di svelamento.  Tra i più grandi autori che hanno intuito la sfera di Netzach troviamo Sigmund Freud, le cui teorie riguardo alla sessualità si conformano perfettamente a questa sfera. 

L’energia primordiale, o il dinamismo fondamentale di un individuo, è strettamente connesso con la vita sessuale di quell’individuo.

Non possiamo comprendere correttamente il sesso a meno che non ci rendiamo conto che esso è un aspetto di ciò che l’esoterista chiama polarità, e che questa è un principio che scorre attraverso l’intera creazione ed è in realtà la base della manifestazione. Essa è rappresentata sull’Albero dai due Pilastri della Severità e della Grazia. L’intera attività dell’energia è inclusa nel principio di polarità, che significa il fluire della forza da un polo all’altro.

Il nome divino. Netzach in Atziluth. Jehovah Tzabaoth significa il Signore degli Eserciti, o Dio delle armate.

Netzach in Yetzirah. Elohim. Gli esseri di Netzach, gli Elohim, detti anche dèì o Governatori della Natura, non sono tanto intelligenze quanto espressioni di idee. Gli Elohim sono influenze formative la cui forza creativa si esprime in natura, ed il loro vero carattere va scorto in Chesed, dove essi vengono descritti come Poteri.

Idea-Intelligenza. Netzach è la Sfera di Nogah, Venere, ciò significa che ci stiamo occupando della funzione della polarità, il che è assai più complesso della sessualità così come è popolarmente concepita.

Nei templi di Afrodite l’arte dell’amore era coltivata diligentemente e le sacerdotesse erano addestrate fin dall’infanzia nelle sue pratiche. Quest’arte però non era semplicemente quella di provocare passione ma anche di soddisfarla adeguatamente a tutti i livelli della consapevolezza, non solo mediante la gratificazione dei sensi e il piacere sessuale, ma mediante il sottile scambio eterico del magnetismo e della polarizzazione intellettuale e spirituale: il curioso flusso e riflusso, lo stimolo e la reazione, che ha una funzione così importante nelle relazioni dei sessi, e che si estende molto oltre la sfera del sesso.

Questo eleva il culto di Afrodite ben al di sopra della semplice sensualità, e spiega perché le sacerdotesse del culto ottenessero rispetto e non venissero assolutamente considerate come volgari prostitute. 

Il culto di Afrodite era molto di più della semplice prestazione di una funzione animale: esse erano impegnante nel provvedere all’appagamento dei bisogni dell’anima umana mediante le loro arti sottili, per un scambio eterico e mentale di magnetismo, cosa che raramente avviene, ed è per questa ragione che la vita sessuale degli individui, sia fisiologicamente che socialmente, è spesso instabile e insoddisfacente.

Netzach è anche la sfera delle illusioni, poiché in essa l’energia si caratterizza in forme fluide e mutevoli, e dunque estremamente elusiva, e solo nella Sefirah successiva, Hod, inizia ad assumere una forma definita, precisa e permanete.

Ciò che viene descritto in termini di energia in Netzach sono solo delle apparenze, rappresentate dall’intelletto (Hod) a se stesso, e proiettate all’indietro (da Hod a Netzach) come forme-pensiero. In termini pratici è ciò che chiamiamo “essersi illusi”. 

I quattro Sefiroth inferiori, che rappresentano la psiche umana, sono densamente popolati da forme-pensiero: ogni cosa che l’immaginazione è capace di concepire, ha qui un’esistenza effettiva e peculiare. In Netzach questi “esseri” non hanno personalità individualizzata, ma sono come un esercito, una legione. In Hod ha luogo l’individualizzazione in unità e continuità di esistenza. In Netzach la mente è mente-gruppo, mentre in Hod la mente umana ha il suo principio.

L’uomo, quando la sua mentalità era ancora primitiva, adorava queste immagini, per mezzo delle quali egli rappresentava a se stesso le grandi forze naturali di importanza essenziale al suo benessere materiale, stabilendo in tal modo un legame con esse, per mezzo del quale si sviluppava un canale in cui le forze che esse rappresentavano erano versate nella sua anima, stimolando il corrispondente fattore della sua propria natura.

Le operazioni di questa adorazione, specialmente quando essa divenne altamente organizzata e intellettualizzata, come in Grecia e in Egitto, costruivano immagini estremamente precise e potenti, e sono queste ad essere generalmente intese come dei.

Vediamo quindi che ogni essere celestiale concepito dalla mente dell’uomo ha come propria base una forza naturale, ma che sulla base di questa forza naturale è costruita un’immagine simbolica rappresentativa di essa. Sebbene la forma sotto cui il dio è rappresentato è pura immaginazione, la forza associata ad essa è sia reale che attiva.

Questo fatto è la chiave di tutti gli oggetti consacrati, sia per uso cerimoniale che talismanico, ed anche di alcuni fenomeni o avvenimenti che coinvolgono la psiche per i quali non abbiamo spiegazioni esaustive. 

Il contatto con la sfera di Netzach non avviene mediante la mente logico-razionale, quindi non è possibile utilizzare il concepimento filosofico, né l’intelletto creatore di immagini. Il contatto con Netzach avviene attraverso un “sentire assieme”: così è più facile che avvenga attraverso la musica, la danza, il colore, l’arte, e tutto ciò che può aiutarci a “sintonizzarci”con quello che è qualcosa di collettivo, di condiviso. 

A questo punto è facile intuire che tutti i riti caratterizzati da ritmo, movimento e colore, agiscono nella Sfera di Netzach, così come i riti orgiastici, le estasi dionisiache, e qualsiasi pratica implichi la contaminazione e la fusione del proprio Io con il gruppo porta lo stato di coscienza alla sfera di Netzach e soddisfa un bisogno dell’anima.

Il bisogno di fusione induce alla ricerca di situazioni sociali in cui viene soddisfatto il senso di appartenenza, e talvolta induce l’individuo alla ricerca spasmodica di rapporti che tendono al simbiotico, con risultati solitamente disastrosi. Possiamo però comprendere il senso dell’affermazione che vede nella ricerca di un rapporto di coppia soddisfacente la ricerca del divino.

Infatti, il dualismo conflittuale costituito da un bisogno di fusione (Netzach), che ha il pregio di placare il senso di isolamento e solitudine necessario all’individuazione (Hod), si risolve soltanto nell’equilibrio tra i due poli, rappresentato, sull’Albero della Vita, dalla Sefirah Tifereth.  

Qelipoth. Gharab Tzedek. I Corvi della Morte. Non si trovano mote informazioni relative a questo nome, Garab Tzedek, che possano far comprendere seriamente con chi o cosa abbiamo a che fare. Dunque, occorre fare un excursus nel mondo della mitologia.

Ricordiamo che siamo nella sfera del Venusiano, che è correlato strettamente al Dionisiaco, dove piacere e dolore non sono due polarità opposte e vicendevolmente escludenti, bensì un continuum. Dioniso, che rappresenta l’ebbrezza del vino, è anche il dio che non manca mai nelle tragedie. Parimenti il suo seguito di Baccanti, prese da furore estatico, adorandolo lo fanno letteralmente a pezzi. Le Baccanti o Menadi (termine che deriva da “mania” o “furia”) sono esattamente i Corvi della Morte.

Vi è un’altra figura della mitologia ellenica che rappresenta questa energia collettiva nella sua valenza distruttiva: le Erinni, dette anche Furie o Manie.

Le Erinni, spiriti dell’ira provocata da un forte senso di ingiustizia, sono tre divinità vendicatrici: Aletto l’incessante, Tisifone la rappresaglia e Megera l’ira invidiosa, conosciute anche con appellativi quali  l’oscura, la nera e la omicida, tuttavia erano riunite ed invocate come un’unica entità.

Tuttavia le Erinni venivano chiamate anche Eumenidi, e con questa accezione venivano identificate come dee benevole, forse perché lo erano davvero, o magari soltanto perché la gente desiderava che lo diventassero… In fondo, gli spiriti che vendicano i torti e le ferite subite, perseguendo i nostri nemici, non sono forse buone?

Secondo Esiodo erano divinità nate dal sangue di Urano evirato da Crono, e qui possiamo vedere un’analogia con Afrodite, che nacque dal fallo di Crono evirato da Zeus. Le Erinni ebbero origine dal sangue di Urano che cadde sulla Terra (Gea) fecondandola, mentre il fallo di Crono venne sospinto dalle Acque del mare, dando origine ad Afrodite. Ecco dunque il carattere ctonio e terrifico delle Erinni che si discosta dal carattere fluido ed elusivo di Afrodite, come il rovescio di una stessa medaglia. 

Si narra anche che il nome della madre delle Erinni fosse Eounime, e che questo nome alludesse alla Terra, ma è più probabile che la forma corretta sia Eurinome, cioè la madre delle Cariti, ed infatti in Arcadia le Cariti ricevevano il loro culto e i loro sacrifici insieme alle Eumenidi. Inoltre, come padre delle Erinni talvolta viene menzionato Forco, marito di Eurinome.

Secondo Orfeo, i genitori delle Erinni erano Ades, inteso come Zeus infero, e Persefone. 

Le Erinni vivono nell’Erebo e sono effettivamente molto vecchie (aspetto che le accomuna alla Graie), al punto che i loro capelli incanutiti si sono trasformati in serpenti; vestono sempre di  grigio e la loro pelle è ruvida e scura anche se, di fronte alla cieca furia umana, meditando vendetta, impallidiscono così tanto da diventare bianche. 

Talvolta appaiono con la testa di cane, con gli occhi iniettati di sangue, fissi ed indagatori, ed una bava venefica cola dalla bocca ringhiosa il cui alito ha un fetore insopportabile. Dal corpo nero e fuligginoso si  spalancano grandi ali di pipistrello così che esse volano, lanciando possenti grida simili a dei muggiti, oppure abbaiando stringendo nelle mani temibili pungoli con acuminate punte di bronzo, oppure fruste  guarnite con cinghie di ferro.

Le Erinni sono i cani di Ecate, la stessa energia che, tramite l’intelletto, assume la sembianze e i ruoli di Ecate. Ed Ecate altri non è che Afrodite irata, che si manifesta nel suo aspetto terrifico.

Le Erinni hanno gesti impazienti e, instancabili, inseguono e colpiscono coloro che peccano di ambiguità e doppiezza, con spergiuri o false promesse non mantenute, tormentano i trasgressori dei costumi familiari e tutti coloro che recano offesa ai loro consanguinei e alla gerarchia che ne deriva, difendendo così anche padri, fratelli e sorelle, ma ponendo al di sopra di tutto i diritti della Madre, sostenendo la causa della donna offesa o addirittura uccisa.

La loro punizione è sempre pesante ed infallibile al punto che le vittime colpite muoiono tra atroci tormenti. Per questo loro carattere terrifico era costume, nell’antica Grecia, non nominarle mai come Erinni, ma invocarle, piuttosto, come Eumenidi.

La tradizione narra che queste Furie accettino solo offerte di narcisi: pare che il loro profumo inebriante le renda inoffensive. In effetti il narciso era sacro alla Triplice Dea Lunare, e alle Erinni veniva offerto in ghirlande. Il narciso fiorisce nel tardo autunno ed offre un olio medicamentoso e narcotico. Si ipotizza un’analogia fra il sonno indotto dal narciso e la furia del demoniaco femminile, placata dall’offerta di fiori.

È interessante notare la minaccia delle Erinni di versare sangue sgorgante dal loro cuore sull’Attica. Robert Graves suppone un eufemismo, per cui si intende sangue mestruale. Questo è un mito arcaico di stregoneria dove si voleva che per maledire una casa o un campo le streghe mestruate dovessero correre nude più volte intorno alla zona da colpire col sortilegio, nella direzione opposta a quella del sole, per nove volte. Questa maledizione era considerata pericolosissima per i bambini, il bestiame e il raccolto se il rito avveniva durante la luna nuova, o ancor peggio durante una eclissi lunare, addirittura catastrofica se fatta da una strega vergine mestruata, e naturalmente le Erinni sono tutte e tre vergini.

Non sempre le Erinni sono alate, ma anche senza ali vengono spesso confuse con le Arpie, spiriti rapitori femminili, figlie di Atamante, dotate di ali e piedi di animali  che volano simili a uccelli notturni, lanciano alte grida e ghermiscono le vittime per consegnarle alle Erinni. Ricordiamo il monumento Xantos, scultura ellenica eretto nella Licia del IV-V secolo a. C. dedicato alle Arpie. Tutte queste figure mitologiche, a cui se ne possono aggiungere molte altre, sono in qualche modo confluite, durante il medioevo, nell’Archetipo della Strega, e delle Streghe. Non è il caso di trattare l’argomento in questo contesto, tuttavia è bene ricordare che l’energia molteplice di Netzach ha a che fare con quell’ambito della magia detta Stregoneria.

Demone. Ba’al. Vi sono molte fonti che parlano di Ba’al e, considerando la caratteristica di pluralità di Netzach, non stupisce sapere che più di un dio portò il titolo di “Ba‘al” e più di una dea quello di “Ba‘alat” o “Ba‘alah”, così solo il contesto di uno scritto o iscrizione può indicare con esattezza di quale “Signore” Ba‘al, o “Signora” Ba‘alat, si parli. Sebbene sia assai probabile che il dio Hadad (o Adad) fosse chiamato Ba‘al, anche se lungi dall’essere l’unico dio con quel titolo, sembra che i riferimenti a Ba’al Zephon contenuti nel Tanakh indichino proprio lui.  Solo considerando questo Demone nel contesto cabalistico di Netzach, si può comprendere la pluralità di Ba’al e il fatto che sia stato definito il falso dio, in  pieno accordo con le illusioni che si incontrano in questa sfera. Nella mitologia greco-romana è stato assimilato a Crono-Saturno, i cartaginesi lo identificavano come  Ammone, gli egizi come Hadad, eccetera eccetera.

Corpo Umano o Microcosmo. La corrispondenza di Netzach nel corpo umano sono i fianchi e le gambe. 

I fianchi costituiscono la sede degli organi sessuali ma non sono gli organi generativi stessi, in corrispondenza con Yesod. In Netzach le forze primordiali della nostra stessa natura, che in Yesod sono a livello subconscio, hanno accesso alla consapevolezza, di conseguenza  possiamo integrarle e far sì che smettano di “lavorare alla cieca” e dirigerle (gamba destra).

Nei Misteri viene insegnato che ciascun livello di manifestazione ha la propria etica di ciò che è giusto od ingiusto, e che non dobbiamo confonderci  applicando ad un piano l’etica di un altro. Ad esempio, nel regno della psiche l’etica è “verità”, mentre nel regno del Sè l’etica è armonia.

L’etica di Hod, lo scienziato che è in noi, non è  la stessa etica di Netzach, l’artista che è in noi. Così ecco che le regole dell’intelletto non si adattano affatto alla nostra vita emozionale ed istintiva, che condurrà l’incedere della nostra gamba destra.

Simboli. I simboli assegnati a Netzach sono la Lampada, la Cintura e la Rosa. La Cintura e la Rosa sono tradizionalmente associate a Venere. I Quattro Elementi sono associati con i quattro Sephiroth inferiori, e di questi l’Elemento del Fuoco è associato a Netzach. La Lampada, invece, è lo strumento magico usato nelle operazioni dell’Elemento del Fuoco: dei quattro Elementi associati ai quattro Sefiroth inferiori, il Fuoco è associato a Netzach, l’Aria a Hod, l’Acqua a Yesod e la Terra a Malkuth. L’Elemento del Fuoco è in analogia con l’ardente energia della Natura. Ritroviamo questa immagine nella mitologia negli incontri amorosi di Ares e Afrodite (Marte e Venere). 

L’esperienza spirituale. La Visione della Bellezza Trionfante. La virtù è l’Altruismo, cioè la capacità di polarizzare, da un polo negativo ad uno positivo. I vizi sono quelli ovvi dell’abuso dell’amore: impudicizia e lussuria. La dea dell’amore e la dea della fecondità non sono una stessa e unica cosa (nella mitologia ellenica corrispondono rispettivamente ad Afrodite ed Era).

Il Settimo Comandamento. Non commettere adulterio. Con l’adulterio intendiamo la forma più esplicita e dolorosa del tradimento che, con le sue implicazioni sessuali, provoca sempre grandi cambiamenti non solo in chi lo subisce. Tuttavia, in senso ancora più vasto, con implicazioni ancora maggiori, non commettere adulterio significa non tradire se stessi. 

IV° Illuminazione. Lotta e Potere. La Quarta Illuminazione consiste nella percezione dell’Energia e della polarizzazione, e ci si accorgerà inevitabilmente della competizione tra individui per l’ottenimento di questa Energia che viene chiamata Potere. Ebbene sì: Netzach è la sfera del Potere. Questo Potere è dato dalla capacità di polarizzarsi con altri individui, ed è proprio tra i rapporti sociali che si trova questa Energia, talvolta detta anche Magnetismo. 

Capita a tutti di sentirci deboli, fragili e insicuri, e tutti cercano di aumentare la propria energia personale rubandola psicologicamente agli altri: una forma inconscia di competizione che è alla base di tutti i conflitti umani. In alcuni conflitti capita di sconfinare anche nella violenza, che deriva proprio dal bisogno di controllare e dominare gli altri, e da un senso di Potere.

Quando un individuo si rivolge ad un altro avviando una conversazione, possono avvenire solo due risultati: gli interlocutori si allontaneranno l’uno dall’altro sentendosi indeboliti oppure rafforzati. Per tale motivo, ciascun individuo assume sempre un atteggiamento manipolatore, preparandosi a dire ciò che è necessario al fine di avere il sopravvento nella conversazione, qualunque siano i particolari della situazione o l’argomento in oggetto.

Ognuno cerca di acquisire il controllo e, di conseguenza, il dominio della conversazione. Se si ha successo imponendo il proprio punto di vista si riceve una grossa carica psicologica, oltre al risultato tangibile di “avere ragione”. Quando si riesce a fare in modo che gli altri accettino la nostra opinione, essi si identificano con noi, e ciò attrae la loro energia verso di noi facendoci sentire più forti.

E’ per questo che la maggior parte della gente trascorre la propria esistenza alla ricerca perenne di energia altrui, talvolta senza neppure esserne consapevoli, non riuscendo a comprendere il prezzo che pagano coloro che li circondano e a cui rubano l’energia.

Occorre rendere cosciente questa realtà, comprendere quanto ci manipoliamo a vicenda, quindi valutare in modo diverso le proprie motivazioni cercando nuovi sistemi di interazione.

Le cose vanno in modo diverso se si incontra qualcuno che almeno per un certo periodo permette volontariamente di usufruire della sua energia, facendo in modo che sia l’altro a definire la sua situazione: questo fa sentire l’altro potente, mentre il donatore riceverà in cambio un minimo di energia, che però  non lo renderà mai abbastanza forte e sicuro di sé. In questa tipologia di rapporto vi è una polarizzazione dei due individui, ma si tratta della dinamica energetica peggiore che si possa instaurare,  in cui il più forte si nutre letteralmente del più debole, finché non lo avrà consumato fino allo sfinimento. 

Così le relazioni si trasformano in lotte di potere e ci si batte per avere il controllo dell’energia dell’altra persona: il perdente deve sempre pagare un caro prezzo. Chi reprime un’altra persona si sente astuto e potente, mentre chi è dominato si sente derubato della sua energia vitale. Non c’è nessuna differenza se chi ruba ritiene di farlo per il bene dell’altra persona o se per esempio si sente in diritto di farlo come spesso accade fra genitori e figli: il danno persiste ugualmente.

Per avere il predominio basta seguire una strategia davvero semplice: fingere di essere un amico o un compagno premuroso per qualche tempo, quindi, una volta instaurata la fiducia, iniziare a trovare qualcosa di sbagliato nel comportamento dell’altro, minando la sua autostima, la sua capacità di fare delle scelte, finché non si identificherà con ciò che l’individuo più forte gli fa credere. Questo è una dinamica frequente ne rapporti di coppia, che affonda le sue radici nel maschilismo che ha imperversato nei secoli passati, e che ancora oggi miete numerose vittime fra le donne. 

La quarta illuminazione porta a livello di coscienza queste dinamiche psicologiche, ed è molto importante soprattutto per quelle persone dette “empatiche” che si sono ritrovate vittime di una relazione con un individuo che di solito viene descritto come “narcisista perverso”. 

Solo quando una personalità empatica riesce a comprendere tale lotta per il possesso dell’energia riesce a liberarsi dalla lotta stessa, semplicemente rifiutando ed evitando dinamiche energetiche di questo tipo, ed iniziando a ricevere automaticamente energia da un’altra fonte, questa volta inesauribile: se stessi. 

 

 

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