Purna Yoga: lo Yoga Integrale di Sri Aurobindo

Sri Aurobindo (Calcutta 15 agosto 1872 – Pondicherry 5 dicembre 1950), è un maestro del secolo scorso che, oltre ad aver rivoluzionato la sorti socio-politiche dell’India, ha creato una scuola di Yoga che insegna a realizzare se stessi permettendo al divino che è in noi di manifestarsi liberamente.


Sri Aurobindo

Aravinda Ghose, meglio conosciuto come Sri Aurobindo, è stato un filosofo e mistico indiano, considerato dai suoi discepoli un avatar, ovvero un’incarnazione dell’Assoluto. I suoi insegnamenti hanno dato origine ad un  sistema di Yoga chiamato Purna Yoga o Yoga Integrale.

Sri Aurobindo nacque a Calcutta nel 1872, e all’età di 7 anni venne mandato dal padre, insieme a suoi due fratelli, a Manchester, in Inghilterra, inizialmente ospiti della famiglia Drewett.  In seguito, nonostante la povertà, Aurobindo riuscì a mantenersi grazie alle borse di studio, e durante i 14 anni di permanenza in Inghilterra acquisì una vasta conoscenza della cultura europea.

Nel 1893 fece ritorno in India e divenne segretario particolare del Maharaja dello Stato di Baroda, poi Ministro dell’Educazione e docente di lingue presso l’Università di Stato, dove divenne Vicerettore. Quindi iniziò ad interessarsi alla condizione economica e sociale dell’India, probabilmente intravedendo la necessità di una possibile rivolta contro il colonialismo inglese.

Dal 1906 al 1910 partecipò attivamente alla lotta politica in Bengala, elaborando un programma rivoluzionario basato su quattro punti: risvegliare l’India all’idea dell’indipendenza; suscitare nei connazionali uno stato permanente di rivolta; trasformare le rivendicazioni del Partito del Congresso in un movimento che si proponesse l’indipendenza completa del Paese dalla Gran Bretagna; preparare l’insurrezione armata.

Il 2 maggio 1908 Aurobindo venne arrestato dalla polizia inglese e rinchiuso nel carcere di Alipore, dove rimase un intero anno in attesa di processo, e dal quale uscì scagionato da ogni accusa. Durante l’anno di detenzione, Aurobindo approfittò della situazione per approfondire le sue esperienze interiori, giungendo a quello che egli stesso definì “il segreto dell’azione”.

Uscito di prigione, si rimise immediatamente all’opera fondando due nuovi quotidiani e rilanciando l’idea d’indipendenza totale dagli inglesi. Nel 1910, avvertito che gli inglesi stanno per arrestarlo nuovamente, si trasferì a Pondichery, allora un’enclave dell’india francese, dove prese forma ciò che lui stesso definì “il suo vero lavoro”, ovvero il suo lavoro di maestro spirituale all’interno di un Ashram, fondato grazie all’aiuto della sua compagna spirituale, Mirra Alfassa, una mistica francese nata a Parigi nel 1878, che verrà chiamata semplicemente Merè, la Madre.

Il 24 novembre 1926 Sri Aurobindo decise di ritirarsi nella sua stanza, dalla quale non uscì mai più, fino alla sua morte, il 5 dicembre del 1950. Merè continuò il lavoro spirituale nell’Ashram, anch’essa fino alla sua morte nel 1973.

Lo yoga integrale, o Purna Yoga, nasce dunque dal lavoro del maestro Sri Aurobindo, proclamato in tempi recenti massimo saggio dell’India, e dalla sua discepola  e compagna Merè, e che Satprem, loro biografo, definisce “l’avventura della coscienza”.

Lo yoga integrale non propone di rifugiarsi nella spiritualità per evitare il confronto con le difficoltà tipiche dell’esistenza umana, ma piuttosto di lavorare per un continuo perfezionamento di se stessi e del mondo in cui viviamo.

Per praticare lo yoga integrale non occorre rinunciare al proprio io, alla propria realizzazione e annullare se stessi, anzi al contrario si persegue il proposito di realizzare se stessi in ogni aspetto e in ogni modo possibile, permettendo al Divino che è in noi di esprimersi pienamente e compiutamente.

«Il tipo di yoga che seguiamo qui ha uno scopo diverso dagli altri: esso infatti non mira soltanto ad elevarci al di sopra della coscienza terrestre ordinaria e ignorante per farci entrare nella coscienza divina, ma a far discendere il potere sovra-mentale di quella coscienza divina nell’ignoranza della mente, della vita e del corpo, per trasformarli, manifestare qui il Divino e creare una vita divina nella Materia». – Aurobindo

«Lo scopo del nostro yoga non è l’annullamento di sé, ma la perfezione di sé». – Aurobindo

 

Il Dominio del Mentale

La funzione della mente non è sapere o conoscere, ma semplicemente macinare. E’ assolutamente monotona e noiosa perché trita e ritrita sempre gli stessi temi, più o meno variati, fino a provocare un gran mal di testa. E quando finalmente riesce a sapere quel che vuole, ecco che l’attimo dopo ha già trovato nuova roba da mettersi sotto i denti per macinare ancora. La mente è solo un tritatutto, se non peggio: è talmente invadente che nasconde tutto, al fine di ascoltare solo se stessa, vedere solo se stessa, e conoscere solo se stessa, e pure male!

In pratica, questo stato della mente non è funzionale e dunque occorre modificarlo.

Se si cerca di scendere dentro se stessi tramite la meditazione, accade solo che ci si addormenta, anche solo per qualche secondo. In realtà quello è il passaggio ad un altro livello di esistenza, ma non esiste ancora un ponte che permetta di collegare quel livello al piano di veglia, per cui non torneremo più progrediti di quando ci siamo entrati.

Il primo vero sintomo del cambiamento del mentale è la percezione del Vuoto Interiore. Se il potere di pensare è un dono, il potere di non pensare è un dono ancora più grande. Col silenzio mentale ci si accorge che non è affatto necessario riflettere, ma che tutto il lavoro mentale viene fatto da qualcosa al di sopra della mente stessa, in modo assolutamente preciso ed infallibile. Non è più necessario neppure ricordarsi di qualcosa, perché il ricordo arriverà nel momento giusto in cui sarà necessario. Non è necessario pianificare le proprie azioni, poiché esse scatteranno quando sarà necessario facendoci fare esattamente ciò che occorre, con una saggezza e una preveggenza di cui la nostra mente non sarebbe mai stata capace.

Più seguiremo questa “istintività mentale”, più questi impulsi diverranno chiari, frequenti, abituali: il mentale avrà finalmente appreso la sua funzione intuitiva.

Un altro sintomo di una mente disfunzionale è l’ipersensibilità, ovvero la sensazione di urtare dappertutto, che il mondo sia pieno di esseri aggressivi, di ricevere tante, troppe informazioni, insomma di essere continuamente pungolati dal mondo esterno. In questo stato mentale, ci ritroviamo continuamente feriti, stanchi, frustrati.

Col silenzio mentale invece ci si ritrova protetti, come se si fosse avvolti in una coltre di neve che attutisce i rumori, gli stimoli, gli urti. Non bisogna pensare che ciò ci isoli dal mondo: il silenzio mentale amplia la coscienza, fino ad arrivare al punto che le distanze e le barriere fisiche siano irrilevanti in quanto tutto è strettamente collegato.

Infatti, a mano a mano che si progredisce, ci si rende conto che esiste una coscienza anche nei metalli, nelle piante, nelle cellule, nell’atomo, nell’elettricità. E che l’Energia è cosciente. Tutte le forze sono coscienti. E se Consideriamo che la materia è energia condensata, allora capiamo anche scientificamente che ogni cosa ha coscienza, tutto è cosciente, e soprattutto che queste parti di coscienza rientrano in una coscienza ben più grande che è la coscienza Universale. Una volta trovato il segreto della coscienza nell’energia, l’essere umano acquisterà una padronanza diretta delle energie materiali.

Con il decantarsi della confusione in cui viviamo, si cominciano a distinguere i vari piani dell’esistenza, ma anche del nostro essere. Si avrà la sensazione di essere scomposti in un certo numero di frammenti, ognuno con la sua personalità e le sue idee, indipendente da tutto il resto. Questi sono i piani di coscienza, in India chiamati Chakra. Questi sette centri, sono distribuiti in quattro zone, quattro diversi piani di coscienza:

  1. Il Sovra-cosciente: centro un po’ al di sopra della testa, che controlla la mente pensante e ci mette in contatto con le regioni mentali più alte.

  2. Il Mentale: comprende due centri, due emisferi cerebrali, uno guida la volontà e il dinamismo, l’altro governa le forme di espressione.

  3. Il Vitale: ha tre centri, uno all’altezza del cuore che riguarda l’essere emotivo, il secondo all’altezza dell’ombelico e concerne gli impulsi di possesso, dominio, conquista, ambizione, e il terzo fra l’ombelico e il sesso che presiede la gelosia, l’invidia, il desiderio, l’avidità, la collera.

  4. Il Fisico e il Subconscio: centro alla base della colonna vertebrale che regge l’essere fisico e il sesso e che si apre anche sulle regioni subconscie.

Questi centri posso aprirsi dal basso verso l’altro (Kundalini) come previsto dal normale Yoga, oppure viceversa si possono aprire dall’alto verso il basso, come avviene nello Yoga integrale. I questo caso, collegandosi all’Energia Prima, il vuoto interiore potrà colmarsi e tutto il nostro essere pacificarsi. Questo è il potere della Forza Discendente.

Le due correnti sono comunque entrambe sempre presenti, sia che l’apertura dei Chakra avvenga dal basso, sia che avvenga dall’alto. Il canale fisico dove passano queste due correnti energetiche è la colonna vertebrale con il canale midollare, che rappresenta il sistema simpatico.

I Chakra, come abbiamo detto, sono centri di coscienza, ossia dei grandi ricettori che raccolgono le impressioni dal mondo esterno e le elaborano in risposte che noi crediamo essere nostre. In realtà non siamo noi a pensare, volere o agire, ma è il pensiero che viene in noi, è la volontà che viene in noi, l’impulso e l’azione vengono in noi.

A seconda dell’ambiente in cui siamo cresciuti, dell’educazione ricevuta, delle nostre esperienze, i centri divengono sensibili a certe vibrazioni che li turbano, li sbilanciano, li chiudono. In tal modo ci sintonizziamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda, captando e rispondendo sempre alle medesime vibrazioni, secondo le leggi del nostro ambiente e della nostra educazione.

E’ possibile, in questo stato, che un piano sia predominante rispetto agli altri: può essere che la mente inglobi tutto ricoprendolo con vari slogan, con ideali, richiudendo tutto in un’opera, in un mestiere, una religione o filosofia; oppure che il Vitale si impadronisca di tutto impiastricciandolo di sentimenti più o meno nobili, desiderando, dominando, possedendo; o ancora che la nostra energia si vada a impantanare ancora più in basso, sul piano fisico.

Nello stato di Vuoto Interiore, si disincaglia la propria energia da questi gorghi, dando inizio ad un processo evolutivo che porterà all’individualizzazione della coscienza. Quando l’energia diventa coscienza, allora sarà totalmente memore di sé, e poiché l’energia che è in noi è presente ovunque, si ricorderà di tutto.

 

Il Dominio del Vitale

C’è una zona del nostro essere che è fonte di molte difficoltà e allo stesso tempo di un grande potere: il Vitale. In questa zona risiede la nostra forza di vita, qui si mescolano piacere e sofferenza. Allo stesso tempo però, il Vitale ostacola la coscienza invischiandola in meschine preoccupazioni, occupando la mente per risolverle, disturbando costantemente la comunicazione tra esterno e interno, tra alto e basso.

Un vitale non limpido fa si che si vedranno dappertutto i nostri timori, e per contro i nostri desideri. In tal modo l’individuo è trascinato e strattonato dall’alternarsi di paure e speranze. E ciò non avverrà solo nella veglia, ma anche nel sonno e nella morte.

Sarà il vitale stesso a dare forma e giustificare i suoi impulsi, i suoi sentimenti, i suoi desideri e le sue paure e, tendendo anch’esso come il mentale a farsi contagiare sempre dalle stesse vibrazioni, determinerà quelle circostanze esteriori recidive nella vita di un individuo.

Se si tenta di respingere queste vibrazioni senza aver purificato il vitale, esse restano in agguato nel circum-cosciente, e ci attaccano ciclicamente. Ciò indica che sono diventate larve, ovvero delle formazioni, degli amalgami, che non ci mollano finché non vuotano il sacco fino in fondo, ossessive come un disco rotto su un grammofono, lasciandoci sfiniti.

Alcune vibrazioni ci piombano addosso con immediatezza e violenza, improvvise come una mazzata. In pochi secondi ci si ritrova ad essere un altro, totalmente dimentichi dei propri fini, dei propri sforzi, della propria ragione d’essere. La gioia svanisce e tutto si vela in una atmosfera di dramma.

Il dramma è infatti lo scenario prediletto di queste vibrazioni, che si avvalgono anche di un terribile alleato: l’uomo di dolore, ovvero un tipo che si ricopre con un settuplice mantello di tragedia e tristezza, che non sentirebbe alcuna ragione di esistere se non potesse essere immensamente infelice. Quando l’uomo di dolore, sollecitato e caricato da queste vibrazioni, prende il sopravvento sulla personalità, ci induce ad atteggiamenti non nostri, a fare scelte improvvise, estreme ed irrevocabili totalmente in opposizione a ciò che noi vogliamo, facendoci sprofondare in uno stato di depressione di cui l’uomo di dolore si nutre, in cui si crogiola autocommiserandosi, sentendosi vittima innocente di chissà quali disgrazie, sciagure, malvagità. Si crea quindi una spirale che inghiotte la personalità vera. Tuttavia, non bisogna dimenticare che tali vibrazioni hanno un loro ruolo nell’economia universale, e che possono disturbare solo a livello della nostra piccola coscienza momentanea e con un preciso fine: colpire esattamente il nostro punto più debole, smascherando una delle nostre innumerevoli disonestà da persone oneste.

Il Vitale è un centro assolutamente indipendente dalle nostre argomentazioni razionali o morali, e se si cerca di tiranneggiarlo e di opprimerlo si ribella, ed è anche capace di vendicarsi ad oltranza.

Se il centro mentale riesce ad assoggettarlo, razionalmente o moralmente, la forza vitale dell’individuo diminuisce drasticamente.

Il modo di pacificare il vitale è ancora una volta il silenzio, il Vuoto Interiore. Farsi scudo col manto neve che esso produce, significa poter respingere facilmente le vibrazioni per noi nocive in quanto siamo in grado di sentirle arrivare prima che ci entrino dentro. Una volta che, grazie al manto di neve, possiamo mantenere queste vibrazione all’esterno di noi stessi, esse non potranno più nuocerci. Il nostro manto di neve è candido e pulito in sé, e nulla può sporcarlo.

Senza il nostro manto di neve, si passerebbe il tempo a pulire e ripulire, ma il vitale si sporcherebbe di nuovo e così si tornerebbe a pulire ancora e ancora. La pace data dal Vuoto Interiore è limpida, è pulita in sé, non si sporca. Per cui essere in pace è il modo migliore per assicurarsi il risultato.

Cercare lo sporco e ostinarsi a pulirlo è un altro metodo negativo. Occorre invece trincerarsi nell’immobilità interiore e lasciar passare l’ondata. In tal modo le vibrazioni inizieranno a far presa solo sulla superficie del nostro essere, magari scuotendoci e sconvolgendoci, ma continuando a sentire il nostro testimone interiore che non viene minimamente scalfito. In tal modo cadremo e ci rialzeremo, ma ogni volta saremo più forti e più immuni a queste vibrazioni.

Il Vitale ha anche un pessimo carattere: basta dirgli di non fare una cosa o di rinunciare a qualcosa perché cominci a desiderarla spasmodicamente. Se vi rinuncia, è perché ha già intenzione di ripagarsi in altra moneta, e già che c’è preferirà una grande rinuncia ad una piccola, in modo che il protagonista sia sempre lui, in positivo o in negativo, tanto lui si ingrassa comunque.

Il Vitale è una forza che è sempre la stessa, sia nel dolore che nel piacere, e ciò svela l’assoluta ambivalenza di tutti i sentimenti che costituiscono la nostra personalità di facciata: ogni sentimento è il rovescio di un altro, e può ribaltarsi in qualsiasi momento. Il Vitale è un istrionico incorreggibile, contento di recitare su qualsiasi scena, ed ogni volta che gridiamo (di dolore, di gioia, di indignazione) vuol dire che una scimmia dentro di noi ci sta prendendo in giro.

Il Vitale eccelle nel confondere tutto, scambiando l’irruenza dei suoi sentimenti per forza di verità. Ma in realtà non vi è una sola vibrazione emessa dal vitale che non si possa trasformare nel proprio contrario appena arriva a destinazione.

Quindi, tranne quando c’è comunione di egoismi, il vitale è del tutto impotente ad aiutare chicchessia, o anche semplicemente a comunicare con gli altri. Il Vitale non cerca di aiutare nessuno: prende e basta, in tutti i modi.

Quando ci aggrappiamo spasmodicamente alla nostra personalità di facciata con tutte le sue commedie e i suoi sentimenti, difendiamo il nostro diritto alla sofferenza e al dolore.

Smascherando questo atteggiamento del Vitale, si può controllarlo.

La soluzione non è nel farlo deperire ma espanderlo, non rinunciare e sacrificare ma accettare di più.

Il Vitale è la parte più impulsiva e che stenta di più a cambiare: è abituato a tenere le redini, a dirigere tutto, a decidere. Occorre invece che inizi a provare un certo distacco. Questo distacco in genere si tramuta in nausea. Poi, si comincia a sentire che l’ispirazione deve venire da dentro, mentre da fuori non deve intervenire più niente ad eccitarlo. E’ così che il Vitale si rivolge all’interno dell’essere e comincia a chiedere a qualcosa che sente più grande di lui, e chiede l’Ispirazione, l’Ordine, le Direttive. Allora le cose cominciano ad andare molto meglio. Scopriamo un vitale calmo e potente, il VERO VITALE, che contiene appunto una forza di vita e non sentimentale o dolorosa. Entriamo in uno stato di concentrazione spontanea, calma, come le profondità dell’oceano sotto il gioco delle onde.

Si trova una immobilità di fondo che non è atonia nervosa (come del resto il silenzio mentale non è torpore cerebrale), ma è una base per l’azione. Una forza concentrata capace di mettere in moto tutte le azioni e sopportare qualsiasi urto. Le persone in grado di dominare le vibrazioni della forza vitale dentro di sé, sono in grado di dominarle ovunque nel mondo. Compariranno quindi alcuni poteri considerati miracolosi, ma che in realtà hanno un metodo. Il segno inconfondibile di un Vitale ben organizzato è una specie di inalterabile gioia di vivere.

 

Il Bambino Psichico

Il Cambiamento di Coscienza che avviene pacificando il Mentale e il Vitale, disfa le vecchie abitudini, ed anziché essere assoggettati a stati emotivi transitori o lup mentali, si trova un nuovo Centro di Gravità situato all’altezza del cuore ma più in profondità, il Bambino Psichico, il nostro Vero IO.

Il Bambino Psichico è una realtà cosciente in continua evoluzione, come una sorta di eterna infanzia in un regno sempre più vasto, ecco perché è detto “bambino”. Le prime manifestazioni sono la gioia e l’amore: nulla è buono o cattivo, puro o impuro, e nulla può offuscare la sua gioia. Egli è leggero, niente gli pesa, come se il mondo fosse la stanza dei suoi giochi. E’ invulnerabile, nulla lo ferisce, è salvo per sempre da tutte le tragedie. E’ Mago ed Egli vede. E’ calmo come un respiro leggero, è vasto come l’oceano, è eterno, è libero, nulla può tenerlo legato, né i luoghi, né gli uomini, né le idee, né le dottrine, e neanche la vita. Egli è al di là, eppure è permanentemente nel cuore di ogni cosa, come fosse Uno con Tutte le cose.

Solitamente si afferma di avere delle necessità, ad esempio di amare, o di sapere,.. ma è Lui, il Bambino Psichico, ad averne bisogno, come un fuoco indomabile, un’assenza lacerante, un voragine viva, che ci brucia e ci spinge sempre più, è l’Io di Fuoco. E’ l’infante rinchiuso nella caverna segreta.

Non è certo il povero essere mentale che gira e rigira sempre a vuoto, né il vitale che cerca di arraffare e arraffare ancora, né il nostro piccolo ego così tanto soddisfatto di sé. Il Bambino Psichico ha bisogno di queste cose come fossero nutrimento, e attraverso le esperienze, si ricorda di altre cose, si ricorda di Sè.

Tra tutte le esperienze che avvengono allo schiudersi dello psichico, la più immediata è quella di essere sempre esistiti e di esistere per sempre.

Il Bambino Psichico è il NON NATO: Egli non nasce affatto, né muore. Non è che essendo stato, di nuovo non sarà. E’ il Mai Nato, antico e sempiterno, che non si distrugge col dissolversi del corpo. Certa è la morte di ciò che nasce, certa la nascita di ciò che muore. Ma ciò che E’, è già stato e sarà sempre.

Soltanto lo Psichico, essendo eterno, continua ad esistere. La possibilità di avere esperienza diretta della reincarnazione è quindi data dallo sviluppo del centro psichico che serba i ricordi da una vita all’altra. Se lo Psichico è stato sepolto tutta la vita sotto attività mentali, vitali o fisiche non serberà alcun ricordo, in quanto la personalità di facciata si dissolve con la morte del corpo. E quando tale amalgama si dissolve, ciò che lo Psichico porta con sé è solo l’essenza di tutte le esperienze, certe tendenze generali predominanti, che costituiscono il primo embrione della personalità psichica dietro alla personalità di facciata (predisposizioni, gusti innati, inspiegabili sofferenze, attrazioni irresistibili, circostanze ridondanti). Attraverso le esperienze l’Essere Psichico acquista un’individualità sempre più marcata, più cosciente e più vasta, come se iniziasse ad esistere solo dopo aver percorso tutta la gamma di esperienze umane, e più crescerà più la coscienza psichica aumenterà individualizzandosi ed emergendo alla piena luce del giorno, senza aver bisogno della personalità di facciata ad avvolgerlo come una crisalide,

Fra le coscienze risvegliate vi sono comunque molte differenze: alcune hanno appena aperto gli occhi alla luce, altre hanno un’individualità già completamente formata, altre non hanno ricordi precisi del passato né dei mondi che portano in sé, altre ancora sembrano portare il peso di una coscienza vasta come la terra.

Dopo aver scoperto il nostro Centro Psichico, occorre integrare ad esso tutte le attività mentali, vitali e fisiche. Solo così anche tali tratti potranno partecipare all’immortalità. Lo Psichico deve essere presente alle attività esterne se vogliamo che se ne ricordi. L’evoluzione non consiste nel diventare sempre più santi o più intelligenti, ma solo più coscienti: la coscienza è il mezzo, la chiave, il termine di ogni cosa.

 

Il Dominio del Fisico

La mente fisica è la più stupida che ci sia: microscopica, testarda, paurosa, limitata, conservatrice. Si spaventa al minimo graffio, ci fa controllare dieci volte se abbiamo chiuso la porta quando sappiamo benissimo di averla chiusa, appena qualcosa non va, si mette a pontificare le più tremende disgrazie e malattie. Diffida di tutto, costruisce montagne di difficoltà appena deve cambiare un attimo il suo trantran, e borbotta e brontola come una vecchia zitella.

Di conseguenza può accadere che quando la consapevolezza mentale e vitale diventa più vasta, la mente fisica si trovi a ricevere un’intensità di energia che non è in grado di gestire e sostenere. Ne deriva uno squilibrio che porta inevitabilmente alla manifestazione di malattie o incidenti che invalideranno la salute del nostro corpo.

Pacificando il Fisico, si mette in atto un processo di autoguarigione e queste situazioni si risolvono.

C’è una precisa relazione tra lo stato interiore di un individuo e le circostanze esterne che lo investono. Di solito siamo abituati a pensare che sia l’esterno ad influenzare il nostro Essere, ma in realtà è il nostro atteggiamento interiore ad influenzare la nostra vita. Quando le nostre azioni corrispondo alla nostra volontà interiore, le difficoltà si dissolvono.

L’Essere Psichico, al contrario della personalità di facciata, non dipende dal mentale, dal vitale e dal fisico: riceve informazioni intuitive da una fonte superiore, che nulla hanno hanno a che vedere con le macchinazioni mentali, è indipendente dalle emozioni da cui si può distaccare a piacimento, proprio come staccando un spina, ed è indipendente anche dai sensi fisici in quanto la coscienza, se non viene impegnata in questa attività, può valicare i limiti del corpo.

Oltre all’indipendenza, l’Essere Psichico è dotato della capacità di concentrarsi: la coscienza, una volta allargata, è in grado di fissarsi, immobile e silenziosa, sull’oggetto della sua concentrazione DIVENTANDO l’oggetto stesso.

Ampliamento e concentrazione sono conseguenze del silenzio interiore. Nel silenzio la coscienza vede. La coscienza è l’unico organo.

 

Il Dominio del Sonno

Durante il sonno la coscienza ricade nel suo subconscio, in senso storico: la coscienza torna al suo passato evolutivo ricevendo immagini frammentate di ricordi e impressioni. Vi sono anche qui diversi piani da esplorare, vi sono corpi sottili e mondi sottili che sono detti anche stati di coscienza. Tali stati sono realmente dei mondi. Con l’esperienza si impara a riconoscere i vari piani, e il livello su cui si situa ciascun piano, tuttavia vi sono alcuni segni facilmente riconoscibili.

Ad esempio la luce: dai toni sporchi del subconscio, grigi, marroni o neri, a quelli vibranti del fisico, a quelli smaglianti del vitale che hanno sempre una sfumatura artificiale e teatrale, fino alle luminosità intense del mentale.

A partire dal sovra-mentale, oggetti esseri e luoghi non sono più illuminati da una luce esterna ma sono luminosi in sé. Quando si entra in contatto con questa luce, ci si risveglia più riposati, rilassati e sereni.

I nostri vari livelli interiori si posso presentare come stanze o case, oppure come esseri di ogni tipo (un’intera fauna), che sono espressioni delle varie forze o vibrazioni che siamo abituati ad accogliere in noi e che costituiscono la nostra natura. Sono esseri veri e propri, le forze sono coscienti, sono aspetti simultanei di una stessa realtà. Potremo così vedere anche ciò che non tolleriamo con un’assoluta vivezza.

Man mano che si sale nei piani il tempo scorre più in fretta, un attimo nei piani alti è un tempo lunghissimo nel mondo fisico.

Una coscienza evoluta, percorre nello stato di sonno tutti i piani fino alla Luce Suprema. Si dice sia il bisogno di ritornare all’Origine. Poi ridiscende attraverso i piani, passando dal mentale, dal vitale, fino al piano fisico.

Su ognuna di queste zone occorre “gettare un ponte” affinché il ricordo permanga dopo il risveglio, ovvero per portare queste esperienze allo stato di coscienza.

Al risveglio occorre restare mentalmente silenziosi, percependo intuitivamente il senso dell’esperienza. Si può anche dormire ad intervalli, con la volontà di ricordare, al risveglio, l’esperienza appena fatta. Il silenzio al risveglio è sempre essenziale.

Ancora una volta la chiave di questa esplorazione è il Silenzio Interiore, ovvero l’assenza di desideri e timori, altrimenti sarà tutto solo un inganno del nostro subconscio.

Man mano che ci si integra con il proprio Essere Psichico, si passa da un sonno passivo ad un sonno attivo e cosciente. Dopo qualche tempo, una premonizione notturna anticiperà gli eventi psicologici importanti della nostra vita. Il fatto che vi sia questa premonizione, indica che gli eventi esistono già da qualche parte. A seconda del piano su cui avviane la premonizione, riconoscibile dalla luce più chiara, dal tempo più veloce, farà intuire se l’avverarsi della premonizione è più o meno prossimo nel mondo materiale. Questo tipo di premonizione, unita all’indipendenza dell’Essere Psichico, permetterà di dominare il nostro atteggiamento interiore, di identificare ciò che, in noi, determina gli eventi, e di conseguenza di modificare le circostanze.

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