fujin e raijin

Raijin e Fujin

Visitando Tokyo, non ci si può certo esimere dal passeggiare nel quartiere storico di Asakusa. In questa zona si trova il tempio Sensoji, molto frequentato dai visitatori ma anche dalla gente del luogo, soprattutto durante la festa di capodanno, che si trova poco distante dalla sponda  sponda del fiume Sumida. 

Si narra che in questo fiume, il 17 maggio del 628, i due fratelli pescatori, Hinokuma Hamanari e Hinokuma Takenari, trovarono una statua d’oro della dea buddhista Kannon.

Il capo del villaggio, Hajino Nakamoto, riconoscendo la sacralità della statua, decise di conservarla nella sua casa ad Asakusa, opportunamente trasformata in tempio in modo che tutti potessero venerarla. Il primo vero tempio dedicato alla statua fu costruito nel 645.

Durante i primi anni dell’era Tokugawa, all’inizi del 1600, fu scelto da Tokugawa Ieyasu, come tempio tutelare della statua,  il santuario Nishinomiya, legato al culto di Inari, che si trova all’interno del complesso del Sensō-ji.

Il Senso-Ji è dunque un tempio buddhista dedicato alla dea Kannon, ma conserva anche elementi shintoisti.

Come in tutti i templi buddhisti, l’ingresso all’area sacra non è segnata da un torii ma da un portale detto Kaminari-mon, la porta del Tuono. Il Kaminari-mon  è il primo dei due grandi cancelli che portano al Sensō-ji, mentre il secondo è Hozo-mon la Porta Tesoro, che costituisce l’entrata vera e propria al recinto del tempio, al cui interno si trovano una maestosa pagoda a cinque piani e il padiglione principale con la statua di Kannon.

Ma è proprio all’ingresso dell’area sacra delimitata dal imponente Kaminari-mon, costruito per la prima volta nel 941, che incontriamo due divinità molto antiche che proteggono l’intera zona: nelle alcove frontali del Kaminari-mon, alloggiano niente meno che Fujin, il dio del Vento e Raijin, il dio del Tuono.

Fūjin (風神). Fujin è il nome buddhista del dio del vento, talvolta chiamato anche Futen, ma basta uno sguardo par capire che in lui non c’è poi così tanta buddhità.

Ha l’aspetto di un Oni, un demone con la pelle verde e gli occhi rossi, e porta una grande sacca di vento sulle sue spalle, tenendola con entrambe le mani. L’origine di questa sacca può essere fatta risalire allo scialle o al mantello indossato dal dio greco Boreas/Oado. Inoltre Fujin indossa una pelle di leopardo, che ricorda molto il costume dionisiaco.

Il motivo di queste somiglianze è che le immagini del dio del vento giapponese non appartengono a una tradizione separata da quella delle loro controparti occidentali, ma condividono le stesse origini, probabilmente grazie agli scambi culturali lungo la Via della Seta.

A partire dal periodo ellenistico in cui la Grecia occupava parti dell’Asia centrale e dell’India , il dio ellenico del vento Boreas divenne il dio Wardo nell’arte greco-buddista , poi una divinità del vento in Cina (affreschi del bacino del Tarim ) e infine il dio del vento giapponese Fujin.

Siamo dunque al cospetto di una divinità primordiale, che tutta l’umanità da est ad ovest del globo, ha riconosciuto con fattezze e attributi simili, e che ha mantenuto, nella sua evoluzione iconografica, i simboli della sacca di vento ed il suo aspetto arruffato.

Nel Kojiki, il più antico testo classico giapponese, Fujin si chiama Shinatsuhiko ed è nato da Izanami, la divinità creatrice primordiale, che usò il suo alito per disperdere le nebbie che coprivano la terra. Da questo alito nacque Shinatsuhiko.

Il nome Shinatsuhiko viene interpretato in modi diversi: taluni lo vogliono come “uomo dal lungo respiro”, mentre altri propendono  per “uomo del luogo in cui sorge il vento”.

Sia Kojiki che Nihongi vedono Shinatsuhiko come Kami del vento ma il secondo il Nihongi, Shinatsuhiko era un nome alternativo per Shinatobe, un Kami femmina, in quanto “tobe” è considerata una variante con accezione femminile del nome.

Anche il Norito suggerisce che i due nomi si riferivano originariamente ad una coppia di Kami, un maschio e una femmina.

 

Raijin (雷神). Nell’alcova frontale opposta a quella in cui alloggia Fujin, troviamo Raijin, il dio del Tuono, che da il nome al portale Kaminari-mon, Porta del Tuono, dove il termine kaminari può essere interpretato come “suono (nari) di Kami”.

Nei tempi antichi, tuoni e fulmini erano considerati espressioni atmosferiche del comportamento violento del Kami del tuono, dove il tuono era il suono che annunciava il Kami, mentre il fulmine che si abbatteva sul terreno e illuminava tutto l’ambiente circostante, veniva interpretato come la manifestazione temporale del Kami.

Da qui parte un’associazione di idee molto interessante, che chiarisce anche come vengono identificati taluni attributi divini.

I fulmini sono talvolta chiamati kandachi, una parola che significa “stare in piedi”.

Per gli agricoltori, Raijin era considerato  il Kami tutelare dell’agricoltura, legato all’aspetto della pioggia.

La stretta relazione tra Raijin e l’agricoltura è illustrata dal fatto che i termini utilizzati per indicare il lampo, inazuma e inabikari, includono l’elemento “ina”, una parola che si riferisce ai gambi di riso.

Altre prove del carattere di Raijin come Kami dell’agricoltura e dell’acqua, includono la convinzione che il fulmine fosse responsabile della fertilizzazione della pianta di riso. Insieme a questa convinzione, vi era l’usanza di tenere delle invocazioni per la pioggia (amagi) nei santuari dedicati a Raijin.

Infine, vi era l’usanza di piantare nei campi dei bambù tagliati di fresco, a cui veniva legata intorno una corda shimenawa, al fine di propiziare un abbondante raccolto.

Nonostante questa valenza benefica per ciò che riguarda l’agricoltura, Raijin è da sempre conosciuto come un Kami piuttosto violento, dal potere terrificante, in grado di causare gravi disastri.

In alcune zone, il suono del tuono durante la stagione del trapianto di riso, avrebbe spinto la gente a mettere in pratica un rito detto kandachioi, che consisteva nell’apporre lame di falce all’estremità del bambù come esorcismo simbolico del Raijin. Naturalmente vi erano numerose varianti di questo genere di rituale in base alle zone ed ai villaggi, ma il fine era sempre quello di proteggersi dai disastri causati dai fulmini.

La natura di Raijin come Kami fautore di calamità può essere accertata anche in alcuni passaggi sparsi del Kojiki, che descrivono il viaggio di Izanagi nel mondo sotterraneo (Yomotsukuni).

La testimonianza storica più importante, invece, risale al periodo Heian, in  cui Raijin venne associato con il culto dei Goryō, gli spiriti vendicativi di persone morte a causa di complotti politici (per approfondire l’argomento, leggere l’articolo sugli Yurei).

Tra gli abitanti di Kyoto, durante l’Era Heian, si diffuse la credenza che i fulmini manifestassero la maledizione di un Goryo, credenza che in particolare venne associata allo spirito irato di Sugawara no Michizane, un politico che morì praticamente in esilio e il cui spirito, si credette, causò numerosi disastri finché non venne placato, riabilitando la figura di Sugawara ed eleggendola a Tenjin, Kami dello studio e della cultura.

Ciò provocò l’emergere di un culto per il kami Karai Tenjin, “Kami del fuoco e del tuono celeste”, e lo stesso Raijin finì per essere ampiamente adorato nel culto del “Kami celeste” Tenjin.

Secondo i testi classici giapponesi, anche Raijin è nato dalla coppia divina Izanami e Izanagi.

I testi antichi associano l’aspetto di Raijin con dei serpenti oppure con un bambino piccolo ma, dal periodo Kamakura in poi, le immagini e le sculture di Raijin lo ritraggono con sembianze demoniache, come un Oni che tiene in mano una frusta ed è circondato da un anello di tamburi su cui, di solito, è dipinto il simbolo tomoe. E’ proprio battendo sui suoi tamburi che Raijin crea il rombo del tuono.

Nell’arte giapponese, Raijin è spesso raffigurato come lo sfidante di Fujin, il dio del Vento, così le due divinità si trovano spesso associate. 

Il nome Raijin deriva dai caratteri kanji per rai 雷 tuono, e 神 dio, ma è anche conosciuto con altri:

  • Raiden-sama: rai (雷 tuono), den (電 fulmine) sama ( 様  un onorificenza, glorificato come maestro)
  • Yakusa no ikazuchi no kami: Yakusa (八 otto), ikazuchi (雷 tuono) e kami (神, spirito o divinità)
  • Kaminari-sama: kaminari (雷 tuono) e -sama (様, maestro)
  • Narukami: naru (鳴, tuonando / rotolando) e kami (神, spirito o divinità).

E’ curioso sapere che alcuni genitori giapponesi dicono ai loro figli di nascondere i loro ombelichi durante i temporali. Ciò è dovuto alla credenza popolare secondo cui a Raijin viene attribuito il merito di aver mangiato l’ombelico o l’addome di alcuni bambini dunque, durante i temporali i genitori, tradizionalmente, dicono ai propri figli di coprirsi la pancia, così Raijin non avrà la tentazione di rapirli e mangiarli. Forse, è un buon modo di esortare i bambini a non prendere freddo, così da evitare realmente che gli venga, magari, mal di pancia.

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