Il Rito del Sabba

Il diavolo e le streghe calpestano la croce. Compendium Maleficarum. Francesco Maria Guaccio. Milano 1626.


Il rito del Sabba aveva inizio la sera e proseguiva fino all’alba del giorno seguente, quando il canto del gallo annunciava ai partecipanti che era giunto il momento di tornare a casa.

Il Sabba era presieduto da Satana in persona, di solito nelle sembianze di caprone, talvolta rappresentato con cinque corna, retaggio dell’antichità. In Mesopotamia, tra i popoli Assiro e Babilonese, più corna aveva a divinità, più questa era potente. Le corna sono dunque un simbolo di potere, oltre ad essere un segno della natura divina del loro possessore. Le divinità con sole due corna erano considerate minori.

Molte divinità pre-cristiane venivano adorate in forme da capro: ad esempio il capro di Mendes in Egitto, Pan nell’antica Grecia, dove il caprone è anche la cavalcatura di Venere, nonché l’animale sacrificato a Dioniso, il quale si veste con la sua pelle.

Per gli ebrei, divenuti monoteisti e quindi distanziatisi dalle culture babilonese ed egizia, era il capro espiatorio di tutti i peccati di Israele. Infine, per il cristianesimo – che è un miscuglio di paganesimo e  Bibbia – il caprone è la sintesi dell’antidivinità, l’entità demoniaca che per secoli ha presieduto a tutti i Sabba d’Europa.

Coloro che andavano ai raduni per la prima volta dovevano effettuare il rito di conversione. Per gli adulti, il rito consisteva nel rinunciare alla fede cristiana, pronunciando qualcosa che suonava più o meno così: “Io rinuncio e rinnego Dio, la Beata Vergine, i Santi, il Battesimo, il padre, la madre, i parenti, il cielo, la terra, e tutto ciò che esiste al mondo”.

Dopo la rinuncia al cristianesimo, avveniva il battesimo, ovvero l’immersione del candidato nell’acqua.

Non è chiaro se l’immersione fosse totale, o se soltanto la testa fosse immersa o soltanto aspersa, ma ad ogni modo questo gesto pare avesse la funzione di annullare il battesimo cristiano e quindi purificare il candidato.

Secondo alcune versioni, sembra che il Diavolo chiedesse al candidato come si chiamava, e quindi lo ribattezzasse con un altro nome. In seguito veniva pronunciato il voto di fedeltà: “Sotto ogni riguardo io mi metto nelle tue mani e nel tuo potere, e non riconosco nessun altro dio, perché tu sei il mio dio”.

I metodi di rinuncia alla nuova religione e dichiarazione di devozione al diavolo, sono diversi in ogni testimonianza raccolta dall’Inquisizione. In Scozia, ad esempio, la candidata poggiava una mano sopra la testa e l’altra sotto la piante dei piedi, ponendo al servizio del Diavolo tutto ciò che veniva a trovarsi tra le due mani.

Talvolta a dover essere battezzati erano dei bambini portati dalle streghe, a volte loro stessi figli, altre volte rubati a delle parenti o compaesane.

Il Diavolo prendeva il bambino tra le sue braccia cullandolo, quindi apponeva sull’infante un piccolo marchio con la punta di una delle sue corna, ed infine gli assegnava un padrino e una madrina. I bambini più grandi invece venivano semplicemente ribattezzati.

Per finire, lo stereotipo del Sabba secondo le accuse dell’inquisizione, prevedeva il disprezzo dell’ostia consacrata, e il giuramento di calpestare la croce in ogni possibile occasione.

A questo punto, il Diavolo poneva il marchio sul suo neo-adepto, adulto o bambino che fosse: probabilmente un piccolo marchio a fuoco, o un tatuaggio, un segno comunque che in alcuni atti dei processi è descritto dagli imputati talvolta come una puntura, una bruciatura o un morso, altri come un dolore lancinante.

In ogni caso, un dolore che impiegava diverso tempo per guarire del tutto e che, nonostante poi fosse invisibile, rendeva la pelle insensibile là dove ara stato praticato.

Una Strega rende omaggio al diavolo nel corso del Sabba (dal Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guaccio, Milano 1626)

Dopo l’ammissione, il nuovo adepto doveva prestare omaggio al diavolo, seguito poi da tutti gli altri partecipanti, adorandolo non genuflesso come supplici, ma avvicinandosi camminando all’indietro, oppure con la testa non abbassata ma rivolta al cielo, recando in mano una candela accesa e, infine, doveva baciargli il sedere.

Spesso questo gesto è raffigurato come se il posteriore del Diavolo fosse un secondo volto. Sebbene molti cronisti abbiano cercato di mettere in ridicolo questo gesto, basti pensare all’usanza cristiana di baciare i piedi al papa, oppure al gesto di baciare la mano di un monarca, come atto di assoluta sottomissione.

Dopo la cerimonia, tutti i fedeli si inginocchiavano davanti al trono su cui sedeva il Diavolo, salmodiando lodi in suo onore. Quindi il Dio Cornuto teneva una specie di sermone, durante il quale rassicurava i fedeli riguardo la sua protezione.

Terminato il sermone si dava inizio ad un lauto banchetto che rappresentava i doni del Dio Cornuto all’uomo, ed il Diavolo stesso vi partecipava; esso era dunque un elemento di radiosa gioiosità, descritto come un banchetto di vivande e vini squisiti.

Tuttavia, in alcuni processi, le streghe sostennero che venivano servite solo carni di carogne di impiccati e bambini morti, nonché di animali immondi. Ma credo sia palese che questa versione sia solo il frutto delle confessioni estrapolate con la tortura. Alcuni sostennero addirittura che questo rito fosse una sorta di parodia dell’Ultima Cena.

Il famoso crogiolo delle streghe, presente già durante i preparativi, non mancava mai, ed anzi era un elemento essenziale. Il suo contenuto, i cui ingredienti sono sconosciuti, veniva fatto bollire alla presenza di tutti mentre venivano recitate preghiere e formule magiche. Quando era pronto, il contenuto veniva riversato a terra, oppure distribuito ai partecipanti affinché lo aspergessero a loro piacimento. Si diceva che il liquido in ebollizione fosse utilizzato per far venire la nebbia, in quanto il vapore avrebbe richiamato il fenomeno naturale attraverso i meccanismi della magia simpatica.

Ad ogni modo, secondo alcune testimonianze, il calderone veniva usato con il semplice scopo di cuocervi i cibi da consumare.

Non vi sono prove che ai Sabba sia mai avvenuto un sacrificio umano, tanto meno di bambini. In alcuni luoghi veniva praticato il sacrificio animale: ad esempio in Francia pare che venisse arso un caprone. Questo imitava il sacrificio massimo, che era quello di immolare il dio stesso, pratica in uso nell’Europa pre-cristiana ma che tuttavia, all’epoca della stregoneria medievale stava cadendo in disuso.

Dopo il banchetto seguiva il ballo, quando cioè ciascun demone conduceva la sua vicina di tavolo sotto l’albero per danzare, girati schiena contro schiena, animati da un movimento impetuoso, da un irresistibile turbinio e una febbrile agitazione scomposta e folle, che trascinava tutti i personaggi in un girotondo infernale. Non c’è dubbio che queste danze in tondo fossero un retaggio delle antiche danze tribali, derivando probabilmente da una qualche forma di magia imitativa, quali ad esempio le danze della fecondità.

Dopo le danze alcune streghe e stregoni si allontanavano dal Sabba e si recavano  in riva al mare o sulle cime dei monti per scatenare uragani e tempeste. All’alba, prima che il gallo cantasse, tutti ritornavano alla propria casa.

Le cerimonie orgiastiche, che eccitarono notevolmente la fantasia dei giudici inquisitori, erano un retaggio degli antichi culti pre-cristiani, praticati in ogni parte del mondo applicando la teoria della magia simpatica, come ad esempio il matrimonio sacro ed altre pratiche orgiastiche che avrebbero accresciuto la fertilità di tutta la comunità. Fu a causa di questi riti che alle streghe si attribuì il potere di accordare la fertilità ma anche di negarla, poiché la mentalità pre-cristiana attribuiva sia il bene che il male ad un’unica divinità.

Tuttavia, è bene ricordare che persone accusate di praticare riti orgiastici legati alla stregoneria, come ad esempio Giovanna d’Arco o Gilles de Rais, si sono poi rivelati essere del tutto innocenti.

LETTURE CONSIGLIATE

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.