31 Ottobre: Samhain, il Capodanno Celtico

La festa di Samhain, o più precisamente Trinox Samoni, significa letteralmente “le tre notti di Samonios” e, nel Calendario di Coligny, segnava l’inizio dell’anno celtico. 

Samonios era infatti il primo mese dell’anno, il cui nome significa “fine dell’estate”, mentre Samhain era per i Celti l’equivalente del Capodanno, nonché la prima delle quattro festività principali, seguita da Beltaine, Lughnasadh, Imbolc.

I Celti dividevano l’anno in due metà: la prima iniziava con la festa di Samhain (1 novembre) e terminava con la festa di Beltaine (1 maggio), la seconda, viceversa, andava dalla festa di Beltaine fino a Samhain. Lughnasadh e Imbolc segnavano i momenti culminanti delle due stagioni.

Pur cadendo nel periodo delle stagioni autunnale e invernale, Samhain inaugurava quella che i Celti consideravano la parte luminosa dell’anno, durante la quale le notti si fanno via via più brevi e le giornate si allungano progressivamente, fino alle calde giornate di Lughnasadh, quando le giornate iniziano ad accorciarsi e le notti si allungano.

Queste quattro festività non corrispondono ad Equinozi e Solstizi, ma cadono 40 giorni dopo tali eventi che, nella Ruota dell’Anno, vengono indicati con le festività Yule, Litha, Mabon e Eostre.

Alcune studiosi, quali ad esempio T.G.E. Powell, sostengono che le quattro principali ricorrenze celtiche fossero legate ad un ciclo pastorale piuttosto che agricolo, e interpretano il nome Samhain come “riunione”. In effetti, essendo indice dei primi freddi invernali, Samhain coincideva con il periodo in cui i pastori riconducevano gli animali nelle stalle, che dunque venivano riuniti e macellati, ad eccezione di quelli destinati a riprodursi nella stagione seguente, così che il foraggio raccolto avrebbe sfamato un numero limitato di animali durante l’inverno.

La festività di Beltaine (1 maggio),  coincideva invece con il periodo in cui le greggi e le mandrie venivano ricondotte ai pascoli, dove potevano sfamarsi e riprodursi liberamente. 

Durante la festa di Samhain, che durava diversi giorni, si riunivano anche i vari Tuath (clan), e si celebrava la ricorrenza con grandi banchetti, essendo questa l’ultima occasione in cui il cibo avrebbe soddisfatto tutti abbondantemente, prima delle ristrettezze invernali. Si consumavano quindi tutti i cibi in eccesso, che non potevano essere conservati.

Il culmine dei festeggiamenti avveniva al tramonto di quello che oggi è il 31 ottobre del calendario gregoriano: è utile notare che per i Celti, come in altre culture, le giornate non iniziavano la mattina, bensì la sera, dunque al tramonto, da cui la filosofia che considera ogni fine come un nuovo inizio.

samhainAl calar delle tenebre, i Druidi ordivano che tutti i fuochi fossero spenti, mentre essi si recavano in un luogo elevato per accendere un nuovo Fuoco Sacro. Da qui partivano dei messaggeri, vestiti con maschere grottesche e pelli di animali sacrificati, facendosi luce con torce accese nel Nuovo Fuoco, oppure con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco. Questi messaggeri tornavano al villaggio, portando la nuova luce a tutto il popolo.

Vi era quindi un lasso di tempo in cui tutti i fuochi erano spenti, in attesa della nuova Luce, ed era proprio in questo frangente che le porte dell’Altrove si aprivano per mettere in comunicazione il reame del Sidhe con il mondo terreno.

Samhain era dunque un momento fuori dal tempo e dallo spazio, il momento della congiunzione tra due cicli e tra due mondi, che non apparteneva né all’uno né all’altro, un attimo eterno attraverso il quale era possibile innalzare la propria coscienza e modificare il proprio stato di consapevolezza.

Ed era così che nell’oscurità, tra nebbie e foschie, si intravedevano le pallide immagini degli antenati che, per una notte soltanto, tornavano a camminare tra i vivi, a raccontare storie e ricordare avvenimenti delle loro vite ormai trascorse, oppure ad ascoltare le parole dei Bardi che narravano di gesta eroiche e di dei. 

In Irlanda si narrava che, nella notte di Samhain, il dio Dagda e la dea Morrigan si incontrassero nei pressi di un fiume, che rappresentava un limite, e lì si unissero in un amplesso amoroso, simboleggiando così l’unione delle due metà, l’una chiara e l’altra scura, su un limite fluido.

Non solo gli antenati, ma anche dei discendenti del Tuath, che avrebbero vissuto da lì a qualche anno, o forse qualche secolo, potevano varcare la soglia dell’Altrove, ed era quindi il momento migliore per profetizzare, gettando uno sguardo nel futuro, oltre il varco dello spazio-tempo, dove passato, presente e futuro sono una sola cosa.

Tuttavia bisognava stare all’erta: dal varco tra questo mondo e l’altro potevano giungere anche spiriti nefasti, che avrebbero causato danni, sciagure e follia.

Naturalmente anche gli uomini che lo desideravano, attraverso complessi rituali, potevano visitare il regno del Sidhe: vi sono molte leggende che narrano di viaggi nell’oltretomba, ed in particolare la notte di Samhain era il momento più adatto per affrontarlo.

Uno di questi rituali consisteva nello scavare una buca rettangolare nella quale si introducevano gli uomini che partecipavano al rito, quindi si copriva la buca con alcuni rami secchi ed altri verdi,  e con della canapa, e gli si dava fuoco. Il fumo prodotto penetrava nella camera scavata nella terra e gli uomini che vi erano dentro potevano entrare in contatto col mondo spirituale.

Utilizzando altri tipi di erbe, con lo stesso procedimento, si potevano ottenere delle guarigioni. 

Con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa ha ovviamente ostacolato i festeggiamenti di questa antica tradizione, sostituendola con la festa di Ognissanti, il primo novembre, e con la festa dei Morti il due novembre. Tuttavia, la tradizione di Samhain si è rivelata troppo forte per essere sradicata.

Nonostante le repressioni, ancora in epoca medievale si narrava che streghe e stregoni si riunissero per praticare rituali e incantesimi, mentre fate, elfi e folletti intrecciavano le loro danze agli incroci delle strade.

In Scozia, fino al XVIII sec., si è conservata  l’usanza di accendere i fuochi di Samhain sulle alture.

Le cerimonie di divinazione venivano svolte disponendo le ceneri dei fuochi spenti in circolo, ponendo all’interno del cerchio una pietra per ogni membro delle varie famiglie che avevano partecipato alla festa. Al mattino, si tornava a controllare che le pietre non si fossero spostate. Nel caso una pietra fosse stata trovata spostata, questo sarebbe stato un segno di disgrazia, e forse colui che corrispondeva alla pietra avrebbe rischiato la morte quello stesso anno e non avrebbe visto il successivo Samhain.

In altri luoghi, i giovani si coricavano accanto al fuoco subito dopo averlo acceso, lasciandosi avvolgere dal fumo, mentre i compagni lo saltavano oltrepassandolo, e facendo a gara a chi disperdesse più cenere. 

In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

Quando gli Irlandesi emigrarono in America portarono anche questa tradizione che prese il nome di Halloween (in irlandese Hallow E’en), che deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parole “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”.

 

Antares, la Stella Regale dell’Ovest

Alcuni studiosi non concordano con la teoria che vede Samhain e le altre feste del calendario celtico, esclusivamente come ricorrenze legate alla pastorizia piuttosto che all’agricoltura. Il ciclo annuale, presso varie popolazioni e culture, era sempre calcolato e relazionato ad eventi astronomici, ed il fatto che i Celti non abbiano lasciato testimonianze scritte delle loro conoscenze a riguardo non significa che fossero ignoranti.

Si sostiene quindi che con Samhain e Beltaine i Celti celebrassero il sorgere e il calare delle Pleiadi, un piccolo gruppo di stelle nella costellazione del Toro, molto importanti per diversi popoli antichi e nelle tradizioni esoteriche.

Inoltre, negli ultimi decenni, ha preso piede un nuovo modello di studi denominato “archeoastronomia”, che comprende tutte quelle teorie che vedono le antiche costruzioni in relazione al cielo stellato: così le tre piramidi di Giza rappresenterebbero la cintura di Orione, Stonehenge sarebbe un enorme osservatorio, eccetera eccetera.

Ebbene, secondo queste teorie, Samhain coincideva con la levata eliaca di Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione, ritenuta capace di donare l’immortalità.

Antares è una Stella Regale, opposta alla stella Aldebaran, l’occhio della costellazione del Toro. L’asse formato da Antares e Aldebaran divide a metà la volta celeste, proprio come i Celti dividevano a metà l’anno solare. Infatti, nel cerchio zodiacale, lo Scorpione si trova nel quadrante Ovest che rappresenta la morte dell’astro solare, cui seguirà la rinascita e, dunque, un nuovo ciclo o anno. Ecco quindi spiegato perché si riteneva che Antares potesse donare l’immortalità.

In tempi molto antichi, le chele della costellazione dello Scorpione erano quelle che oggi sono la costellazione della Bilancia. Lo Scorpione era quindi una costellazione davvero vasta, e particolarmente importante.

Lo Scorpione è uno dei più antichi simboli egizi, presente già nell’Egitto predinastico, precisamente nella cultura Naqada III (3300 a.C. – 3060 a.C.), ed era rappresentato dalla dea Selkis, una donna con uno scorpione stilizzato sul capo o, più raramente, come scorpione con il volto di donna.

Selkis annunciava il sorgere del Sole nei suoi templi durante l’equinozio d’autunno, intorno al 3700-3500 a.C. ed era un simbolo di Iside nelle cerimonie delle piramidi.

Selkis è menzionata anche nei Testi delle Piramidi, risalenti all’Antico Regno (2680 – 2180 a.C.). Una formula protettiva proveniente da tale corpus (PT 555) così recita: «Mia madre è Iside, mia nutrice è Nefti […] Neith è dietro di me, Selkis è di fronte a me.»

Il nome Selkis è l’ellenizzazione dell’originario termine egizio Selket (o anche Serket, Selqet, Selkit, Serqet), che potrebbe essere tradotto come “Colei che stringe la gola”. Una traduzione alternativa è “Colei che permette alla gola di respirare”.

In quanto protettrice contro il veleno degli animali e il morso dei serpenti, gli egizi credevano che Selkis proteggesse la barca solare di Ra, durante la traversata dell’oltretomba, dagli attacchi dell’enorme serpente Apopi, malvagia incarnazione del caos, venendo talvolta rappresentata nelle scene della cattura di Apopi. Siccome la maggior parte degli animali velenosi sono anche mortali, Selkis era pure annoverata fra le divinità funerarie, essendo connessa, in particolare, ai veleni e alle sostanze che causano l’irrigidimento del corpo.

Era anche connessa all’oltretomba, in quanto si riteneva sorvegliasse una delle quattro porte del Duat, l’aldilà egizio. La sua tutela si estendeva alle tende in cui i sacerdoti imbalsamatori operavano. Inoltre, insieme a Iside, Nefti e Neith, aveva il compito di proteggere uno dei vasi canopi: quello dalla testa di falco, dedicato a Qebeshenuf, che conteneva gli intestini.

Presso i Babilonesi Antares faceva parte della 24ª costellazione, di nome Hurru. Veniva chiamata Urbat, di significato incerto, o Bilu-sha‑ziri (Signore delle semenze) o Kak-shisa (Creatore della prosperità), sebbene quest’ultimo nome sia più spesso attribuito a Sirio. 

Il nome Antares deriva dal greco Άντάρης e significa rivale di Ares (anti-Ares) o simile ad Ares, probabilmente a causa del colore rossastro simile all’aspetto del pianeta Marte, oppure col fatto che si trova nella costellazione dello Scorpione, che l’astrologia spesso associa a Marte. 

Molti templi dell’antica Grecia erano orientati verso il sorgere o il tramontare di Antares nel giorno dell’equinozio d’autunno: l’Heraeum di Argos, gli erechtheumi di Atene e Corinto, e i primi templi di Apollo a Delphi e di Zeus ad Aegina.

Il popolo nativo nordamericano dei Cherokee riteneva che le stelle Sirio e Antares fossero due cani posti a guardia del Percorso delle Anime, la nostra Via Lattea.

Durante il medioevo in Europa, nell’astrologia, lo Scorpione rappresentava il concetto di forza che non si arrende e di un forte senso dell’ego: lo scorpione, se viene circondato da nemici, piuttosto che arrendersi si suicida col proprio pungiglione.

Antares era considerata una delle stazioni fortunate, che influenza i punti di svolta nella vita dell’umanità e del singolo individuo, ed era sempre associata con l’eminenza e un’importante attività nel mondo. 

Astronomicamente, Antares è un sistema binario costituito da due stelle, Antares A e Antares B.

Antares B, è una calda sotto-gigante blu, con un diametro 3~4 volte quello del sole, 7 volte la sua massa e circa 1900 volte più luminosa, che impiega 878 anni a compiere un’orbita intorno ad Antares A, ed è difficile osservarla a causa della brillantezza di quest’ultima.

Antares A, infatti, è una supergigante rossa situata a circa 600 anni luce dal sistema solare; avendo un raggio che è circa 850 volte quello del Sole, essa è una delle stelle più grandi conosciute. È una stella talmente enorme che se nel centro del nostro sistema solare al posto del Sole ci fosse Antares A, la Terra ne sarebbe inghiottita, e così pure Marte e la fascia di asteroidi. Giove orbiterebbe vicinissimo alla stella e la Terra, per poter ancora ospitare la vita, dovrebbe spostarsi oltre l’orbita di Plutone. Stiamo cioè parlando di una stella grande quanto un intero sistema solare.

Al pari di tutte le altre supergiganti-rosse, Antares è prossima alla fine del suo ciclo vitale, quando esploderà diventando una supernova. Le stelle passano la maggior parte del loro ciclo vitale a convertire l’idrogeno del loro nucleo in elio, ed Antares ha già convertito tutto il suo idrogeno, così ora ricava la sua energia da altri suoi elementi. Ciò crea un nucleo più caldo e quest’energia più grande spinge la superficie più in là. E più questa si espande, più si raffredda: così risulta un nucleo più caldo con una superficie più vasta e fredda.

Antares brilla di un colore rosso acceso, e sta continuamente espellendo materiale dalla sua superficie. Queste particelle solide, probabilmente metalliche, comunque sicuramente non di gas, riflettono la luce di Antares B, ed ammantano l’intero sistema in una nebulosa luminescente auto-prodotta, del diametro di circa 5 anni-luce, cosa che rende la regione intorno ad Antares una delle più incredibili e meravigliose di tutto il cielo notturno.

Antares è dunque facilmente individuabile al centro della costellazione dello Scorpione, sia per la sua luminosità, sia per il suo colore rosso-arancio che spicca fra le stelle che la circondano, che sono quasi tutte di colore azzurro. Inoltre, con tre di queste, ossia β Scorpii, δ Scorpii e π Scorpii, Antares forma l’asterismo noto come il Grande Uncino.

2 pensieri riguardo “31 Ottobre: Samhain, il Capodanno Celtico

  1. Leggo sempre con interesse ed attenzione, tutti gli articoli. Sono sempre entusiasta della NON banalità e della fluidità, dell’espressione. Sintesi profonda e a volte, anche spiritosa… Veramente bello, come racconto ed esaustivo. Grazie, per apportarci delle nuove conoscenze sacrificando le Sue energie e tempo…

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