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Processi e Torture

Nelle inchieste e negli interrogatori perpetrati dagli inquisitori nei confronti delle persone accusate di stregoneria, la regola che veniva applicata alle prove era semplicissima: bastavano due o tre testimoni a confermare l’accusa.

Quando una strega veniva arrestata, si prendevano le dovute precauzioni per neutralizzare i suoi poteri: veniva trasportata tenendola sollevata su un asse di legno o in una cesta per negarle il contatto con la terra e quindi con le regioni infernali.

In tribunale doveva dare le spalle al giudice in modo da non ammaliarlo con lo sguardo, e ancora veniva consigliato al giudice di portare addosso erbe benedette e sale consacrato. Né il giudice né altre persone coinvolte nel processo dovevano venire a contatto con le sue mani o braccia, sempre per evitare l’ammaliamento.

Negli interrogatori si faceva largo uso di domande a trabocchetto; ad esempio, si chiedeva all’imputata se credeva che esistesse o no la stregoneria, che si potessero scatenare tempeste o affatturare le persone o gli animali. E’ da notare che la maggior parte delle presunte streghe diceva di no, e a questo punto la domanda successiva scattava con la stessa violenza di una tagliola: “Allora le streghe bruciate sono state condannate ingiustamente?” Ovviamente l’imputata era costretta a rispondere, anche se questa risposta era già ormai del tutto superflua dal momento che persino il non credere affatto nella stregoneria era considerato di per sé un’eresia.

I processi venivano portati avanti avvalendosi non solo della tortura fisica, ma anche di quella psicologica, facendo leva sulla solitudine e sull’isolamento, nonché sulla paura della tortura, provocata e alimentata al punto da trasformarsi in uno stato parossistico di panico, ed essere più efficace della tortura stessa.

In pratica all’accusata veniva detto che avrebbe subito un interrogatorio sotto tortura, ma non dicendole quando. Quindi la preparazione veniva effettuata molto lentamente, e una volta legata allo strumento di tortura scelto, l’inquisitore usava la nota strategia della doppiezza.

Infatti era noto tra gli inquisitori che nel torturare la presunta strega bisognava mostrarsi turbati, per poi slegarla e portarla in un’altra stanza, dove si cercava di persuaderla dicendole che poteva evitare la pena di morte. Ma anche qui il Malleus dava prova del suo sadismo stabilendo che si poteva anche promettere la vita, ma sarebbe stata una vita in carcere a pane e acqua, oppure suggerendo al giudice di promettere la vita ma liberandosi dall’incombenza di pronunciare una sentenza di morte, deputandola ad un altro giudice.

Riportata in cella, tra una tortura e l’altra, la strega non veniva mai lasciata sola “per paura che il diavolo la spingesse al suicidio”. Praticamente un tentativo di suicidio, evidentemente causato dallo strazio e dal terrore, veniva interpretato come una prova inconfutabile di colpevolezza dell’imputata, discolpando al contempo gli inquisitori dalla loro crudeltà.

Alcune donne tentavano di suicidarsi infilandosi nella testa gli spilloni che usavano per fermare i capelli, e di fronte a ciò gli inquisitori affermavano: “L’abbiamo trovata in questo stato, come se avesse voluto infilarli nelle nostre teste”.

A parte la sorveglianza, la strega era tenuta in assoluto isolamento dal mondo esterno, tranne per le visite di persone che solo apparentemente erano dalla sua parte, ma in realtà complici dei giudici, che suggerivano alla donna una linea di condotta, e questa sarebbe una delle spiegazioni della sconcertante omogeneità delle confessioni.

Il pianto, avrebbe potuto essere un segno di innocenza e, a questo proposito gli inquisitori scoprirono ben presto che non c’è al mondo espediente migliore che formulare minacciosamente un’imposizione per ottenere da un punto di vista psicologico l’effetto contrario. Anche qualora avessero pianto…

“… che fare se, per l’astuzia del diavolo, Dio permettendo, accadesse che anche la strega pianga, dal momento che piangere, filare, ingannare, si dice sia proprio delle donne? Si può rispondere che i giudizi di Dio sono occulti”.


Le Torture

Pulizia dell’anima. Era spesso creduto, nei paesi cattolici, che l’anima di una strega o di un eretico fosse corrotta e sporca, nonché covo di quanto di malvagio ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, o sapone. La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone” che si usa oggi, risale proprio a questa pratica.

La Culla della Strega. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo, e veniva fatta continuamente oscillare. Naturalmente la vittima veniva lasciata senza cibo né acqua. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava un profondo disorientamento.

Cintura di castità. L’utilizzo di questo strumento era atto ad assicurare la fedeltà della moglie durante le lunghe assenze del marito. Tuttavia era anche un valido metodo contro lo stupro, utilizzato dalle donne della nobiltà, al fine anche di evitare una prole illegittima. Inoltre era utilizzato negli ambienti particolarmente puritani, dove era ritenuta importante la conservazione della verginità fino al matrimonio. In questo caso lo strumento assumeva un ruolo auto-dissuasivo contro la tentazione di intrattenere rapporti pre-matrimoniali.

 

Le fruste. Numerosi e diversi erano i flagelli che venivano utilizzati per il supplizio della fustigazione, metodo antichissimo che nel medioevo venne utilizzato principalmente per punire vagabondi e mendicanti, nonché donne ritenute colpevoli di oltraggio al pudore, in base alle considerazioni dell’epoca.

Le Turcas. Erano delle pinze usate per strappare le unghie. Nel 1590-1591 John Fian è stato sottoposto a questa e altre torture in Scozia. Dopo che le sue unghie vennero strappate, degli aghi furono inseriti nelle estremità delle dita.

La Gogna. Sorgeva nei luoghi di mercato o all’entrata delle città, ed era considerata indispensabile nei centri abitati di quasi tutta l’Europa. Tali strumenti infatti costituivano una punizione per l’interessato, ma anche un ammonimento per tutti gli altri abitanti della zona. Dedicato agli ubriaconi, ai ladri, alle donne bisbetiche, era considerato uno strumento punitivo minore, ma diventava una tortura quando la vittima veniva schiaffeggiata, sbeffeggiata, ustionata e talvolta anche orribilmente mutilata.

Gogna in botte. Inflitta più che altro agli ubriachi, consisteva nell’immergere l’individuo in una botte piena di escrementi, orina e materiali putridi. Le botti potevano essere di due tipi, una chiusa sul fondo in cui la vittima veniva immersa, l’altra col fondo aperto, ed in questo caso la vittima era costretta a camminare per il paese esponendosi al pubblico vituperio. In ogni caso, le vittime di solito morivano per una qualche infezione.

Violone delle Comari. Detta anche Violino dell’Ignominia, era una gogna prettamente femminile ed esisteva in diversi modelli: di ferro o in legno, per una o due donne. Utilizzato a scopo punitivo, era dedicato alle donne ritenute colpevoli di pettegolezzi, litigiosità, bisbeticità, o che avessero dato luogo a scandali. In Germania rimase in vigore fino verso la fine del 1800.

 

Lo Schiacciapollici. Semplice ed efficacissimo, lo schiacciamento delle nocche, delle falangi e delle unghie è tra le torture più vetuste. La resa, in termini di dolore inflitto in ragione dello sforzo del tempo investito, è altissima, soprattutto in mancanza di attrezzature più complesse e costose.

Lo Schiacciaginocchia. Considerato un metodo di tortura minore, veniva infilato all’altezza delle ginocchia e stretto fino alla penetrazione degli aculei, provocando la frattura delle rotule. Il tutto veniva ripetuto più volte.

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Lo Schiacciatesta. Il mento della vittima veniva fissato sulla barretta inferiore, e la testa veniva abbassata a giro di vite: prima si spezzavano gli alveoli dentali, poi le mascelle, … Oggigiorno la funzione capitale di questo strumento non trova più impiego, ma la funzione inquisitoria si. Tuttavia la barretta e gli appoggi sono imbotti di materiali morbidissimi, e dopo qualche giro di vite gli inquirenti sono soliti collaborare.

 

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La Garrotta. Vi sono due versioni di questo strumento: quella tipicamente spagnola, in cui la vite tira indietro il collare di ferro e la vittima muore per asfissia. Questo modello è rimasto in uso in Spagna fino al 1975, quando avvenne l’ultima esecuzione di un ragazzo di 23 anni, Francesco Puig, riconosciuto poi innocente nel 1979. In seguito venne abolita la pena di morte in Spagna. L’altra versione di questo strumento è quella della Catalogna, in cui un aculeo penetra tra le vertebre cervicali e le schiaccia. E’ da notare che la presenza di questo aculeo, non solo non garantiva una morte immediata, ma acuiva il potenziale di una lentissima agonia. Quest’ultimo strumento è ancora in uso nel Nuovo Mondo per le torture inquisitorie e le esecuzioni capitali.

 

 

 

La gabbia. Veniva usata come strumento di contenzione, in cui la vittima veniva rinchiusa nuda e appesa in prossimità di correnti d’aria. Presto la vittima, oltre a soffrire la fame e il freddo, si ammalava. Più spesso la Gabbia era utilizzata direttamente come Gabbia da impiccagione: fino a metà del 1700 i panorami urbani e suburbani europei abbondavano di queste gabbie in ferro o in legno, affisse all’esterno dei palazzi comunali, ducali e di giustizia, nonché fuori dalle cattedrali, o in cima ad alte forche agli incroci delle strade maestre. La vittima, lasciata nuda, senza cibo né acqua,  vi moriva dentro, ed il cadavere in putrefazione veniva lasciato in situ fino al distacco delle ossa. Famosi punti per tali gabbie sono stati l’angolo del Bargello a Firenze, e i muri dell’Arsenale a Venezia.

Immersione dello sgabello. Questa punizione era usata frequentemente nei confronti delle donne, le quali venivano legate ad un sedile che impedendo loro qualsiasi movimento. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall’acqua gelida. L’immersione dello sgabello era usato per le streghe in America e in Gran Bretagna come punizione per crimini minori, come ad esempio la prostituzione.

Tormentum Insomniae. Consisteva nel privare le vittime del sonno. Tale metodo avrebbe potuto segnare una svolta nella storia della tortura, in quanto si poteva infierire sulla vittima al solo scopo di tenerla sveglia, ma senza praticare crudeltà sul corpo. Questo almeno era l’intento del suo ideatore, Ippolito Marsili. Tuttavia non andò proprio così. Talvolta la vittima veniva legata e costretta a ripetute immersioni nei fossati durante tutta la notte per evitare che si addormentasse; altre volte veniva issata sulla punta della Piramide e abbassata violentemente e ripetutamente. Ovviamente le modalità per tener sveglie le vittime sono state numerose e fantasiose.

Annodamento. Questa era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Quando non si riusciva ad ottenere la testimonianza voluta, veniva ruotato il bastone robusti in modo veloce provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a strappare lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura era usata in Germania contro gli zingari (1740-1750) e in Russia contro la Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918.

Il pendolo. Metodo facile ed economico. La vittima veniva legata con i polsi dietro la schiena, quindi veniva allacciata una fune al vincolo dei polsi e veniva issata lasciandola appesa in alto. Naturalmente le spalle si lussavano immediatamente. Ma l’efficacia del procedimento poteva essere intensificata legando dei pesi ai piedi della vittima, fino a provocarne lo smembramento.

tortureLa Cicogna. Pur sembrando uno dei tanti mezzi di incatenamento e costrizione, non più temibile di molti altri, la Cicogna induceva nella vittima, già dopo pochi minuti, forti crampi muscolari, soprattutto all’addome e al retto, che il passare delle ore inducevano stati di follia. L’uso di tale strumento era in voga tra il 1550 e il 1650, a scopi inquisitori e giudiziari, nonché militari.

 
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La Forcella. Con le sue quattro punte acuminate conficcate saldamente sotto il mento e sopra lo sterno, la Forcella impediva qualsiasi movimento della testa, e costringeva la vittima a mormorare, con voce a malapena udibile, la parola “abiuro”. Se invece si ostinava, veniva condotta al rogo, ma beneficiando dell’estrema unzione.

 

 

tortureLo Stiramento. Provocava lo smembramento longitudinale mediante la forza di tensione, ed era un metodo già in voga presso gli Egizi e i Babilonesi. In Europa “il Pendolo” ed “il Banco Orizzontale” costituivano gli attrezzi fondamentali di ogni carcere, dal medioevo fino alla scomparsa della tortura nel tardo settecento. La vittima veniva stesa sul banco con i piedi fissati da due anelli, le braccia legate all’indietro con una corda azionata da un argano. A questo punto iniziava lo stiramento delle spalle e delle altre articolazioni, fino allo strappo muscolare e allo smembramento della colonna vertebrale.

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La Cremagliera. Era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni.

 

 

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La Strappata. Una delle più comuni e anche una delle tecniche più facili. L’accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L’esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando così le articolazioni. Per aumentare l’efficacia del trattamento, al corpo dell’imputato venivano legati dei pesi al che andavano da 25 ai 250 kg.

 

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torturePinze, tenaglie e cesoie. Venivano usate a freddo o arroventate ed erano atte alla scottatura e all’asportazione di qualsiasi parte del corpo, dalle dita dei piedi e delle mani, al naso, alla lingua, ai seni femminili, ed ai genitali maschili. Per questi ultimi veniva usata una apposita pinza tubolare detta il coccodrillo. Lo straziatoio dei seni era invece formato da quattro zanne che riducevano i seni in masse informi, fino alla mastectomia. Questa tortura veniva inflitta alle donne ritenute colpevoli di bestemmia, adulterio, atti libidinosi e aborto autoindotto. In alcune zone della Francia e della Germania, questa tortura veniva inflitta alle ragazze madri fino alla metà del 1700. Uno dei più famosi casi che si conosca fu quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere stata torturata con la strappata, le vennero strappati via anche i suoi seni e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Questa vergogna era più di una tortura fisica: l’esecuzione infatti faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un’estrema umiliazione. Ovviamente tale tortura, veniva usata anche come pratica inquisitoria e giuridica. Il Ragno Spagnolo, detto anche Ragno della Strega, usato tra il 1500 e il 1800, consisteva in artigli incernierati a tenaglia con i quali la vittima veniva sollevata per il seno o per le natiche, o anche per la testa. In questo caso gli artigli venivano conficcati negli occhi e nelle orecchie.


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Il Cavalletto. La vittima veniva sdraiata con la schiena appoggiata su uno spigolo tagliente, le mani e i piedi fissati a degli anelli. In questa posizione si procedeva al supplizio dell’acqua: tenendo chiuse le narici della vittima, le veniva fatta ingurgitare una grande quantità di acqua per mezzo di un imbuto. Data la posizione la vittima rischiava di affogare. Ma il peggio doveva ancora venire: una volta che il ventre era rigonfio, il carnefice e i suoi aiutanti gli percuotevano la pancia, talvolta saltandoci sopra. Questo di solito provocava la morte a causa di emorragie interne.

 

Lo Strappabudella. La vittima veniva fatta sdraiare su una tavola con piedi e mani legate. Quindi veniva praticata un incisione sull’addome, all’altezza dell’ombelico, e le interiora venivano arpionate con un gancio collegato ad un timone che veniva poi azionato con un movimento lento. Quindi gli intestini venivano estratti, procurando alla vittima una morte lenta e penosa.

 

La Pressa. Anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.

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La Sedia Inquisitoria. In uso nell’Europa centrale, soprattutto a Norimberga e a Fegensburg, dove venne utilizzata fino al 1846 per scopi giudiziari. La vittima veniva fatta sedere nuda, e gli aculei penetravano nella carne grazie al solo peso della vittima. Questo supplizio veniva inferto per tempi molto prolungati e, talvolta, il carnefice infieriva ulteriormente dondolando la sedia o percuotendo l’imputato. 

 

 

La Pera. Questo strumento veniva impiegato il più delle volte per via orale, ma era usato anche nel retto e nella vagina. Una volta inserito, veniva aperto con un giro di vite da un minimo, a un massimo dei suoi segmenti. L’interno della cavità in questione era orrendamente mutilato, spesso mortalmente. Infatti i rebbi alla fine dei segmenti servivano a strappare e lacerare la gola o gli intestini o la cervice della vagina. Quest’ultima era una pena riservata alle donne che intrattenevano rapporti sessuali col Maligno.


Il Triangolo o Piramide. Spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. La presunta strega veniva fatta sedere in modo che la punta entrasse nel retto o nella vagina. Alla fine alla poveretta venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi e strattonata fino a dilaniarla.

 

 

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La Ruota. In Francia e Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe ed eretici venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L’agonia era lunghissima e poteva anche durare giorni.Talvolta, prima di essere sottoposta al supplizio della Ruota, la vittima veniva immobilizzata con gli arti nelle travi, e quindi gli venivano spezzate le ossa con un colpo netto.

 

 

tortureLa fanciulla di ferro o Vergine di Norimberga. L’idea di meccanizzare la tortura nacque in Germania, per questo il nome Vergine di Norimberga. Era una specie di sarcofago, con sembianze umane (di fanciulla appunto) e porte pieghevoli. Nella parte interna erano inseriti degli aculei metallici. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che ogni parte del corpo fosse trafitto da queste punte. Questa macchina era così ben congegnata che gli aculei non trafiggevano organi vitali, così da non dare una morte rapida, ma che sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori.

 

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Impalamento. E’ una delle più rivoltanti e vergognose torture concepite dalla mente umana, originaria dei paesi mediorientali. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della presunta strega, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla bocca o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente.

 

Ordalìa del Fuoco. Prima di iniziare l’ordalia del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e gli accusati dovevano sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i sacramenti. Dopodiché l’ordalia aveva inizio: gli accusati dovevano trasportare un pezzo di ferro bollente per una certa distanza. Il peso del ferro era variabile: si andava da un minimo di circa mezzo chilo per reati minori, fino a un chilo e mezzo. Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni una giuria controllava se l’accusato era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate l’accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente. Si poteva aver salva la vita però: corrompendo i clerici che dovevano officiare la prova si poteva fare in modo che ferro e carboni avessero una temperatura sufficientemente tollerabile.

Ordalìa dell’Acqua. In questo tipo di ordalia l’acqua simboleggia il diluvio dell’Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati anche l’acqua ‘pulirà’ la strega. Dopo tre giorni di penitenze l’accusata doveva immergere le mani in acqua bollente, alla profondità dei polsi. Spesso erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Si aspettava poi tre giorni per valutare le colpe dell’accusata (come per l’ordalia del fuoco). Veniva messa in pratica anche un’ordalia dell’acqua fredda. Alla strega venivano legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla. Dopodiché veniva immersa in acqua; se galleggiava era sicuramente una strega in quanto l’acqua ‘rifiutava’ una creatura demoniaca, se andava a fondo era innocente ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo.

La Decapitazione. Il Ceppo e la Mannaia sono forse il più antico strumento d’esecuzione, che in epoca medievale venne riservato ai nobili. La decapitazione avveniva per mezzo di una spada, in seguito venne usata un’ascia, fino all’avvento della ghigliottina. Moltisimi furono gli incidenti dovuti all’uso della mannaia da parte di boia poco esperti che, anziché regalare una morte rapida con un sol colpo, dovevano infierire sulla vittima numerose volte. Celebre è il caso del Conte di Chalais nel XVIII sec., accusato dal Conte Richelieu di tramare contro lo stato.

Affogamento. A volte si affogavano gli accusati in fiumi, laghi o stagni, botti o barili, talvolta persino in pentole e scodelle. A volte la vittima veniva chiusa in un sacco insieme ad una dozzina di gatti, che considerando la situazione non dovevano certo essere di ottimo umore, quindi il sacco veniva immerso nella cisterna. Di questa pratica è rimasta l’usanza di affogare gattini indesiderati mettendoli in un sacco. Tuttavia all’epoca, potevano essere utilizzati anche topi, oppure insetti, ad esempio delle api.

Dissanguamento. Era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione tramite il suo stesso sangue. Le streghe condannate erano “segnate sopra il soffio” (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte.

Il Forno. Questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomigliava un po’ ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate, mentre nel medioevo venivano infornate vive. Nel diciassettesimo secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche due bambini.

Lo Strangolamento. Consisteva nello strangolare misericordiosamente le vittime prima di metterle al rogo.

tortureIl Rogo. Una delle forme più antiche di punizione capitale riservato a streghe ed eretici, era la morte per mezzo del rogo. L’esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall’emissione della sentenza, ed era una grande manifestazione pubblica. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. Infine, poco prima del rogo, La vittima veniva strangolata, ma spesso accadeva che non morisse ma semplicemente fosse ridotta in stato di incoscienza. Quindi la vittima era immersa in un barile di pece, quindi veniva legata ad un palo e data alle fiamme. Se la strega, nonostante tutto, riusciva a liberarsi e tirarsi fuori dal rogo, la gente del pubblico la spingeva dentro con forche e bastoni.

 

Una rapida stima delle vittime

La persecuzione contro la stregoneria su vasta scala durò circa quattrocento anni.

Tra gli inizi del XIII fino al XVII sec. si calcola che siano state inquisite, incarcerate e torturate non meno di nove milioni di persone, di cui un quarto, o addirittura un terzo, finì sul rogo.

In Germania intorno al 1590, i cattolici tedeschi bruciarono tutte le donne di due villaggi alla periferia di Treviri, nella regione del Palatinato. A Colonia, tra il 1627 e il 1630, le levatrici della città furono quasi tutte eliminate.

In Francia, nel solo distretto di Saint Claude, il magistrato Boguet fece bruciare oltre 1500 streghe, mentre in Lorena un altro procuratore generale, Nicole Remy, riuscì a far condannare a morte 800 persone in cinque anni.

In Spagna l’inquisitore Tomas de Torquemada ne fece ardere 6.687 solo nell’anno 1486 e unicamente nella città di Toledo. A lui si attribuiscono almeno 10.000 vittime l’anno per un quindicennio.

In Italia si registrano persecuzioni di massa in Valcamonica, in Valtellina, nell’area del Tonale, presso i territori di Brescia e Bergamo. L’inquisizione italiana, nella sola Lombardia, nei primi 30 anni del XV sec., riuscì a mietere non meno di 25.000 vittime.

E poi ancora furono colpite la Stiria e il Tirolo austriaco, la Scozia calvinista, l’Inghilterra dell’Essex (la vittima più illustre degli inglesi fu Giovanna d’Arco nel 1431), le Fiandre, la Polonia, la Svizzera, la Svezia, la Danimarca, la Norvegia.

In generale non vi fu regione d’Europa dove il numero delle streghe bruciate scenda sotto il migliaio.

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