Vaisheshika

Attribuito a Kanada, I o II sec. d.C.

 

Vishesha: carattere distintivo, cosa individuale.

Vaisheshika: conoscenza delle cose individuali in quanto tali, esaminate in ciò che esse sono in sé (non tramite il loro rapporto con l’intelletto, come avviene nel Nyaya). Considera solo uno dei mondi della manifestazione, cioè solo l’insieme del mondo sensibile (il mondo soggetto alla percezione dei 5 sensi umani), in quanto gli altri mondi sfuggono alle facoltà umane. Tuttavia si può comprendere pienamente il mondo sensibile solo a condizione di superarlo, di esserne al di sopra.

Nella mentalità hindu, è ciò che più si avvicina al punto di vista scientifico occidentale, o alla filosofia fisica degli antichi Greci, i quali intendevano la scienza della Natura nella sua interezza.

Kanada: brahmana grande devoto di Shiva. Si dice che il Grande Deva (Mahadeva) gli comunicò il Vaisheshika assumendo le sembianze di un gufo. Per questa ragione il Vaisheshika viene anche chiamato Aulukya-darshana (la Filosofia del Gufo) e Kanada viene conosciuto col nome di Uluka. Il nome Kanada significa “mangiatore di atomi”, un nomignolo datogli dai suoi avversari probabilmente per ridicolizzarlo, facendo leva sul fatto che passava la maggior parte della sua giornata a ragionare sulle particelle ultime della materia.

Nelle scritture vediche, il Rishi Kanada è noto come il saggio Pippalada. Sovente è menzionato nel Padma Purana, dove si racconta delle sue severissime austerità: Kanada acquista una profondissima sapienza, da cui però nasce anche un’insopportabile arroganza, difetto che poi viene corretto da Brahma stesso. E’ anche il protagonista della Prashna Upanishad, dove egli illumina quattro saggi venuti a lui per cercare conoscenza spirituale.

Vaisheshika-sutra: il testo è diviso in 10 parti, ciascuna delle quali è suddivisa in due sezioni. Ognuna di queste contengono da 7 a 37 sutra. Sembra che non esistano commentari molto antichi al Vaisheshika, ma a partire dagli inizi dell’era cristiana ne sono stati redatti numerosi.

Il testo comincia con una definizione di dharma, che è ciò che ci fa conseguire la felicità e il bene supremo, enunciando le norme di vita dell’aspirante saggio che intende liberarsi: deve saper distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è, e questa analisi deve consistere in una conoscenza analitica che passi attraverso le varie differenziazioni del reale.

Tutto ciò che esiste può essere diviso in sei categorie, 6 padartha:

  1. Dravya: sostanza; è l’essenza del soggetto; l’essenza è intesa nel senso in cui designa la funzione del soggetto.

  2. Guna: qualità, attributi degli esseri manifestati considerati in rapporto alla sostanza, ovvero al soggetto che ne è il supporto.

  3. Karma: attività, azione; rientra nella nozione di attributi poiché non è altro che una “maniera di essere” della sostanza. L’azione consiste nel movimento, o meglio nel cambiamento, quindi è una maniera di essere transitoria, mentre la qualità è una maniera di essere permanente. Se consideriamo l’azione nella totalità delle sue conseguenze temporali e atemporali, tale distinzione non avrebbe più alcun senso poiché tutti gli attributi procedono parimenti da uno stesso principio, sia rispetto alla sostanza sia rispetto all’essenza.

  4. Samanya: generalità, comunanza di qualità che forma la sovrapposizione dei generi.

  5. Vishesha: particolarità che appartiene in proprio ad una determinata sostanza; ciò per cui tale sostanza si differenzia dalle altre.

  6. Samavaya: inerzia o aggregazione, l’intima relazione di inerzia che unisce la sostanza e i suoi attributi. E’ essa stessa un attributo della sostanza.

Oltre ai sei padartha, occorre menzionare queste due condizioni:

Bhava: esistenza; è costituita dall’insieme dei 6 padartha suddetti;

Abhava: non-esistenza; talvolta se ne fa un settimo padartha la cui concezione è esclusivamente negativa: è la privazione in senso aristotelico.

I sei padartha, vengono a loro volta suddivisi.

La prima, dravya, la sostanza, si suddivide nelle modalità e condizioni generali delle sostanze individuali, i Mahabutha. Questi sono gli elementi costitutivi delle cose corporee considerati a partire dall’ultimo grado della manifestazione:

  1. prihvi: terra

  2. jala: acqua

  3. tejas: fuoco

  4. vayu: aria

  5. akasha: etere

I cinque elementi si manifestano mediante le loro qualità sensibili e rappresentano determinazioni sostanziali. Essi non sono stati della materia, né corpi semplici.

La prima categoria comprende anche condizioni fondamentali dell’esistenza:

  1. kala: il tempo

  2. dish: lo spazio

Nell’ordine della manifestazione Universale, questi 2 principi sono Shiva e Visnu.

Questi 7 elementi si riferiscono solo all’esistenza corporea, ma se prendiamo in esame la totalità di un essere individuale, quale ad esempio l’uomo, vi sono elementi costitutivi appartenenti ad un altro ordine, rappresentati dalle ultime 2 suddivisioni della stessa categoria (dravya):

  • atma: è l’anima, il principio trascendente a cui si collega l’individualità che le è superiore, e si distingue dal manas come la personalità si distingue dall’individualità;
  • manas: è il mentale, l’insieme delle facoltà psichiche di ordine individuale; nell’uomo tale elemento è la ragione.

Tutto ciò che è corpo, è necessariamente composto, quindi divisibile, per il fatto stesso di essere esteso, ovvero sottoposto all’elemento spaziale. Nulla si può trovare di semplice o indivisibile se non uscendo dall’estensione, dunque dalla modalità che è l’esistenza corporea intesa nelle tre dimensioni dello spazio.

Se l’atomo fosse stato indivisibile, allora sarebbe stato senza estensione; sommando vari elementi senza alcuna estensione, è impossibile che essi formino un corpo esteso.

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