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Yokai. Creature Fantastiche

Il termine yokai è molto generico ed indica numerose creature fantastiche della mitologia giapponese e, talvolta, persino creature della mitologia occidentale.

Essendo così numerose, l’idea di creare un compendio che le riassuma tutte raccontando, quantomeno, le leggende principali, è davvero impegnativa. Se non che, qualcuno lo ha già fatto, ed anche molto bene.

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Shigero Mizuki durante il suo 93esimo compleanno

Si tratta di Shigeru Mizuchi, un creatore di anime, scrittore e biografo giapponese, venuto a mancare nel 2015. Specializzato in storie di Yokay, Shigeru Mizuki ha creato delle opere davvero fantastiche in tutti i sensi in cui questo termine può essere inteso, a mio avviso di grande valore antropologico, che permettono al lettore, anche occidentale, di aprire gli occhi della mente su un immaginale collettivo che trascende le varie culture, ma ha radici arcaiche primitive che attraversano trasversalmente le coscienze di tutti i popoli della razza umana, di qualsiasi tempo e luogo.

Imperdibili, oltre che deliziose, le opere di Shigero Mizuki hanno già ispirato degni articoli riportati su Wikipedia.

Non potendo fare nulla di meglio, mi limito quindi a cercare in qualche modo di classificare ed elencare una buona parte delle creature fantastiche giapponesi che popolano l’immaginale, riportando i link dove potrete leggere le informazioni riguardanti ogni singola creatura, e ammettendo umilmente che d’innanzi ad una tale vastità, è ben lungi da me l’essere esaustiva. 

 

 

In linea di massima tutte le entità e creature che popolano l’immaginale, sono considerate pericolose per gli esseri umani, non perché prettamente malvagie, sono anzi capaci di compiere sia il bene che il male, ma più che altro perché le loro azioni hanno sempre ragioni per noi oscure.

Da parte loro, gli Yokay sono di solito indifferenti agli esseri umani, molti addirittura abitano in zone selvagge e non hanno alcun interesse ad entrare in contatto con noi.

Altri invece sono attratti dal nostro “calore” e scelgono di vivere nei centri abitati, tuttavia di rado mostrano un vero e proprio interesse per le persone. 

Ci sono molte tipologie di yōkai: si va da creature mostruose agli animali mutaforma detti henge, agli spiriti di oggetti molto antichi detti tsukomogami, a creature dall’aspetto umanoide o ancora dall’aspetto animale, o con caratteristiche fisiche di vari animali ed essere umani in una singola creatura.

E’ fondamentale notare che queste caratteristiche fisiche non sono mai casuali, ma simboleggiano sempre un carattere psicologico della creatura stessa. Il corpo, del resto, non è che la manifestazione fisica della psiche che lo anima.

 

Henge: Animali Mutaforma

In Giappone, di molti animali si pensa che posseggano poteri magici: molti di questi sono henge, mutaforma, cioè animali che spesso assumono sembianze umane. In molti casi la trasformazione da animale a yōkai avviene quando raggiungono un’età veneranda, mentre a volte la figura mitologica si è discostata notevolmente dall’animale reale (è il caso del baku e del mujina), e in altri reca solo alcune caratteristiche residue dell’animale originario (è il caso del tengu).

Nel corso dei secoli, hanno assunto sia gli attributi shintō che quelli buddhisti.

Ci sono centinaia di leggende e storie sugli incontri tra esseri umani veri e propri e queste creature magiche, che possono fare sia il bene che il male

Tra i più noti esempi di yōkai animali citiamo i seguenti, in ordine alfabetico:

  • Bakeneko: gatto in possesso di abilità metamorfiche (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Baku: tapiro; è una creatura leggendaria originaria della mitologia cinese, passata poi anche a quella giapponese, probabilmente legato a un significato mitologico del tapiro, dal momento che condivide con esso il nome e molte caratteristiche fisiche; è però spesso rappresentato in termini chimerici (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Inugami: il cane (inu) è l’unico animale che può diventare un Kami, per la precisione uno Shikigami, letteralmente “spirito servitore”, cioè un tipo di spiriti che possono essere evocati da un onmyōji, similmente ai famigli della stregoneria occidentale (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Kitsune: volpe in possesso di abilità metamorfiche; sono particolarmente legate a Inari, il Kami dell’agricoltura (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Kitsunebi: “fuoco di volpe” è anche chiamato hitobosu, hitomoshi o rinka; Secondo la leggenda, durante la notte, i kitsunebi possono apparire sotto forma di lanterne lampeggianti, ed il loro numero varia da poche decine a svariate centinaia (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Koike Babā: rappresentata come una grossa gatta anziana con una o più code, è una bakeneko o più specificatamente una nekomusume che significa “donna gatto” (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Mujina: è il nome giapponese del tasso, ma a seconda delle regioni può riferirsi anche al tanuki o alla civetta delle palme mascherata (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Nekomata: letteralmente “gatto a due code”; è una creatura soprannaturale evolutasi da un gatto e caratterizzata dalla presenza di una coda biforcuta, o addirittura di una seconda coda, e dalla capacità di camminare sulle zampe posteriori (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Tanuki: è una creatura del folklore giapponese, basata sul cane procione(Nyctereutes procyonoides); quest’ultimo è un animale originario dell’Estremo Oriente, simile al tasso e al procione, ma a differenza di questi appartiene alla famiglia dei canidi (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Tengu: creature mezzo uomo e mezzo uccello, di solito corvo,  a volte considerati kami e a volte yōkai. Sono spesso associati ai demoni Oni (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Tsuchigumo: letteralmente “ragni di terra”; sono yōkai descritti come ragni intelligenti e dalle dimensioni enormi (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Yako o Nogitsune: “volpe di campo”; è una volpe (kitsune) maligna e dispettosa, che si differenzia dalle benevoli zenko (lett. “volpi buone”) per la sua natura maliziosa e malvagia. Come narra una leggenda di Kyūshū, essa avrebbe la capacità di possedere le persone, che quando entrano in tale stato sono chiamate yako-tsuki (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Yatagarasu: corvo sacro. E’ un uccello dotato di tre zampe, spesso impersona o rappresenta il sole. E’ presente nella mitologia nella mitologia dell’Asia, dell’Asia Minore e del Nord Africa (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Yosuzume: nella prefettura di Kōchi è il passero della notte o Suzumeokuri, mentre nella prefettura di Wakayama è il passero guida (leggi l’articolo su Wikipedia).

 

Han’yo: i Mezzi Demoni

Alcune storie moderne raccontano di yōkai che si uniscono ad esseri umani, generando gli han’yō, mezzi-yōkai;  il termine viene tradotto in italiano come “mezzo demone” o anche “mezzo spettro”.

Nella tradizione più antica tali figure erano rarissime, in quanto si riteneva che la maggior parte degli yōkai si cibasse degli esseri umani e quindi un figlio nato dalla loro unione era poco probabile.

A questo fanno però eccezione creature come i tanuki e le kitsune, ritenute yōkai relativamente innocui e capaci di assumere sembianze umane, rendendo quindi plausibile la generazione di mezzosangue, solitamente in possesso di poteri sovrannaturali e tratti demoniaci che incutevano timore e li rendevano invisi sia alla società umana che agli yokay, al punto da essere praticamente dei reietti.

Molti personaggi storici famosi come maghi, erano considerati discendenti di una kitsune e di un uomo, come ad esempio Abe no Seimei, detto anche Abe Haruakira (21 febbraio 921 – 31 ottobre 1005), un famoso onmyōji dell’epoca Heian, cioè un mago specializzato in onmyōdō.

L’Onmyōdō (o In’yōdō, La via dello Yin e Yang) è, nella cultura esoterica giapponese, un misto di occultismo e di scienze naturali, sviluppato su una base della filosofia cinese, del Wu Xing (i cinque elementi) e dello Yin e yang, introdotta in Giappone all’inizio del VI secolo. Fu accettata come un sistema pratico di divinazione. Queste pratiche furono influenzate ulteriormente dal Taoismo, Buddhismo e dallo Shintoismo, evolvendosi nel sistema dell’onmyōdō all’incirca nel tardo VII secolo. L’Onmyōdō fu sotto il controllo del governo imperiale, e, più tardi, sotto quello della famiglia Tsuchimikado, fino a quando, nella metà del XIX secolo, le pratiche furono proibite perché considerate come superstizione.

Oltre alla sua posizione di rilievo nella storia del Giappone, Abe no Seimei è un personaggio leggendario del folklore nipponico ed è stato ritratto in numerose opere.

 

Yōkai Umani e Umanoidi

Molti yōkai erano inizialmente esseri umani che, spesso a causa di uno stato emotivo particolarmente pregnante, si sono trasformati in qualcosa di grottesco e orrendo.

  • Ame-onna: letteralmente “Donna della pioggia; si tratta dello spirito di una donna che appare sotto la pioggia (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Amefurikozō:  letteralmente “Bambino della pioggia” (leggi l’articcolo su Wikipedia)
  • Datsue-ba:  lett. “la vecchia che spoglia”; è un demone con la forma di un’anziana donna che vive sulle rive del fiume Sanzu nell’inferno shintoista (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Gashadokuro: gigantesco scheletro formatosi tramite l’unione di un ammasso di ossa di persone morte di inedia (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Futakichi-onna: donna dalle due bocche, caratterizzata dalla presenza, oltre a quella “normale”, di una seconda bocca nascosta tra i capelli della nuca, dove il cranio della donna si apre, presentando labbra, denti e una lingua. Questa mutazione era la conseguenza di un’eccessiva compulsione riguardo al proprio aspetto fisico  (leggi l’articolo si Wikipedia)
  • Heikegani: è una specie di granchio originario del Giappone, caratterizzato da un guscio rassomigliante un volto umano, in passato creduto lo spirito di un samurai arrabbiato ed appunto chiamato Granchio Samurai (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Hitodama: un tipo di fuoco fatuo associato tradizionalmente alle anime dei morti (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Jinmenju o Ninmenju: albero dalla faccia umana) è un albero che si trova nelle valli montane, il cui frutto si presenta con le fattezze di una testa umana. Non dice una parola, ma continua a ridere o sorridere. Si narra che se il frutto ride troppo, cade dall’albero (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Keneō è un anziano uomo leggendario seduto al bordo del fiume Sanzu. Quando l’anima di un defunto attraversa il fiume, l’anziana Datsue-ba costringe i peccatori a svestirsi e poi Keneō appende gli abiti su di un albero, che si piega per misurare il peso del catturato. In seguito il duo infligge molteplici punizione all’anima catturata. Ai ladri, per esempio, sono rotte le dita da Datsue-ba e Keneō attacca la testa dei peccatori ai suoi piedi.
  • kodama: è uno spirito che risiede in alcuni alberi, paragonabile alle driadi greche degli alberi. Di solito appaiono con sembianze umane (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • kuchisake-onna: donna dalla bocca spaccata; è, come suggerisce il nome, una donna avente una bocca enorme che, andando da orecchio a orecchio, assomiglia a una spaccatura (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Noppera-bō: “fantasma senza faccia”; sono considerati spiriti innocui, ma che amano terrorizzare gli umani; si mostrano inizialmente con tratti somatici normali, spesso con l’aspetto di una persona familiare alla vittima, per poi rivelarsi con il loro vero aspetto, privo di faccia.
  • Nuke-kubi: “collo staccabile”; è un demone che di giorno assomiglia in tutto ad un essere umano mentre di notte la sua testa si stacca dal collo per volare in cerca di prede (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Ōkubi: è una gigantesca testa di un uomo o di una donna. Un ōkubi che appare nel cielo è segno di un disastro imminente, che può essere un tifone, un terremoto, uno tsunami o un incendio. Gli ōkubi sono altrimenti innocui e scompaiono subito dopo il primo avvistamento.
  • Raijū “l’animale tuono” o “la bestia del fulmine”;  il suo corpo è composto da luce o da fuoco. Può avere la forma di un gatto, di un tanuki, di una scimmia, di un lupo o di una donnola. Il raijū può anche volare sotto forma di sfera di luce (questa creatura è stata creata per spiegare il fenomeno del fulmine globulare). Il suo grido è come il boato del tuono. Il raijū è il compagno di Raijin, il dio shinto del fulmine. il demone è generalmente calmo ed inoffensivo, tuttavia, durante le tempeste diviene molto aggressivo e distrugge campi, alberi ed abitazioni. Un altro comportamento bizzarro di questa creatura è che a volte dorme dentro l’ombelico degli umani. Inoltre, quando c’è il cattivo tempo, le persone superstiziose dormono sempre a pancia in giù.
  • Rokuro-kubi: umani il cui collo si allunga durante la notte (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Sankai: è un homunculus di sangue creato durante un parto che non è santificato. Si tratta di un orribile blob amorfo di sangue che si annida nei villaggi e spaventa la gente con il suo aspetto orribile. A causa di tutti i tabù che circondano il sangue nella cultura giapponese, una speciale cerimonia deve essere eseguita per rimuovere le impurità. Se questo atto non è stato eseguito il sankai si forma e crea scompiglio e paura nel borgo fino a quando il rito viene completato. Nelle prefetture di Saitama e Kanagawa è noto come kekkai e in quella di Nagano come kekke.
  • Shōjō: “gran bevitore” o “orangotango”; è uno yōkai del Mar Giapponese con un viso e dei capelli rossi ed un debole per l’alcol (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Umibōzu: l”monaco di mare”; è uno yōkai, uno spirito del folklore giapponese. Si dice che l’umibōzu viva nell’oceano e che capovolga le navi di chiunque osi parlargli. Il nome di questo spirito, che combina il kanji di “mare” con quello di “monaco buddhista”, probabilmente è dovuto al fatto che l’umibōzu pare abbia una grande testa rotonda, che ricorda appunto il capo rasato dei monaci buddhisti (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Yama-uba: è simile alle streghe occidentali, con lunghi capelli spettinati e un kimono sporco e stracciato, e si tratta essenzialmente di una donna maledetta che si nutre di carne umana (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Yuki-onna: “donna delle nevi”; sono una classe di yōkai, talvolta confuse con le yama-uba (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Zashiki-warashi o zashiki-bokko:  “il bambino del salotto”; è uno yōkai originario della prefettura di Iwate. È considerato uno spirito domestico e familiare (leggi l’articolo su Wikipedia).

 

Yokay Animali e Creature Fantastiche

Oltre alle creature dette henge, animali che hanno la capacità di cambiare forma, la mitologia giapponese è popolata da altri Yokay animali, che però non possiedono l’abilità di cambiare aspetto. 

  • Akashita:  letteralmente lingua rossa; è uno yōkai con mani artigliate e volto peloso sul quale spicca la bocca aperta con una grande lingua. Il resto del corpo è nascosto da una nuvola nera (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Kappa: chiamato anche Kawataro “ragazzo-di-fiume” o Kawako”figlio-del-fiume”; è uno yōkai che abita laghi, fiumi e stagni (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Hōkō: è uno spirito dalle fattezze canine; deriva dalla mitologia cinese in cui è conosciuto come Pénghoú ed è uno spirito dell’albero della canfora (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Isonade: “picchiettio sulla spiaggia”; è un mostro marino che appare spesso assieme ad un’altra creatura marina, il Samehada (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Karura: è un’enorme creatura della mitologia giapponese, in grado di sputare fuoco. Ha il corpo di uomo e il volto con un becco d’aquila. Trae origine dalla divinità hindu Garuḍa; infatti Karura è la traduzione fonetica giapponese di Garuda (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Kirin: noto anche come Qilin o unicorno cinese, è una creatura della mitologia cinese, coreana e giapponese simile ad una chimera. È frequentemente associato al punto cardinale dell’ovest, al posto della tigre bianca Byakko, divenendo perciò uno dei quattro animali di buon augurio assieme al drago, alla fenice, e alla tartaruga (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Namazu: è un enorme pescegatto in grado di dare origine a terremoti (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Nihon no ryū: draghi giapponesi; sono diverse creature  amalgamano  leggende locali con storie importate da Cina, Corea ed India (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Ningyo lett. pesce-umano, sirena; è uno yōkai del mare. Anticamente, era descritta con un torso umano, una bocca di scimmia, denti da pesce, una coda anch’essa da pesce ricoperta di scaglie dorate ed una dolce voce simile al suono di un flauto od al canto di una rondine. Tuttavia, catturare una ningyo porta tempeste e sfortuna, infatti i pescatori avvertono gli altri pescatori di rigettare immediatamente questa creatura negli oceani qualora venisse pescata. Si dice anche che quando una ningyo si arena sulle spiagge, provoca guerre e calamità in quei luoghi.
  • Nue: ha la testa di una scimmia, il corpo di un cane procione, le zampe di una tigre, la coda di un serpente ed emette il verso di un tordo dorato. Secondo la leggenda, il Nue è in grado di trasformarsi in una nuvola nera e viene spesso descritto come un essere malvagio, portatore di disgrazie e malattie (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Nure-onna: “donna bagnata”è uno yōkai caratterizzato da un aspetto draconico o anfibio, la cui principale peculiarità è il corpo simile ad un enorme serpente e la testa di una giovane donna (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Shachihoko o shachi: è un animale con la testa da tigre e il corpo da carpa. Si credeva che questo animale causasse la pioggia, e pertanto, i tetti dei templi e dei castelli erano spesso ornati con decorazioni realizzate nella forma di uno Shachihoko, al fine di proteggerli dal fuoco. La parola shachi significa anche orca.
  • Shikigami: “spirito servitore”; sono un tipo di spiriti che possono essere evocati da un onmyōji, similmente ai famigli della stregoneria occidentale. Gli shikigami sono invisibili alla maggioranza delle persone, ma secondo gli onmyōji dell’epoca Heian, che si dice fossero in grado di utilizzarli, avrebbero in genere l’aspetto di piccoli oni. Sebbene invisibili, gli shikigami potrebbero, su ordine dell’onmyōji, assumere forme umane o animali, possedere o stregare le persone, e anche causare dolore fisico o morte. Si ritiene che gli shikigami abbiano avuto origine nelle dodici divinità tutelari mensili (Chōmei, Kakai, Jūkai, Densō, Shōkichi, Shōsen, Taiichi, Tenkō, Daishō, Kōsō, Daikichi e Shinkō) trovati sulla tavola di divinazione cosmica circolare (shikiban; . shipan) usato nei metodi di divinazione chiamati rikujin shikisen (Ch. liuren shizhan), e nelle “36 bestie” (sanjūrokkin), animali ritenuti competenti per le dodici ore del giorno). Nel successivo buddhismo esoterico, ricevettero gli stessi attributi dei “protettori del dharma” (gohō;), e vennero visti come divinità di ordine inferiore soggette ai comandi degli adepti di Onmyo. Gli shikigami appaiono frequentemente in raccolte di leggende come Konjaku monogatari e Ujishūi monogatari, dove vengono descritte come bambini (o giovani), piccoli animali e demoni, mentre in molti altri casi non rivelano affatto la loro forma. Konjaku monogatari riferisce che tutti gli adepti di Onmyōji posseggono shikigami, li invocano quando compiono magie e divinazioni, e lo obbligano ed eseguire i loro ordini quotidianamente. Tuttavia, si crede anche che il culto degli shikigami sia nato da un’associazione di segni magici di carta (katashiro) usati durante i rituali purificatori (harae) e rituali Onmyōdō, con le divinità del rituale di divinazione shikisen.
  • Ushi-oni: bue orco; detto anche gyūki, è una creatura della identificata come uno yōkai. La sua forma e le sue caratteristiche si differenziano secondo le tradizioni, ma in generale è una creatura descritta con corna e muso da bovino. Lo ushi-oni più famoso appare in una festività giapponese, lo Ushi-oni matsuri, che si tiene a Uwajima, nella prefettura di Ehime. Un altro ushi-oni famoso è un mostro marino che vive nei pressi della prefettura di Shimane e attacca i pescatori. La statua di uno ushi-oni è poi raffigurata nel tempio Negoroji di Takamatsu, nella prefettura di Kagawa, dove sono anche conservate le corna di uno ushi-oni ucciso circa quattrocento anni fa. Gli Ushi-oni sono menzionati delle Note del guanciale di Sei Shōnagon, un classico della letteratura giapponese del decimo secolo, e nel Taiheiki, scritto nel XIV secolo.
  • Yamata no Orochi: letteralmente serpente di Yamata, spesso indicato semplicemente con Orochi; descritto come un drago o un serpenteavente otto teste e otto code, con gli occhi rossi come ciliegie invernali. Il suo corpo era così gigantesco da poter coprire otto valli e otto colline, il suo ventre era sempre coperto di sangue e di fiamme e sul suo dorso crescevano hikage (muschi), hinoki (cipressi giapponesi) e sugi (cedri giapponesi) (leggi l’articolo su Wikipedia).

 

Tsukumogami: Yokay degli Oggetti

Un’altra classe di yōkai sono gli tsukumogami che significa letteralmente “Kami degli oggetti”.

Questo Yokai raggiunse la sua massima popolarità alla fine del X secolo, usato nella diffusione del Buddhismo Shingon “ad un pubblico vario, dai colti ai meno sofisticati, valorizzando le preesistenti credenze spirituali nello Tsukumogami”. 

Tali “preesistenti credenze spirituali” erano, come spiega Noriko Reider:

«Gli Tsukumogami sono oggetti di uso domestico animati. Una otogizōshi, “storia in compagnia”, intitolata Tsukumogami ki (Raccolta di Kami degli oggetti) del periodo Muromachi, spiega che dopo una vita di servizio durata quasi cento anni, gli utsuwamono o kibutsu (contenitori, attrezzi e strumenti vari) ricevono un’anima. Mentre si fa spesso riferimento a quest’opera come un’importante fonte per la definizione di tsukumogami, insufficiente attenzione è stata dedicata all’effettivo testo di Tsukumogami ki

Dal XX secolo gli Tsukumogami sono entrati nella cultura popolare giapponese a tal punto che i residui di insegnamenti buddhisti ancora presenti in essi sono definitivamente andati persi.

Attualmente, il termine è in genere applicato nel folklore a qualsiasi oggetto che abbia raggiunto il centesimo compleanno e così sia divenuto vivo e senziente. Si ritiene che, in generale, gli Tsukumogami siano innocui, o al massimo tendano a giocare qualche brutto scherzo occasionale, anche se possono essere rancorosi, capaci di unirsi tra loro per vendicarsi di coloro che li gettarono via sconsideratamente, credendoli inutili. Per evitare ciò, in alcuni santuari shintoisti, si officiano cerimonie apposite per consolare oggetti rotti ed inutilizzati.

Ecco dunque alcuni tra i più famosi Tsukumogami.  

  • Abumi-guchi: una creatura pelosa formata dalla staffa della cavalcatura di una comandante militare.
  • Bakezōri: uno zōri (tradizionali sandali di paglia) posseduto.
  • Biwa-bokuboku: un biwa animato, un liuto a manico corto
  • Boroboroton: un Futon animato
  • Chōchinobake: una lanterna animata, anche conosciuta come Burabura.
  • Ittan-momen: un rotolo di cotone animato.
  • Jatai: stoffe drappeggiate con paraventi pieghevoli.
  • Kameosa: un otre posseduto.
  • KarakasaoppureKasa-obake: un ombrello di carta animato (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Kosode-no-te: un kimono animato
  • Koto-furunushi: un koto animato, cioè uno strumento musicale cordofono appartenente alla famiglia delle cetre, derivato dal Guzheng cinese. Fu introdotto in Giappone durante il periodo Nara.
  • Kurayarō: una sella animata.
  • Kyōrinrin: fogli e pergamene posseduti.
  • Menreiki: una creatura spirituale composta da 66 maschere.
  • Minowaraji: un mantello di paglia animato.
  • Morinji-no-okama oppure Zenfushō: una teiera posseduta. 
  • Sesshō-seki: “pietra assassina”; è un oggetto magico e si dice che uccida chiunque entri in contatto con essa (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Shamichoro: uno shamisen posseduto, ovvero uno strumento musicale giapponese a tre corde, della famiglia dei liuti, utilizzato per l’accompagnamento durante le rappresentazioni del teatro Kabuki e Bunraku.
  • Shirouneri: una zanzariera animata.
  • Tsukugami: barattolo da tè animato che che Matsunaga Hisahide avrebbe usato per negoziare la pace con Oda Nobunaga.
  • Shōgorō: un gong animato
  • Ungaikyō: no specchio posseduto; inizialmente è solo uno specchio, ma si trasforma dopo aver superato i 100 anni. Da allora possiede anche i poteri di uno shōmakyō, oltre al potere di manipolare le persone che ci si riflettono (leggi l’articolo su Wikipedia).
  • Yamaoroshi: una grattugia posseduta.
  • Zorigami: un orologio animato.

 

Ancora Altri Yokay

Vi sono, nel folklore e nella mitologia giapponese, altri Yokay che non rientrano nè come oggetti nè come animali o umanoidi. Tra questi, ne cito alcuni.

  • Daidarabotchi: è un gigantesco yōkai le cui dimensioni smisurate si riflettono nella credenza secondo la quale le sue impronte avrebbero formato numerosi laghi e stagni. In una celebre leggenda, volendo misurare se fosse più pesante il Monte Fuji o il Monte Tsukuba, pose entrambi su un’enorme bilancia; fatto ciò, lasciò cadere il secondo, dando così origine alla sua cresta biforcuta.
  • Hiderigami “dio della siccità”. Pur rientrando tra i Kami, questa creatura è considerata una specie di yōkai che possiede il potere di provocare la siccità. Secondo una nota della raccolta di medicine e cure Bencao gangmu nell’enciclopedia Wakan Sansai Zue, lo Hiderigami misura tra i sei ed i nove centimetri di lunghezza, ha gli occhi in cima alla testa, ed è rapido come il vento. Nel Cento demoni del presente e del passato illustrati di Toriyama Sekien, è chiamato Hiderigami (魃 “Siccità”) oppure Kanbo (旱母 “Madre siccità”) ed è rappresentato come una bestia con un solo braccio ed un solo occhio. In Cina, una creatura simile si chiama Batsu. 
  • Kamaitachi: è uno yōkai, una creatura soprannaturale della mitologia giapponese, tradizionalmente associata al vento e diffusa in varie zone del Giappone, soprattutto montuose e, appunto, ventose. (leggi l’articolo su Wikipedia)
  • Nurikabe è uno yōkai chei manifesta come un muro invisibile che, durante la notte, impedisce o dirotta il cammino dei viaggiatori. Per allontanarl,o si ritiene che si debba colpire la base del Nurikabe con un bastone, in questo modo lo spirito svanirà; colpendo invece altre parti dello yōkai non sortirebbe alcun effetto. 
  • Uwan: è una voce senza corpo che abita nei vecchi templi o nelle case abbandonate. Secondo le antiche leggende che circolano nella Prefettura di Aomori, quando una persona entra in uno di questi edifici, sente il grido « Uwan! ». Solo le persone all’interno dell’edificio sentono queste voci, mentre chi si trova all’esterno non sente nulla. Dato che Uwan non ha corpo, non è una minaccia fisica. Certe leggende giapponesi dicono che un’Uwan sia composto da suono, luce ed altri elementi naturali. Tuttavia, durante il periodo Edo (1601-1868), gli artisti, come Sūshi Sawaki nella sua opera, rappresentarono questi demoni con un corpo fisico.

 

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