Binah

Binah la Terza Sefirah. La Comprensione

Descrizione

Corrispondenze

Binah in Atziluth

Binah in Briah

Binah in Yetzirah

Binah in Assiah

Qlipoth

 

Descrizione

Numero 3

Le due forze opposte trovano la loro espressione in una terza, l’equilibrio tra esse, che si manifesta su un piano inferiore rispetto a quello dei suoi genitori.

Il numero tre è intimamente associato all’idea della manifestazione nella materia.

Il triangolo è uno dei simboli assegnati a Saturno come dio della materia più densa.

Il triangolo dell’arte è usato nelle cerimonie magiche quando si vuole evocare uno spirito all’apparizione visibile sul piano della materia; per altri modi di manifestazione viene usato il cerchio.

 

Nome

Binah = Comprensione = Beth Yod Nun He = 2+10+50+5 = 67

Il significato dei nomi ebraici della seconda e terza Sefirah sono rispettivamente Saggezza e Comprensione.

La Saggezza suggerisce l’idea di conoscenza accumulata, delle infinite serie di immagini della memoria.

La Comprensione reca l’idea di una penetrazione nel loro significato, del potere di percepire la loro essenza e interrelazione, che non è necessariamente implicita nella saggezza, presa come conoscenza intellettuale.

Otteniamo così un concetto di una serie estesa, una catena di idee associate che immediatamente si correla con il simbolo Chokmah della linea retta.

A proposito della Comprensione otteniamo l’idea della sintesi, della percezione dei significati che avviene quando le idee sono correlate l’una con l’altra e, parlando metaforicamente, sovrimposte una sull’altra, in una serie evolutiva dal denso al sottile.

Questo è il principio-Binah, che lega assieme. Così la Comprensione è il principio sintetico della consapevolezza.

 

Appellativi 

Ama: l’oscura Madre sterile; Aima: la brillante madre fertile, Khorsia: il trono; Marah: il grande mare;

Nel cristianesimo, la Vergine Maria è ritenuta essere intimamente associata a Binah, la Grande Madre.

Da questa attribuzione, la nostra mente è condotta a concepire simbolicamente ciò che porta la vita in seno ma conserva la propria integrità.

In altre parole, il processo creativo non coinvolge la Madre nella vita della sua creazione, ma essa rimane in disparte e indietro, come base della manifestazione, come sostanza-radice da cui scaturisce la materia.

Viceversa, sebbene la materia abbia le sue radici in Binah, si trova su un piano totalmente diverso.

La Madre è l’energia che ha la tendenza a curvare le linee della forza virile per raggiungere la stabilità necessaria alla manifestazione.

Binah, la primordiale energia formativa, la genitrice di ogni forma, ma è indietro e oltre la sostanza che si manifesta, perciò è sempre-vergine.

 

Immagine

Una matrona, una bella donna corpulenta.

 

Posizione sull’Albero della Vita

KetherBinah è la terza Sefirah nel triangolo superno; è l’antagonista compensativa che equilibra l’energia di Chokmah; è in cima al Pilastro della Severità.

I Cabalisti affermano che Binah, la Comprensione, emana dalle profondità primordiali di Chokmah, la Saggezza.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che tutto emana da Kether. Binah sta in Kether così come Chokmah, ma in un’altra maniera.

Nel puro Essere, sebbene senza forma e senza parti, ci sono le possibilità sia della forza che della forma, di un polo positivo e di un polo negativo.

Ovunque esiste uno stato di tensioni interagenti che hanno raggiunta la stabilità, i Cabalisti riferiscono la condizione a Binah.

Prima, tutto era dinamico, tutto era rapido flusso in avanti ed espansione.

Dopo che Binah e Chokmah, come prima Coppia di Opposti, ebbero trovato l’equilibrio, tutto era Binah, e la stabilità era inamovibile.

Ma Kether, il grande Emanatore, continua a far manifesto il Grande Non Manifesto.

L’energia fluisce nell’Universo sconvolgendo l’equilibrio ed il ciclo si ripete.

Dunque Kether, concepito inevitabilmente come il bene supremo, fa pendere la bilancia a favore del principio dinamico Chokmah, opposto al principio statico Binah.

Ne consegue inevitabilmente che Binah, il perpetuo oppositore degli impulsi dinamici, sarà visto come il nemico di Dio, il malvagio.

Di conseguenza, la materia che ha radice in Binah è vista come l’antinomia dello spirito.

Binah è la radice primordiale della materia, ma lo sviluppo completo della materia avviene in Malkuth, l’universo materiale.

In Malkuth si realizza il principio della fecondità, che ha radice in Binah, e si attua sul piano materiale.

L’idea della fecondità è il motivo principale negli aspetti di Binah che si manifestano nel mondo di Assiah, il livello materiale.

Uno dei simboli di Binah è Saturno. Da Saturno a Satana la transizione è piuttosto facile, come lo è Tempo-Morte = Diavolo.

L’aspetto fecondità, equilibrando l’aspetto Tempo- Limite -Morte, è essenziale al concetto di Binah.

Il fattore Tempo-Limite-Morte pone la sua falce (Saturno) sul grano di Cerere (Malkuth), ed entrambi sono simboli Binah.

Binah rappresenta la potenza femminile dell’universo, proprio come Chokmah rappresenta quella maschile.

Essi sono il polo Positivo e polo Negativo, Forza e Forma.

Ciascuno capeggia il proprio Pilastro, Chokmah il Pilastro della Grazia, e Binah il Pilastro della Severità.

Freud non avrebbe discusso sull’attribuzione di Binah alla testa del Pilastro della Severità, anzi ha avuto molto da dire sulla immagine della Madre Terribile.

Ma è anche ovvio che il sesso non è certo estraneo a questi due fattori, così come esistono numerose applicazioni di essi che non sono sessuali.

La cosa importante è non permettere a idee preconcette di ciò che costituisce il sesso, di fuorviarci dal grande principio di stimolazione-fecondazione, del potenziale inerte e del principio attivo.

Ogni cosa è basata sul principio dello stimolo dell’inerte, tuttavia tutto il potenziale, da parte del principio dinamico, è ricavato direttamente dalla fonte di tutta l’energia.

Ogni relazione dell’esistenza manifesta coinvolge i principi Binah e Chokmah e, dato che il sesso è una così perfetta rappresentazione di essi, è stato usato come metafora in molte culture.

L’unità riproduttiva femminile è tutto-potenziale, ma inerte; la unità riproduttiva maschile è tutto-potente, ma incapace di procreare.

La conoscenza di questo continuo interazione di polarità è uno dei più importanti segreti dei Misteri.

In ogni relazione, noi siamo qualche volta positivi e qualche volta negativi, a seconda se le circostanze sono più forti di noi, o se noi siamo più forti delle circostanze.

Il matrimonio non è una faccenda di due metà, ma di quattro quarti, che si uniscono in equilibrata armonia di reciproca fecondazione.

 

 

Corrispondenze

 

Simboli

La Yoni. La Kteis. La Vesica Piscis. La coppa o calice. La Veste Esteriore dell’Occultamento.

Yoni è il termine hindu per simboleggiare i genitali femminili. Il meno noto termine Kteis ne è l’equivalente europeo.

Nei simboli religiosi hindù la Yoni e il Lingam sono molto frequenti, in quanto rappresentano l’idea dell’energia vitale e della fecondità.

La Veste Esteriore di Occultamento suggerisce chiaramente l’idea della materia come involucro fisico. In essa è contenuta e occultata la Veste Interiore di Gloria del principio vitale.

 

Corpo umano

Il lato destro del volto; l’emisfero cerebrale destro.

Si tratta della sede del pensiero logico, razionale, matematico, sia nella sua forma astratta e speculativa che in quella concreta e applicata.

Rappresenta quella forma di pensiero che si appoggia alle parole, che può venire scambiato e condiviso tramite il linguaggio.

Binah è la capacità di integrare nella propria personalità concetti e idee diverse, assimilandole e ponendole in comunicazione.

Quando Binah funziona a dovere, il pensiero è in grado di influenzare le emozioni, in virtù delle verità comprese e integrate nella personalità.

 

III° Comandamento

Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

 

Virtù. Il Silenzio.

John Keats parla del “canuto Saturno, silenzioso come una pietra”, evocando un’immagine sacra del poeta primordiale e il silenzio dell’influenza saturnina.

Saturno è davvero uno dei Vecchi Dei, interessato all’aspetto minerale della terra. Egli troneggia sulle rocce più antiche, dove non cresce pianta.

Il suo silenzio è una virtù che indica ricettività, il potere principale di Binah.

 

Vizio. L’Avarizia.

Dal Silenzio deriva il suo eccesso, l’avarizia, che nega troppo e vorrebbe tenere anche ciò che è inutile.

Quando questa prevale, abbiamo bisogno della generosa influenza di Chesed Giove per uccidere il vecchio dio, divoratore dei suoi figli, e regnare in sua vece.

 

Illuminazione. La Felicità

Ai suoi livelli più evoluti, Binah convoglia l’esperienza della Felicità, cioè il trasformarsi delle giuste conoscenze intellettuali nella gioia di chi sente di avere trovato le risposte.

Talvolta le risposte potranno arrivare da altre persone: incontrerai sempre le persone giuste al momento giusto. Perché il rapporto, anzi il modo di rapportarsi, è una chiave importante.

La cosa peggiore che mette in ombra questa chiave è la dipendenza dagli altri. Ciò è anche la causa delle lotte di potere nell’ambito dei rapporti affettivi che trasformano la gioia e l’eccitazione provocati dall’amore in un conflitto.

 

Esperienza Spirituale.

Visione del Dolore.

binah
La Pietà. Michelangelo Buonarroti.
S.Pietro – Vaticano

Binah ha due aspetti: la radice da cui ha origine ogni cosa, dunque la Madre de Tutto ma, nel contempo, è anche il principio di morte.

Ciò è riassunto nei simboli di Grande Madre e Saturno.

Il datore di vita nella forma è necessariamente anche il datore di morte; la forma deve morire quando il suo uso è esaurito.

Sui piani della forma, morte e nascita sono i due lati della stessa moneta.

L’aspetto Madre di Binah trova espressione nell’appellativo Marah, il Mare, che gli viene dato.

E’ un fatto curioso che Venere-Afrodite sia rappresentata come nata dalla schiuma del mare, e la Vergine Maria è chiamata dai Cattolici Stella Maris, Stella del Mare.

La parola Marah, che è la radice di Maria, è anche la radice della parola “amaro”. Così è facile comprendere La Visione del Dolore, che porta alla mente l’immagine della Vergine piangente ai piedi della Croce, col cuore trafitto da sette spade.

Un’altra meravigliosa rappresentazione artistica di questa esperienza è la Pietà di Michelangelo.

 

Binah in Atziluth

 

Colore: Cremisi

Tarocchi: Tre di Bastoni. Il Signore della Forza Stabile.

Esprime l’idea di un potere o di un’energia equilibrata.

Nome divino: Yhvh Elohim

Una spiegazione ebraico-ortodossa sui diversi Nomi divini, è questa: ad ogni divino Nome corrisponde un diverso attributo divino.

In linea generale, al Tetragramma corrisponde l’attributo della Misericordia, mentre ad Elohim corrisponde l’attributo della Giustizia.

L’alternanza dei diversi nomi corrisponderebbe all’alternarsi dell’attributo divino che prevale in quel momento.

Sul Tetragramma si ha modo di disquisire in molteplici contesti, eppure mai si sarà detto abbastanza.

La parola elohim ricorre più di 2.500 volte nella Bibbia ebraica, con significati che vanno da “dio” in senso generale (come in Esodo 12:12, dove descrive “gli dèi d’Egitto”), ad un dio specifico (per esempio in 1 Re 11:33, dove descrive Camos dio dei Moabiti, o ai frequenti riferimenti a Yahweh quale elohim di Israele), a demoni, serafini e altri esseri soprannaturali, agli spiriti dei morti fatti evocare da Re Saul in 1 Samuele 28:13 e persino a re e profeti (per es. Esodo 4:16).

La frase bene elohim, usualmente tradotta “figli degli dei”, ha un parallelo esatto nei testi ugaritici e fenici per riferirsi al concilio degli dei.

 

Binah in Briah

BinahColore: nero

Tarocchi: Tre di Coppe. Il Signore dell’Abbondanza. Rappresenta la fertilità

Nome arcangelico: Tzaphquiel (Tsade Phe Qof Yod Alef Lamed)

In questo nome la Forza cristallizzante dello Tsadde genera il Phe, segno della Parola Creatrice, capace di concepire il Qof, cioè un nuovo Universo ove funge da guida lo Yod, o pensiero attivo.

L’Arcangelo Tzaphquiel è conosciuto essenzialmente come un ordinatore. Ha il compito di trasformare le energie cosmiche in leggi, trasmutando dall’alto verso il basso idee valori ed energie.

Tzaphquiel non è da confondere con l’Arcangelo Tzadquiel, Arcangelo di Chesed, emanazione di Binah.

Allo stesso mono Binah corrisponde a Saturno/Crono e Chesed a Giove/Zeus, rispettivamente padre e figlio nella mitologia greca e romana.

L’Arcangelo di Binah, detto anche Binael, è padre di tutte le creazioni materiali, di tutte le solidificazioni e cristallizzazioni cosmiche.

E’ l’Ordinatore dell’Universo nella duplice valenza del termine: di colui che dà ordini e mette in ordine.

Trasforma le energie cosmiche (con particolare riguardo a quelle provenienti da Hochmah – Raziel), nelle Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo. Consente anche di capire il funzionamento della Macchina Cosmica.

A differenza dell’Arcangelo Raziel, AZIEL, che accorda Conoscenza intuitiva, cioè in virtù di una rivelazione improvvisa, la Saggezza accordata da Binael esige studio e riflessione.

 

Binah in Yetzirah

 

Colore: Marrone scuro

Tarocchi: Tre di Spade. Il Signore del Dolore.

Il suo simbolo nel mazzo dei Tarocchi è un cuore trafitto da tre spade. rappresentano l’aspetto distruttivo di Binah come Kali, la moglie di Siva, la dea indù della distruzione.

Nome angelico: Aralim, Troni.

Uno degli appellativi dato a Binah è Khorsia, il Trono.

Gli angeli assegnati a questa Sefirah sono chiamati Aralim, Troni. Come è naturale immaginare, i Troni hanno il privilegio di sostenere il Trono di Dio.

Ora, un trono suggerisce essenzialmente l’idea di una base stabile, di una fondazione solida, sul quale colui che regge il potere si asside e non può essere rimosso.

Dunque, il trono è, di fatto, una sorta di cuscinetto reggispinta, che assorbe la retro-pressione di una forza.

Binah, Marah, materia, è il cuscinetto reggispinta che dà la forza-vita dinamica alla sua solida base.

Secondo Steiner, si deve ai Troni il fatto che l’universo esista in forma fisica così come lo conosciamo, grazie all’emanazione della loro stessa energia, sviluppatasi in densità.

Effettuando una ricerca online sulle Sacre Scritture del termine Troni, si avranno interessanti risultati da leggere sotto una nuova luce.

 

 

Binah in Assiah

 

Colore: Grigio maculato di rosa

Tarocchi: Tre di Denari.

Il Signore delle Opere Materiali. Si riferisce alle attività nel piano della forma.

Idea: Shabbatai, Saturno

A Binah sono attribuiti il dio greco Crono corrispondente al dio romano Saturno, che altri non sono che il Tempo.

Binah, la Grande Madre, chiamata qualche volta anche Marah, il Grande Mare, è a Madre di Tutti i Viventi. Essa è l’utero archetipale mediante il quale la vita viene nella manifestazione. Qualsiasi cosa fornisce la forma per servire la vita come un veicolo appartiene a Lei.

Dunque Binah è restrizione e limitazione, vincolo e costrizione. La forma disciplina la forza con una severità spietata. Essa controlla la vita, l’ostacola e, tuttavia, la rende capace di organizzarsi.

La vita confinata in una forma, sebbene sia in tal modo nelle condizioni di organizzarsi ed evolversi, è molto meno libera di quanto lo fosse quando era illimitata (anche se non organizzata) sul suo proprio piano.

Dal punto di vista della forza che si muove liberamente (Chokmah), l’incarceramento in una forma è estinzione. La forza-Chokmah muore quando fentra in Binah.

Possiamo vedere quindi come debba apparire terribile la Grande Madre.

Il coinvolgimento dell’energia in una forma è il principio della vita e della morte.

 

Qlipoth

 

Binah
Lucifero – Dizionario Infernale – Collin de Plancy

Legione: Satariel

Coloro che nascondono, gli occultatori, i velatori. Sono spesse rappresentati con le teste velate di nero, con gli occhi minacciosi che si intravedono leggermente. Rappresentano le risposte che giacciono nell’oscurità. Sono perlopiù spiriti della falsità, dell’ingannevolezza delle apparenze.

 

Demone: Lucifugo oppure Lucifero

Come è ben noto, il nome Lucifero significa “portatore di luce”. Tale denominazione deriva dal latino lucifer, composto di lux (luce) e ferre (portare), sul modello del corrispondente greco phosphoros (phos=luce e phero=portare).

Il nome Lucifugo invece indica colui che fugge la luce, che la rinchiude in modo tale da non essere più vista.

 

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