Geburah la Quinta Sefirah. La Severità

Descrizione

Corrispondenze

Geburah in Atziluth

Geburah in Briah

Geburah in Yetzirah

Geburah in Assiah

Qlipoth

Descrizione

Numero 5

Il numero Cinque rappresenta i quattro elementi più l’etere. E’ la materia vitalizzata, la quintessenza.

La Legge del Quinario esprime l’unione del binario e del ternario, ossia del male e del bene. E’ carattere di tutti gli esseri della natura, che nella loro composizione suppongono il principio della distruzione.

 

Nome

Geburah = Severità; Rigore = Gimel Beth Vau Resh He = 3+2+6+200+5 = 216 = 9

 

Appellativi 

Din: giustizia, giudizio.

Pachad: punizione, paura.

 

Immagine

Un potente Re guerriero sul suo carro da battaglia.

Geburah è il Re che governa in guerra: con il braccio destro protegge il suo popolo, impugnando la spada del diritto, e assicura che venga fatta giustizia.

 

Posizione sull’Albero della Vita

KetherQuesta Sefirah si trova al centro del Pilastro della Severità, ed è opposto e complementare a Chesed.

Geburah potrebbe apparentemente essere considerato come l’aspetto cattivo dell’Albero della Vita, tuttavia, non è affatto il Nemico o l’Avversario.

Esiste un tipo di amore che può incutere soggezione, come il timore di Dio. Questo tipo di amore è di una qualità completamente diversa dalla comprensione Chesed.

Geburah fornisce l’elemento del timore, della paura del Signore che è il principio della saggezza. Ciò induce un completo rispetto che mantiene sulla retta e stretta via.

Potrà sembrare strano, ma questo tipo di amore è assai più costante e permanente, ed è persino più soddisfacente a livello emozionale rispetto all’amore in cui non c’è traccia di timore.

La funzione principale di Geburah è la distruzione, la decomposizione. Soltanto grazie a questa funzione è possibile liberare energie dalle forme e renderle attive.

Normalmente, siamo abituati a percepire come bene è ciò che è costruttivo e che accumula, e come male ciò che è distruttivo e che decompone.

Tuttavia, tale percezione cambia a seconda di ciò che si distrugge, ad esempio un agente patogeno, o delle cellule cancerogene.

Dunque, possiamo affermare che la triade costruttivo, conservativo e distruttivo non rientra nel binomio bene-male, ma che tale binomio possa riferirsi solo alle condizioni in cui agisce la triade.

Geburah il Distruttore, il Signore della Paura e della Severità è, di conseguenza, altrettanto necessario all’equilibrio dell’Albero della Vita quanto Chesed, il Signore dell’Amore.

Geburah è il cavaliere dalla lucente armatura, bello come il Sole nella sua forza, che uccide il drago.

Le iniziazioni di Marte, come quelle del rigido Saturno e dell’ingannevole Yesod lunare, sono necessarie all’evoluzione della coscienza quanto i Misteri del Rito sacrificale e della Crocefissione affidati a Tifereth.

Geburah è, appunto, il sacerdote sacrificale nei Misteri.

Il sacrificio non è la rinuncia a qualche cosa che è caro perché un Dio geloso non sopporta interessi rivali nei Suoi devoti ed è lusingato dal loro dolore.

Il sacrificio è una scelta consapevole di un bene maggiore preferibile ad un bene minore, come si brucia la legna nel camino per ottenere il calore del fuoco.

Così il sacrificio è, di fatto, la trasmutazione dell’energia latente del legno offerta sull’altare sacrificale del camino per essere tramutata nell’energia dinamica del fuoco.

Ciò che viene sacrificato è la forma, mentre l’energia in essa contenuta riappare con un’altra forma completamente diversa da quella di partenza, ma sempre sul piano fisico.

Lo stesso vale per le energie mentali e psichiche. Se il taglio è netto, se non ci sono doglianze, un’immensa quantità di energia psichica viene liberata per essere impiegata nel canale scelto.

Ma se il desiderio minore è un’espressione puramente inibita e negata, se la forma prescelta non è realmente posta sull’altare del sacrificio come una libera offerta, la sfortunata vittima avrà fatto il peggio di entrambi i mondi.

E’ qui che abbiamo bisogno che intervenga Geburah, il sacerdote che prende il sacrificio dalle nostre mani, anche se questo è il nostro primo nato, e lo offre a Dio con un colpo netto rapido e pietoso.

Geburah è il coraggio, la risoluzione che libera dalla macchia dell’autocommiserazione.

Ovunque c’è una qualsiasi cosa che è sopravvissuta alla sua utilità, Geburah sarà chiamato a brandire la spada.

Se osserviamo la vita vedremmo che il ritmo, è il suo principio vitale. Geburah è l’elemento dinamico che porta attraverso e sopra gli ostacoli per continuare il ritmo vitale.

Ovunque c’è egoismo questo deve trovarsi impalato sulla punta della lancia di Geburah; ovunque c’è violenza contro il debole, o lo spietato uso della forza, è la spada di Geburah, non il globo di Chesed, ad essere il contravveleno più efficace; ovunque c’è pigrizia e disonestà c’è bisogno della sacra frusta di Geburah; e là dove c’è una rimozione delle pietre di recinzione poste a protezione del nostro vicino, è la catena di Geburah che deve stabilire i limiti.

Quando si apprende l’obbedienza e il valore delle esperienze restrittive, si ottiene la prima iniziazione di Geburah.

La seconda si ottiene quando si impara a perdere la propria vita al fine di trovarla.

Esiste un certo tipo di coraggio che non teme la disgregazione, perché esso sa che tutti i principi spirituali sono indistruttibili, e finché permangono gli archetipi, ogni cosa può essere ricostruita.

Geburah è distruttivo soltanto per ciò che è temporale, ma è pur sempre il servitore di ciò che è eterno.

Binah è chiamato l’apportatore di morte in quanto esso è il datore di forma alla forza primordiale, rendendola statica.

Geburah è chiamato il Distruttore perché l’infuocata energia di Marte disgrega le forme apprese in Binah e le distrugge affinché l’energia primordiale sia di nuovo disponibile.

Binah sta perpetuamente vincolando l’energia nella forma mentre Geburah sta perpetuamente disgregando e distruggendo tutte le forme per liberare l’energia.

Ciò implica il mettere da parte la protettiva e preservatrice influenza di Chesed, in quanto il Sentiero delle Emanazioni tra Binah e Geburah passa da Chesed.

Geburah è il correttivo di Binah, senza il quale Binah vincolerebbe tutta la creazione nella rigidità.

Bisogna però tenere presente che nessuna Sefirah è esclusivamente di un tipo di forza, perché ciascuna emana da una Sefirah di polarità opposta e a sua volta emana una Sefirah di polarità opposta.

Ciò che è rappresentato realmente nella Saetta sono le fasi successive dello sviluppo di una singola energia. I Sefiroth emanano ma non si soppiantano a vicenda, rimangono come piani di manifestazione e tipi di organizzazione.

 

Corrispondenze

 

Simboli

Armi. Tutte le armi in generale, in particolare quelle aventi caratteristiche di Marziali: la spada, la lancia, la frusta e la catena.

Il Pentagramma. Figure con un numero variante di aspetti sono assegnate ai diversi pianeti. Nella magia rituale o talismanica vengono usate come il contorno di qualsiasi forma associata a una forza planetaria.

A Saturno, il pianeta più vecchio, il primo a svilupparsi nel tempo in evoluzione, è assegnata la più semplice figura bidimensionale: il triangolo.

La stabilità equilibrata di Chesed riceve una figura a quattro lati, il quadrato. Alla quinta Sefirah, in relazione con il Pianeta Marte, è assegnata la figura a cinque lati. Nel sistema Cabalistico cinque è considerato il numero di Marte e il Pentagono è il suo simbolo.

Qualsiasi altare in onore a Marte deve avere cinque lati, analogamente anche qualsiasi talismano marziano.

La Rosa Tudor.

E’ una rosa con cinque petali è simbolo di Marte. Tuttavia, la rosa è un simbolo di Venere, associato alla Sefirah Netzach.

Vi è infatti una forte relazione tra i Sefiroth Geburah-Marte e Netzach-Venere, la cui via passa attraverso Tifereth, il centro dell’equilibrio. Allo stesso modo vi è relazione tra Chesed-Giove e Hod-Mercurio.

La rosa Tudor si caratterizza per un colore duplice: bianco nella parte centrale del petalo e nel bocciolo, e rosso nei bordi. Il nome le deriva dal fatto di essere stata il simbolo della dinastia reale inglese dei Tudor, che regnò dal 1485 al 1603.

Fu Enrico VIII Tudor scelse questo simbolo in quanto rappresentava l’unione delle due precedenti famiglie reali, e cioè i Lancaster (rosa rossa), da cui discendeva sua nonna paterna Margherita Beaufort e gli York, che erano la famiglia di sua madre Elizabeth.

I Lancaster e gli York si sterminarono reciprocamente durante la Guerra delle Due Rose (1455-1485) che si concluse con la battaglia di Bosworth, in cui Enrico VII Tudor, erede dei Lancaster, sconfisse e uccise re Riccardo III di York, per poi sposarne la nipote, Elizabeth.

Queste Sefiroth formano delle coppie diagonali, e si trovano ai quattro angoli del quadrato centrale dell’Albero della Vita, al centro del quale si trova Tifereth. Questi cinque Sefiroth sono i cinque petali della Rosa di Tudor.

 

Corpo umano

Il braccio destro

 

Virtù

Energia, coraggio.

 

Vizio

Crudeltà, distruzione.

 

V° Comandamento

Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

 

Illuminazione

Riguarda il modo di interpretare gli avvenimenti passati della propria vita.

Pe avere accesso alla fonte di energia primaria, occorre liberarsi completamente dell’abitudine di succhiare energia dagli altri, il che spesso avviene a livello inconscio.

Per prima cosa occorre diventare consapevoli del meccanismo infantile della ricerca di attenzione altrui: il dramma del controllo inconscio.

Esso consiste in una scena familiare di cui noi stessi abbiamo scritto le battute e che ripetiamo più volte nella vita, senza neppure rendercene conto. Sappiamo solo che continuiamo ad incappare in situazioni analoghe, ripetendo le stesse scene.

Tale dramma può essere esaminato in una scala di valori che va dall’aggressivo al passivo.

L’atteggiamento controllante consiste nel trovare errori nel comportamento altrui e nell’intervenire in modo più o meno sottile, fino a sgretolare completamente la personalità dell’altro, al fine di impossessarsi della sua energia.

La forma aggressivo-passiva consiste nell’assumere un atteggiamento vittimistico e di eccessiva riservatezza, fino alla completa esclusione dell’altro che si sentirà rifiutato e sbagliato.

A grandi linee il comportamento può essere classificato come intimidatorio, inquisitore, riservato o vittimistico.

Di solito questi atteggiamenti, abbiamo detto, trovano origine nell’ambito familiare.

Le persone troppo chiuse in se stesse creano degli inquisitori, mentre degli inquisitori creano delle persone troppo chiuse in se stesse.

Gli intimidatori causano un atteggiamento vittimistico, o se ciò non funziona, otterranno in risposta lo stesso atteggiamento intimidatorio.

In questo modo i drammi si susseguono, avvicendandosi.

Chiarire il passato è un accurato procedimento grazie al quale si diventa consapevoli dei propri metodi personali di controllo, appresi durante l’infanzia nell’ambito della propria famiglia.

Diventando consapevoli del proprio dramma si è liberi di diventare qualcosa di più della parte che inconsciamente recitiamo. Si diventa in grado di autodeterminarsi e di attribuire un senso alla propria vita.

 

Esperienza Spirituale

Visione del Potere.

La corretta manipolazione del potere è una delle maggiori prove che possa essere imposta ad un essere umano.

Fino a questo punto nel suo progresso verso i gradi superiori l’iniziato impara le lezioni della disciplina, del controllo e della stabilità. Egli acquisisce ciò che Nietzsche chiama moralità da schiavo, cioè una disciplina necessaria all’impenitente natura umana, così fiera del suo orgoglio.

Nella Sfera di Geburah, però, egli deve acquisire le virtù del superuomo e imparare ad esercitare il potere e sottomettersi ad esso.

Dunque, neanche in Geburah l’individuo è una legge per se stesso, in quanto è sempre il servo del potere che esercita e deve adempiere ai suoi scopi, non servire i propri.

Un mago può pronunciare la parola di potere che scatena il vento, ma deve essere preparato a cavalcare il turbine. La sua è grande libertà, ma anche grande sforzo.

 

Geburah in Atziluth

 

Colore: Arancione

Tarocchi: Cinque di Bastoni. Lotta

Nome divino: Elohim Gibor. Dio Possente o Dio di Potenza.

Questo Nome divino indica un’energia violenta che mira al controllo e alla distruzione.

E’ il Dio che punisce, che infligge i castighi.

 

Geburah in Briah

Colore: Rosso scarlatto

Tarocchi: Cinque di Coppe. Perdita nel Piacere

Nome arcangelico: Khamael o Camael.

E’ detto La mano destra di Dio, oppure l’Angelo Punitore. Il suo compito è amministrare la Giustizia Divina ed è inflessibile nel compierlo.

Il Nome Camael deriva probabilmente dall’ebraico chammah חַמָּה che significa calore, ma anche rabbia. Così questo nome riporta all’ira divina.

Un altro termine simile è Qemuel קְמוּאֵל  che deriva da qum קוּם, che significa sorgere, alzarsi. Così il Nome Camael ricorda il ” Dio risorto ” oppure “sollevato da Dio” o ancora “colui che vede Dio” oppure colui che sta davanti a Dio.

Il nome Camaele talvolta è trasformato in Camillo, col quale viene citato l’Arcangelo, ma i due nomi hanno origine diversa. Tuttavia, vi si ritrova una piccola assonanza con la Sefirah Geburah.

Camillo deriva dal nome dato al giovane che si occupava delle cerimonie sacre, detto ‘kadmel’ in ebraico, ‘kadmilos’ in greco, ‘camillus’ in latino. In pratica significa ministro di Dio.

Camael non mai citato nella Bibbia, né ebraica né cristiana. Il Vaticano lo ha incluso nel divieto sulla venerazione degli angeli non menzionati nella Bibbia nel Direttorio della Pietà pubblica (2002).

Camael è citato nel libro di Enoch, un libro apocrifo e non incluso nelle Sacre Scritture.

Ad ogni modo, si dice che Camael sia il capo delle forze che hanno espulso Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden con in mano una spada fiammeggiante. Nell’iconografia, però, è ­­­spesso raffigurato con in mano un calice.

Camael è incluso anche nel Pseudo-Dionigi del V o VI secolo d.C., Corpus Areopagiticum come uno dei sette Arcangeli insieme a Michael, Gabriele , Rafael , Uriel, Jophiel e Zadkiel.

 

Geburah in Yetzirah

Colore: Scarlatto vivo

Tarocchi: Cinque di Spade. Sconfitta

Nome angelico: Seraphim, i Serpenti di Fuoco.

Convenzionalmente i Serafini vengono nominati come “spiriti ardenti”.

La parola śerāphim (שְׂרָפִים) è il plurale di serāph (שָׂרָף) che significa serpente e il serpente appare nella Bibbia davvero spesso.

Un passo notevole è di certo quello dell’Esodo e del serpente di bronzo.

Gli Israeliti partirono dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio.

Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché non c’è né pane né acqua e siamo stanchi del pane leggerissimo* (*si allude alla manna)».

Il Signore mandò contro il popolo serpenti serafim (brucianti) i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.

7Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore affinché tolga da noi il serpente». Mosè pregò per il popolo.

8Il Signore disse a Mosè: «Fatti un saraf (serpente) e ponilo su un’asta; chi sarà stato morso lo guarderà e guarirà».

9Mosè allora fece un saraf di rame (serpente di bronzo) e lo mise sopra l’asta; avveniva che se il serpente aveva morso qualcuno, questi guardava il serpente di rame e guariva. (Numeri 21,4-9)

Questo serpente innalzato su un’asta lo ritroviamo ancora oggi come simbolo delle farmacie e della medicina in generale. Lo conosciamo come il Caduceo di Esculapio, figlio del dio greco Apollo.

Nel Vangelo di Giovanni è scritto:

13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.  14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Sempre a proposito di serpenti e vita eterna, come non ricordare la seduzione di Eva:

Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». (Genesi 3,4-5)

In seguito a questa seduzione, avvenne la cacciata dall’Eden, rispettivamente del serpente, della donna e dell’uomo.

Poi il Signore Dio disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!». 23Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da cui era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’Albero della Vita. (Genesi 3,22)

Nel Libro di Isaia (6:1-3) si fa cenno alla visione del profeta Isaia di un serafino:

1 Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria».
4Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. 5E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».

Lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita nel De coelesti hierarchia li descrive come «coloro che accendono e mantengono il fuoco divino»:

«Il nome serafini indica chiaramente la loro incessante ed eterna rivoluzione attorno ai Principii Divini, il loro calore e ardore, l’esuberanza della loro intensa, continua, instancabile attività, e la loro tendenza ad assimilare ed elevare al proprio livello di energia tutti coloro che sono più in basso, infiammandoli e bruciandoli con il proprio calore, e purificandoli interamente con una fiamma ardente e divorante; e con una lampante, inestinguibile, inalterabile, raggiante e illuminante energia in grado di disperdere e distruggere le ombre delle tenebre.» (Dionigi, De coelesti hierarchia, VII).

 

Geburah in Assiah

Colore: Rosso maculato di bianco

Tarocchi: Cinque di Denari. Afflizione mondana

Idea: Marte

 

Qlipoth

Irasthoum: ombra della morte

Legione: Gol achab (abbreviato Gol’ab): corpi che bruciano.

Demone: Asmodeo. Questo demone è stato trattato nella quarta Sefirah, Chesed.

Per motivi contestuali ho ritenuto utile trattare in questo articolo il demone Ashtaroth. 

 

Ashtaroth (Astarot, Asteroth)

Astaroth è attribuito alla quarta Sefirah, Chesed. Tuttavia, ho ritenuto maggiormente utile trattarlo in questo contesto. 

Si tratta di un demone molto potente e temuto, a cui la demonologia attribuisce il ruolo di braccio destro di Satana.

Le origini e le varie interpretazioni di questo demone sono oggetto di differenti interpretazioni, spesso contrastanti.

Secondo alcuni, il nome Astaroth deriva dalla distorsione linguistica del nome di Astarte, la Grande Dea fenicia e cananea, sposa di Adon, legata alla fertilità, alla fecondità ed alla guerra. Questa divinità corrisponde alla Ishtar babilonese.

Con il passare del tempo, il culto di Astarte si diffuse in tutta l’area mediterranea e mediorientale, fino ad arrivare, in epoca ellenistica, ad essere accomunata alla dea greca Afrodite come Urania e Cipride.

Dunque, si ritiene che il nome Astaroth sia il plurale maschile del nome singolare femminile Astarte, un po’ come Sefiroth è il plurale maschile di Sefirah, che invece è singolare femminile.

Questa tesi però non regge, in quanto nelle Scritture sono sovente menzionate le Astarti (femminile plurale) come consorti di Baal.

Gli Israeliti continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal, le Astarti, gli dèi di Aram, gli dèi di Sidone, gli dèi di Moab, gli dèi degli Ammoniti e quelli dei Filistei; abbandonarono il Signore e non lo servirono più. (Giudici 10,6).

 

Astarot invece, è menzionato come luogo, precisamente come una città nel regno di Basan, proverbiale per i ricchi pascoli e le folte foreste, nonché territorio fertile e arabile composto da un terreno di origine vulcanica.

Basan si trovava a oriente del fiume Giordano fra il Galaad a sud e il monte Ermon a nord. Le principali città citate nell’Antico Testamento sono Aštaroth, Edrei, Golan e Salchah.

C’è però anche un altro nome con cui la dea Astarte viene spesso confusa: si tratta di Asherah (אֲשֵׁרָה) che nella mitologia semitica e cananea è la paredra del dio del cielo El e compare in un vario numero di fonti, tra cui testi in accadico come Ashratum/Ashratu e in ittita come Asherdu(s), Ashertu(s), Aserdu(s) o Asertu(s).

Asherah è generalmente considerata coincidente con la dea ugaritica Athirat (nome è più correttamente traslitterato come ʼAṯirat).

Nella Bibbia viene spesso associata Baal, fra gli dei il cui culto si era infiltrato in Israele e doveva esserne espulso. Per questo motivo alcuni studiosi la confondono con altre dee semitiche della fertilità, come Ishtar o Astarte, possibili paredre di Baal.

2Re 23,4 Il re comandò al sommo sacerdote Chelkia, ai sacerdoti del secondo ordine e ai custodi della soglia di portare fuori dal tempio del Signore tutti gli oggetti fatti in onore di Baal, di Ashera e di tutto l’esercito del cielo; li bruciò fuori di Gerusalemme, nei campi del Cedron, e ne portò la cenere a Betel.

Il culto di Asherah prevedeva l’installazione di oggetti di culto in forma di pali o forse alberi stilizzati, anch’essi indicati col termine “asherot”.

 

Ma con loro vi comporterete in questo modo: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri (Ascerot = Alef Shin Yod Resh Tau), brucerete i loro idoli nel fuoco (Deuteronomio 7,5).

E poi di nuovo

1Queste sono le leggi e le norme che avrete cura di mettere in pratica nella terra che il Signore, Dio dei tuoi padri, ti dà perché tu la possegga finché vivrete nel paese.
2Distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi: sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verde. 3Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue dei loro dèi e cancellerete il loro nome da quei luoghi (Deuteronomio 12,1-3).

 

Nel Secondo Libro dei Re, leggiamo:

Si eressero stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde (17,10).

[…]

1Nell’anno terzo di Osea, figlio di Ela, re d’Israele, divenne re Ezechia, figlio di Acaz, re di Giuda. 2Quando egli divenne re, aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abì, figlia di Zaccaria. 3Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Davide, suo padre. 4Egli eliminò le alture e frantumò le stele, tagliò il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, che aveva fatto Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustàn (18,1-4).

[…]

Fece a pezzi le stele e tagliò i pali sacri, riempiendone il posto con ossa umane (23,14).

 

 

L’affermarsi di Astaroth come importante demone è avvenuto in epoca medievale e moderna e possiamo trovarne traccia nell’opera De praestigiis daemonum scritta da Johann Wier nel 1577, e in particolare nell’appendice Pseudomonarchia daemonum.

Nella sua opera Wier, in cui elenca una lista di demoni con descrizioni accurate nonché i rituali più appropriati per evocarli, descrive Astaroth come un duca forte e potente che cavalca un drago infernale mentre stringe in mano una vipera.

Un angelo caduto molto intelligente che possiede la facoltà di insegnare al mago che lo ha evocato ogni segreto sulle arti e sulle scienze e rivelare i luoghi dei tesori nascosti.

Pare inoltre che non disdegni di parlare della creazione e della caduta degli angeli ribelli dei quali conosce tutte le vicende.

Può essere evocato soltanto il mercoledì e occorre fare attenzione all’odore fetido che emana.

Gli stessi concetti vengono ripresi ed esplicitati nel ben più celebre (e recente) Dictionnaire Infernal, un libro pubblicato per la prima volta nel 1818 e scritto da Collin de Plancy che ha preso ispirazione da varie opere antecedenti tra cui La Chiave di Salomone. Esistono diverse edizioni del libro ma la più famosa è forse quella del 1863.

Astaroth, infatti, viene descritto come un uomo nudo con principali ali di drago e secondarie ali piumate che cavalca un lupo o un cane indossando una corona e stringendo in mano un serpente.

E’ inoltre ricordato come uno dei sette principi dell’inferno che hanno visitato Faust, e appare come un serpente con la coda colorata, due piedi piccoli, un collo di castagno, e spine simili a un riccio che possono crescere fino alla lunghezza di un dito.

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