ghimel

3. Ghimel. La Forza di Procedere

Forma

Nome

Numero

Parole con la Ghimel

Corrispondenze della Ghimel

Forma

Ideogramma

gimel
Lettera dell’alfabeto fenicio o protocananeo

L’ideogramma del Sinai rappresenta il collo di un cammello. Il fenicio verticalizza la grafia.

che, nel greco arcaico, si erge totalmente. 

Nel greco arcaico la lettera si erge totalmente e nel moderno  si ribalta lateralmente, dando origine alla Gamma (maiuscolo Γ, minuscolo γ) che corrisponde alla G latina.

 

 

Vau Yod

Ghimel è composta da una Vau con una Yod in basso a sinistra, come fosse il piede di una persona che corre. 

L’atto del correre può rappresentare un andare, un allontanarsi. Si tratta della spinta ad uscire da se stessi, dai propri schemi, dalle proprie convinzioni, abbandonando i propri limiti. Ghimel è la volontà di evolversi, di crescere, di espandersi.

La terza sezione della Torah (Ghimel è la terza lettera dell’Alefbet) è Lekh Lekhà, la sezione nella quale Dio chiede ad Abramo di lasciare la sua famiglia, la sua terra, il suo popolo, e di mettersi in viaggio alla ricerca della Terra Promessa. Abramo non sapeva di quale terra si trattasse, non aveva idea di dove sarebbe andato, ma accettò. 

Lekh Lekha significa letteralmente: “Vai Vai!”, ma è possibile tradurre questa espressione anche come: “Vai a te stesso”. 

Questo è il viaggio che porta alla scoperta delle proprie terre interiori, nella parte più profonda di se stessi. 

Il viaggio si conclude sempre con una rinascita poiché questo è il culmine a cui la libertà può arrivare: essere liberi anche da se stessi. Dunque, la liberazione ultima è di tipo narcisistico.

Ghimel rappresenta anche la velocità, origine e sede della potenza del movimento.  La massima potenza di movimento è la velocità della luce. 

In un versetto di Ezechiele (1.14) leggiamo: le Creature viventi correvano e ritornavano (ratzo va-shov), detto a proposito delle quattro creature viventi, essenza della vitalità cosmica.

 

Nome

 

Ricompensare e Svezzare

In qualità di verbo, gamal גָּמַל significa trattare in modo adeguato, svezzare, maturare.

Il sostantivo maschile  גְּמוּל gemul indica un beneficio, una ricompensa.

Sembrano due significati completamente diversi, che non hanno nulla in comune ma, se facciamo attenzione, scopriamo che non è così.

In ebraico, Ghemilut Chasadim significa elargire beneficenza. Letteralmente significa “ricompense per la gentilezza”.

Chi fa un dono o una donazione è colui che ha, ed ha anche il potere di separarsi da ciò che ha.  Dunque è ricco e potente. 

Chi riceve, invece, è in una posizione inferiore, di necessità, che il dono dovrebbe lenire compensando la disparità. Tuttavia, la compensazione sarà solo temporanea. 

Il Potere e la Necessità sono alleati nella stessa battaglia contro la liberazione da qualsiasi giogo. Essi innescano un meccanismo perpetuo di interdipendenza reciproca. 

Ecco perchè gamal גָּמַל significa sia ricompensare che svezzare: perché non si inneschi questo meccanismo, affinché ci si possa liberare dal giogo.

Donare e ricevere devono essere gesti fine a se stessi, senza conseguenze.  Più precisamente, si deve rinunciare a qualsiasi controllo sulle conseguenze. Non deve esserci alcun interesse, nessuna aspettativa rispetto alle nostre azioni. Occorre fare ciò che va fatto e poi lasciare che le cose vadano come devono andare. 

Anche andare avanti è un gesto che dovrebbe essere fatto in questo modo. Quante volte capita di andare avanti, senza sapere dove. Purtroppo ciò è vissuto con mestizia, come se fosse un inutile e vano vagare.

Ma è davvero necessario conoscere e decidere anticipatamente i propri fini, cercando sempre di prevedere i risultati delle proprie azioni e delle proprie scelte?   

Forse non dobbiamo decidere tutta la nostra vita e definire noi stessi una volta per tutte, qui e ora. Siamo esseri mutevoli in un mondo mutevole. 

Vale davvero la pena di incaponirsi come bambini capricciosi che vogliono il loro giocattolo, per poi annoiarsi subito dopo e desiderarne un altro?

Dunque, sgraviamoci da questo peso, doniamo alla vita un ruolo nella nostra vita. Magari scopriremo che sa essere più gentile di quanto crediamo.   

 

 

 גָּמָל Gamal, il Cammello

Finora la lettera Ghimel ci ha ricordato cosa rappresenta il nostro evolvere: un andare avanti, senza pretese. Forse, detto così, fa un po’ tristezza, proprio come un cammello che attraversa il deserto: niente acqua e un sole rovente che lascia ben pochi anfratti in cui nascondersi. Eppure, il cammello se la cava benissimo, anzi, se la spassa, tra un’oasi e l’altra. Se fosse una persona sarebbe sotto una palma in una bella spiaggia di sabbia bianca con un mojito in mano.

Gli animali sono archetipi: il loro principio vitale plasma le loro caratteristiche fisiche e comportamentali. Osservandoli, si traggono profondi insegnamenti. Del resto, si impara per emulazione.

Le figure di diversi animali sono usate come emblemi per rappresentare particolari caratteristiche dell’atteggiamento umano. Nel Talmud è scritto che, se non avessimo ricevuto la Torah, sarebbero stati gli animali ad insegnarla. In Pirké Avòt, una raccolta dei detti dei Padri, nel capitolo 5,20 è scritto:

Devi essere duro come la tigre, leggero come l’aquila, veloce come la gazzella e forte come il leone 

per eseguire la volontà di tuo Padre che è nei cieli.

 

L’esperienza del deserto è l’esperienza del silenzio e della solitudine, in cui la vita sembra arida e sterile. Attraverso il deserto facciamo esperienza della mancanza e, con essa, del desiderio. Il desiderio e la mancanza sono il motore di questa vita. Spesso vengono confusi con l’amore, fino a divenire possessione e controllo. 

Il Cammello è l’animale  che attraversa il deserto portando con sé una riserva d’acqua, che è tutto ciò che gli occorre. Anche noi, nel nostro viaggio chiamato vita, dovremmo portare solo l’essenziale: l’acqua, la vita che è in noi. Invece, dimentichiamo di essere fatti di acqua e di essere la nostra stessa fonte di vita, senza aver bisogno di altro.   

Questa è la metafora e l’insegnamento del Cammello: porta con te l’essenziale, cioè te stesso, e lascia che tutto il resto, che è superfluo, vada e venga. Non preoccuparti: sopravvivrai e vivrai una vita piena. L’esperienza del deserto è dura, ma è la sola via che conduce alla porta: Dalet, la prossima lettera. Solo se avrai lasciato andare tutto ciò che è superfluo potrai entrare.

 

Gamla, il Ponte

In aramaico, Gamla significa ponte. Niente di meglio per simboleggiare l’attraversamento, il passare dall’altra parte. Gli ebrei sono degli attraversatori nati. 

Il Nome con cui identificano se stessi, ebrei, condivide la radice con il verbo עָבַר abar, che significa passare sopra o attraverso, attraversare.

 

Numero 3

Il 3 rappresenta il movimento e, di conseguenza, il cambiamento. Essi, necessariamente, implicano la separazione.

Tre è il simbolo della sintesi degli opposti: l’1 emana il 2 mediante scissione, il 3 li riunifica (1+2) creando, però, qualcosa di diverso.

L’atto creativo divino è un’ opera di separazione, dunque anche il percorso creativo della vita dell’uomo implica questa esperienza: allontanarsi, andare via, partire. Questo è lo stato nel quale si sperimenta la spoliazione (Dalet).

Al suo livello più alto, il numero tre contiene il segreto della triplice natura di Keter (La Corona, la Sefirah più alta):

  • la Corona della Torah, detta anche l’Estremità Inconoscibile
  • la Corona del Sacerdozio (Kehunà), detta anche il Cranio
  • la Corona del Regno (Malkhut), detta anche il Cervello Segreto (Da’at)

Tale triplicità è presente anche nella Luce Infinita, con i Nomi di Unico (Yachid), Uno (Echad) e Primordiale (Qadmon).

Anche la Torah è composta da tre parti: il Pentateuco, i libri dei Profeti e gli Agiografi.

Nella Torah vi sono 3 patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe, che corrispondono alla seconda triade dell’Albero della Vita:

  • Abramo, personifica il Chesed, la Grazia, e significa: fiducia, speranza, bontà divina. Egli appare nella luce del sole che sorge: visse amato e rispettato da tutti.
  • Isacco, personifica Geburah, la severità, la giustizia senza compromessi; Egli non incontrò che difficoltà che lo costrinsero a chiudersi in se stesso e nelle sua famiglia.
  • Giacobbe personifica Tifareth, la bellezza, ed è la via mediana tra i due precedenti, ottenuta dopo una conversione. La Conversione implica un cambiamento di direzione che, sull’Albero della Vita, significa salire verso Kether dopo la discesa in Malkuth.

Giacobbe, in ebraico significa bugiardo. In effetti, Giacobbe è quello che si direbbe un mascalzone ma, ad un certo punto, va in crisi e lotta con un angelo.

Questa lotta tra Giacobbe e l’angelo ha dato origine ad un sacco di speculazioni di rabbini, psicologi, psicanalisti e quanti altri, che ne hanno tirato fuori di tutto e di più, ma che in sintesi indica il conflitto interiore mediante il quale può avvenire la chiarificazione del Sé. 

Dopo la lotta con l’angelo, Giacobbe diventa la personificazione del concetto di emet, Verità. Quindi la Sefirah Tifareth, la Bellezza, è anche la Verità. I concetti di buono e bello, normalmente, sono concetti morali ed estetici ma, nella Cabala, non lo sono affatto e corrispondono alla Verità. 

Giacobbe, dopo la lotta con l’Angelo, diventa il più grande dei patriarchi, stabilendo l’equilibrio tra gli atteggiamenti e gli insegnamenti apparentemente opposti dei suoi predecessori, Abramo e Isacco, e diviene il padre dei dodici da cui verranno le 12 tribù di Israele. 

 

 

Terzo Giorno della Genesi (1, 9-13)

e disse ויאמר Elohim אלהים 

si leghino יקוו le acque המים sotto מתחת i cieli השמים 

verso אל il luogo מקום uno אחד 

e vedrai ותראה l’asciutto היבשה 

e fu ויהי così כן

e chiamò ויקרא Elohim אלהים l’asciutto ליבשה terra ארץ 

e il bagno ולמקוה delle acque המים chiamò קרא mare (ovest) ימים 

e vide וירא Elohim אלהים che כי era buono טוב

e disse ויאמר Elohim אלהים 

germoglierà תדשא la terra הארץ 

un germoglio דשא di erba עשב dalla semina מזריע del seme זרע

un albero עץ da frutto פרי crea עשה il frutto פרי della sua specie למינו

che è אשר il seme זרעו dentro di lui בו sopra על la terra הארץ 

e fu ויהי così כן

e uscì ותוצא dalla terra הארץ un germoglio דשא di erba עשב

 

 

 

Parole con la Ghimel

 

גאל Ga’al  riscattare, liberare

גאל Go’el   liberatore

גלגל Galgal ruota

גלגלים Galgalim  le ruote (dei cherubini)

גלגלת Golgotha  luogo del cranio

גולגולת Gulgolet  cranio, testa; indica anche la persona

 

גבר Geber  Guerriero, eroe

 גבור Gibbor Forte (pl. Gibborim = i forti)

גבורח Geburah  La forza

גבריאל Gabriel  forza divina, uomo di Dio

 

גְּמַלִּי Ghemalli – nome proprio – un Danita

גַּמְלִיאֵל Gamlielnome proprio maschile – un manassita

גָּלַם galam  verbo – avvolgere, piegare, piegare insieme

גֹּלֶם golem  – sostantivo maschile – un embrione

גַּלְמוּד galmud – aggettivo – vosolitaria, sterile

 

Corrispondenze della Ghimel

LetteraE’ la prima lettera incisa nel palato

E’ la seconda delle lettere doppie

Riceve il daghesh: con daghesh è una G morbida, senza daghesh è una G dura.

Corrisponde alla Gamma greca (maiuscolo Γ, minuscolo γ) e alla G latina

FormaPersona che corre

Vau e Yod

NomeGhimel Mem Lamed = 73

Ricompensare e Svezzare

Cammello

Ponte

Valore numerico3
Valore di posizione3
Mese
Festività
ZodiacoLuria: Marte   –   Donnolo: Giove
Tribù
OrganoLuria: Orecchio dx   –   Donnolo: Occhio dx
SensoLuria: Ricchezza   –   Donnolo: Pace e Guerra
SentieroIl Tredicesimo Sentiero è detto Coscienza Unificante (Coscienza che conduce all’unità) ed è l’essenza della Gloria. E’ la consumazione dell’essenziale Verità dell’essere spirituale unificato.

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