Kether

Kether, la Prima Sefirah. La Corona

Descrizione

Corrispondenze

Kether in Aiziluth

Kether in Briah

Kether in Yetzirah

Kether in Assiah

Qlipoth


Descrizione

 

Numero

Kether è il Sentiero Numero Uno. In esso vige La Legge dell’Unità: Unico è il principio, unica è la forza, unica è la materia.

 

Nome

Kether – La Corona – Kaf Tau Resh = 620 = 8

La Corona è qualcosa che viene sovraimposto alla testa, ma non è la testa. Ciò fornisce un chiaro indizio sul fatto che Kether appartiene al nostro cosmo, ma non è in esso.

Infatti, Kether non ha né forma né tempo, ma è puro essere, non limitato da forma o reazione. E’ chiamato la non esistenza ed è ciò che sta dietro alla manifestazione, che la emana, la proietta, ma non è assorbito in essa.

Kether non è manifesto ma, essendo la causa della manifestazione, si trova dietro i Quattro Elementi primordiali, Terra, Aria, Fuoco e Acqua, ovvero dietro le quattro condizioni della materia: solido, liquido, gassoso, eterico.

Pertanto, è la natura di Kether a condizionare tutte le cose e tutte le cose si sono evolute da Kether.

 

Appellativi

Il Sepher Yetzirah chiama Kether l’Intelligenza Occulta

Questo appellativo è confermato da parecchi altri titoli assegnati a Kether nella letteratura Cabalistica, quali:

l’Occulto dell’Occulto; l’Altezza Imperscrutabile; Esistenza delle Esistenze; Antico degli Antichi; Antico dei Giorni; il Punto Primordiale; il Punto dentro il Circolo; il Sommo; il Vasto Volto; la Testa che non è; la Testa Bianca; Macroprosopos; Amen; Lux Occulta; Lux Interna; Egli.

 

Immagine

Un Re, vecchio, barbuto, visto di profilo.

Come un re governa tutte le cose secondo la sua volontà suprema e indiscussa, così la natura di Kether da origine e condiziona tutte le cose.

Questo Re è vecchio, in quanto Kether esiste fin dal principio, quando volto non vedeva volto, e tutte le cose si sono evolute da esso. Perciò è detto l’Antico degli Antichi e l’Antico dei Giorni.

La figura barbuta ha un simbolismo che deve essere associato ai peli della barba del rabbino, di cui ogni pelo ha un significato diverso e particolare.

Lo Zoahr dice di questo antico re barbuto è tutto lato destro.

Dunque, noi lo vediamo di profilo, non a viso pieno, perché un aspetto di esso rimane sempre nascosto, come il lato nascosto della Luna.

Questo lato di Kether è il lato Non Manifesto che non possiamo comprendere né vedere, essendo noi esseri che appartengono alla manifestazione.

 

Posizione sull’Albero della Vita

Kether

 

Kether è l’origine, dunque la radice, dell’Albero della Vita. Così l’Albero risulta capovolto, dato che possiede le radici in alto e i rami in basso.

Kether è la Prima Sefirah, l’Origine di tutte le Sefiroth, ma che ha la sua origine nell’En Sof. Dunque, non si manifesta con le altre Sefiroth. La decade è completata da Da’at (conoscenza) al posto di Kether.  

Essa è il trascendente, l’ineffabile, e da essa dipendono, all’indietro, i Veli Negativi dell’Esistenza.

Perciò, per quanto riguarda l’origine da cui scaturisce Kether, non possiamo saper nulla.

Kether ha in sé il segreto del passaggio di stato che va dal Non-Essere all’Essere.

E’ la radice da cui tutto scaturisce, appartenente a una dimensione diversa, a un diverso ordine di esistenza.

L’essenza di ogni cosa non è mai nella manifestazione, ma è sempre la sua base sotto­stante e retrostante.

Tuttavia, Kether è anche il Primo Manifesto, cioè la cristallizzazione primaria nella manifestazione di ciò che è stato fin qui non manifesto, ma che da kether in poi va palesandosi: l’inconoscibile diviene conoscibile.

Proprio come la Corona è posta sopra la testa di un re, Kether è la Corona dell’Uomo Celestiale o Adam Kadmon (formato dalle Sefiroth: Chesed, Geburah, TiferethNetzach, Hod e Yesod).

Come la Corona non fa parte della testa ma la cinge pur essendo cosa distinta, così Kether è fondamentalmente diversa dalle altre Sefiroth, essendone l’origine, dunque contenendole tutte.

Con l’esistenza manifesta si creano le coppie di opposti, ma in Kether non esiste alcuna divisione: Kether è l’Uno. Il suo posto è in cima al Pilastro Mediano dell’Equilibrio.

Infine, non soltanto in Kether non c’è separazione, ma non vi è nemmeno alcuna forma né tempo, dunque non c’è divenire.

 

Corrispondenze

 

Simboli

La Corona. Altre corrispondenze simboliche di Kether sono: la Svastica; il Loto dai Mille Petali; il Settimo Chakra.

 

Corpo umano

Kether non ha una corrispondenza specifica nel corpo umano ma, naturalmente, a volte la si associa alla sommità del cranio.

 

 Comandamento

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me.

 

Virtù: Raggiungimento e Completamento della Grande Opera

Il Raggiungimento e il Completamento della Grande Opera (per usare un termine preso in prestito dagli alchimisti).

Senza completamento non ci può essere raggiungimento e senza raggiungimento non c’è completamento.

Le buone intenzioni non servono a nulla ed hanno scarso peso nella bilancia della giustizia: noi siamo conosciuti per la nostra opera completata.

Vero è che abbiamo tutta l’eternità per completarla, ma dobbiamo completarla, fino allo Yod finale. Non esiste grazia nella giustizia perfetta, tranne quella che ci dà il permesso di provare di nuovo.

 

Vizio

Non essendoci alcuna separazione né dualità in Kether, non vi è alcun vizio complementare alla virtù.

 

Illuminazione

Il Sentiero Luminoso non può essere letto né raccontato, né si può spiegare ciò che Egli insegna. A nulla servirebbe cercare di carpirlo ad altri: potresti avere le informazioni riguardo al Sentiero, ma ti sfuggirebbero l’Illuminazione stessa. Dovrai scoprirlo da solo, nel corso della tua esistenza, o delle tue numerose esistenze, una alla volta ed ognuna diversa.

 

Esperienza Spirituale

L’esperienza spirituale assegnata a Kether è detta essere l’Unione con Dio.

Questa è la fine e lo scopo di tutta l’esperienza mistica e, se andassimo alla ricerca di qualsiasi altro obiettivo, saremmo come quelli che costruiscono una casa nel mondo dell’illusione.

Abbiamo detto che Kether non è inconoscibile. Infatti, la mente del mago deve abbracciarlo nelle sue visioni, addestrare la mente a concepire lo stato di puro essere senza attributi o attività.

Kether può allora apparire come un’accecante luce bianca, non differenziata dai raggi dal prisma della forma, in cui ogni pensiero diviene com­pletamente vuoto.

Tuttavia, non possiamo entrare in una modalità di consapevolezza tranne che riproducendola in noi stessi.

Di conseguenza, per riprodurre in noi stessi il modo di Essere che non ha né forma né attività, dobbiamo liberarci sia della forma che dell’attività.

In questo stato mentale la consapevolezza si dissocia e il pensiero non potrà essere ricostituito dal ritorno della consapevolezza.

In conclusione, se aspiriamo alla Visione di Kether in Atziluh, dobbiamo essere preparati ad entrare nella Luce e a non ritornare.

La Coscienza che ha la visione di Kether in Atziluth viene disintegrata.

Ciò non significa che sia annullata, ma che effettua un cambiamento dimensionale: si tratta, appunto, dell’Unione con Dio.

Questo stato mentale è lo scopo di tutta l’esperienza mistica. Qualsiasi cosa   trattenga dal raggiungimento di questo obiettivo, è avvertita dal mistico come un legame vincolante e, come tale, deve essere spezzato. 

Inoltre, per poter essere libero dalla forma, il mistico dovrà prima attenersi ai requisiti dei piani della forma: solo così riuscirà a sottrarvisi.

La forma è la matrice in cui la consapevolezza fluidica viene mantenuta finché acquisisce un’organizzazione e diviene un nucleo di individualità differenziato dal mare amorfo del puro Essere. 

Se il mistico produce una qualsiasi forma di dissociazione della consapevolezza, deve tornare alla disciplina della forma, finché non ha appreso la lezione e la sua coscienza non raggiunge un’organizzazione coerente e coesiva.  

Secondo la Cabala, Kether contiene una struttura tripartita, che nell’anima corrisponde alle tre esperienze di Fede, Beatitudine e Volere. Quello della struttura tripartita di Kether, è uno dei segreti più importanti di tutta la Cabala.

 

Kether in Atziluth

 

Colore: Brillantezza

Tarocchi: Asso di Bastoni. Radice dei Poteri del Fuoco

Nome divino: Eheyeh – אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה – Ehyeh ʾAšer ʾEhyeh – Io sono colui che sono.

Questa è la traduzione italiana comune della risposta che Elohim diede a Mosè riguardo il Nome da presentare agli Israeliti.

Esodo 3,13-15:

13 Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». 

14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». 

15 Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.

 

In ebraico, hayah significa esistito/esistette o era/fu. Ehyeh è la prima persona singolare dell’imperfetto e viene usualmente tradotta nelle Bibbie italiane con “Io sono” oppure “Io sarò” o ancora “Io mostrerò d’essere”.

Ehyeh asher ehyeh letteralmente si traduce con “Io sarò ciò che sarò” ma, stando alle regole della grammatica ebraica, la forma verbale utilizzata in ebraico è traducibile col tempo passato, presente e futuro. In questo modo è indicata una verità atemporale, che non nasce, non muta e non muore. 

Dunque, questo Nome apre alla consapevolezza dell’eternità e dell’immortalità. Soltanto con questo Nome la mente può sentire il potere illimitato della Sorgente da cui Tutto ha origine.

In Magia, ogni operazione dovrebbe cominciare con l’invocazione del Nome divino della Sfera in cui ha luogo l’operazione.

Ciò dovrebbe garantire che l’operazione sarà in armonia con l’Universo.

La risoluzione finale dell’operazione, invece, avviene con il Nome divino di Kether.

vale a dire l’affermazione Io Sono, Eheyeh, indicante l’essere puro, eterno, immutabile, senza attributi o attività, che è alla base, mantiene e condiziona Tutto il Creato.

Questa è la formula primaria di tutto il lavoro magico.

­Soltanto in Kether c’è la pura fonte di ogni energia. Per mezzo di Kether, del Grande Non Manifesto nascosto dietro i Veli dell’Esistenza Negativa, è tratto il potere.

L’energia derivata da qualsiasi altra fonte è un’energia limitata e parziale, che verrà sottratta a qualcosa per dirigerla altrove. Di conseguenza, ciò crea uno squilibrio, una disarmonia.  

Da qui in poi tutte le forze della natura saranno spontaneamente dirette verso la restaurazione dell’equilibrio normale delle tensioni. Perciò si ritiene che, per compensare tale squilibrio, il magista dovrà pagare ciò avrà ottenuto.

Tuttavia, se il Mago trae energia Non-manifesta direttamente da Kether in Atziluth mediante il Nome divino, aggiungerà nuova energia alla Manifestazione senza creare scompensi di alcun tipo.

Soltanto dovrà fare attenzione ad un dettaglio non certo trascurabile: l’energia tratta dovrà restare in equilibrio tra le coppie di forze opposte.

Ottenere ciò in realtà è molto semplice.

La meditazione su Kether dona un’intuitiva percezione che il risultato di un’operazione non ha la minima importanza.

Una volta che si è ottenuta quella percezione abbiamo la padronanza delle immagini astrali e possiamo rivolgerle nella direzione che ci piace.

Soltanto quando l’operatore non ha alcun interesse nel risultato dell’operazione sul piano fisico, egli ottiene questa padronanza completa sulle immagini astrali.

Egli è interessato unicamente nel portare l’energia nella Manifestazione. Non si preoccupa di quale forma quelle forze possono assumere, anzi lascia ciò a loro.

Esse certamente assumeranno la forma più consona alla loro natura e saranno migliori di qualsiasi disegno che la limitata conoscenza del magista potrebbe assegnare loro.

Io sono quello che sarà.

Impiegando un potere tratto dal Non Manifesto e spingendolo verso il basso, fino alla sua espressione nei piani della forma, le operazioni divengono parte del processo cosmico, conformandosi alla Natura, così essa non si rivolterà.

Agli studiosi è di solito insegnato che i tre Sefiroth superni – Kether, Chokmah e Binah – sono oltre il campo di lavoro pratico, prestandosi più alle esperienze mistiche.

Ciò è senz’altro vero, in quanto è impossibile agire all’interno delle Sfere Superne, ma è altrettanto vero – e taciuto – che è da queste Sfere che si trae il potere.

Le energie tratte dalle Sfere inferiori e manipolate, creano scompensi per i quali il magista non troverà pace né riposo, né le sue opere saranno stabili. Egli dovrà continuamente barcamenarsi per mantenere in equilibrio le tensioni che mantengono in essere le forme astrali.

In conclusione, Kether è la forma primaria di tutto il lavoro magico. Soltanto quando l’operatore non ha alcun interesse nel risultato dell’operazione sul piano fisico, egli ottiene la padronanza completa sulle immagini astrali.

 

Kether in Briah

 

Colore: Pura brillantezza bianca

Tarocchi: Asso di Coppe. Radice dei Poteri dell’Acqua

Nome Arcangelico: Metatron

ketherMetatron è uno dei due arcangeli il cui nome non finisce con il suffisso –el, che significa “di Dio”; l’altro arcangelo è Sandalphon.

Metatron e Sandalphon, prima di diventare Arcangeli, erano esseri umani, rispettivamente i profeti Enoch ed Elia, entrambi assunti nel Regno dei Cieli quando ancora erano in vita.

Questi due Arcangeli trasmettono gli ordini di Dio direttamente agli Angeli Gabriel e Samael.

Attraverso Metatron, conosciuto anche come il Principe dei Volti, si manifesta il mondo della mente archetipale, la cui influenza è la Sorgente di illuminazione di tutte le luci dell’Universo. 

Quindi, non soltanto lo spirito fluisce nella manifestazione e, di conseguenza, nella materia, ma anche la materia, mediante la propria energia, attrae energia nella manifestazione.

Questo è un punto importante per il magista, in quanto gli insegna che egli è giustificato nelle sue operazioni e che all’uomo non è richiesto di attendere la parola del Signore ma che egli può rivolgersi a Dio perché lo ascolti.

 

Kether in Yetzirah

 

Colore: Bianco brillante

Tarocchi: Asso di Spade. Radice dei Poteri dell’Aria

Nome angelico: Chayoth ah-Qadesh. Le Sante Creature Viventi. Valore Ghematrico 833.

 

Il Nome Chayoth ah-Qadesh porta la mente alla Visione del carro di Ezechiele e alle Quattro Sante Creature davanti che reggono il Trono di Dio.

Essi corrispondono ai Quattro Elementi e sono guidati dall’Arcangelo Metatron.

La Sefirah Kether nel Mondo della Formazione Yetzirah è dunque la Sorgente o Radice dei Quattro Elementi.

L’intero problema degli angeli, degli arconti e dei primordiali è assai dibattuto e importantissimo nell’occultismo perché la sua applicazione alla magia è immediata.

L’iniziato conosce le legioni degli esseri spirituali che sono gli agenti della volontà di Dio e i veicoli dell’attività creatrice.

Egli lavora tramite questi mediante la grazia del loro arcangelo governatore. Ma un arcangelo non può essere evocato tramite un incantamento, anche se potente.

Accade piuttosto che quando effettuiamo un’operazione in una particolare Sfera, l’arcangelo lavori tramite noi per l’adempimento della sua missione.

L’arte del mago consiste quindi nel mettersi in linea con la forza cosmica affinché l’operazione che egli desidera effettuare possa risultare come una parte del funzionamento delle attività cosmiche.

Se egli è veramente purificato e consacrato, questo sarà il caso in tutti i suoi desideri; e se non è veramente purificato e consacrato, egli non è un adepto e la sua parola non è una parola di potere.

 

Kether in Assiah

 

Colore: Bianco maculato oro

Tarocchi: Asso di denari. Radice dei Poteri della Terra.

Idea: Rashith ha Gilgalim. Primi Vortici. Primum mobile.

 

Nei grandi sistemi del pensiero umano, Kether si equipara al concetto primario che si può simboleggiare nella figura del Padre degli dei.

Se consideriamo che l’Universo abbia avuto origini nello spazio, allora Kether è il Dio in Cielo. Se, invece, stabiliamo che ha le sue origini nell’Acqua, allora Kether è l’Oceano Primordiale.

Comunque la si veda, kether è l’Abisso da cui tutto è sorto e in cui tutto ricadrà alla fine della sua epoca.

Gli dei di Kether sono terribili e divorano i loro figli poiché Kether, sebbene genitore di tutti, alla fine riassorbe tutto l’Universo in sé. Di conseguenza, nei miti associati a Kerher, troviamo l’implicazione della Non-Esistenza.

Nei concetti esoterici, però, apprendiamo che tale implicazione è erronea.

Abbiamo già detto che in Kether non vi né forma né tempo.

Kether, puro essere non limitato da forma o reazione è, in realtà la più intensa forma di esistenza, ma un’esistenza differente dalla nostra.

Di conseguenza, ci appare come non-esistenza, in quanto non si conforma a nessuno dei requisiti che siano abituati a pensare come determinatori di esistenza.

I rabbini lo chiamano Yechidah, la Scintilla Divina; gli Egiziani lo chiamano Sah; gli Indù lo chiamano il Loto dai Mille Petali.

Sotto tutti questi nomi, troviamo sempre la stessa idea: il nucleo di pura esistenza che emana, ma non immette le sue numerose manifestazioni nei piani della forma.

 

Kether nelle Qlipoth

 

Kether dei Qlipoth è il Regno del Caos.

Se ci s’imbarca prematuramente sul Sentiero Mistico, si finisce qui e non nel Regno della Luce.

I Qliphoth non sono l’opposto dei Sefiroth, ma l’ombra. Sono forze caotiche che si scatenano quando una Sefirah non è in equilibrio con le altre.

 

Legione: Thaumiel o Thamiel. I falsi dei avversari.

Thaumiel significa “gemelli di Dio” e rappresenta le due forze contendenti, in lotta, rappresentate da due teste giganti con ali da pipistrello.

La Sefirah opposta e complementare a Kether è Malkuth. Senza le forze di  Malkuth a bilanciarla, Kether esisterebbe come qualcosa di separato dall’En Sof, cioè Dio nella sua totalità. 

Poiché tutte le forze paradossali e contrapposte scatenate attraverso Kether trovano riposo e risoluzione in Malkuth, l’equilibrio e l’unità di Dio vengono mantenuti.

Abbiamo visto che Kether è interessato all’Unità, e che in essa non vi è separazione.

Tuttavia Kether partecipa al binomio spirito-materia, il binomio più discusso di sempre. Per tale ragione, si ritiene che il sovrano di Thaumiel sia Satana, in qualità di Capo degli Angeli Caduti.

 

Demone: Moloch (o Molech o Molekh o Molok o Mal’akh).

Moloch. Dizionario Infernale. Collin De Plancy

In ebraico la parola מלך mlk significa re; nella Bibbia è sia il nome del dio Moloch o Molech, sia di un particolare sacrificio correlato al fuoco.

Oggi il termine moloch viene usato in senso figurato per designare un’organizzazione o una persona che domanda o richiede un enorme sacrificio.

Il Molech era un’antica divinità fenicia o cananea, venerata anche dagli Israeliti durante il periodo dell’idolatria, dal regno di Salomone (ca. 970-930 a. C.) a quello di Giosia (640-609 a. C.).

A essa venivano offerte in sacrificio vittime umane, soprattutto i figli primogeniti.

Chiamata anche  Milcom o Malcam, questa divinità era legata al culto del Sole.

Tra le fonti classiche che ci raccontano di questa divinità, la principale è offerta da Diodoro Siculo il quale, presentando il dio di Cartagine nella veste greca di Kronos (che nel mito esiodeo divora i suoi figli), aprì senz’altro la strada a un’interpretazione cruenta del rito punico.

I cartaginesi avevano una statua bronzea di Kronos, con le mani tese e piegate verso terra, con la palma volta in alto, di modo che il fanciullo che vi veniva posato sopra rotolava, precipitando in un baratro pieno di fuoco. (XX, 14).

Possiamo dunque immaginare la grande statua di bronzo del dio Moloch, con una grande testa di toro a rappresentare l’Uomo-Bestia. L’interno della statua doveva essere cavo, e al suo interno ardeva costantemente un fuoco che la rendeva di un rosso incandescente. La statua aveva braccia umane tese, pronte ad accogliere i bambini, vittime sacrificali. Con un ingegnoso sistema di catene, le braccia venivano sollevate verso la bocca (come se il dio stesse mangiando) e il bambino veniva lasciato cadere all’interno, dove bruciava vivo tra le fiamme.

Nel medioevo, nei posti e nei periodi in cui l’antisemitismo era più forte, gli ebrei furono spesso accusati di rapire bambini cristiani per bruciarli vivi in rituali in qualche modo legati alla venerazione di Moloch.

Nella Torah, Moloch compare per la prima volta nel Levitico 18,21:

E della tua prole non devi dare per farne sacrifizio al Mòlech; locchè facendo, disonoreresti il nome del tuo Dio [cioè direbbero i popoli idolatri, gl’Israeliti conoscere l’inferiorità del proprio Dio, e perciò sacrificare a lui gli animali, e ad altre deità i propri figliuoli]. Son io il Signore.

E poi ancora in Levitico 20,1-7:

1 Ed il Signore parlò a Mosè con dire: 2 Agli stessi figli d’Israel dirai: Chiunque dei figli d’Israel, e dei forestieri dimoranti in Israel, dia della propria prole al Mòlech, dev’esser fatto morire; la gente del paese deve lapidarlo. 3 Ed io mi volgerò contro quell’individuo, e lo farò andare estinto di mezzo al suo popolo; poiché della sua prole ha dato al Mòlech, in guisa da rendere [nell’altrui opinione] impuro il mio tempio, e profanare il mio santo nome. 4 Se poi la gente del paese chiuderà gli occhi, quando colui darà della sua prole al Mòlech, per non farlo morire; 5 Mi volgerò io contro quell’uomo e contro il suo parentado, e farò andare estinti di mezzo allora popolo lui, e tutt’i (suoi complici) traviati dietro di lui a fornicare dietro al Mòlech. 6 E se una persona si volgerà agli Ovòt*, o agl’Iddeonìm*, fornicando dietro a quelli; io mi volgerò contro quell’individuo, e lo fa andare estinto di mezzo al suo popolo. 7 Vi santificherete, e sarete santi, poichè io, il Signore, sono il vostro Iddio.

*nella traduzione Cei sono i negromanti e gli indovini.

 

In seguito Moloch non ricompare più nella Torah, ma in Profeti (libro contenuto anch’esso nel Tanakh insieme alla Torah e agli Scritti).

 

Nel Primo Libro dei Re, capitolo 11, paragrafi 1-4, si narra delle numerose concubine straniere di Salomone, che gli fecero deviare il cuore verso i loro dèi. Quindi continua:

5Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre. 7Salomone costruì un’altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. 8Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi. 9Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d’Israele, che gli era apparso due volte 10e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11Allora disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. 12Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto».

 

L’ultima citazione riguardante Molock è nel Secondo Libro dei Re, 23 1-28

1Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. 2Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore. 3Il re, in piedi presso la colonna, concluse l’alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per attuare le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza.
4Il re comandò al sommo sacerdote Chelkia, ai sacerdoti del secondo ordine e ai custodi della soglia di portare fuori dal tempio del Signore tutti gli oggetti fatti in onore di Baal, di Asera e di tutto l’esercito del cielo; li bruciò fuori di Gerusalemme, nei campi del Cedron, e ne portò la cenere a Betel. 5Destituì i sacerdoti creati dai re di Giuda per offrire incenso sulle alture delle città di Giuda e dei dintorni di Gerusalemme, e quanti offrivano incenso a Baal, al sole e alla luna, ai segni dello zodiaco e a tutto l’esercito del cielo. 6Fece portare il palo sacro dal tempio del Signore fuori di Gerusalemme, al torrente Cedron; lo bruciò nel torrente Cedron, lo ridusse in polvere e gettò la polvere sul sepolcro dei figli del popolo. 7Demolì le case dei prostituti sacri, che erano nel tempio del Signore, e nelle quali le donne tessevano tende per Asera. 8Fece venire tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, rese impure le alture, dove i sacerdoti offrivano incenso, da Gheba a Bersabea; demolì l’altura dei satiri, che era all’ingresso della porta di Giosuè, governatore della città, a sinistra di chi entra per la porta della città.
9I sacerdoti delle alture non salivano più all’altare del Signore a Gerusalemme; tuttavia potevano mangiare pani azzimi in mezzo ai loro fratelli. 10Giosia rese impuro il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Innòm, perché nessuno vi facesse passare il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloc. 11Rimosse i cavalli che i re di Giuda avevano posto in onore del sole all’ingresso del tempio del Signore, presso la stanza del cortigiano Netan-Mèlec, che era accanto alla loggia, e diede alle fiamme i carri del sole. 12Demolì gli altari sulla terrazza della stanza superiore di Acaz, eretti dai re di Giuda, e gli altari eretti da Manasse nei due cortili del tempio del Signore; il re li frantumò e ne gettò in fretta la polvere nel torrente Cedron. 13Il re rese impure le alture che erano di fronte a Gerusalemme, a destra del monte della Perdizione, erette da Salomone, re d’Israele, in onore di Astarte, obbrobrio di quelli di Sidone, in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, e in onore di Milcom, abominio degli Ammoniti. 14Fece a pezzi le stele e tagliò i pali sacri, riempiendone il posto con ossa umane.
15Quanto all’altare di Betel e all’altura eretta da Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto commettere peccati a Israele, lo demolì insieme con l’altura e bruciò l’altura; triturò, ridusse in polvere e bruciò il palo sacro.
16Giosia si voltò e vide i sepolcri che erano là sul monte; egli mandò a prendere le ossa dai sepolcri e le bruciò sull’altare, rendendolo impuro, secondo la parola del Signore, che aveva proclamato l’uomo di Dio quando Geroboamo, durante la festa, stava presso l’altare. Quindi si voltò; alzato lo sguardo verso il sepolcro dell’uomo di Dio che aveva proclamato queste cose, 17Giosia domandò: «Che cos’è quel cippo che io vedo?». Gli uomini della città gli dissero: «È il sepolcro dell’uomo di Dio che, partito da Giuda, proclamò queste cose che hai fatto riguardo all’altare di Betel». 18Egli disse: «Lasciatelo riposare; nessuno rimuova le sue ossa». Così preservarono le sue ossa, insieme con le ossa del profeta venuto dalla Samaria.
19Giosia eliminò anche tutti i templi delle alture, costruiti dai re d’Israele nelle città della Samaria provocando a sdegno il Signore. Fece a loro riguardo quello che aveva fatto a Betel. 20Immolò sugli altari tutti i sacerdoti delle alture del luogo; su di essi bruciò ossa umane. Quindi ritornò a Gerusalemme.
21Il re ordinò a tutto il popolo: «Celebrate la Pasqua in onore del Signore, vostro Dio, come è scritto nel libro di questa alleanza». 22Difatti una Pasqua simile a questa non era mai stata celebrata dal tempo dei giudici che governarono Israele, ossia per tutto il periodo dei re d’Israele e dei re di Giuda. 23Soltanto nell’anno diciottesimo del re Giosia questa Pasqua fu celebrata in onore del Signore a Gerusalemme.
24Giosia fece poi scomparire anche i negromanti, gli indovini, i terafìm, gli idoli e tutti gli obbrobri che erano comparsi nella terra di Giuda e a Gerusalemme, per mettere in pratica le parole della legge scritte nel libro trovato dal sacerdote Chelkia nel tempio del Signore. 25Prima di lui non era esistito un re che come lui si fosse convertito al Signore con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima e con tutta la sua forza, secondo tutta la legge di Mosé; dopo di lui non sorse uno come lui.
26Tuttavia il Signore non si ritirò dall’ardore della sua grande ira, che si era accesa contro Giuda a causa di tutte le prevaricazioni con cui Manasse l’aveva provocato. 27Perciò il Signore disse: «Anche Giuda allontanerò dalla mia presenza, come ho allontanato Israele; respingerò questa città, Gerusalemme, che avevo scelto, e il tempio di cui avevo detto: “Lì sarà il mio nome”».
28Le altre gesta di Giosia e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda?

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