Netzach

La Settima Sefirah: Netzach, l’Eternità

 

 

Nome  Netzach = Nun Tzade Chet
Valore Numerico Nome 148. E’ lo stesso di Pessach, la pasqua ebraica. La parola pessach significa salto; è anche lo stesso valore di Moznaim, il segno zodiacale della Bilancia
Appellativo Eternità; Vittoria; Trionfo – Fermezza 
Immagine Una bellissima donna nuda molto sensuale
Posizione Albero Alla base del pilastro della Grazia; nel Terzo ternario di fronte a Hod   
Nome divino – Atziluth Yhvh Tzabaoth
Nome arcangelico – Briah Hanael
Nome angelico – Yetzirah Elohim – Principati
Astrologia
Nogah – Venere
Idea-intelligenza Afrodite Dioniso
Qelipoth Gharab Tzedek – I Corvi della Morte
Demone Baal
Esperienza Spirituale  Visione della bellezza trionfante
Simboli La Lampada; La Rosa; La Cintura
Profumo Sandalo
Metallo Rame
Virtù Altruismo       
Vizio              Impudicizia, lussuria 
VII Comandamento
Non commettere adulterio
Corpo Umano Bacino; lombi e fianchi; Gamba destra
Sette di Bastoni Valore: l’emotività ha un’influenza vitalizzante
Sette di Coppe Successo illusorio: le emozioni offuscano la visione
Sette di Spade Sforzo instabile: la forza emotiva è sempre intensa ma di breve durata
Sette di Denari Successo incompiuto: ansie turbano la vita quotidiana
Colore in Aziluth Ambra
Colore in Briah Smeraldo 
Colore in Yetzirah Verde giallastro vivo
Colore in Assiah Verde oliva maculato oro

 


Appellativo

Netzach in ebraico significa Eternità. Nel contesto della Cabala il concetto di eternità viene reso con la Vittoria e il Trionfo, entrambi appellativi di Netzach. Si tratta della vittoria della Vita sulla Morte, nel senso di perpetuità, resistenza. Il suo appellativo addizionale è Fermezza, che comporta la stessa idea di energia che persiste.

 

Albero della Vita

Netzach si trova alla base del Pilastro della Misericordia o Grazia, sotto Chesed (amorevole benignità), che a sua volta ha la sua radice in Chochmah, la saggezza. L’eternità della vita deriva, ed è alla base, dell’amore che tutto comprende (cum-prendere = prendere in sé), che a sua volta è alla base di un infinita saggezza, da cui deriva.

Netzach è la prima Sefirah del Triangolo Inferiore dell’Albero della Vita formato da Tifereth – Netzach – Hod.

A livello psichico, Tifereth è la Sefirah che rappresenta il Sé, talvolta chiamato anche Angelo Custode o Daimon, Netzach rappresenta, invece, la personalità dell’individuo, mentre  Hod è l’intelletto, il modo di essere.

Netzach è la sfera delle energie vitali, degli istinti, delle pulsioni e delle emozioni, ciascuno dei quali, nella sua essenza non intellettualizzata, origina i riflessi appropriati. Ad esempio, le labbra di un infante succhieranno qualsiasi cosa venga inserito tra esse. 

Gli istinti, le pulsioni e le emozioni costituiscono la personalità e i suoi poteri, che non devono essere repressi, bensì sviluppati, sotto l’influenza di Tifereth. 

La peculiarità della sfera di Netzach è che in essa ha origine la pluralità. L’Uno diventa Molti, al fine della manifestazione nella forma.

Il raggio di luce bianca che ha origine in Kether, che rappresenta l’energia discendente, si scinde in Netzach nei sette colori, ognuno dei quali rivela e intensifica un aspetto specializzato della manifestazione. Come, ad esempio, un raggio di luce blu mostrerà soltanto i colori che gli sono congeniali e farà apparire neri i colori complementari.

Nella sfera di Netzach non si può parlare di energia, ma di energie, non si tratta di istinto, ma di istinti, non è un’emozione ma l’insieme delle emozioni che muovono l’individuo. Esse, possono sì essere considerate singolarmente, ma è la loro totalità, la loro interazione, che costituiscono quel carattere distintivo che chiamiamo personalità. 

Ogni energia in Netzach è una manifestazione parziale ma specializzata. Di conseguenza, le creature che hanno per propria sfera di evoluzione Netzach, non hanno uno sviluppo completo ed indipendente, ma avranno una funzione singola, semplice, stereotipata, facente parte di un complesso.

Le energie di Netzach costituiscono ed animano le forme definite nella sfera di Hod. Dunque, è proprio in Netzach che, nella risalita della coscienza, avviene lo svelamento.  

Facendo una breve sintesi, dal punto di vista della psiche, Tifereth rappresenta il Sé, Netzach gli istinti e le emozioni, Hod l’intelletto, Yesod il subconscio, e Malkuth l’energia sottile che anima la materia.

 

Netzach in Atziluth

Nome divino: Jehovah Tzabaoth. significa il Signore degli Eserciti, o Dio delle Armate. Fa riferimento a Dio come leader delle schiere celesti. E’ il Nome del Demiurgo espresso nella molteplicità.

Colore: Ambra

Tarocchi: Sette di Bastoni. Valore: l’emotività ha un’influenza vitalizzante.

 

Netzach in Briah

Nome Arcangelico: Hanael. significa “Lode di Dio” ed è il Principe dell’Amore e dell’Armonia. Secondo la tradizione questo Arcangelo appare come un bel giovane con i capelli rosso acceso, lunghi fino oltre le sue spalle. Ha una pelle molto chiara quasi bianca come la neve, il suo volto appare ai più di cristallo, color verde chiaro.

Haneal è vestito con una tunica color pastello impreziosita da smeraldi. Porta sempre con se una colomba bianca che tiene posata sulla sua mano.

Colore: Smeraldo

Tarocchi: Sette di Coppe. Successo illusorio: le emozioni offuscano la visione.

 

Netzach in Yetzirah

Nome Angelico: Elohim. Gli esseri di Netzach, gli Elohim, detti anche dèì o Governatori della Natura, non sono tanto intelligenze quanto espressioni di idee. Gli Elohim sono influenze formative la cui forza creativa si esprime in natura, ed il loro vero carattere va scorto in Chesed, dove essi vengono descritti come Poteri.

Colore: Verde-giallo vivo

Tarocchi: Sette di Spade. Sforzo instabile: la forza emotiva è sempre intensa ma di breve durata.

 

Netzach in Assiah

Idea-Intelligenza: Nogah, Venere.

Colore: Verde oliva maculato oro

Tarocchi: Sette di denari; Successo incompiuto: ansie turbano la vita quotidiana

 

Siamo nella sfera delle Grandi dee, come Inanna, Ishtar, Iside, accomunate dal viaggio negli inferi.

Inanna, prima di partire per il suo viaggio nell’oltretomba, prende con sé sette Me (personificati come accessori e capi di vestiario), quindi discende negli inferi, dove attraversa sette porte. Ad ogni soglia, si spoglia di un ornamento e risponde ad una domanda, fino a rimanere completamente nuda.

Sette è proprio in numero di Netzach. Si dice, invece, che il numero di Venere sia otto. Si tratta delle sette energie più una, che le comprende tutte. 

Esistono 7 emozioni universali innate, per noi tutti, che ritroviamo anche negli animali. Sono ciò che animano fisicamente e ci muovono psichicamente. Ognuna di queste emozioni ha una polarizzazione, dunque si esprime tra due estremi, entro i quali si trova una gamma di sfumature. L’insieme delle sfumature di tali emozioni e le oscillazioni, formano l’individualità e la vita peculiare di ciascuno di noi. La spoliazione da queste emozioni, conduce alla messa a nudo dell’Io, alla sua conseguente morte e rinascita nel Sé. 

  1. Gioco: Gioia – Tristezza
  2. Ricerca: Mancanza – Pienezza (Curiosità – Sorpresa)
  3. Paura – Tranquillità (Coscienza)
  4. Rabbia: Dominio – Sacrificio
  5. Desiderio: Attrazione – Disgusto (Saggezza)
  6. Potere: Cura – Disprezzo
  7. Volontà: Egoismo – Altruismo 

Netzach è la sfera della sensualità e delle illusioni. In essa l’energia è fluida, mutevole, estremamente elusiva.

Solo nella Sefirah successiva, Hod, inizia ad assumere una struttura definita, precisa e permanete.

Ciò che viene descritto in termini di energia in Netzach sono solo delle apparenze, rappresentate dall’intelletto (Hod) a se stesso, e proiettate all’indietro (da Hod a Netzach) come forme-pensiero. Questo processo psichico è ciò che chiamiamo “illudersi”. 

Ogni cosa che l’immaginazione è capace di concepire, trova energia in Netzach, ma qui le forme pensiero non hanno personalità individualizzata, sono piuttosto come un esercito, una legione. In Netzach la mente è mente-gruppo, mentre in Hod ha luogo l’individualizzazione, mediante la rappresentazione mentale.

Spesso l’uomo adora queste immagini, per mezzo delle quali egli rappresenta a se stesso le grandi forze naturali di importanza essenziale al suo benessere materiale. Le rappresentazioni organizzate e intellettualizzate di tali forze, costruiscono immagini estremamente precise e potenti, generalmente intese come dei, angeli, demoni, santi, eccetera.

Mediante la rappresentazione mentale, l’uomo stabilisce un legame con le energie per mezzo del quale si sviluppava un canale in cui le forze rappresentate possono essere introiettate, stimolando il corrispondente fattore della sua propria persona. Questo è il fenomeno dell’invocazione.

Ogni essere “spirituale” concepito dalla mente dell’uomo, ha come propria base una forza naturale. Sulla base di questa forza naturale è costruita un’immagine simbolica rappresentativa di essa. Sebbene la forma sotto cui il dio è rappresentato è pura immaginazione, la forza associata ad essa è sia reale che attiva.

L’immagine simbolica può, dunque, variare, ma le caratteristiche saranno sempre in analogia con la forza stessa. Perciò, le immagini che rappresentano una determinata energia, hanno sempre carattere prescrittivo, e non descrittivo.

Questo fatto è la chiave di tutti gli oggetti consacrati, sia per uso cerimoniale che talismanico. Questo è il fenomeno della proiezione.

Il contatto con la sfera di Netzach non avviene mediante la mente logico-razionale, quindi non è possibile utilizzare il concepimento filosofico, né l’intelletto creatore di immagini.

Il contatto con Netzach avviene attraverso un “sentire assieme”: così è più facile che avvenga attraverso la musica, la danza, il colore, l’arte, e tutto ciò che può aiutarci a sintonizzarci con quello che è qualcosa di collettivo, di condiviso. 

Tutti i riti caratterizzati da ritmo, movimento e colore, agiscono nella Sfera di Netzach, così come i riti orgiastici, l’ebbrezza, l’uso di sostanze psicotrope, le estasi dionisiache, i Sabba,…

Qualsiasi pratica implichi la contaminazione e la fusione del proprio Io con il gruppo, porta lo stato di coscienza alla sfera di Netzach e soddisfa un bisogno dell’anima.

Il bisogno di fusione induce alla ricerca di situazioni sociali in cui viene soddisfatto il senso di appartenenza.

Talvolta induce l’individuo all’identificazione di sé con l’appartenenza ad un gruppo, oppure alla ricerca spasmodica di rapporti che tendono al simbiotico. In entrambi i casi, i risultati solitamente disastrosi.

Da qui, però è facile comprendere il senso dell’affermazione che vede nella ricerca di un rapporto di coppia la ricerca del divino.

Nella psiche di ogni individuo è presente il dualismo conflittuale costituito da un bisogno di fusione (Netzach), che ha il pregio di placare il senso di isolamento e solitudine. Tuttavia, l’isolamento e il distacco sono necessari alla formazione stessa dell’individuo (Hod).

Tale paradosso si risolve soltanto nell’equilibrio tra i due poli, rappresentato, sull’Albero della Vita, dalla Sefirah Tifereth.

 

Netzach nelle Qelipoth

 

Gharab Tzedek. I Corvi della Morte

Non si trovano molte informazioni relative a questo nome, Garab Tzedek, che possano far comprendere seriamente con chi o cosa abbiamo a che fare.

Tuttavia, è possibile fare un excursus nella mitologia.

Ricordiamo che siamo nella sfera della sensualità, dell’erotismo, del dionisiaco, dove piacere e dolore non sono due  opposte vicendevolmente escludenti, bensì un continuum. 

Dioniso, che rappresenta l’ebbrezza del vino, è anche il dio che non manca mai nelle tragedie. Parimenti il suo seguito di Baccanti, prese da furore estatico, adorandolo lo fanno letteralmente a pezzi. Le Baccanti o Menadi (termine che deriva da “mania” o “furia”) sono esattamente i Corvi della Morte.

 

Demone: Ba’al

Ba’al in ebraico, ‘baal’ vuol dire “signore”, “possessore” o “marito”. Quando è usato con un suffisso, la parola ha di solito questo significato. In generale, nell’Antico Testamento,  Baal è il nome del dio principale di Canaan. Da altri documenti storici, sappiamo che aveva come consorte Astarte, ed è chiamato il figlio di Dagon.

Quando Israele entrò nel paese di Canaan, cominciò a seguire e servire Baal e i suoi idoli. Poi, però, tutti gli adoratori di Baal furono uccisi da Ieu.

Tuttavia, il nome Baal può riferirsi a diversi dèi pagani, soprattutto quando è usato il plurale Baali.

Sebbene sia assai probabile che il dio Hadad (o Adad) fosse chiamato Ba‘al, anche se lungi dall’essere l’unico dio con quel titolo, sembra che i riferimenti a Ba’al Zephon contenuti nel Tanakh indichino proprio lui. E’ Dio del fulmine e delle tempeste, da questa sua caratteristica gli viene l’appellativo “il tonante”.

Il su nome significa letteralmente Signore del Monte Zaphon. A causa dell’importanza e della posizione della montagna, arrivò a significare in modo omonimo “nord” in ebraico. Il nome viene quindi talvolta erroneamente indicato nella traduzione come Signore del Nord.

Poiché Baʿal Zaphon era considerato un protettore del commercio marittimo, i suoi santuari furono costruiti in suo onore intorno al Mediterraneo dai suoi devoti cananei e fenici . Baal-zephon divenne così anche un toponimo, in particolare un luogo menzionato nel Libro dell’Esodo  come il luogo in cui gli israeliti attraversarono miracolosamente il Mar Rosso durante il loro esodo dall’Egitto .

Nelle varie mitologie è stato assimilato a Crono-Saturno, i cartaginesi lo identificavano come Ammone, gli egizi come Hadad.

 

Corrispondenze

 

Corpo Umano. Gamba destra.

La corrispondenza di Netzach nel corpo umano sono i fianchi e le gambe. 

I fianchi costituiscono la sede degli organi sessuali ma non sono gli organi generativi stessi, in corrispondenza con Yesod. In Netzach le forze primordiali della nostra stessa natura, che in Yesod sono a livello subconscio, hanno accesso alla consapevolezza, di conseguenza  possiamo integrarle e far sì che smettano di “lavorare alla cieca” e dirigerle (gamba destra).

Nei Misteri viene insegnato che ciascun livello di manifestazione ha la propria etica di ciò che è giusto od ingiusto, e che non dobbiamo confonderci  applicando ad un piano l’etica di un altro. Ad esempio, nel regno della psiche l’etica è “verità”, mentre nel regno del Sè l’etica è armonia.

L’etica di Hod, lo scienziato che è in noi, non è  la stessa etica di Netzach, l’artista che è in noi. Così, ecco che le regole dell’intelletto non si adattano affatto alla nostra vita emozionale ed istintiva, che condurrà l’incedere della nostra gamba destra.

Il Settimo Comandamento. Non commettere adulterio. Con l’adulterio intendiamo la forma più esplicita e dolorosa del tradimento che, con le sue implicazioni sessuali, provoca sempre grandi cambiamenti non solo in chi lo subisce. Tuttavia, in senso ancora più vasto, con implicazioni ancora maggiori, non commettere adulterio significa non tradire se stessi. 

 

Simboli. I simboli assegnati a Netzach sono la Lampada, la Cintura e la Rosa.

La Cintura 

La Rosa sono tradizionalmente associate a Venere.

La Lampada 

 

 

 

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