Ametista, la pietra della Spiritualità

Scheda Mineralogica

Storia

Corrispondenze

Come si Utilizza l’Ametista

Scheda Mineralogica

 

FORMULA CHIMICA SiO2 + (Al, Fe, Ca, Mg, Li, Na)

CLASSE MINERALOGICA silicato (può essere anche classificato come ossido)

GRUPPO CRISTALLINO dimetrico

SISTEMA CRISTALLINO trigonale

ABITO CRISTALLINO prismatico esagonale terminato con una piramide a sei facce romboedriche, ma l’Ametista si trova spesso in druse, geodi e come incrostazione

COLORE viola (in varie tonalità) attribuito alla presenza di ferro

LUCENTEZZA vitrea

TRASPARENZA da trasparente a traslucida

FLUORESCENZA assente

PLEOCROISMO generalmente assente (si può avere debole dicroismo in campioni di colorazione più intensa)

DUREZZA 7

FRATTURA concoide

SFALDATURA assente

STRISCIO polvere bianca

GENESI Si forma in ambiente igneo, all’interno di fratture di rocce metamorfiche; cristallizza direttamente dal magma e si trova nelle pegmatiti e nelle geodi di rocce vulcaniche, su matrici di croste di agata.

GIACIMENTI L’Ametista viene ritrovata in quantità variabili in ogni continente. 

Un tempo in Russia (in particolare nel distretto di Ekaterinburg sui monti Urali in Siberia) si trovavano meravigliose ametiste limpide dal colore scuro. Queste si formavano in enormi cavità nelle rocce granitiche ed erano ritenute la varietà più pregiata di Ametista. Purtroppo però, tali giacimenti sono ora estinti.

Questo sorprendente cristallo purpureo era molto raro e di notevole valore finché, nel secolo IX, furono scoperti i vasti giacimenti del Brasile che ne diminuirono il pregio.  

Le Minas Gerais del Brasile producono, infatti, ingenti quantità di enormi geodi sviluppatisi nelle rocce vulcaniche e rivestiti da cristalli di Ametista.

Produttori asiatici di notevole importanza sono la Corea del Sud e l’India (particolarmente nelle regioni meridionali).

Con una produzione annua di oltre 1000 tonnellate di Ametista, lo Zambia è un produttore di grande rilevanza a livello mondiale. 

Negli Stati Uniti ci sono numerosi siti di estrazione: i Monti Mazatzal in Arizona, i Red Feather Lakes nel Colorado, le Amethyst Mountains nel Texas, il Parco Nazionale di Yellowstone nel Wyoming e Diamond Hill in Rhode Island (nota per la sua produzioni di cristalli dalla morfologia a scettro).

In Messico, invece, dai giacimenti di Las Vigas de Ramires e Piedras Parado (in Vera Cruz) e Amatitlan (in Guerro) si estraggono lunghi cristalli prismatici, mentre nello stato di Guanajuato si ritrovano lastre ricoperte di vere e proprie colonie di minuti cristalli.

Anche in Canada vi sono ricchi giacimenti, più precisamente in Ontario e Nuova Scozia. La più grande miniera nord americana è quella di Thunder Bay nell’Ontario, dove si ritrovano spettacolari esemplari color ocra (dovuti a contaminazioni di ematite). Adagiati sulla sabbia, lungo le spiagge nella zona di Digby, Nuova Scozia, si trovano invece piccoli ciottoli di Ametista levigati dal mare.

Infine in Europa, in Austria, si trova la più grande miniera a cielo aperto del mondo e nell’Ungheria nord-orientale è stata recentemente scoperta una nuova varietà di Ametista dal colore lilla.

 

VARIETA’

  • Deep Russian o Deep Siberian. E’ l’Ametista più pregiata, eccezionalmente rara e molto ricercata, poiché i giacimenti dai quali veniva rinvenuta si sono ormai estinti. E’ traslucida e ha un colore viola intenso con una sfumatura di blu. E’ da precisare che il nome “Siberian” è talvolta incorrettamente utilizzato per indicare una qualsiasi Ametista dal colore intenso, indipendentemente dal luogo d’origine.
  • Ametrina o Tristina. E’ una varietà particolarmente incantevole. La presenza di Ametista e di Citrina in un unico cristallo producono una gemma bicolore (viola e giallo, o viola ed arancio) con una zonazione molto marcata. L’inusuale pigmentazione è il prodotto di una combinazione di impurità di ferro in distinti stadi di ossidazione. La principale località d’estrazione è la Bolivia e, sebbene l’ametrina sia conosciuta sin dal XVII° secolo, è stata commercializzata solo nel 1980. La tradizione lapidaria vuole che le gemme di ametrina vengano tagliate in modo da esibire i due colori in porzioni perfettamente identiche, ma stanno diventando sempre più richiesti anche tagli free-form, quelli cioè che non cercano un contrasto equilibrato tra colori, e tagli concavi, che invece creano una fusione dei due colori (quest’ultima nota come ametrina sunburst).

Ulteriori varietà di notevole bellezza sono:

  • Ametista con quarzo latteo (o talvolta trasparente) – tale unione crea dei meravigliosi cristalli con un’estremità viola e l’altra bianca (o trasparente), oppure, sebbene più raramente, un cristallo a bande bianche e viola.
  • Quarzo cactus – anche noto come quarzo porcospino, caratterizzato da una spettacolare formazione che presenta una o più punte ben formate tempestate da minuti prismi che crescono in ogni direzione. Questa vera e propria ‘composizione’ di cristalli è costituita da una combinazione di Ametista e citrina ed è unicamente ritrovata nell’area Boekenhoutshoek (sulla catena montuosa Magaliesberg) in Sud Africa.
  • Ametista canadese – ritrovata soprattutto nei pressi della città di Thunder Bay (Ontario), in Canada. Queste ametiste presentano un sottile strato di ematite che conferisce al cristallo un colorito rosso-ocra.
  • Ametista lavanda – una varietà dal delicato color viola chiaro.
  • Ametista di Vera Cruz – si distingue per i suoi lunghi cristalli prismatici e proviene dalla regione di Vera Cruz in Messico.

RICONOSCERLA

Il colore dell’Ametista dovuto alla sostituzione di atomi di silicio con quelli di ferro, è senz’altro la sua più notevole caratteristica, ed è infatti la colorazione che determina il valore di una gemma. Le gemme presentano sezioni angolari di diverse tonalità ed intensità di viola che sfumano l’una nell’altra.

I cristalli di Ametista sono eye-clean, cioè non presentano inclusioni se osservata ad occhio nudo ad una distanza di 15 cm.

E’ molto apprezzata sia da gioiellieri che da tagliatori:la presenza di zonazioni a diverse tonalità di colore mettono alla prova anche i tagliatori più esperti, in quanto uno degli elementi più importanti dell’arte del taglio è proprio quello del riuscire a tagliare il cristallo in modo da farlo apparire omogeneo.

L’Ametista naturale è diacronica, sfoggia cioè pigmentazioni sia azzurro-violetti che rosso-violetti.

Se però la gemma viene riscaldata a temperature elevate rischia di perdere il suo diacronismo e di cambiare addirittura colore diventando giallo-arancio, giallo-bruno o persino marrone scuro e assomigliare così alla citrina.

Inoltre, è possibile alterare artificialmente l’intensità del colore di una pietra di Ametista: la si può scurire con un trattamento termico o la si può schiarire con una sovraesposizione a raggi di luce.

 


Storia

Fin dal 3000 a.C, in Egitto e in Mesopotamia, l’Ametista è stata una delle gemme più utilizzate per la creazione di gioielli e sigilli.

Nella Bibbia, l’Ametista viene citata come una delle dodici pietre, divise in quattro file d tre, incastonate nel pettorale di Aronne, corrispondenti  ai nomi delle dodici tribù di Israele (Esodo 28.19).

Nelle epoche successive, fu particolarmente valorizzata dai Greci e dai Romani.

Il suo il nome deriva dal greco amethystos che significa “colui che non si ubriaca”. I Greci infatti attribuivano all’Ametista la facoltà di rendere le persone immuni dagli effetti dell’alcool.

Tale credenza trova origine nel mito che narra della bellissima ninfa Ametista.

Un giorno Dioniso, irato per gli insulti ricevuti da un comune mortale che non volle riconoscere il suo potere, giurò, in preda all’ebbrezza del vino, che si sarebbe vendicato contro il primo mortale che avesse incrociato il suo cammino. A tale scopo, creò delle feroci tigri (la tigre è simbolo della sessualità sfrenata), che avrebbero sbranato selvaggiamente il povero malcapitato.

Il fato volle che ad incrociare la strada di Dioniso fu la giovane ninfa dei boschi Ametista, devota alla dea Artemide, dunque vergine e pura, che si stava recando al tempio della dea per offrirle i dovuti onori.

Ametista, inseguita dalle tigri di Dioniso, corse a perdifiato e pregò la dea Artemide che le venisse in aiuto, più per preservare la sua castità che che per salvarle la vita.

Artemide esaudì le suppliche di Ametista, e la trasformò in un cristallo di quarzo bianco (pietra lunare simbolo di purezza), così che le tigri non poterono sbranarla.

Dioniso, rinsavito dall’ira, realizzò la crudeltà di ciò che aveva fatto e pianse copiosamente, mentre le sue lacrime scivolarono nella coppa di vino rosso che aveva in mano. Infine, provando pietà per la bellissima e innocente ninfa, il dio cadde in ginocchio lasciando cadere la coppa.

Il vino, intriso delle sue lacrime, bagnò il cristallo bianco in cui era stata trasformata Ametista, donandole un colore purpureo. Dioniso le conferì allora il dono di preservare gli uomini dall’ubriachezza.

Il mito di Ametista fu adottato anche dai romani, i quali esclusero le tigri e narrarono del dio Bacco (Dioniso) che, ubriaco ed in preda ad un forte desiderio sessuale, rincorse la ninfa Ametista devota alla dea Diana (Artemide) alla quale chiese aiuto.

La dea, più per conservare la castità della ninfa che la sua vita, la trasformò in quarzo. Smaltita la sbronza, Bacco pianse pentito per ciò che aveva fatto da ubriaco, e donò alla pietra il colore del vino e la proprietà di proteggere dei e uomini dagli effetti dell’alcool.

Presso i romani vi era una particolare etichetta comportamentale, che imponeva ai commensali di bere il vino versato nelle loro coppe ogni volta che l’ospite accostava la propria alle labbra.

L’opsite però si limitava a bere acqua pura in un calice d’Ametista, i cui riflessi viola conferivano all’acqua l’apparenza del vino. Così egli poteva rimanere signorilmente sobrio, mentre i suoi commensali cedevano all’ebbrezza.

Forse a seguito del mito, alcuni autori romani sostengo che l’Ametista incoraggi il celibato ma, nel Medioevo,

si riteneva invece che portasse felicità coniugale: per questo nelle nozze dei ricchi, gli sposi baciavano l’anello di Ametista del vescovo che officiava la cerimonia.

Occorre considerare che durante il Medioevo l’Ametista era una pietra molto rara e perciò più cara del diamante, per cui possedere un’Ametista era un privilegio dell’alto clero e dalla nobiltà, utilizzata nell’anello dei cardinali e  dai re come simbolo di potere assoluto, poiché chi conosceva lo spirito poteva dominare la materia.

Quando nasceva un bambino gli si donava un’Ametista per dare forza al suo Angelo Custode e proteggerlo dalle malattie e dal malocchio.

Inoltre, le madri davano ai figli  che partivano per la guerra un cristallo di Ametista affinché li proteggesse.

Sui bicchieri dei ricchi era incastonata un’Ametista, perché si pensava che si sarebbe rotta se vi fosse messo del veleno.

Sempre durante il Medioevo, l’Ametista era utilizzata per curare l’alcolismo, le malattie nervose, gli impulsi violenti, i dolori alla testa, ed era considerata un potente disintossicante.

Il celebre Leonardo Da Vinci scrisse dell’Ametista che aveva il potere di dissipare i cattivi pensieri e che poteva accelerare l’intelligenza.

Considerando la pregiatezza di questa gemma, non si può non menzionare nella sua storia la realizzazione di gioielli a tutt’oggi considerati dei capolavori di inestimabile valore:

Tiffany Amethyst – un’Ametista di 56 carati tagliata a cuscino e montata su di una collana d’oro 18 carati. Progettata ed eseguita da Tiffany e Co. , intorno al 1915, questo splendido gioiello Art Nouveau è ora allo Smithsonian Institution.

Spilla Morris –  una splendida Ametista di 96 carati tagliata a cuore circondata da diamanti su una montatura di platino e oro giallo. E’ probabilmente di età eduardiana (1901-1915) e fu donata allo Smithsonian Institution nel 1973 dalla Signora G.M. Morris.

Collana della Duchessa di Windsor – commissionata da Wallis Simpson, Duchessa di Windsor, fu disegnata ed eseguita da Cartier nel 1947. E’ un collana bavaglino che presenta un’Ametista a forma di cuore al centro, 29 ametiste tagliate a gradini, turchesi a cabochon e diamanti, su una montatura di oro e platino.

Tiara della Regina Silvia di Svezia –  è stata realizzata utilizzando ametiste in origine appartenute all’ Imperatrice Joséphine di Francia, moglie di Napoleone I. La tiara presenta ametiste ovali circondate da diamanti disposti in tipico stile imperiale francese.

ametista
Zaffiro di Delfi

Zaffiro di Delfi  – un’Ametista di forma ovale che, si dice, sia maledetta.

Fu rubato dal tempio dedicato al dio Indra, in India, nel 1856 nel corso di un sanguinario ammutinamento, e portata in Inghilterra da un ufficiale della Cavalleria del Bengala.

Tornato, tutta la sua famiglia sembrò afflitta da vari problemi di salute e finanziari. Davano la colpa ai loro problemi su una serie di investimenti falliti, fatti dall’ufficiale stesso e suo figlio.

Le cose presero una brutta piega quando un loro amico di famiglia si suicidò mentre era in possesso dell’Ametista.

Lo scienziato Edward Heron-Allen, scienziato al Museo di Storia Naturale di Londra, ricevette la pietra dal figlio dell’ufficiale nel 1890 e da qui anche lui cominciò ad avere una serie di disgrazie e sfortune, portandolo così a credere che la pietra fosse maledetta.

Cercò di disfarsene, cedendola a degli amici interessati ma questi dopo poco la restituirono.

Heron-Allen decise allora di gettarla in un canale, ma tre mesi dopo un commerciante di Wardour Street, che l’aveva acquistata da un dragatore, gliela restituì.

Alla fine Heron-Allen decidese d’incastonarla su una montatura d’argento decorata da incisioni alquanto misteriose raffiguranti elementi di astrologia ed alchimia per neutralizzare i suoi effetti e la chiuse in sette piccole scatole, dandola alla sua banca e specificando che il pacchetto non doveva essere aperto fino a 33 anni dopo la sua morte che avvenne nel 1943.

Il pacchetto è stato poi donato dalla figlia al Museo di Storia Naturale di Londra insieme a una lettera con su scritto testuali parole del padre:

“Questa pietra è maledetta, macchiata con il sangue e il disonore di chiunque la possieda…è stata imballata in sette scatole e depositata presso i miei banchieri con le indicazioni di non aprirla dopo la mia morte per trentatré anni. Chiunque apra il pacchetto dovrà leggere prima questo avvertimento, poi farà quello che vuole con il gioiello. Il mio consiglio a lui o a lei, e quello di gettarlo in mare.”

Tutt’oggi, l’Ametista maledetta è esposta nella sezione di Mineralogia del Museo di Storia Naturale di Londra.

 

 

Corrispondenze 

L’Ametista, con il suo colore viola, coniuga le proprietà degli elementi Acqua (blu) e Fuoco (rosso) equilibrandole, e rendendo la pietra affine all’Elemento Aria.

Questo Elemento è in analogia con l’intelletto, quindi lo è anche l’Ametista.

Per intelletto non si intende, però, la parte logico-razionale ma, anzi, l’unione di entrambi gli emisferi cerebrali, la somma della razionalità e dell’intuito.

Ciò è rappresentato simbolicamente dal colore viola, che fonde il rosso e il blu, il maschile e il femminile, l’attivo e il ricettivo. In sintesi, l’Ametista, con il suo bellissimo colore viola, rappresenta l’unione degli opposti.

Va da sé che, sempre per analogia, troviamo che sia benefica per i matrimoni e per i rapporti sociali in generale, che rappresenti l’armonia di coppia e famigliare, l’equilibrio, la serenità e l’amore unificatore.

Ecco dunque che troviamo l’analogia con il Segno Zodiacale dell’Acquario che, paradossalmente, rappresenta sia l’individualismo e la libertà che l’altruismo e l’empatia. Sintetizzando, abbiamo il binomio Io e gli Altri, oppure Io e il Mondo.

Da qui, sempre per analogia, scopriamo le virtù spirituale dell’Ametista, che è in grado di connettere l’individuo all’Universo.

Anche l’affinità con settimo chakra, Sahasrara, detto il chakra della Corona, avvalla questa percezione, essendo questo chakra una sorta di portale verso l’universo che si espande al di là della nostra fisicità e ci connette con le energie cosmiche.

Naturalmente, anche Sahasrara è in analogia con il colore viola, o meglio con il violetto.

Il viola è un colore secondario formato da due colori primari, mentre il violetto che è uno dei colori dello spettro percepibile dall’occhio umano, classificato come “colore freddo”. È il colore dello spettro elettromagnetico visibile associato alla frequenza più alta ed alla lunghezza d’onda più corta. 

Il problema tra viola e violetto non sussiste quando si parla di Ametista, dato che un solo cristallo è dotato di varie sfumature della gamma di questo colore.

Dunque, ecco che l’Ametista è, ancora una volta, il simbolo dell’unione tra il mondo fisico e il mondo sottile.

 

 

Come usare l’Ametista

Pulizia e Ricarica. L’Ametista emana un’energia ad alta frequenza.

Non necessita di purificazioni, anzi è lei stessa a purificare ed equilibrare l’ambiente in cui è posta, l’aura della persona che la indossa o, ancora, altri cristalli posti su una drusa di Ametista.

Inoltre, non bisogna sottoporla ad eccessive esposizioni per non rovinarla.

Un prolungato ammollo in acqua rende l’Ametista soggetta a sfaldamenti, dunque lede la forza e la resistenza della pietra. 

La prolungata esposizione al sole ed alla luce intensa ne provoca l’impallidimento; se poi la temperatura viene portata tra i 400 e i 500 °C, i cristalli cambiano la loro colorazione in modo così radicale (in giallo-bruno-arancio) da trasformarla  in quarzo citrino.

Insomma, l’Ametista non ha  alcun bisogno di essere purificata.

Quando l’Ametista si rompe, è perché ha attratto su di sé qualcosa di terribile che sarebbe accaduto al suo possessore.

Ogni Ametista è come una madre protettrice per chi la indossa: protegge dalle malattie, dagli incidenti, dalle persone che vogliono nuocere.

Non solo: si dice sia dotata di auto-coscienza. Ciò la rende inadatta all’imprimerle la propria volontà, essendo di per sé una sorta di purificatore e catalizzatore di energie. 

Per questo è consigliato tenere delle druse di Ametista in casa, sul posto di lavoro. Un bel geode o una drusa, o una grande e singola punta di Ametista, poste in bella mostra nell’ambiente in cui viviamo, lo purificheranno e lo difenderanno da eventuali energie negative, favorendo la serenità familiare.

Porre un cristallo di Ametista sopra l’altare facilita il collegamento con le energie sottili.

Come amuleto, si consiglia di tenere l’Ametista a stretto contatto con la pelle, e di prenderla tra le mani quando si fa una passeggiata, ci si rilassa, si medita.

Può essere utilizzala per favorire i sogni: seduto comodo e rilassato metti un’Ametista sul Terzo Occhio e medita per qualche minuto. Lascia la pietra sotto il cuscino o sul comodino (lasciala lì anche durante il giorno). Quando ti svegli, in un quaderno dedicato, annota i tuoi sogni. Dopo studiali, tenendo l’Ametista nella mano sinistra.

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