Samhain, 1 Novembre

SamhainSecondo il Calendario di Coligny, i Celti dividevano l’anno in due metà. La prima iniziava con la festa di Samhain (oggi il 1° novembre) e terminava con la festa di Beltaine (oggi il 1° maggio). La seconda, viceversa, andava dalla festa di Beltaine fino a Samhain. I momenti culminanti di queste due stagioni erano segnati dalle feste di Imbolc (oggi 2 febbraio) e Lughnasadh (oggi 1° agosto).

Queste quattro festività non corrispondono ad Equinozi e Solstizi, ma cadono 40 giorni dopo tali eventi che, nella Ruota dell’Anno, vengono indicati con le festività Yule, Litha, Mabon e Eostre.

Dunque, la festa di Samhain, più precisamente Trinox Samoni che significa letteralmente “le tre notti di Samonios”, segnava l’inizio dell’anno nel Calendario di Coligny.

Samonios era il primo mese dell’anno e suo nome significa “fine dell’estate”. 

Pur cadendo nel periodo delle stagioni autunnale e invernale, Samhain inaugurava quella che i Celti consideravano la parte luminosa dell’anno, durante la quale le notti si fanno via via più brevi e le giornate si allungano progressivamente.

Alcune studiosi, quali ad esempio T.G.E. Powell, sostengono che le quattro principali ricorrenze celtiche fossero legate ad un ciclo pastorale piuttosto che agricolo, e interpretano il nome Samhain come “riunione”.

In effetti, essendo indice dei primi freddi invernali, Samhain coincideva con il periodo in cui i pastori riconducevano gli animali nelle stalle.

Sarebbe bello fermarsi a questa poetica visione, invece dobbiamo ricordare che la maggior parte del bestiame veniva macellato.

Solo i capi destinati a riprodursi nella stagione seguente potevano essere messi al riparo nelle stalle. In questo modo, anche il foraggio raccolto avrebbe sfamato un numero limitato di animali durante tutto il periodo invernale.

Infatti, le risorse accumulate durante il periodo estivo, dovevano bastare fino alla festa di Beltaine (1 maggio), quando le greggi e le mandrie venivano ricondotte ai pascoli, dove potevano sfamarsi e riprodursi liberamente.

La festa di Samhain durava diversi giorni e si celebrava con grandi banchetti, essendo questa

occasione in cui il cibo avrebbe soddisfatto tutti abbondantemente, prima delle ristrettezze invernali. Si consumavano quindi tutti i cibi in eccesso, che non potevano essere conservati.

In questa occasione si riunivano non solo i membri di un singolo villaggio, ma i vari Tuath (clan) i cui capi avrebbero preso importanti decisioni. 

E’ utile notare che per i Celti, come in altre culture, le giornate non iniziavano la mattina, bensì la sera, dunque al tramonto.

samhainAl calar delle tenebre, i Druidi ordivano che tutti i fuochi fossero spenti, mentre essi si recavano in un luogo elevato per accendere un nuovo Fuoco Sacro.

Da qui partivano dei messaggeri, vestiti con maschere grottesche e pelli di animali sacrificati, facendosi luce con torce accese nel Nuovo Fuoco, oppure con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco.

Questi messaggeri tornavano al villaggio, portando la nuova luce a tutto il popolo.

Vi era quindi un lasso di tempo in cui tutti i fuochi erano spenti, in attesa della nuova Luce, ed era proprio in questo frangente che le porte dell’Altrove si aprivano per mettere in comunicazione il reame del Sidhe con il mondo terreno.

Samhain era dunque fuori dal tempo. Era il momento della congiunzione tra due cicli temporali e tra due mondi, mentre Samhain, di per sé, non apparteneva né all’uno né all’altro.

Samhain era un eterno presente, in cui il passato e il futuro si univano in un continuum temporale. 

Ed era così che nell’oscurità, tra nebbie e foschie, si intravedevano le pallide immagini degli antenati che, per una notte soltanto, tornavano a camminare tra i vivi, a raccontare storie e ricordare avvenimenti delle loro vite ormai trascorse, oppure ad ascoltare le parole dei Bardi che narravano di gesta eroiche e di dèi.

In Irlanda si narra che, nella notte di Samhain, il dio Dagda e la dea Morrigan si incontrassero nei pressi di un fiume, che rappresentava il confine tra due mondi, e lì si unissero in un amplesso amoroso, simboleggiando così l’unione delle due metà, l’una chiara e l’altra scura, su un limite fluido.

Non solo gli antenati, ma anche i discendenti del Tuath, che avrebbero vissuto da lì a qualche anno, o forse qualche secolo, potevano varcare la soglia del Sidhe.

Samhain era quindi il momento migliore per profetizzare, gettando uno sguardo nel futuro, oltre il varco dello spazio-tempo.

Tuttavia, bisognava stare all’erta: dal varco tra questo mondo e l’altro potevano giungere anche spiriti nefasti, che avrebbero causato danni, sciagure e follia.

Vi sono molte leggende che narrano di viaggi nell’oltretomba e, coloro che lo desideravano, la notte di Samhain potevano visitare il regno del Sidhe, compiendo complessi rituali.

Uno di questi rituali consisteva nello scavare una buca rettangolare nella quale si introducevano gli uomini che partecipavano al rito. Quindi, si copriva la buca con alcuni rami secchi ed altri verdi e infine con della canapa e gli si dava fuoco. Il fumo prodotto penetrava nella camera scavata nella terra e gli uomini che vi erano dentro potevano entrare in contatto col mondo spirituale.

Utilizzando altri tipi di erbe, con lo stesso procedimento, si potevano ottenere delle guarigioni.

Con l’avvento del Cristianesimo, la Chiesa ostacolò i festeggiamenti di questa antica tradizione, sostituendola con la festa di Ognissanti, il primo novembre, e con la festa dei Morti il due novembre.

Tuttavia, la tradizione di Samhain si è rivelata troppo forte per essere sradicata.

Nonostante le repressioni, ancora in epoca medievale si narrava che streghe e stregoni si riunissero per praticare rituali e incantesimi, mentre fate, elfi e folletti intrecciavano le loro danze agli incroci delle strade.

In Scozia, fino al XVIII sec., si è conservata l’usanza di accendere i fuochi di Samhain sulle alture, quindi si svolgevano cerimonie di divinazione.

Tra queste cerimonie vi era l’usanza, al termine dei festeggiamenti, di disporre le ceneri dei fuochi spenti in circolo, ponendo all’interno del cerchio una pietra per ogni membro delle varie famiglie che avevano partecipato alla festa.

Il giorno seguente si tornava a controllare che le pietre non si fossero spostate.

Nel caso una pietra fosse stata trovata spostata, questo sarebbe stato un segno di disgrazia e, forse, colui che corrispondeva alla pietra, avrebbe rischiato la morte quello stesso anno, prima del successivo Samhain.

In altri luoghi della Scozia, i giovani si coricavano accanto al fuoco subito dopo averlo acceso, lasciandosi avvolgere dal fumo, mentre i compagni lo saltavano oltrepassandolo e facendo a gara a chi disperdesse più cenere.

In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

Quando gli Irlandesi emigrarono in America importarono questa tradizione che, con l’andare del tempo, prese il nome di Halloween (in irlandese Hallow E’en), che deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day.

 

2 pensieri riguardo “Samhain, 1 Novembre

  1. Leggo sempre con interesse ed attenzione, tutti gli articoli. Sono sempre entusiasta della NON banalità e della fluidità, dell’espressione. Sintesi profonda e a volte, anche spiritosa… Veramente bello, come racconto ed esaustivo. Grazie, per apportarci delle nuove conoscenze sacrificando le Sue energie e tempo…

    1. La ringrazio moltissimo per il suo interesse e per il bellissimo commento che mi ha dedicato.

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