Dall’Avvento del Monoteismo alla Nascita dell’Inquisizione

La Politica di Carlo Magno

Conversione Religiosa

Le Crociate

San Domenico di Guzmàn

La Santa Inquisizione

 

La Politica di Carlo Magno

 

La prima politica di globalizzazione risale al VI sec. d.C. ad opera di Carlo Magno.

In pratica, dopo aver conquistato tutto il conquistabile accanto ai grandi imperi arabo e bizantino, il nostro imperatore si accorse che i popoli assoggettatati non avevano nulla in comune tra loro, se non il fatto di pagare le tasse a Roma.

L’impoverimento delle masse e il latifondo avevano messo in dubbio l’auto-identità delle intere popolazioni, creando il bisogno di ridefinirsi. Di fatto, il mondo greco-romano era in una situazione di profonda crisi psico-sociale.

Una volta preso coscienza di tale manchevolezza, Carlo M. tentò di rimediare all’errore.

La generalizzazione dei culti esistenti era nemica della peculiarità e dell’autentico in cui i popoli stessi si identificavano, mentre comprendere tutte le varianti mitologiche avrebbe dato origine ad un culto amorfo. Occorreva, piuttosto, un modello culturale che potesse essere valido per tutti.

Bisognava creare una soluzione religiosa alle inquietudini connesse al culto della fertilità, comune a tutta l’ecumene panellenica, in cui un giovane dio moriva in primavera per risorgere alla fine dell’estate.

Fu così che gli venne l’idea di unificare le varie popolazioni assoggettate facendone una sorta di prova generale (e fallimentare) dell’Unione Europea. Venne diffusa una moneta unica, poi una legislatura comune, e infine un unico culto. 

Si sa: Carlo era cristiano. Di fatto, era stato incoronato dal Papa e addirittura proclamato “Unto del Signore”.  

Inoltre, Gesù Cisto, morto e risorto, era l’emblema del culto solare e nulla vietava di adattarlo a quello della fertilità. Bastava qualche aggiustatina.

Purtroppo però, ma questo possiamo dirlo solo a posteriori, era già troppo tardi.

L’individualismo aveva preso il sopravvento, creando risposte qualunquiste e relegando nell’inconscio quelle che sono le reali motivazioni del senso di appartenenza al gruppo sociale, ormai in preda a meccanismi di repressione e rimozione, tanto che l’occidente non è mai riuscito a recuperarlo. 

Gli occidentali concepiscono l’idea di nazione solo in un contesto territoriale, scambiando contenuti emotivi concreti, quali legami di sangue e affettivi, nonché la condivisione di una storia e di un’origine comune che generano da sé la condivisione di sentimenti, con simboli astratti: la patria, la bandiera, i confini, l’integrità del territorio.

Gli affetti sono diventati principi morali,  il senso di appartenenza è stato soppiantato dall’individualismo racchiuso tra le mura di cinta dell’Io, che nel suo isolamento ha rimosso il senso di qualsiasi rito primitivo, perdendo il senso del legame.

 

Conversione Religiosa

Carlo Magno mise in atto il processo di conversione religiosa in tutto l’Impero Romano.

Siccome però la teologia (benché sapesse perfettamente disquisirne) doveva essere piuttosto noiosa rispetto alle mille cose a cui doveva badare, il nostro imperatore Carlo affidò le sorti spirituali del suo Impero alla Chiesa.

Per facilitare il compito, nel 785, Carlo ordinò ufficialmente di uccidere ogni individuo che rifiutasse di convertirsi al cristianesimo e marchiò la partecipazione ad antichi riti col nome di stregoneria.

In particolare furono proibiti i riti sacrificali, la cremazione dei defunti e la sepoltura in tumuli. In compenso, si adottò la pratica uccisione dei cosiddetti pagani per mezzo del rogo.  

La Chiesa si sfregò le mani, e mise subito in chiaro un paio dei suoi principi fondamentali.

Il primo è che essa sarebbe stata l’unico e incontestabile strumento del volere divino manifesto sulla terra.

Il secondo è che il regno dei cieli sarebbe stato raggiungibile solo attraverso la sofferenza, intesa come martirio, mortificazione, umiliazione, penitenza, solitudine, castità, povertà, e via discorrendo.

Tempo una decina d’anni, Carlo Magno si rese conto che i contribuenti di Roma dovevano anzitutto esser vivi per pagare le tasse. Decise, dunque, di tutelare il popolo.

Nel 797 scrisse un nuovo capitolo da aggiungere alla precedente legge, la Capitulatio de patribus saxoniae, stabilendo che la pena di morte contro i pagani poteva essere commutata in una comoda multa, definendo la morte sacrificale sul rogo un’usanza pagana.

La Chiesa non obiettò. Diciamo che, in quel periodo, era più che altro interessata ad arricchirsi escogitando stratagemmi per spillare soldi al popolo, ma sempre in maniera molto diplomatica. Quindi, diciamo che si mostrò piuttosto razionale fino alla fine del I millennio.

Il documento principale di quest’atteggiamento fu il Canon Episcopi, pubblicato intorno al 906 su richiesta del vescovo di Treviri, ma probabilmente redatto già nell’867 al tempo di Ludovico II.

Nel Canon Episcopi si stabilì che le pratiche stregoniche, come ad esempio il volo notturno e la trasformazione delle praticanti in animali, potessero accadere solo nello spirito e, chi credeva che tali avvenimenti potessero verificarsi anche nel corpo, non solo era uno stupido, ma perdeva anche la fede in Dio, visto che evidentemente credeva nella stregoneria e nel diavolo.

 

Le Crociate

All’inizio del II millennio, accadde che gli Islamici ebbero l’ardire di occupare la città di Gerusalemme e il Santo Sepolcro, cosa che riuscì a turbare profondamente la Chiesa.

Di fatto, gli Islamici si stavano espandendo già da un bel pezzo, avendo conquistato territori in Medio Oriente, nel sud della Spagna e la Sicilia. Ma il Santo Sepolcro in mano ai musulmani… eh no, proprio non lo si poteva tollerare.

Fu così che nel 1095 Papa Urbano II, utilizzando il pretesto del Santo Sepolcro per dichiarare guerra agli islamici, si inventò per i credenti una nuova e facile via che poteva condurre al regno dei cieli. Una via così nuova e rivoluzionaria… Copiata pari pari dalla Jiad islamica: la guerra santa, condotta in nome di Dio. Papa Urbano II decise però di chiamarla Crociata invece che Jiad.

Chi partecipava alla Crociata filava dritto nel Regno dei Cieli. Che meraviglia!

E se alla gente del Regno dei Cieli non gliene fosse importata un’emerita fava, ecco che la Chiesa avrebbe assicurato, a chi avesse preso parte a questa geniale trovata – e ne fosse anche sopravvissuto – un pacchetto regalo di agi da consumarsi preferibilmente entro la data della propria morte terrena.

Considerando la povertà dell’epoca, gli uomini partirono.

La prima Crociata ebbe luogo in Terra Santa nel 1099: fu fondato il Regno franco di Gerusalemme. La seconda Crociata iniziò nel 1147, la terza nel 1189, la quarta nel 1202, eccetera. In tutto se ne ebbero sette.

In quegli anni di campagne militari organizzate e finanziate dalla Chiesa, lunghi periodi di guerra tra cristiani e musulmani si alternarono a brevi periodi di pace instabile, durante i quali il commercio, sia di beni che di idee, prosperò.

Alla fine i Crociati tornarono: ricchi, e ben consapevoli delle gioie dell’hashish e del sesso.

Nel frattempo, in Europa, il clero se l’era spassata: non osservava i digiuni, praticava la caccia col falcone, giocava d’azzardo, viaggiava su lussuose carrozze, manteneva cortigiane, si dedicava a banchetti e si occupava di contrattazioni commerciali.

Cerimonie quali matrimoni e funerali non venivano celebrati se non dopo un lauto compenso. In pratica di lavorare non se ne parlava proprio. Persino l’estrema unzione veniva negata se non preceduta da una cospicua offerta.

In alcune località del sud della Francia, non veniva celebrata una messa da trent’anni, tanto i preti erano indaffarati nell’amministrazione dei loro possedimenti, conducendo una vita da grande nobiltà che certo non si confaceva alla classe clericale.

Dando di sé un’immagine di questo tipo, è ovvio che il cristianesimo non ebbe più alcuna presa sul popolo.

In compenso si iniziò a simpatizzare per i Catari, detti anche Albigesi o Albigiani (dal nome della città francese Albi in cui ebbe origine il movimento cataro), oppure “i Puri”.

I Catari, prendendo spunto per le loro idee dal Manicheismo, si erano messi a viaggiare a piedi scalzi per le campagne, predicando la loro fede senza violenze né ricatti morali, e soprattutto senza esigere denaro o donazioni, ma distinguendosi sempre per i loro modi gentili e persuasivi.

Sempre in Francia, ma più a nord, ci si mise anche Pietro Valdo, un ricco commerciante di Lione, che si spogliò di tutti i suoi beni e diede vita al movimento Valdese.

In Italia invece, precisamente nella pianura Padana, nacque il movimento degli Umiliati, di cui già il nome può dare un’idea piuttosto precisa.

Questi ultimi due movimenti non erano di stampo manicheo come i Catari, ma pauperistici: al centro della loro fede non c’erano il bene e il male in lotta tra loro, come per i Manichei, ma il richiamo alla povertà evangelica come base della purezza del messaggio cristiano.

Per farla breve, ognuno di questi movimenti aveva uno stile umile, in netta contrapposizione a quello della Chiesa di Roma che, a quel punto, rischiava seriamente di perdere, oltre ai fedeli, anche il suo potere e i suoi vizi. Dio non voglia.

 

San Domenico di Guzmàn

inquisizioneFu a questo punto che entrò in scena Domenico di Guzmàn, vicepretore dei monaci della cattedrale di Osma.

Domenico era davvero un credente cristiano, nonché un infervorato sostenitore della Chiesa, però non si era fatto corrompere dalla ricchezza. E questo fu senz’altro un pregio.

Ma se si pensa che fosse anche un uomo buono e gentile… beh, che Dio ve ne scampi!

Domenico era un uomo esile che indossava sempre la stessa veste, giorno e notte, ovvero un saio di crine ruvido e grezzo, tutto rattoppato.

In effetti, bisogna dire che fu un grande asceta, dedito alla preghiera e alla penitenza: usava flagellarsi con una catena di ferro che portava sempre addosso, stretta intorno alle gambe.

Di notte non dormiva mai in un letto, ma solo per terra o su un tavolaccio. Spesso non dormiva affatto, ma pregava incessantemente per tutta la notte, anche fra le lacrime.

Organizzava sovente dei raduni pubblici per predicare contro i Catari, e spesso scoppiava a piangere durante i suoi sermoni.

Non soddisfatto di tutto ciò, Domenico si sforzava di apparire più asceta di quanto già non fosse.

Si narra, ad esempio, che durante i suoi viaggi, prima di giungere alle locande in cui si sarebbe ristorato, era solito fermarsi lungo la strada presso una fonte o un ruscello e, al riparo da occhi indiscreti, bere a sazietà. In questo modo, una volta giunto alla locanda, si sarebbe a malapena bagnato le labbra accrescendo la sua immagine austera e frugale.

Insomma, Domenico fu un personaggio eccentrico… o meglio: un fanatico religioso che, nella migliore delle ipotesi, rasentava il patologico.

Nel 1206 Domenico si trovò a passare da Montpeller e, dissertando con i legati papali del luogo, ebbe modo di ascoltare tutte le loro lagnanze sull’eresia che “infettava” le loro terre, riferendosi ai Catari.

All’udire tali parole, Domenico si incaricò di risolvere il problema. Organizzò una rete di monaci itineranti detti frati domenicani, che viaggiavano a piedi scalzi per le strade delle città, ostentando una vita assai frugale e semplice. Tuttavia, erano monaci istruiti, avvezzi ai dibattiti teologici.

Insomma, i Domenicani erano capaci di tenere testa ai predicatori Catari, nel frattempo accusati di eresia.

Anzi, i Domenicani erano anche qualcosa in più. Mentre andavano in giro a predicare, potevano cogliere l’occasione di individuare gli eretici e, già che c’erano, perché non dargli anche il potere giudicarli e condannarli?

Naturalmente, Domenico in persona fece le sue spedizioni e fu spesso incaricato di sentenziare su persone accusate di eresia, quindi di tentare la loro conversione.

E’ scontato che molti suoi tentativi di convertire gli eretici fallirono, ed ecco che Domenico fu testimone di numerosi roghi di Catari, senza che la sua coscienza cristiana avesse il benché minimo problema.

Intanto, Papa Innocenzo III, nel 1207, scrisse al re di Francia e ad alti nobili esortandoli a sopprimere l’eresia con la forza delle armi.

Nel 1209 ebbe inizio una Crociata contro i Catari. Un esercito di 15-20 mila uomini, aventi come guida spirituale il legato pontificio, a quel tempo abate di Citeaux, Arnald-Amaury, assediarono la città di Beziers. Durante l’assedio, fu chiesto ad Arnald di distinguere gli abitanti eretici dai cattolici, al che il simpatico legato rispose: “Uccideteli tutti. Dio riconoscerà i suoi”.

Nel 1231, Papa Gregorio IX nominò il primo inquisitore della Germania: Corrado di Marburgo, il quale mandò a morte migliaia di persone terrorizzando tutta la valle del Reno, fino al 1233, quando, stranamente, fu assassinato.

Corrado aveva le idee un po’ confuse riguardo ai Catari: era convinto che gli eretici fossero una setta di adoratori di Satana, che identificavano il loro tenebroso dio nelle forme di un rospo, o di un gatto nero, o di un uomo magro, pallido e freddo.

Nelle bolle che Corrado scrisse a Papa Gregorio IX durante i suoi due anni da inquisitore, raccontò che questa setta di adoratori del Diavolo era dedita ad orge sessuali e, la domenica, i suoi aderenti erano soliti rubare l’ostia consacrata per poi oltraggiarla durante le loro riunioni.

Fu così che venne delineata l’immagine del Satanista, ancora in voga dopo ben 1200 anni. In concomitanza, la stregoneria venne equiparata all’eresia, diventando anch’essa una mera adorazione del Diavolo.

Tirando le somme, per la Chiesa, chiunque seguisse un culto differente da quello Cristiano era eretico. Per il popolo, invece, chi era eretico doveva per forza seguire culti demoniaci. Di conseguenza, chiunque fosse rimasto fedele alle tradizioni pagane, in quanto eretico, doveva per forza avere a che fare col Diavolo.

 

La Santa Inquisizione

In base alle descrizioni di Corrado di Marburgo, Gregorio IX, prese i suoi provvedimenti: nel 1233 emise una bolla in cui affidò ai Domenicani il compito di sradicare l’eresia. Inoltre, annunciò l’istituzione di un tribunale permanente composto di frati domenicani.

Nacque così la Santa Inquisizione.

Agli inquisitori fu concesso di condannare i sospettati di eresia senza alcuna possibilità di appello.

Nel 1257, Papa Alessandro IV rese l’Inquisizione indipendente, eliminando la necessità degli inquisitori di consultarsi con i vescovi locali, ma esigendo che si dimostrasse effettivamente il collegamento tra eresia e stregoneria. Detto, fatto.

Nel 1260, Alessandro IV emise una bolla in cui stabilì egli stesso i parametri di collegamento tra eresia e stregoneria: i capi d’accusa erano di quindici specie e, per quanto assurdi, li ritroviamo tutti nelle confessioni delle imputate di stregoneria.

  1. Rinnegano Dio;

  2. Bestemmiano Dio;

  3. Adorano il Diavolo;

  4. Consacrano i loro bambini al Diavolo;

  5. Spesso sacrificano i bambini al Diavolo;

  6. Consacrano i loro figli a Satana quando ancora sono nel ventre materno;

  7. Promettono a Satana di attirare al suo servizio tutti coloro che potranno;

  8. Giurano nel nome del demonio e se ne vantano;

  9. Non rispettano alcuna legge e commettono perfino incesto;

  10. Uccidono le persone, le fanno bollire e le mangiano;

  11. Si nutrono di carne umana ed anche di impiccati;

  12. Fanno morire la gente con veleni e sortilegi;

  13. Fanno morire il bestiame;

  14. Fanno perire i frutti e causano la sterilità;

  15. Diventano in tutto schiavi del diavolo.

 

Da quel momento in poi, il clero scatenò la sua fantasia.

Tommaso D’Aquino, nel suo trattato “Summa Theologiae” scritto fra 1267 e il 1273, affermò, sulla scorta di una vasta dottrina che andava da Aristotele a Sant’Agostino, che i demoni non solo possono impedire l’atto sessuale, ma sono in grado essi stessi di avere rapporti sessuali con le donne in forma di demoni incubi, e con gli uomini in forma di demoni succubi.

Secondo “San” Tommaso, i demoni avevano la facoltà di assumere ora fattezze maschili, ora femminili, a seconda del partner prescelto, in modo da non causare promiscuità omosessuale in quanto «è vero che si pecca nel Sabba, ma sempre secondo natura».

Il primo libro che descrisse la stregoneria fu scritto nel 1430 da Johan Nider: Il Fornicarius. Dal nome sembrerebbe un trattato erotico, e di fatto lo è, solo che ha per protagonisti i demoni.

Nel 1484 una Bolla ufficiale di Papa Innocenzo VIII, “Summis desiderantes affectibus”, riconobbe ufficialmente la stregoneria come entità reale.

Gli era stato infatti riferito che, nelle diocesi di Magonza, Colonia, Treviri e Salisburgo, moltissimi uomini e donne praticavano la stregoneria, «impedendo agli uomini di generare, alle donne di concepire e rendendo impossibile l’atto coniugale».

Fu così che la contraccezione venne considerata come omicidio e, dunque, era meritevole di morte.

Nel 1491, dall’università di Colonia, fu diramato un documento con la notifica che «qualunque affermazione contro la realtà della stregoneria sarebbe incorsa nella colpa di ostacolare l’Inquisizione».

La macchina infernale che avrebbe ucciso milioni di persone era stata avviata e nulla poteva più fermarla.

Cosa ne pensi?