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01. Monoteismo e Inquisizione

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La Politica di Carlo Magno

carlo magno - monoteismoIl primo grande persecutore e oppressore delle culture pre-cristiane fu Carlo Magno (742 – 814), il quale mise in atto la prima politica di globalizzazione nel continente europeo.

Dopo aver conquistato tutto il conquistabile accanto ai grandi imperi arabo e bizantino, il nostro imperatore si accorse che i popoli assoggettati non avevano nulla in comune tra loro se non il fatto di pagare le tasse a Roma. 

Di fatto, i popoli dell’Europa centrale  si trovavano in una situazione di profonda crisi psicosociale, accentuata ulteriormente dall’impoverimento delle masse e del latifondo, che aveva messo in dubbio l’auto identità delle popolazioni. 

Ebbene, una volta preso coscienza di tale manchevolezza, Carlo Magno tentò di rimediare con una politica globalizzante, che avrebbe ridefinito la situazione socio-culturale dei suoi territori. Venne diffusa una moneta unica, poi una legislatura comune e, infine, un unico culto che avrebbe accomunato e uniformato il popolo. 

La generalizzazione dei culti esistenti era nemica della peculiarità in cui i popoli si identificavano. D’altro canto, comprendere tutte le varianti mitologiche avrebbe dato origine ad un culto amorfo. Occorreva, piuttosto, un modello culturale che potesse essere valido per tutti. 

Bisognava, dunque, creare una soluzione religiosa alle inquietudini connesse al culto della fertilità, comune a tutta l’ecumene panellenica, in cui  in primavera un giovane dio moriva per risorgere a nuova vita. La figura del Cristo risorto, emblema del culto solare, poteva essere adattato ai culti popolari agrari. 

Infatti, dopo essere stato definitivamente sdoganato con l’editto di Tolleranza ad opera di Costantino nel 313, garantendo anche ai cristiani, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita, “affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità”. 

Sebbene le religioni politeiste dei vari popoli europei non subirono alcuna diffamazione, l’epoca costantiniana segnò una svolta per il cristianesimo. I cristiani, da minoranza sospetta e odiata, arrivarono a godere di una parità di trattamento all’interno della società e, grazie ai finanziamenti dell’impero, in quasi tutte le città sorsero delle chiese. In breve tempo, attorno al culto Cristiano si creò un efficiente modello organizzativo, che andò via via ad implementare il modello imperiale romano. Fu così che la religione divenne un mero strumento politico atto al controllo delle masse.

All’epoca di Carlo Magno, il culto Cristiano aveva già preso piede tra la popolazione e nella politica romana. 

Lo stesso Carlo si sentiva fortemente in dovere di mantenere la promessa fatta da suo padre Pipino, di proteggere e difendere il papato e la Chiesa di Roma. Fu così che mise in atto un processo di conversione religiosa in tutto l’Impero Romano. 

Siccome, però, la teologia (benché ne sapesse perfettamente disquisire) doveva essere piuttosto noiosa rispetto alle mille cose a cui doveva badare, il nostro imperatore affidò le sorti spirituali del suo Impero alla Chiesa. 

Per facilitare il compito, nel 782, con la legge Capitulatio de partibus saxoniae si stabilì che il dominio della religione cristiana non doveva essere messo in discussione, pena la morte. 

Così, chiunque avesse ucciso un vescovo, un sacerdote o un diacono sarebbe morto e la stessa sorte sarebbe toccata a chiunque avesse tramato contro i cristiani. 

Vennero istituite delle multe per coloro che avessero rifiutato il battesimo cristiano, il matrimonio cristiano, e persino per chi avesse offerto voti alle sorgenti, alberi o boschetti o avesse compiuto sacrifici e organizzato un pasto comunitario in onore degli idoli, avrebbe pagato una multa in denaro, oppure avrebbe prestato servizio per la Chiesa locale. Di fatto, era vietata qualsiasi riunione o assemblea del popolo che non fosse indetta e comandata da un messaggero preposto. 

Inoltre,  gli indovini, i maghi e qualsiasi officiante di culti pagani doveva essere consegnato alle chiese e ai parroci. 

Furono vietati e punibili con la morte i riti funebri su pire e la sepoltura nei tumuli, mentre tutti coloro che avevano ricevuto il battesimo sarebbero stati sepolti nei cimiteri cristiani.

La Chiesa si sfregò le mani e mise subito in chiaro un paio dei suoi principi fondamentali. Il primo è che essa sarebbe stata l’unico e incontestabile strumento del volere divino manifesto sulla terra. Il secondo è che il regno dei cieli sarebbe stato raggiungibile solo attraverso la sofferenza, intesa come martirio, mortificazione, umiliazione, penitenza, solitudine, castità, povertà, e via discorrendo.

Tuttavia, possiamo affermare che in quel periodo, la Chiesa era più che altro interessata ad arricchirsi spillando soldi al popolo, ma sempre in maniera molto diplomatica, dimostrandosi piuttosto razionale, almeno fino alla fine del I millennio.

Il documento principale di questo atteggiamento fu il Canon Episcopi, pubblicato intorno al 906 su richiesta del vescovo di Treviri, ma probabilmente redatto già nel 867 al tempo di Ludovico II. 

Nel Canon Episcopi si stabilì che le pratiche sciamaniche, come ad esempio il volo e la trasformazione in animali, potessero accadere solo nello spirito e, chi credeva che tali avvenimenti potessero verificarsi anche nel corpo, non solo era uno stupido, ma perdeva anche la fede in Dio.  

Le Crociate

inquisizioneAll’inizio del I millennio d.C. accadde che gli Islamici ebbero l’ardire di occupare la città di Gerusalemme e il Santo Sepolcro, cosa che riuscì a turbare profondamente la Chiesa.

In realtà, gli Islamici si stavano espandendo già da un bel pezzo, avendo conquistato territori in Medio Oriente, nel sud della Spagna e in Sicilia. Ma il Santo Sepolcro in mano ai musulmani… eh no, proprio non lo si poteva tollerare.

Fu così che nel 1095 Papa Urbano II, utilizzando il pretesto del Santo Sepolcro per dichiarare guerra agli islamici, si inventò per i credenti una nuova e facile via che poteva condurre al regno dei cieli. Una via così nuova e rivoluzionaria… che copiò pari pari a Jihad islamica: la guerra santa, condotta in nome di Dio. Papa Urbano II decise di chiamarla Crociata anziché Jihad.

Chi partecipava alla Crociata filava dritto nel Regno dei Cieli. Che meraviglia!

E se alla gente del Regno dei Cieli non gliene fosse importata un’emerita fava, ecco che la Chiesa avrebbe assicurato, a chi avesse preso parte alla guerra e ne fosse sopravvissuto,  un pacchetto di agi da consumarsi preferibilmente entro la data della propria dipartita. Considerando la povertà dell’epoca, gli uomini partirono.

La prima Crociata ebbe luogo in Terra Santa nel 1099: fu fondato il Regno franco di Gerusalemme. La seconda Crociata iniziò nel 1147, la terza nel 1189, la quarta nel 1202, eccetera. In tutto se ne ebbero sette.

In quegli anni di campagne militari organizzate e finanziate dalla Chiesa, lunghi periodi di guerra tra cristiani e musulmani si alternarono a brevi periodi di pace instabile, durante i quali il commercio, sia di beni che di idee, prosperò.

Alla fine i Crociati tornarono a casa: ricchi e ben consapevoli delle gioie dell’hashish e del sesso.

Nel frattempo, in Europa, il clero se l’era spassata: non osservava i digiuni, praticava la caccia col falcone, giocava d’azzardo, viaggiava su lussuose carrozze, manteneva cortigiane, si dedicava a banchetti e si occupava di contrattazioni commerciali.

Cerimonie quali matrimoni e funerali non erano celebrate se non dopo un lauto compenso. Persino l’estrema unzione era negata se non preceduta da una cospicua offerta. In pratica, di lavorare non se ne parlava proprio.

In alcune località del sud della Francia, non veniva celebrata una messa da trent’anni, tanto i preti erano indaffarati nell’amministrazione dei loro possedimenti, conducendo una vita da grande nobiltà che certo non si confaceva alla classe clericale.

Dando di sé un’immagine di questo tipo, è ovvio che il cristianesimo non ebbe più alcuna presa sul popolo attanagliato dalla povertà. Si erano così venute a creare delle correnti religiose alternative, che avevano maggior presa sul popolo. 

La più nota è quella dei Catari, detti anche Albigesi o Albigiani (dal nome della città francese Albi in cui ebbe origine il movimento cataro), oppure “i Puri”.

I Catari, prendendo spunto per le loro idee dal Manicheismo, si erano messi a viaggiare a piedi scalzi per le campagne, predicando la loro fede senza violenze né ricatti morali e, soprattutto, senza esigere denaro o donazioni, ma distinguendosi sempre per i loro modi gentili e persuasivi.

Sempre in Francia, ma più a nord, ci si mise anche Pietro Valdo, un ricco commerciante di Lione, che si spogliò di tutti i suoi beni e diede vita al movimento Valdese.

In Italia, precisamente nella pianura Padana, nacque il movimento degli Umiliati, di cui già il nome può dare un’idea piuttosto precisa.

Questi ultimi due movimenti non erano di stampo manicheo come i Catari, ma pauperistici: al centro della loro fede non c’erano il bene e il male in lotta tra loro, come per i Manichei, ma il richiamo alla povertà evangelica come base della purezza del messaggio cristiano.

Per farla breve, ognuno di questi movimenti aveva uno stile umile, in netta contrapposizione a quello della Chiesa di Roma che, a quel punto, rischiava seriamente di perdere, oltre ai fedeli, anche il suo potere e i suoi vizi. Dio non voglia.

San Domenico di Guzman

Domenico di Guzman - inquisizioneFu a questo punto che entrò in scena Domenico di Guzman (1170 – 1221), vicepretore dei monaci della cattedrale di Osma, nella Spagna settentrionale.

Domenico era davvero un credente cristiano, nonché un infervorato sostenitore della Chiesa, però non si era fatto corrompere dalla ricchezza e questo fu senz’altro un pregio. Ma se si pensa che fosse anche un uomo buono e gentile… beh, che Dio ve ne scampi!

Domenico era un uomo esile che indossava sempre la stessa veste, giorno e notte, ovvero un saio di crine ruvido e grezzo, tutto rattoppato. Organizzava sovente dei raduni pubblici per predicare contro i Catari, e spesso scoppiava a piangere durante i suoi sermoni.

In effetti, bisogna dire che fu un grande asceta, dedito alla preghiera e alla penitenza: usava flagellarsi con una catena di ferro che portava sempre addosso, stretta intorno alle gambe.

Di notte non dormiva mai in un letto, ma solo per terra o su un tavolaccio. Spesso non dormiva affatto, ma pregava incessantemente per tutta la notte, anche fra le lacrime.

Non soddisfatto di tutto ciò, Domenico si sforzava di apparire più asceta di quanto già non fosse.

Si narra, ad esempio, che durante i suoi viaggi, prima di giungere alle locande in cui si sarebbe ristorato, era solito fermarsi lungo la strada presso una fonte o un ruscello e, al riparo da occhi indiscreti, bere a sazietà. In questo modo, una volta giunto alla locanda, si sarebbe a malapena bagnato le labbra accrescendo la sua immagine austera e frugale.

Insomma, Domenico fu un personaggio eccentrico… o meglio: un fanatico religioso che, nella migliore delle ipotesi, rasenta il patologico.

Nel 1206 Domenico si trovò a passare da Montpellier e, dissertando con i legati papali del luogo, ebbe modo di ascoltare tutte le loro lagnanze sull’eresia che “infettava” le loro terre, in riferimento ai Catari.

All’udire tali parole, Domenico si incaricò di risolvere il problema. Organizzò una rete di monaci itineranti (i famosi frati Domenicani) che viaggiavano a piedi scalzi per le strade delle città, ostentando una vita assai frugale ma con una notevole istruzione, che li rendeva capaci di tenere testa ai predicatori Catari in quanto a dibattiti teologici. 

Tuttavia ciò non bastava: i Domenicani dovevano avere quel qualcosa in più. Mentre andavano in giro a predicare, ad esempio, potevano cogliere l’occasione di individuare gli eretici e, già che c’erano, perché non dar loro il potere di giudicare e condannare?

Naturalmente, Domenico in persona fece le sue spedizioni e si fece carico di sentenziare su persone accusate di eresia, quindi di tentare la loro conversione. E’ scontato che molti suoi tentativi di convertire gli eretici fallirono, così  Domenico fu testimone di numerosi roghi di Catari, senza che la sua coscienza cristiana avesse il benché minimo problema.

Intanto, Papa Innocenzo III, nel 1207, scrisse al re di Francia e ad altri nobili esortandoli a sopprimere l’eresia con la forza delle armi.

Nel 1209 ebbe inizio una Crociata contro i Catari. Un esercito di 15-20 mila uomini, aventi come guida spirituale il legato pontificio, a quel tempo abate di Citeaux, Arnauld-Amaury, assediarono la città di Béziers. Durante l’assedio, fu chiesto ad Arnald di distinguere gli abitanti eretici dai cristiani, al che il simpatico legato rispose: “Uccideteli tutti. Dio riconoscerà i suoi”.

Nel 1231, Papa Gregorio IX nominò il primo inquisitore della Germania: Corrado di Marburgo, il quale mandò a morte migliaia di persone terrorizzando tutta la valle del Reno, fino al 1233, quando, stranamente, morì assassinato.

Corrado aveva le idee un po’ confuse riguardo ai Catari: era convinto che gli eretici fossero una setta di adoratori di Satana, che identificavano il loro tenebroso dio nelle forme di un rospo o di un gatto nero o, ancora, di un uomo magro, pallido e freddo.

Nelle bolle che Corrado scrisse a Papa Gregorio IX durante i suoi due anni da inquisitore, raccontò che questa setta di adoratori del Diavolo era dedita ad orge sessuali e, la domenica, i suoi aderenti erano soliti rubare l’ostia consacrata per poi oltraggiarla durante le loro riunioni.

Fu così che venne delineata l’immagine del Satanista, ancora in voga dopo ben 1200 anni. In concomitanza, l’accusa di stregoneria, che affondava le sue origini nell’identificazione di coloro che tenevano fede ad usanze estranee al cristianesimo, fu equiparata all’eresia, diventando anch’essa una mera adorazione del Diavolo.

Tirando le somme, chiunque seguisse un culto differente da quello Cristiano era eretico, e qualsiasi eretico, per il solo fatto di contrapporsi al culto cristiano, doveva per forza essere un adoratore del diavolo.  

La Santa Inquisizione

inquisizioneIn base alle descrizioni di Corrado di Marburgo, Gregorio IX, prese i suoi provvedimenti: nel 1233 emise una bolla in cui affidò ai Domenicani il compito di sradicare l’eresia. 

Inoltre, annunciò l’istituzione di un tribunale permanente composto di frati domenicani.

Nacque così la Santa Inquisizione.

Agli inquisitori fu concesso di condannare i sospettati di eresia senza alcuna possibilità di appello.

Nel 1257, Papa Alessandro IV rese l’Inquisizione indipendente, eliminando la necessità degli inquisitori di consultarsi con i vescovi locali, ma esigendo che si dimostrasse effettivamente il collegamento tra eresia e stregoneria. Detto, fatto: da quel momento in poi, il clero scatenò la sua fantasia.

Nel 1260, Alessandro IV emise una bolla in cui stabilì egli stesso i parametri di collegamento tra eresia e stregoneria: i capi d’accusa erano di quindici specie e, per quanto assurdi, li ritroviamo nelle confessioni delle imputate di stregoneria. 

  1. Rinnegano Dio;

  2. Bestemmiano Dio;

  3. Adorano il Diavolo;

  4. Consacrano i loro bambini al Diavolo;

  5. Sacrificano i bambini al Diavolo;

  6. Consacrano i loro figli a Satana quando ancora sono nel ventre materno;

  7. Promettono a Satana di attirare al suo servizio tutti coloro che potranno;

  8. Giurano nel nome del demonio e se ne vantano;

  9. Non rispettano alcuna legge e commettono perfino incesto;

  10. Uccidono le persone, le fanno bollire e le mangiano;

  11. Si nutrono di carne umana ed anche di impiccati;

  12. Fanno morire la gente con veleni e sortilegi;

  13. Fanno morire il bestiame;

  14. Fanno perire i frutti e causano la sterilità;

  15. Diventano in tutto schiavi del diavolo.
     

Tommaso D’Aquino, nel suo trattato “Summa Theologiae” scritto fra 1267 e il 1273, affermò, sulla scorta di una vasta dottrina che andava da Aristotele a Sant’Agostino, che i demoni non solo possono impedire l’atto sessuale, ma sono in grado essi stessi di avere rapporti sessuali con le donne in forma di demoni incubi, e con gli uomini in forma di demoni succubi.

Secondo Tommaso, i demoni avevano la facoltà di assumere ora fattezze maschili, ora femminili, a seconda del partner occasionale, in modo da non causare promiscuità omosessuale, in quanto «è vero che si pecca nel Sabba, ma sempre secondo natura».

Il primo libro che descrive la stregoneria fu scritto nel 1430 da Johann Nider: Il Formicarius. Dal nome sembrerebbe un trattato erotico e di fatto lo è, solo che ha per protagonisti i demoni.

Nel 1484 una Bolla ufficiale di Papa Innocenzo VIII, “Summis desiderantes affectibus”, riconobbe ufficialmente la stregoneria come entità reale.

Gli era stato riferito che, nelle diocesi di Magonza, Colonia, Treviri e Salisburgo, molti uomini e donne praticavano la stregoneria, «impedendo agli uomini di generare, alle donne di concepire e rendendo impossibile l’atto coniugale».

Nel 1491, dall’università di Colonia, fu diramato un documento con la notifica che «qualunque affermazione contro la realtà della stregoneria sarebbe incorsa nella colpa di ostacolare l’Inquisizione».

La macchina infernale che avrebbe ucciso milioni di persone era stata avviata e nulla poteva più fermarla.

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