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Processi e Torture

I Processi

Le Torture

Una Rapida Stima delle Vittime

 

I Processi

Nelle inchieste e negli interrogatori perpetrati dagli inquisitori nei confronti delle persone accusate di stregoneria, la regola era semplicissima: bastavano due o tre testimoni a confermare l’accusa.

Quando si arrestava una strega, si prendevano le dovute precauzioni per neutralizzare i suoi poteri. La strega era trasportata tenendola sollevata da terra, legandola su un asse di legno o in una cesta, per negarle il contatto con le regioni infernali.

In tribunale, la strega doveva dare le spalle al giudice, in modo da non ammaliarlo con lo sguardo. Inoltre era consigliato al giudice di portare addosso erbe benedette e sale consacrato.

Né il giudice né altre persone coinvolte nel processo dovevano entrare in contatto con le mani o le braccia dell’imputata, sempre per evitare l’ammaliamento.

Durante gli interrogatori si faceva largo uso di domande a trabocchetto.

Ad esempio, si chiedeva all’imputata se credeva che esistesse o no la stregoneria, che si potessero scatenare tempeste o affatturare le persone o gli animali. E’ da notare che la maggior parte delle presunte streghe rispondeva di no.

A questo punto, la domanda successiva scattava con la stessa violenza di una tagliola: “Allora le streghe bruciate sono state condannate ingiustamente?”.

Ovviamente l’imputata era costretta a rispondere, anche se questa risposta era già ormai del tutto superflua dal momento che persino il non credere nella stregoneria era considerato eresia.

I processi erano condotti dagli inquisitori avvalendosi non solo delle torture fisiche, ma anche di quelle psicologiche, facendo leva sulla solitudine e sull’isolamento. Anche la paura della tortura, provocata e alimentata al punto da trasformarsi in uno stato parossistico di panico, era di per sé un’efficace tortura. 

In pratica, all’accusata era detto che avrebbe subito un interrogatorio sotto tortura, ma non dicendole quando.

Quindi, tutta la preparazione era effettuata con una lentezza estenuante e, una volta legata allo strumento di tortura scelto, l’inquisitore usava la nota strategia della doppiezza.

Infatti, era noto tra gli inquisitori che nel torturare la presunta strega bisognava mostrarsi turbati, per poi slegarla e portarla in un’altra stanza, dove si cercava di persuaderla dicendole che poteva evitare la pena di morte.

Anche qui, il Malleus Maleficarum, manuale del perfetto inquisitore, da prova di efferato sadismo.

Il libro suggerisce al giudice di promettere la vita alla strega, ma liberandosi dall’incombenza di pronunciare una sentenza di morte, deputandola ad un altro giudice. In alternativa, si poteva benissimo promettere la vita, ma sarebbe stata una vita in carcere a pane e acqua. 

Riportata in cella, tra una tortura e l’altra, la strega non era mai lasciata sola: “per paura che il diavolo la spingesse al suicidio”.

Praticamente, un tentativo di suicidio, evidentemente causato dallo strazio e dal terrore, era interpretato come una prova inconfutabile di colpevolezza dell’imputata, discolpando al contempo gli inquisitori dalla loro crudeltà.

Alcune donne tentavano di suicidarsi infilandosi nella testa gli spilloni che usavano per fermare i capelli. Di fronte a tale disperato gesto, inquisitori affermavano: “L’abbiamo trovata in questo stato, come se avesse voluto infilarli nelle nostre teste”.

Anche il pianto avrebbe potuto commuovere ed essere interpretato come un segno di innocenza. A questo proposito gli inquisitori scoprirono ben presto che non c’è al mondo espediente migliore che formulare minacciosamente un’imposizione per ottenere da un punto di vista psicologico l’effetto contrario. Qualora una strega fosse scoppiata in lacrime:

«… che fare se, per l’astuzia del diavolo, Dio permettendo, accadesse che anche la strega pianga, dal momento che piangere, filare, ingannare, si dice sia proprio delle donne? Si può rispondere che i giudizi di Dio sono occulti».

A parte la sorveglianza, la strega era tenuta in assoluto isolamento dal mondo esterno, tranne per le visite di persone che solo apparentemente erano dalla sua parte, ma in realtà complici dei giudici.

Costoro le suggerivano una linea di condotta, e questa sarebbe una delle spiegazioni della sconcertante omogeneità delle confessioni.

 

Le Torture

 

Pulizia dell’anima

Era spesso creduto, nei paesi cattolici, che l’anima di una strega o di un eretico fosse corrotta e sporca, nonché covo di quanto di più malvagio ci fosse al mondo.

Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone o sapone.

La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone”, che si usa ancora oggi, risale proprio a questa pratica.

 

La Culla della Strega

La strega era chiusa in un sacco poi legato a un ramo, quindi il sacco era fatto continuamente oscillare. Naturalmente, la vittima era lasciata senza cibo né acqua.

Apparentemente, può non sembrare tra le torture meno disumane, ma comunque il dondolio ed il digiuno causavano un profondo disorientamento.

 

Cintura di Castità

L’utilizzo di questo strumento era atto ad assicurare la fedeltà della moglie durante le lunghe assenze del marito.

Tuttavia, era anche un valido metodo contro lo stupro, utilizzato dalle donne della nobiltà, al fine di evitare una prole illegittima.

Inoltre, era utilizzato negli ambienti particolarmente puritani, dove era ritenuta importante la conservazione della verginità fino al matrimonio.

In questo caso, lo strumento assumeva un ruolo auto-dissuasivo contro la tentazione di intrattenere rapporti prematrimoniali.

 

Le Fruste

L’utilizzo della frusta è un metodo di tortura punitiva molto antico.

Nel Medioevo fu utilizzato principalmente per punire vagabondi e mendicanti, nonché donne ritenute colpevoli di oltraggio al pudore, in base alle considerazioni dell’epoca.

La cosa che più sbalordisce, è il numero e la varietà di flagelli utilizzati nel supplizio della fustigazione.

 

Le Turcas

Erano delle pinze usate per strappare le unghie.

Nel 1590-1591 John Fian fu sottoposto a questa e altre torture in Scozia. Dopo che gli furono strappate le unghie, gli inserirono degli aghi nelle estremità delle dita.

 

La Gogna

Sorgeva nei luoghi di mercato o all’entrata delle città, ed era considerata indispensabile nei centri abitati di quasi tutta l’Europa.

Dedicato agli ubriaconi, ai ladri, alle donne bisbetiche, era considerato uno strumento punitivo minore che, non solo costituiva una punizione per l’interessato, ma anche un ammonimento per tutti gli altri abitanti della zona.

Diventava una tortura quando la vittima veniva schiaffeggiata, sbeffeggiata, ustionata e talvolta anche orribilmente mutilata dalla gente del villaggio.

 

Gogna in botte

Inflitta più che altro agli ubriachi, consisteva nell’immergere la persona in una botte piena di escrementi, orina e materiali putridi.

Le botti potevano essere di due tipi, una chiusa sul fondo in cui la vittima era immersa, l’altra col fondo aperto. In quest’ultimo caso la vittima era costretta a camminare per il paese esponendosi al pubblico vituperio.

In ogni caso, le vittime di solito morivano per una qualche infezione.

 

Violone delle Comari

Detta anche Violino dell’Ignominia, era una gogna prettamente femminile.

Esisteva in vari modelli: di ferro o in legno, per una o due donne.

Utilizzato a scopo punitivo, era dedicato alle donne ritenute bisbetiche, litigiose, oppure colpevoli di pettegolezzi, o che avessero dato luogo a scandali.

In Germania rimase in vigore fino verso la fine del 1800.

 

Lo Schiaccia pollici e lo Schiaccia ginocchia

Semplice ed efficacissimo, lo schiacciamento delle nocche, delle falangi e delle unghie è tra le torture più vetuste.

La resa, in termini di dolore inflitto in ragione dello sforzo del tempo investito, era altissima, soprattutto in mancanza di attrezzature più complesse e costose.

Una variante, considerata un metodo di tortura minore, consisteva nell’infilare lo strumento all’altezza delle ginocchia.

L’arnese veniva stretto fino alla penetrazione degli aculei, in grado di provocare la frattura delle rotule. Il tutto era ripetuto più volte.

 

Lo Schiaccia testa

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Il mento della vittima era fissato sulla barretta inferiore e la testa le veniva abbassata a giro di vite: prima si spezzavano gli alveoli dentali, poi le mascelle.

Oggigiorno, la funzione capitale di questo strumento non trova più impiego, ma è ancora in uso per la funzione inquisitoria, a scopo di estorcere informazioni.

Tuttavia, la barretta e gli appoggi sono imbotti di materiali morbidissimi, e dopo qualche giro di vite gli inquirenti sono soliti collaborare.

 

La Garrotta

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Vi sono due versioni di questo strumento.

La prima è quella tipicamente spagnola, in cui la vite tira indietro il collare di ferro e la vittima muore per asfissia.

Questo modello è rimasto in uso in Spagna fino al 1975, quando avvenne l’ultima esecuzione di un ragazzo di 23 anni, Francesco Puig, riconosciuto poi innocente nel 1979. Solo in seguito abolirono la pena di morte in Spagna.

L’altra versione è quella della Catalogna, in cui un aculeo penetrava tra le vertebre cervicali.

E’ da notare che la presenza di questo aculeo, non solo non garantiva una morte immediata, ma acuiva il potenziale di una lentissima agonia.

Quest’ultimo strumento è ancora in uso nel Nuovo Mondo per le torture inquisitorie e le esecuzioni capitali.

 

La Gabbia

La Gabbia era usata come strumento di contenzione, in cui la strega veniva rinchiusa nuda e appesa in prossimità di correnti d’aria. Presto, oltre a soffrire la fame e il freddo, si ammalava.

Più spesso la Gabbia era utilizzata direttamente come gabbia da impiccagione.

Fino a metà del 1700 i panorami urbani e suburbani europei abbondavano di queste gabbie in ferro o in legno.

Esse erano affisse all’esterno dei palazzi comunali, ducali e di giustizia, nonché fuori dalle cattedrali, o in cima ad alte forche agli incroci delle strade maestre.

La vittima, lasciata nuda, senza cibo né acqua,  vi moriva dentro, ed il cadavere in putrefazione era lasciato in loco fino al distacco delle ossa.

Famosi punti per tali gabbie sono stati l’angolo del Bargello a Firenze, e i muri dell’Arsenale a Venezia.

 

Immersione dello sgabello

Questa punizione era usata frequentemente nei confronti delle donne, le quali venivano legate ad un sedile, impedendo loro qualsiasi movimento. Quindi, con tutto il sedile, erano immerse in uno stagno o in un luogo paludoso.

Varie donne anziane che subivano questa tortura morivano anche solo per lo shock provocato dall’acqua gelida.

L’immersione dello sgabello era usato per le streghe in America e in Gran Bretagna come punizione per crimini minori, come ad esempio la prostituzione.

 

Tormentum Insomniae

Consisteva nel privare le vittime del sonno. Tale metodo avrebbe potuto segnare una svolta nella storia della tortura, in quanto si poteva infierire sulla vittima al solo scopo di tenerla sveglia, ma senza praticare crudeltà sul corpo. Questo almeno era l’intento del suo ideatore, Ippolito Marsili. Tuttavia, non andò proprio così.

Di solito la vittima tenuta legata, era molestata ripetutamente con secchiate d’acqua o con tizzoni ardenti, per evitare che si addormentasse. 

Ovviamente le modalità per tener sveglie le vittime sono state numerose e fantasiose.

 

Annodamento

Questa era una tortura specifica per le donne.

Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone.

Quando non si riusciva ad ottenere la testimonianza voluta, veniva ruotato velocemente il bastone, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a strappare lo scalpo e lasciando il cranio scoperto.

Questa tortura era usata in Germania contro gli zingari (1740-1750) e ancora in Russia nel 1917-1918 durante la Rivoluzione Bolscevica.

 

Il Pendolo

Metodo facile ed economico. La vittima veniva legata con i polsi dietro la schiena, quindi veniva allacciata una fune al vincolo dei polsi e veniva issata lasciandola appesa in alto. Naturalmente le spalle si lussavano immediatamente.

L’efficacia del procedimento poteva essere intensificata legando dei pesi ai piedi della vittima, fino a provocarne lo smembramento.


La Cicogna

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Pur sembrando uno dei tanti mezzi di incatenamento e costrizione, non più temibile di molti altri, la Cicogna induceva nella vittima, già dopo pochi minuti, forti crampi muscolari, soprattutto all’addome e al retto. Con il passare delle ore, tali spasmi inducevano le vittime in stati di follia.

L’uso di tale strumento era in voga tra il 1550 e il 1650, a scopi inquisitori e giudiziari, nonché militari.

 

 La Forcella.
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Con le sue quattro punte acuminate, conficcate saldamente sotto il mento e sopra lo sterno, la Forcella impediva qualsiasi movimento della testa.

Così ridotta la vittima era costretta a mormorare, con voce a malapena udibile, la parola “abiuro”.

Se invece si ostinava, era condotta al rogo, ma beneficiando dell’estrema unzione.

 

 

 

Lo Stiramento

 Provocava lo smembramento longitudinale mediante la forza di tensione, ed era un metodo già in voga presso gli Egizi e i Babilonesi.

In Europa, il Pendolo ed il Banco Orizzontale costituivano gli attrezzi fondamentali di ogni carcere, dal medioevo fino alla scomparsa della tortura, nel tardo settecento.

La vittima veniva stesa sul banco con i piedi fissati da due anelli, le braccia legate all’indietro con una corda azionata da un argano.

A questo punto iniziava lo stiramento delle spalle e delle altre articolazioni, fino allo strappo muscolare e allo smembramento della colonna vertebrale.

 

La Cremagliera

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Era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni.

La vittima era legata su una tavola, caviglie e polsi.

I rulli erano passati sopra il corpo in modo preciso, fino a slogare tutte le articolazioni.

 

 

La Strappata

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Una delle più comuni e anche una delle tecniche più facili. L’accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola.

L’esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando così le articolazioni.

Per aumentare l’efficacia del trattamento, al corpo dell’imputato venivano legati dei pesi al che andavano da 25 ai 250 kg.

 

Pinze, Tenaglie e Cesoie

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torture Venivano usate a freddo o arroventate ed erano atte alla scottatura e all’asportazione di qualsiasi parte del corpo, dalle dita dei piedi e delle mani, al naso, alla lingua, ai seni femminili e ai genitali maschili.

Per questi ultimi era usata una apposita pinza tubolare detta il coccodrillo.

Lo straziatoio dei seni era invece formato da quattro zanne che riducevano i seni in masse informi, fino alla mastectomia.

Questa tortura era inflitta alle donne ritenute colpevoli di bestemmia, adulterio, atti libidinosi e aborto autoindotto.

In alcune zone della Francia e della Germania, questa tortura è stata inflitta alle ragazze madri fino alla metà del 1700.

Uno dei più famosi casi che si conosca fu quello di Anna Pappenheimer.

Dopo essere stata torturata con la strappata, le vennero strappati i seni e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Inutile dire che questa ignominia fu ben più di una tortura fisica.

L’esecuzione, infatti, parodiava il ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un’estrema umiliazione.

Ovviamente, questo genere di tortura era utilizzata anche come pratica inquisitoria e giuridica contro le donne accusate di stregoneria.

Tra il 1500 e il 1800 fu particolarmente in voga un supplizio detto il Ragno Spagnolo o Ragno della Strega.

Consisteva in artigli incernierati a tenaglia con i quali la vittima era sollevata per il seno o per le natiche, o addirittura per la testa. In quest’ultimo caso, gli artigli venivano conficcati negli occhi e nelle orecchie.

 

Il Cavalletto

torture La vittima era sdraiata con la schiena appoggiata su uno spigolo tagliente, le mani e i piedi fissati con degli anelli.

In questa posizione, tenendole chiuse le narici, la vittima era costretta a ingurgitare una grande quantità di acqua per mezzo di un imbuto.

Data la posizione la vittima rischiava di affogare. Ma il peggio doveva ancora venire.

Una volta che il ventre era gonfio, il carnefice e i suoi aiutanti gli percuotevano la pancia, talvolta saltandoci sopra. Di solito l’imputata moriva a causa di emorragie interne.

 

Lo Strappa Budella

La vittima era sdraiata su una tavola con piedi e mani legate. Quindi, era praticata un incisione sull’addome, all’altezza dell’ombelico.

Attraverso l’incisione venivano arpionate le interiora, con un gancio collegato ad un timone azionato con un movimento lento.

A poco a poco, gli intestini venivano estratti, procurando alla vittima una morte lenta e penosa.

 

La Pressa

Anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte.

Adottata come misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.

 

La Sedia Inquisitoria

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In uso nell’Europa centrale, soprattutto a Norimberga e a Fegensburg, fu utilizzata fino al 1846 per scopi giudiziari.

La vittima era fatta sedere nuda, con gli aculei che penetravano nella carne grazie al suo stesso peso. 

Questo supplizio era inferto per tempi molto prolungati e, talvolta, il carnefice infieriva ulteriormente dondolando la sedia o percuotendo l’imputato. 

 

 

La Pera

Questo strumento veniva impiegato il più delle volte per via orale, ma era usato anche nel retto e nella vagina.

Una volta inserita, la Pera poteva essere aperta con un giro di vite, da un minimo a un massimo dei suoi segmenti.

L’interno della cavità dove era inserita ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente.

Infatti, i rebbi alla fine dei segmenti servivano a strappare e lacerare la gola o gli intestini o la cervice della vagina.

Questa pena era riservata alle donne che intrattenevano rapporti sessuali col Maligno.

 

Il Triangolo o Piramide

Spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro.

La presunta strega era fatta sedere in modo che la punta entrasse nel retto o nella vagina. Quindi erano fissati dei pesi alle mani e ai piedi della vittima, che veniva fino a dilaniarla.

 

 

La Ruota

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In Francia e Germania la ruota era popolare come pena capitale.

Questo metodo di tortura era simile alla crocifissione.

Prima di essere sottoposta al supplizio della Ruota, la vittima era immobilizzata con gli arti nelle travi, quindi le venivano spezzate le ossa con un colpo netto.

A questo punto, l’imputata era legata alla ruota fissata su un palo.

L’agonia era lunghissima e poteva anche durare giorni prima di provocare la morte.

 

La Fanciulla di Ferro o Vergine di Norimberga

torture L’idea di meccanizzare la tortura nacque in Germania, per questo il nome Vergine di Norimberga.

Era una specie di sarcofago, con sembianze umane (di fanciulla appunto) e porte pieghevoli. Nella parte interna erano inseriti degli aculei metallici.

I prigionieri venivano chiusi dentro, in modo che ogni parte del corpo fosse trafitto dalle punte metalleche.

Questa macchina però era così ben congegnata che gli aculei non trafiggevano organi vitali, così da non dare una morte rapida, ma che sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori.

 

Impalamento

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E’ una delle più rivoltanti e vergognose torture concepite dalla mente umana, originaria dei paesi mediorientali.

Questa tortura era attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della presunta strega, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla bocca o dalla gola. Il palo era poi piantato nel terreno.

Queste povere persone, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare.

Tutto ciò si svolgeva pubblicamente.

 

Ordalìa del Fuoco

Prima di iniziare l’ordalia del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso della durata di tre giorni.

Durante questo tempo, gli accusati dovevano sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i sacramenti. Dopodiché aveva inizio l’ordalia vera e propria.

Gli accusati dovevano trasportare un pezzo di ferro bollente per una certa distanza. Il peso del ferro era variabile: si andava da un minimo di circa mezzo chilo per reati minori, fino a un chilo e mezzo.

Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti.

Le ferite procurate erano poi tenute coperte. Dopo tre giorni una giuria aveva il compito di controllare se l’accusato fosse colpevole o innocente.

Se le ferite non si erano rimarginate l’accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente.

Questa tortura è una delle poche in cui si potevano corrompere i clerici che dovevano officiare la prova. Essi avrebbero potuto fare in modo che il ferro o i carboni avessero una temperatura tollerabile.

 

Ordalìa dell’Acqua

Questa ordalia simboleggiava il diluvio dell’Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati, l’acqua avrebbe lavato via quelli della strega.

Dopo tre giorni di penitenze, l’accusata doveva immergere le mani in acqua bollente. Spesso erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Quindi si aspettavano altri tre giorni per valutare le colpe dell’accusata, come per l’ordalia del fuoco.

Era messa in pratica anche un’ordalia dell’acqua fredda. La strega era legata mani e piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla. Dopodiché veniva immersa in acqua.

Se l’imputata fosse riuscita a restare a galla, sarebbe stata certamente una strega in quanto l’acqua rifiutava una creatura demoniaca. Se invece fosse andata a fondo, sarebbe stata innocente.

Peccato che difficilmente sarebbe stata tratta in salvo prima che annegasse.

 

Affogamento

Capitava spesso che gli imputati venissero affogati nei fiumi, laghi o stagni, botti o barili, talvolta persino in pentole e scodelle.

A volte la vittima veniva chiusa in un sacco insieme ad una dozzina di gatti, che considerando la situazione non dovevano certo essere di ottimo umore, quindi il sacco veniva immerso in una cisterna.

Di questa pratica è rimasta l’usanza di affogare gattini indesiderati mettendoli in un sacco. Tuttavia all’epoca, potevano essere utilizzati anche topi, oppure insetti, ad esempio delle api.

 

La Decapitazione

Il Ceppo e la Mannaia sono forse il più antico strumento d’esecuzione che in epoca medievale venne riservato ai nobili.

La decapitazione avveniva di solito per mezzo di una spada, in seguito fu usata un’ascia. 

Moltissimi furono gli incidenti da parte di boia poco esperti che, anziché regalare una morte rapida con un sol colpo, dovettero infierire sulla vittima numerose volte prima di riuscire a staccare la testa dal corpo.

Poi, finalmente, si ideò la ghigliottina che almeno ebbe il pregio di risolvere il problema.

Celebre è il caso del Conte di Chalais nel XVIII secolo, accusato dal Conte Richelieu di tramare contro lo stato.

Dissanguamento

Era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione tramite il suo stesso sangue.

Le streghe condannate erano “segnate sopra il soffio” cioè sfregiate sopra il naso e la bocca e lasciate a dissanguare fino alla morte.

 

Il Forno

Questa barbara sentenza era eseguita nel Nord Europa e somiglia molto ai forni crematori dei nazisti.

La differenza è che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate, mentre nel medioevo venivano infornate vive.

Nel XVII secolo, più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche due bambine.

 

Lo Strangolamento

Consisteva nello strangolare misericordiosamente le vittime prima di metterle al rogo.

 

Il Rogo

torture Una delle forme più antiche di punizione capitale riservato a streghe ed eretici, era la morte per mezzo del rogo.

L’esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall’emissione della sentenza, ed era una grande manifestazione pubblica.

In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. Infine, poco prima del rogo, la vittima veniva strangolata. Spesso però accadeva che non morisse, ma semplicemente fosse ridotta in stato di incoscienza.

Quindi la vittima, legata ad un palo e cosparsa di pece, era data alle fiamme.

Se la strega, nonostante tutto, fosse riuscita a liberarsi e tirarsi fuori dal rogo, la gente del pubblico l’avrebbe spinta dentro con forche e bastoni.

 

Una rapida stima delle vittime

La persecuzione contro la stregoneria su vasta scala durò circa quattrocento anni.

Tra gli inizi del XIII fino al XVII sec. si calcola che siano state inquisite, incarcerate e torturate non meno di nove milioni di persone, di cui un quarto, o addirittura un terzo, finì sul rogo.

In Germania intorno al 1590, i cattolici tedeschi bruciarono tutte le donne di due villaggi alla periferia di Treviri, nella regione del Palatinato. A Colonia, tra il 1627 e il 1630, le levatrici della città furono quasi tutte eliminate.

In Francia, nel solo distretto di Saint Claude, il magistrato Boguet fece bruciare oltre 1500 streghe, mentre in Lorena un altro procuratore generale, Nicole Remy, riuscì a far condannare a morte 800 persone in cinque anni.

In Spagna l’inquisitore Tomas de Torquemada ne fece ardere 6.687 solo nell’anno 1486 e unicamente nella città di Toledo. A lui si attribuiscono almeno 10.000 vittime l’anno per un quindicennio.

In Italia si registrano persecuzioni di massa in Valcamonica, in Valtellina, nell’area del Tonale, presso i territori di Brescia e Bergamo. L’inquisizione italiana, nella sola Lombardia, nei primi 30 anni del XV sec., riuscì a mietere non meno di 25.000 vittime.

E poi ancora furono colpite la Stiria e il Tirolo austriaco, la Scozia calvinista, l’Inghilterra dell’Essex (la vittima più illustre degli inglesi fu Giovanna d’Arco nel 1431), le Fiandre, la Polonia, la Svizzera, la Svezia, la Danimarca, la Norvegia.

In generale non vi fu regione d’Europa dove il numero delle streghe bruciate scenda sotto il migliaio.

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