quattro elementi

La Magia dei Quattro Elementi

La storia dei Quattro Elementi è anche la storia della Scienza Europea.

Benché oggi non siano più contemplati  a livello scientifico,

continuano ad offrire importanti spunti di riflessione  per la comprensione di noi stessi e del nostro Universo.

 

 

Quattro Elementi - TaleteLa concezione che il Mondo fosse formato da Quattro Elementi nacque a Mileto, nell’antica Grecia.

Qui, un ingegnoso mercante di nome Talete (624-546 a.C.), osservando le trasformazioni di stato della materia (solido, liquido ed aeriforme), in particolare dell’acqua ma anche relativa alla fusione dei metalli, iniziò a riflettere sui fenomeni naturali.

Tale riflessione scientifica, seppur distinta da influenze mistiche e religiose, inizialmente si fondò sulla ricerca del principio primitivo ed universale di tutte le cose (Archè), anche se in natura presentano differenti forme.

Talete ritenne che il primo principio da cui deriva ogni altra cosa sia l’Acqua. In seguito, tramite processi di rarefazione e condensazione, l’Acqua si trasformerebbe in Aria (vapore), Fuoco (inteso come gas rarefatto) e Terra (residuo).

 

Un suo contemporaneo e concittadino, Anassimandro (610-546 a.C), nel suo libro intitolato “Confutazione di tutte le eresie”, influenzato da concetti derivati dalla cultura orientale e dalle teorizzazioni note come filosofia “Yin e Yang”, concepì che il principio esplicativo unitario fosse qualcosa di inconoscibile dai nostri sensi, e chiamò tale unità Aperion.

L’Aperion sarebbe, dunque, l’infinito indeterminato oppure il vuoto senza forma.

In pratica, l’Aperion era inteso come una sorta di sostanza, di essenza universale ed eterna, che accomuna tutte le cose e che imprime la forma agli oggetti tramite le proprietà del Freddo-Umido (Femminile) e del Caldo-Secco (Maschile).

Secondo questa teoria, tali proprietà agirebbero attuando condensazioni e rarefazioni, dando così luogo al divenire dei fenomeni visibili di cambiamento.

Quattro Elementi - Anassimene

 

Anassimene (586-528 a.C.), ritenendo che l’Acqua non potesse generare il suo contrario, cioè il Fuoco, propose che l’Aria fosse l’Archetipo Primordiale.

Quindi l’Aria, per successive condensazioni e rarefazioni, si trasformerebbe in Fuoco, Acqua e Terra.

Già dalle origini della scienza, i modelli concettuali si distinsero dalla concezione di verità assoluta, della quale bisogna fidarsi con atto religioso o mistico.

Nella scienza, invece, più che di verità assoluta si sente il bisogno di verifiche e di dialogo.

 

Quattro Elementi - EraclitoQuesta modalità di fare scienza condusse Eraclito di Efeso (550-470 a.C) a contrastare l’idea dell’Aperion, non percepibile né definibile, e a sostituirlo con il concetto di Logos, inteso come legge ragionevole dell’Universo, a cui l’uomo stesso appartiene.

Dal Logos o “intelligenza della natura”, tutti gli stati Elementari della materia sono generati dal calore e si attuano per fenomeni di condensazione e rarefazione.

Pertanto, Eraclito considerò che l’elemento primitivo e primordiale fosse il Fuoco.

Logos e Fuoco stavano tra loro come il pensiero e l’azione dell’attività di formazione creativa della natura intelligente.

 

La Teoria dell’Atomismo

A Mileto si formò anche un’altra opinione scientifica: quella dell’Atomismo.

Leucippo (V° secolo a.C), contrariamente ad Anassimandro, cercò di descrivere l’esistenza immutabile dell’Apeiron, postulando la presenza di una pluralità di oggetti imponderabili ed invisibili, perché troppo piccoli per cadere sotto l’osservazione dei nostri sensi.

Secondo Leucippo, queste particelle che si muovono nel vuoto, sono tutte differenti ed in numero infinito, ma danno un numero finito di combinazioni.

Pertanto, il loro combinarsi e ricombinarsi spiega il fenomeno del divenire, percepibile come modificazione di forme che noi osserviamo in natura.

 

Quattro Elementi - DemocritoDemocrito di Abdera (460 a.C) riprese e sviluppò la concezione di Leucippo, considerando tali minuscole entità non soggette al cambiamento e denominandole Atomi (A = privativo e Tomo = dividere ), cioè entità indivisibili.

Secondo Democrito, le proprietà sensibili che indicano il divenire delle trasformazioni (ad esempio il calore, il colore, ecc.) non sono attribuibili alla materia atomica, bensì al movimento della materia e alle sue aggregazioni, che si effettuano nel tempo in modo predeterminato dalle possibilità del moto.

La concezione Atomistica di Leucippo e Democrito, che ha poi dato origine alla scienza moderna, non ebbe grandi sostenitori all’epoca della Magna Grecia, e neppure nelle successive epoche  Romana e Medievale.

Solo in seguito fu ripresa in parte dagli Arabi, prima della Scienza attuale.

 

 

Pitagora e i Numeri

Nel momento che la Grecia e le sue isole vennero investite da molteplici guerre, lo sviluppo scientifico si spostò verso le coste Italiche.

Quattro Elementi - PitagoraPitagora nato a Samo, fondò la scuola Ionica a Crotone (570-497 a.C).

Secondo Pitagora, sia l’Apeiron di Anassimandro che il Logos di Eraclito, potevano essere espressi da Numeri.

Inoltre, egli studiò le armonie del suono e si accorse che anche le onde musicali potevano esprimersi come rapporti di successioni numeriche.

Pitagora concluse che la successione dei numeri interi è l’archetipo informatore delle cose.

Per i Pitagorici, la matematica non si distingue dalla fisica, in quanto i numeri sono la base della forma di ogni evento.

Con ciò, la scuola di Pitagora promosse un notevole passo avanti della scienza, rispetto alla concezioni filosofiche dei Milesi, in quanto permise un’efficace razionalizzazione scientifica.

Per Pitagora, la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali, geometricamente disposti secondo un triangolo equilatero di lato quattro, ossia in modo da formare una piramide, aveva anche un significato simbolico: ad ogni livello della tetraktys corrisponde uno dei Quattro Elementi.

 

1º livello. Il punto superiore: l’Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco

2º livello. I due punti: la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l’Aria

3º livello. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l’Acqua

4º livello. I quattro punti: la materialità, gli elementi strutturali, la Terra

 

L’opera di Pitagora fu davvero grandiosa. Purtroppo, le idee e la Scuola razionalistica Pitagorica subirono un declino dal momento che la scoperta della radice quadrata di due dà come risultato un numero irrazionale.

 

Parmenide (520 a.C.) di Elea, città che sorgeva vicino all’attuale Napoli, fu influenzato dalle concezioni razionalistiche del Logos di Eraclito.

Elaborando ulteriormente tale teoria, Parmenide sostenne che i sensi sono soltanto impressioni che falsificano la realtà razionale.

Scrisse, infatti, di non utilizzare per conoscere gli occhi che non vedono o gli orecchi che rimbombano di suoni illusori, mentre non sentono le armonie degli Astri, in quanto ne sono stupidamente assuefatti. Neppure il tatto, che indica solo impressioni corporee, è affidabile.

Parmenide, suggerisce quindi di usare solo l’intelligenza razionale della natura e di esercitare l’ “occhio della mente”.

Inoltre afferma che il Divenire non esiste, esiste solo l’Essere eterno, razionale ed immutabile, proprio perché il tempo stesso non esiste.

 

Zenone (480 a.C.) anch’egli di Elea, fece riferimento a tali convinzioni discutendo vari paradossi fondati sullo sviluppo della matematica dei limiti, descritti allo scopo di dimostrare l’inesistenza del tempo nella logica razionale della scienza.

Tra essi, è famoso quello “del piè veloce Achille che non raggiunge la tartaruga”, proprio in quanto dovrebbe prima raggiungere e superare l’infinita serie delle metà della distanza decrescente tra Achille e la Tartaruga.

Un altro esempio è quello della Freccia che non raggiunge mai l’obiettivo, perché se il tempo è suddivisibile in infiniti tempuscoli di durata elementare, nei quali il tempo è costante, allora dovremmo riconoscere che la serie di tempuscoli corrisponde ad istanti senza tempo in cui la freccia è in quiete, la cui somma non può essere movimento, se non illusorio.

 

Empedocle e i Quattro Elementi

Quattro Elementi - Empedocle Empedocle di Agrigento (490-430 a.C.) cercò di coordinare ed integrare le precedenti concezioni in modo da evitare sofisticate razionalizzazioni delle relazioni tra l’essere ed il divenire, che conducono la ragione all’irrazionalità.

Concluse che erano sufficienti solo Quattro Elementi base, e non infiniti atomi, per comprendere la pluralità della materia ed il suo reale divenire.

Così furono concepiti da Empedocle i Quattro Elementi, due leggeri, Fuoco ed Aria, corrispondenti alle sensazioni di Caldo e Freddo, e due pesanti, Acqua e Terra, corrispondenti alle sensazioni di secco ed umido.

In tal modo, Empedocle trattò i quattro stati fisici delle forme della materia come reali elementi stabili, dalla cui miscela, in differenti proporzioni, si ottenevano tutte le realtà conosciute.

Empedocle chiamava i Quattro Elementi rizòmata (rizoma al plurale che, tradotto, significa “radici”) di tutte le cose, immutabili ed eterne.

Conosci innanzitutto la quadruplice radice
Di tutte le cose: Zeus è il fuoco luminoso,
Era madre della vita, e poi Idoneo [Ade],
Nesti [Persefone] infine, alle cui sorgenti i mortali bevono.

 

Secondo Empedocle, l’unione di tali Radici determina la nascita delle cose, mentre la loro separazione determina la morte.

L’unione e la separazione delle Quattro Radici è governata da due principi: Amore e Discordia.

Si tratta, comunque, di apparenti nascite e apparenti morti, dal momento che l’Essere (le Radici stesse) non si crea e non si distrugge, ma è soltanto in continua trasformazione.

Il processo che porta alla formazione del mondo è, dunque, una progressiva aggregazione delle Radici.

Le Quattro Radici sono anche alla base della gnoseologia di Empedocle.

Egli sostenne che i processi della percezione sensibile (essere modificati dagli oggetti esterni) e della conoscenza razionale, fossero possibili solo in quanto esisteva un’identità di struttura fisica e metafisica tra il soggetto conoscente, ossia l’uomo, e l’oggetto conosciuto, ossia gli enti della natura.

Sia l’uomo che gli enti, sono formati da analoghe mescolanze quantitative delle quattro radici, e sono mossi dalle medesime forze attrattive e repulsive.

Questa omogeneità rende possibile il processo della conoscenza umana che si basa sul criterio del simile.

Questa tesi è esattamente opposta a quella di Anassagora: l’uomo conosceva le cose perché esse erano simili a lui.

Infatti, così affermò Empedocle:

Noi conosciamo la terra con la terra, l’acqua con l’acqua, il fuoco con il fuoco,

l’amore con l’amore e l’odio con l’odio.

 

Secondo Empedocle, ogni Radice possiede una coppia di attributi: il Fuoco è caldo e secco; l’Acqua è fredda e umida; la Terra è fredda e secca; l’Aria è calda e umida.

Ippocrate tentò di applicare tale teoria alla natura umana, definendo l’esistenza di quattro umori base, ossia: bile nera, bile gialla, flegma e sangue o umore rosso:

  • il Fuoco corrisponderebbe alla bile gialla;
  • la Terra alla bile nera (o melancolia, in greco Melàine Chole);
  • l’Aria al sangue;
  • l’Acqua al flegma.

Il buon funzionamento dell’organismo dipenderebbe dall’equilibrio degli Elementi, mentre il prevalere dell’uno o dell’altro causerebbe la malattia.

A questi elementi e umori corrispondono quattro temperamenti, pertanto la teoria ippocratica è anche una teoria della personalità.

La predisposizione all’eccesso di uno dei quattro umori definirebbe un carattere psicologico e insieme una costituzione fisica:

  • il malinconico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste;
  • il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo;
  • il flemmatico, con eccesso di flegma, è grasso, lento, pigro e sciocco;
  • il tipo sanguigno, con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.

 

Platone e Aristotele

 

Quattro Elementi - PlatonePlatone (427-347 a.C), fondatore dell’Accademia, non condivise completamente questa ipotesi.

Egli attuò una dicotomia tra il mondo materiale imperfetto e il mondo ideale (delle idee) perfetto, contenente un quinto elemento: l’Etere.

Per Platone, l’uomo è il frutto di tale dicotomia che si riproduce nei sensi imperfetti, mentre le idee razionali hanno una propria esistenza.

La geometria e la matematica rappresentano la realtà più avanzata che l’uomo possa sviluppare per conoscere la natura.

Nella evidente difficoltà di conciliare razionalismo ed esperienza, Platone considerò che la Scienza dovesse scegliere tra essere e divenire, occupandosi principalmente dell’essere ideale immutabile e perfettamente numerabile.

Per capire la radicalità dell’opposizione tra l’idealismo di Platone e l’atomismo, occorre precisare il principio di partenza dei due indirizzi: l’idea (o spirito) nell’idealismo, la natura (o materia) nell’atomismo.

Per gli atomisti la realtà consisteva negli aggregati atomici immersi nel vuoto. Per Platone, la realtà consta di una dualità, con un principio divino, il Bene, corredato da idee quali sue espressioni o attributi, e una materia inerte e priva di vero essere.

 

 

Quattro Elementi - AristoteleAristotele (384-321 a.C.), discepolo prediletto di Platone, dissentì sul fatto che la dicotomia tra Cielo e Terra dominasse l’uomo.

Egli considerò che l’universale delle forme fosse già contenuta nella percezione, in quanto ogni cosa può essere  conosciuta soltanto per mezzo della percezione sensoriale e non isolatamente dal raziocinio.

Con questa idea, Aristotele fondò una nuova scuola (il Liceo) nella quale, come scrisse nel suo trattato il “Menone”, Arte e Scienza dovevano integrarsi, in quanto la scienza era da considerarsi spiegazione del particolare, mentre l’arte era comunicazione dell’universale.

È importante considerare come Aristotele fosse contrario alla concezione atomistica in quanto considerò impossibile l’esistenza del vuoto. Infatti il vuoto significa inesistenza di alcuna sostanza.

Il vuoto come non-esistenza di alcuna entità spaziale sarebbe privo anche di tempo. Pertanto le particelle non avrebbero potuto muoversi nel vuoto in alcun tempo definibile. Aristotele quindi accettò la concezione di Empedocle dei Quattro Elementi, a cui ne aggiungeva un quinto: l’Etere.

Per Aristole l’Etere era l’essenza del mondo celeste, diversa dalle quattro essenze (o elementi) di cui si riteneva composto il mondo terrestre (Terra, Acqua, Aria, Fuoco). Inoltre credeva che l’etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Proprio per l’eternità e l’immutabilità dell’etere, il cosmo era un luogo immutabile, in contrapposizione alla Terra, luogo di cambiamento.

L’importanza dell’opera Aristotelica offuscò per lungo tempo la concezione atomistica della materia, dando luogo nel periodo della cultura Araba e poi Medievale, allo sviluppo dell’Alchimia.

 

Epicuro e gli Stoici

Quattro Elementi - EpicuroEpicuro di Samo (341-270 a.C), fondatore ad Atene di una Scuola chiamata Giardino (da Gea, la terra considerata come una entità biologica), pur ritenendo valida l’esistenza degli atomi, non li considerò né immutabili né indivisibili. Li ritenne dotati di affinità intrinseche, capaci di combinarsi attivamente per scelte selettive, non solo meccaniche, in dipendenza dalle leggi del moto.

Epicuro sostenne che la fonte di tutte le conoscenze sono le “sensazioni”. Inoltre, dato che il macrocosmo deve avere una composizione simile al microcosmo, anche gli atomi dovevano essere considerati sensibili in quanto, come semi in un campo, si sarebbero sviluppati ed evoluti nel tempo.

Con tale interpretazione “vitalistica” degli atomi, Epicuro riaprì tutte le difficoltà di comprensione fino ad allora dibattute tra l’essere ed il divenire, tra la percezione sensoriale e la ragione, che in vero restano in gran parte aperte anche nella scienza contemporanea.

 

In contrapposizione alla concezione Atomistica, si sviluppò la filosofia “Stoica” della quale furono significativi rappresentanti Zenone di Cinzia (332-262 a.C.), Crisippo di Soli (280-207 a.C.) e Posidonio di Apamea (135-51 a.C).

Il pensiero degli “stoici” fu caratterizzato dalla concezione aristotelica del “Continuum degli Elementi. Essi concepirono che il collante che genera continuità nello spazio universale fosse una reazione che avviene tra l’Aria ed il Fuoco che, similmente a quanto avviene nel respiro, genera il Pneuma, un composto che trasforma tutta la materia, da passiva in attiva e vitale.

Gli stoici, infatti, considerarono che Terra ed Acqua non avessero una forza di coesione propria, perché “freddi”, ed osservando che, in assenza di Aria, il Fuoco si spegne, reputarono che il calore del Pneuma fosse l’unità capace di forgiare la forma di tutte le cose esistenti, tenendole unite in un “vitalismo” universale.

Anche le concezioni di Epicuro rimasero attuali e vennero divulgate nell’epoca dell’Impero Romano, in particolare da Lucrezio (99-55 d.C), nel suo celebre poema “De Rerum Natura”, nel quale gli atomi vengono interpretati come “germi” generatori dell’universo.

Nell’epoca romana andò perduto quell’amore per la scienza e per la filosofia che pervase l’era della Magna Grecia, proprio in quanto i Romani fondarono la loro cultura scientifica su concezioni meno astratte, utili per il loro impiego tecnologico, medico e militare.

 

Le Proprietà dei Quattro Elementi

Vi sono quattro elementi che costituiscono la base di tutte le cose materiali e compongono tutte le cose terrene, non per fusione, ma per trasmutazione e per raggruppamento e in cui tutte le cose si risolvono quando si corrompono.

Nessuno dei quattro Elementi si trova allo stato di purezza: essi sono più o meno amalgamati fra loro e suscettibili di trasmutarsi l’uno nell’altro.

Quando gli elementi si trovano in proporzione uguale otteniamo elettricità statica, la stessa creata formando il cerchio magico.

Ciascuno dei Quattro Elementi ha tre proprietà, così il quaternario si completa nel duodenario, e progredendo attraverso il settenario e il decadenario si giunge all’unità.

Fuoco: chiarezza o penetrazione, rarefazione, moto.

Terra: oscurità o ottusità, densità o spessore, immobilità.

Acqua: ottusità, densità, moto.

Aria: rarefazione, moto, ottusità.

Quindi Fuoco e Terra sono contrari, come Aria e Acqua.

Ciascun elemento ha due qualità; quando le due qualità sono opposte si dice che i due elementi sono contrari (fuoco-acqua; terra-aria).

Fuoco: caldo secco.

Terra: secca fredda.

Acqua: fredda umida.

Aria: umida calda.

Due elementi sono pesanti (acqua e terra) e due sono leggeri (fuoco e aria) perciò i primi due sono passivi e gli altri due attivi.

Fuoco: due volte più rarefatto dell’aria, tre volte più mobile, quattro volte più attivo.

Aria: due volte più attiva dell’acqua, tre volte più rarefatta, quattro volte più mobile.

Acqua: due volte più attiva della terra, tre volte più rarefatta, quattro volte più mobile.

Terra: due volte più ottusa dell’acqua, tre volte più densa, quattro volte più immobile.

Le cellule del corpo umano e gli atomi di etere hanno stessa composizione, dunque i nostri corpi sono un insieme dei quattro elementi e ogni elemento regola parti specifiche del nostro corpo. Quando uno o più elementi si trovano in uno stato di squilibrio rispetto agli altri, si crea una condizione che, se non compensata, può generare malanni che non guariranno finchè l’equilibrio non sarà ripristinato.

Nell’uomo si riscontrano quattro piani che gli antichi designarono mediante i Quattro Elementi:

  1. Terra: la materia, il corpo fisico, l’esteriore
  2. Acqua: l’astrale, la vita che anima la materia e quindi il corpo astrale.
  3. Aria: la psiche, l’anima, la forza nervosa che muove tutto l’essere.
  4. Fuoco: lo spirito o essenza vitale che dirige l’essere

A questi Quattro Elementi che compongono l’essere umano, va aggiunto un quinto, l’Etere, che non va confuso con l’astrale. L’etere è l’idea, l’essenza dell’individuo, il Sé immutabile, il sovra-cosciente.

Ciascun essere umano è di fatto un cosmo in miniatura (microcoscmo), pari all’Universo in cui viviamo (macrocosmo).

Sia l‘Universo che gli esseri umani sono permeati dal pneuma, il quale è una sostanza sensibile alla volontà psichica.

Dunque, ogni persona è in grado di influenzare le energie sottili dell’Universo e , di conseguenza, di plasmare e modificare il mondo che lo circonda attraverso la concentrazione mentale.

Tale capacità è detta Magia.

 

Cosa ne pensi?