streghe sabba

04. Il Rito del Sabba

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Ammissione al Sabba

Coloro che andavano ai raduni per la prima volta dovevano effettuare il rito di conversione.

Per gli adulti, il rito consisteva nel rinunciare alla fede cristiana, pronunciando qualcosa che suonava più o meno così: 

«Io rinuncio e rinnego Dio, la Beata Vergine, i Santi, il Battesimo, il padre, la madre, i parenti, il cielo, la terra, e tutto ciò che esiste al mondo».

Dopo la rinuncia al cristianesimo, avveniva il battesimo, ovvero l’immersione del candidato nell’acqua.

Non è chiaro se l’immersione fosse totale o se soltanto la testa fosse immersa o soltanto aspersa, ma ad ogni modo questo gesto pare avesse la funzione di annullare il battesimo cristiano e purificare il candidato.

Secondo alcune versioni, sembra che il Diavolo chiedesse al candidato come si chiamava, quindi lo ribattezzasse con un altro nome.

In seguito, i nuovi adepti pronunciavano il voto di fedeltà. I metodi di rinuncia alla religione cristiana e la dichiarazione di devozione al diavolo sono diversi in ogni testimonianza raccolta dall’Inquisizione, dunque non vi era una formula specifica. Tuttavia, suonava più o meno così:

«Sotto ogni riguardo io mi metto nelle tue mani e nel tuo potere e non riconosco nessun altro dio, perché tu sei il mio dio».

In Scozia, ad esempio, la candidata poggiava una mano sopra la testa e l’altra sotto le piante dei piedi, ponendo al servizio del Diavolo tutto ciò che veniva a trovarsi tra le due mani.

Talvolta a dover essere battezzati erano dei bambini portati dalle streghe, a volte loro stessi figli, altre volte rubati a parenti o compaesane. Il Diavolo prendeva il bambino tra le sue braccia cullandolo, quindi apponeva sull’infante un piccolo marchio con la punta di una delle sue corna ed infine gli assegnava un padrino e una madrina. 

Il marchio era comunque una pratica imposta a tutti i partecipanti, grandi e piccini. Probabilmente si trattava di un piccolo marchio a fuoco, o un tatuaggio, un segno comunque che in alcuni atti dei processi è descritto dagli imputati talvolta come una puntura o una bruciatura, da altri come un dolore lancinante.

In ogni caso, un dolore che impiegava diverso tempo per guarire del tutto e che, nonostante poi fosse invisibile, rendeva la pelle insensibile là dove era stato praticato.

Infine, lo stereotipo del Sabba secondo le accuse dell’inquisizione, prevedeva il disprezzo dell’ostia consacrata e il giuramento di calpestare la croce in ogni possibile occasione.

Omaggio al Diavolo

Una Strega rende omaggio al diavolo nel corso del Sabba (dal Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guaccio, Milano 1626)

Il Sabba era presieduto da Satana in persona, di solito nelle sembianze di caprone, talvolta rappresentato con cinque corna, retaggio di antiche divinità cornute.

Quando gli invitati giungevano al Sabba dovevano prestargli omaggio. Di certo non si adorava il Diavolo genuflessi come supplici ma ci si avvicinava camminando all’indietro, oppure con la testa non abbassata ma rivolta al cielo, recando in mano una candela accesa. Giunti innanzi, bisognava baciargli il sedere.

Spesso questo gesto è raffigurato come se il posteriore del Diavolo fosse un secondo volto.

Sebbene molti cronisti abbiano cercato di mettere in ridicolo questo gesto, basti pensare all’usanza cristiana di baciare i piedi al papa, oppure al gesto di baciare la mano di un monarca, come atto di assoluta sottomissione.

Dopo la cerimonia, tutti i fedeli si inginocchiavano davanti al trono su cui sedeva il Diavolo, salmodiando lodi in suo onore.

A questo punto, il Dio Cornuto teneva una specie di sermone, durante il quale rassicurava i fedeli riguardo la sua protezione.

 Il Banchetto del Sabba

Terminato il sermone, si dava inizio ad un lauto banchetto che rappresentava i doni del Dio Cornuto all’uomo.

Il banchetto, a cui il Diavolo stesso prendeva parte, è stato spesso descritto ricco di ogni ben di dio e vini squisiti. Tuttavia, in alcuni processi, le streghe sostennero che durante il pasto fossero servite solo carni di carogne di impiccati e bambini morti, nonché di animali immondi. Alcuni clerici sostennero che il rito del pasto fosse una sorta di parodia dell’Ultima Cena.

Il famoso crogiolo delle streghe, presente già durante i preparativi, non mancava mai, ed anzi era un elemento essenziale. Il contenuto del calderone, i cui ingredienti sono sconosciuti, era fatto bollire alla presenza di tutti mentre recitavano preghiere e formule magiche. Quando era pronto, il contenuto veniva riversato a terra, oppure distribuito ai partecipanti affinché lo aspergessero a loro piacimento.

Si diceva che il liquido in ebollizione fosse utilizzato per far venire la nebbia, in quanto il vapore avrebbe richiamato il fenomeno naturale attraverso i meccanismi della magia simpatica.

Ad ogni modo, secondo alcune testimonianze, il calderone aveva il semplice scopo di cuocervi i cibi da consumare.

Non vi sono prove che ai Sabba sia mai avvenuto un sacrificio umano, tanto meno di bambini. Tuttalpiù, veniva praticato il sacrificio animale.

Ad esempio, in Francia pare che venisse arso un caprone. In questo caso sarebbe stato il sacrificio massimo nel Sabba, ovvero l’immolazione del dio che vi presidiava. 

Questa pratica sacrificale, in effetti, trovava retaggi nell’Europa pre cristiana ma, all’epoca della stregoneria medievale, risulta fosse già caduta in disuso.

 La Danza delle Streghe

Dopo il banchetto seguiva il ballo.

Ciascun demone conduceva la sua vicina di tavolo sotto l’albero per danzare, girati schiena contro schiena, animati da un irresistibile turbinio.

Nel giro di poco tempo, tutti i commensali erano preda di una febbrile agitazione scomposta e folle, che trascinava tutti in un girotondo infernale.

Non c’è dubbio che queste danze in cerchio fossero un retaggio delle antiche danze tribali, quali ad esempio le danze della fecondità oppure qualche forma di magia imitativa.

Dopo le danze alcune streghe e stregoni si allontanavano dal Sabba e si recavano  in riva al mare o sulle cime dei monti per scatenare uragani e tempeste.

All’alba, prima che il gallo cantasse, tutti ritornavano alla propria casa.

Le cerimonie orgiastiche, che eccitarono notevolmente la fantasia dei giudici inquisitori, potevano essere un retaggio di antichi culti precristiani, praticati in ogni parte del mondo.

Questi rituali orgiastici applicavano la teoria della magia simpatica per favorire la fertilità della terra e l’abbondanza dei raccolti. 

Fu proprio a causa di questi rituali che si attribuì alle streghe il potere di accordare o negare la fertilità, così che furono ritenute responsabili del mancato concepimento delle donne nei villaggi.

Tuttavia, è bene ricordare che persone accusate di praticare riti orgiastici legati alla stregoneria, come ad esempio Giovanna d’Arco o Gilles de Rais, si sono poi rivelati essere del tutto innocenti.

Il rito del Sabba aveva inizio la sera e proseguiva fino all’alba del giorno seguente, quando il canto del gallo annunciava ai partecipanti che era giunto il momento di tornare a casa.

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