samadhi

Samadhi: l’Unione

Cos’è il Samadhi

Samprajnata Samadhi

Asamprajnata Samadhi

Siddhi

Cos’è il Samadhi

 

Il termine sanscrito Samādhi समाधि deriva da saṃ che significa “insieme” rafforzato dalla particella ā che è la radice verbale di dha, “mettere”.

Dunque, la parola Samadhi è un sostantivo maschile che significa letteralmente “mettere insieme”, “unire con”.

Si tratta di un termine proprio delle culture religiose buddhista e induista che definisce l’unione del meditante con l’oggetto della meditazione.

Il Samadhi definisce uno stato di coscienza supremo, superiore a quello di veglia, di sogno e di sonno profondo, caratterizzato non solo dal completo annullamento di qualsiasi pensiero ma anche da uno stato non duale, di unione dell’Anima individuale e dell’Anima Universale.

Tutte le scuole e le tradizioni spirituali autentiche distinguono diverse tipologie di Samadhi.

Mircea Eliade nel suo libro sullo Yoga, spiega che ci sono due tipi di Samadhi: Samprajnata Samadhi, cioè Samadhi con sostegno, e Asamprajnata Samadhi, cioè Samadhi senza sostegno.

Vediamo in cosa consistono.

 

Samprajnata Samadhi

 

Il Samprjnata Samadhi è detto anche Bija samadhi, cioè Samadhi con seme, oppure Salambana Samadhi cioè Samadhi con sostegno.

Questo tipo di Samadhi si compone di quattro fasi, tutte in rapporto con un substrato, un sostegno, che può essere un oggetto o un’idea. Tutte le azioni mentali sono arrestate, inibite, eccetto quella che medita sull’oggetto.

Inoltre, esse producono determinate tendenze che sono come sementi per le future funzioni della coscienza.

Queste 4 fasi, dette Sampatti, sono perfettibili e non realizzano uno stato assoluto e irriducibile. Esse sono:

  1. Savitarka: fase argomentativa
  2. Nirvitarka: fase non argomentativa
  3. savichara: fase riflessiva
  4. nirvichara: fase sovrariflessiva

Patanjali le conosce rispettivamente come: Vitarka, Vichara, Anada e Asmita.

Ciò non deve creare confusione. Infatti, questi termini sono puramente tecnici, applicati convenzionalmente a diverse forme di realizzazione.

 

Savitarka

E’ detta fase argomentativa. Si ottiene mediante la concentrazione su oggetti considerati nel loro aspetto sostanziale e grossolano.

Il pensiero si identifica con l’oggetto meditato nella sua totalità essenziale.

Nello specifico, possiamo definire l’oggetto composto di una cosa, di una nozione e di una parola. Questi sono gli aspetti  più grossolani della realtà dell’oggetto, che si trovano durante la meditazione.

Dunque, Savitarka consiste nella percezione diretta degli oggetti, che però si estende tanto al loro passato quanto al loro futuro.

Per esempio, se si pratica in rapporto a Vishnu, si considera questo dio nella sua forma sostanziale, situato nella regione celeste che gli è propria, ma lo si vede anche come era in passato e come sarà in un avvenire più o meno lontano.

Ciò significa che questa forma di Samadhi, benché prodotta mediante la coalescenza con l’aspetto grossolano di una realtà, nel nostro caso la percezione diretta della corporeità di Visnu, non è ridotta all’immediatezza dell’oggetto, ma lo insegue e lo assimila anche nella sua durata temporale.

 

Nirvitarka

E’ detta fase non argomentativa. La memoria smette di funzionare, le associazioni verbali e logiche cessano e l’oggetto risulta vuoto di nome e di significato.

Ciò accade quando il pensiero si riflette in modo immediato, aderendo alla forma dell’oggetto e brillando esclusivamente con questo oggetto in sé stesso.

In tale meditazione, il pensiero viene liberato dalla presenza dell’Io, perché l’atto conoscitivo inteso come “io conosco questo oggetto, questo oggetto è mio” non si produce più. Il pensiero diviene quell’oggetto.

L’oggetto non è più conosciuto per associazioni è colto direttamente nella sua nudità esistenziale, come un dato concreto ed irriducibile.

 

In queste prime due fasi, il Samprajnata Samadhi rivela di essere uno stato ottenuto grazie ad uno stato di coscienza in cui la contemplazione rende possibile l’estasi. L’estasi, a sua volta, permette di penetrare più profondamente nella realtà, provocando una nuova contemplazione.

Occorre tenere ben presente questo passaggio che induce la mente dalla conoscenza allo stato,  poiché questo è il tratto caratteristico del Samadhi, dal Conoscere all’Essere.

Questa esperienza sovra-razionale, nella quale il reale è dominato e assimilato dalla Conoscenza, conduce alla fusione di tutte le modalità dell’Essere.  In ciò consiste il Samadhi.

Tuttavia, questi due primi stadi di Samadhi sono stati di coscienza ottenuti mediante la concentrazione e la meditazione sull’unità formale degli oggetti.

Queste fasi devono essere superate se si vuole penetrare nel senso stesso delle cose: inizia la meditazione Savicara.

 

Savicara

Il pensiero non si arresta più all’aspetto esteriore dell’oggetto ma conosce direttamente i nuclei energetici infinitesimali che i trattati Samkya e Yoga chiamano Tanmatra.

Dunque, nella fase Savicara, si medita sull’aspetto sottile della materia. Si penetra, fino al Ahamkara e alla Prakrti.

Questa fase di meditazione, però, è ancora accompagnata dalla coscienza del tempo e dello spazio.

Spazio e tempo non sono intesi come l’esperienza in un determinato spazio e di una determinata durata, ma come conoscenza delle categorie denominate spazio-tempo.

Quando il pensiero si identifica con i Tanmatra, senza sperimentare i sentimenti che, nella loro natura energetica, i Tanmatra producono (vale a dire quando li si assimila in maniera ideale, senza che ne risulti un sentimento di sofferenza o di piacere, di violenza, di inerzia, eccetera), e senza che si abbia coscienza del tempo e dello spazio, si ottiene lo stato di Nirvicara.

 

Nirvicara

Il pensiero si confonde con i nuclei infinitesimali di energia che costituiscono il vero fondamento dell’universo fisico.

Si tratta di una reale immersione nell’essenza stessa del mondo fisico e non solamente nei fenomeni qualificati ed individuati.

Nel realizzare le quattro fasi si Samprajnata Samadhi, si ottiene la facoltà della conoscenza assoluta.

Si tratta di un’apertura verso il Nirbija Samadhi, Samadhi senza semente, che farà in modo che la conoscenza assoluta scopra la pienezza ontologica, in cui l’Essere e il Conoscere non sono più separati l’uno dall’altro.

Fissata nel Samadhi, la coscienza (citta) può avere la rivelazione immediata del Sé (Purusa).

 

A questo punto, però, si scoprono altre due varietà di contemplazione, prima di giungere al Samadhi senza sostegno.

Queste due tipologie di contemplazione sono:

 

Anandanugata: quando abbandoniamo ogni percezione, anche quella delle realtà sottili, si sperimenta la felicità dell’eterna luminosità e autocoscienza del Sattva.

 

Asmitanugata: perviene nel momento in cui l’intelletto (buddhi) completamente isolato dal mondo esterno, riflette solamente il Sé. Lo yogi raggiunge il suo vero Sé e comprende: io sono (asmi) diverso dal mio corpo.

 

Mircea Eliade spiega che tale contemplazione viene anche chiamata Dharma Megha Samadhi, cioè la Nuvola del Dharma, un termine tecnico, difficile da tradurre.

La parola Dharma può avere moltissimi significati (ordine, virtù, giustizia, fondamento, eccetera), ma sembra riferirsi ad una abbondanza (pioggia) di virtù che colma lo yogi tutto d’un tratto.

Costui avverte un sentimento di saturazione e di rottura con il mondo: egli prova un sentimento di sazietà nei confronti di ogni conoscenza e di ogni coscienza e questa totale rinuncia lo conduce alla Asamprajnata samadhi, all’ estasi indifferenziata.

Per gli yogi mistici, in questo stadio avviene la rivelazione di Ishvara. Vale a dire che, quando il Sé (Purusa) si rende conto della sua eterogeneità rispetto agli altri 24 principi, allora si percepisce il 26esimo principio, che è il supremo, il dio.

Dopo la contemplazione del proprio Sé, avviene la contemplazione di Dio.

 

Asamprajnata Samadhi

 

Asamprajnata Samadhi è l’estasi non differenziata, detto anche Nirbija Samadhi, cioè Samdhi senze seme.

E’ uno stato di estasi ottenuta senza alcuna relazione o alterità, che consiste in una congiunzione. E’ una piena comprensione dell’Essere.

Il Samadhi senza sostegno è un mezzo di liberazione nella misura in cui rende possibile la comprensione della verità e pone fine ad ogni sofferenza.

Distrugge le impressioni (samskara) di tutte le funzioni mentali antecedenti e arresta le forze karmike in atto.

In questo stato, scompare qualsiasi forma di coscienza. E’ un “ratto”, un rapimento della coscienza.

In tutti i gradi del Samadhi Samprajnata c’è una continua oscillazione, dovuta al legame intimo che esiste tra le forme di Samadhi con sostegno. Lo yogin passa da una all’altra: la sua coscienza disciplinata e purificata si esercita in diverse varietà di contemplazione.

In pratica, nel Samprajnata Samadhi, lo yogi è ancora cosciente della differenza tra la propria coscienza completamente purificata e il Sé, vale a dire della differenza tra il citta (la mente) e il Purusa (il Sé).

Quando questa differenza scompare, si arriva al Samadhi Asamprajnata. 

 

Pantajali spiega che ci sono due vie per raggiungerlo: la via tecnica detta Upaja e la via naturale detta Bhava. 

La prima, Upaja, è la Via di coloro che conquistano il Samadhi per mezzo dello Yoga, attraverso le tecniche prescritte.

Dunque, Upaja è una Via artificiale, in quanto non si tratta di un metodo naturale ma di una costruzione artificiale, che consiste nel praticare il Samyama su Ishvara o, se non si ha la vocazione mistica, sul proprio Sé.

 

La seconda Via, Bhava, è la Via degli dèi e di una classe di esseri sovrumani definiti Prakrtilaya, che sifìgnifica assorbiti nella Prakrti. Sono esseri sovrumani che, immersi nella meditazione, penetrano mentalmente l’Uovo Cosmico e attraversano tutti gli involucri, cioè tutti i livelli, di manifestazione cosmica fino al Grund primordiale, acquisendo la condizione di divinità.

Tuttavia, alcuni yogi possono ottenere il Samadhi, e dunque la liberazione finale, tramite la Via naturale, Bhava, con il semplice desiderio. In questo caso non si tratta di una conquista, bensì di un’operazione spontanea, che si verifica grazie  ai risultati della pratica dello yoga durante un’esistenza precedente.


Il Samadhi ottenuto mediante la tecnica Upaja è ritenuto superiore rispetto all’altro, perché il Samadhi naturale di cui gioiscono gli dèi è provvisorio, anche se dovesse durare migliaia di cicli cosmici.

 

Siddhi. Poteri Meravigliosi

 

Siddhi è un termine sanscrito che può essere grossolanamente tradotto in “potere spirituale” o “abilità psichica”.

Esso deriva dalla radice sidh che significa “compiere”, “raggiungere”, e ha assunto vari significati quali “potere”, “perfezione”, “perfezione e compimento ultimo della vita”.

In particolare è nei 56 sutra del Vibhuti Pada, il terzo libro degli Yoga Sutra di Patanjali, che vengono esposti i “poteri sovraumani” (vibhuti) che è possibile conseguire con una pratica corretta del Samyama, la sintesi degli ultimi tre gradini dell’Ashtanga, cioè Dharana, Dhyana e Samadhi.  

 

Le Siddhi possono essere suddivise in otto Ashtamahasiddhi (Otto Grandi Poteri), dieci Upasiddhi (Poteri Superiori) e cinque Sudrasiddhi (Poteri Minori).

 

Le Ashtamahasiddhi o Otto Grandi Poteri, sono:

  1. Anima: il potere di ridurre il corpo fino alla dimensione di un singolo atomo e di passare attraverso qualsiasi cosa con facilità, assumere la forma di animali, insetti e persino microcosmi. Nel Ramayana c’è la storia del dio Hanuman che brucia l’isola di Lanka. Egli utilizzò questo potere per impicciolire il suo corpo e fuggire.
  2. Mahima: il potere di espandere il corpo fino a qualsiasi grandezza. Krisna (vedi la Baghavadgita) dimostrò questo potere ad Arjuna e anche Hanuman dimostrò di poterlo fare.
  3. Garima: il potere di diventare infinitamente pesante. Nel Mahabharata Hanuman usò questo potere per insegnare una lezione a Bhima.
  4. Laghima: il potere di ridurre il peso quasi a zero potendo così viaggiare facilmente da un posto all’altro con il vento.
  5. Prapti: il potere di ottenere tutto ciò che si vuole. Nei testi antichi ci sono riferimenti a piccole quantità di cibo distribuite a migliaia di persone (sembra ricordare la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci di Gesù).
  6. Prakashaya: il potere di portare a sè qualsiasi cosa da qualsiasi distanza e anche di ascoltare suoni distanti.
  7. Ishita: il potere di conoscere il passato, il presente e il futuro.
  8. Vashita: il potere di soggiogare qualsiasi cosa nel mondo e comandare chiunque.

 

Le Dieci Upasiddhi o Poteri superiori, sono:

  1. Anurmimatwa: il potere di diventare inattaccabile da fame, sete, dolore, lussuria, malattie e morte.
  2. Doorshravan: il potere di ascoltare conversazioni in luoghi lontani e di comprendere ogni lingua parlata.
  3. Doordarshan: il potere di vedere qualsiasi cosa.
  4. Manojawa: il potere di intraprendere viaggi astrali in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Narada Muni possedeva questo potere.
  5. Kamayukta: il potere di assumere il corpo di qualsiasi creatura.
  6. Parakaya Pravesh: il potere di entrare in qualsiasi corpo, vivente o morto. Adi Shankaracharya e Mytsendranatha possedevano questo potere.
  7. Swatchanda Mritu: il potere di decidere quando morire. Bhisma possedeva questo potere e lo usò per morire.
  8. Surakrida: il potere di godere della compagnia degli dei.
  9. Sankalpasiddhi: il potere di esaudire qualsiasi desiderio.
  10. Apratihat Ajna: il potere di farsi obbedire dagli dei.

 

I cinque Sudrasiddhi o Poteri Inferiori, sono:

  1. Trikalajana: il potere di conoscere il passato, il presente e il futuro.
  2. Advandva: la capacità di restare indifferenti agli estremi come buono-cattivo, piacere-dolore, caldo-freddo, duro-morbido.
  3. Parachittajana: il potere di conoscere quello che passa nella mente degli altri, compresi i loro sogni.
  4. Pratishtambha: il potere di sconfiggere il fuoco, il veleno, l’acqua gelida ecc.
  5. Aparajaya: il potere di diventare invincibile.

Questi poteri, però, non sono e non devono essere il fine dello Yoga, e Patañjali mette ben in guardia: le Siddhi non sono il punto di arrivo. Sono solo un sottoprodotto della pratica. Possono essere pericolose per il progresso spirituale. Solo uno Yogi che supera la tentazione di vantarsi delle Siddhi può raggiungere la destinazione finale della liberazione.

 

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